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venerdì 6 maggio 2016

Le confessioni: quelle del film e le mie

Penso che Roberto Andò abbia realizzato il suo film scommettendo sul sicuro con attori eccellenti, a partire da Toni Servillo e Daniel Auteuil (che da soli dotano per metà il film dal punto di vista della qualità e ancor più del marketing), ottima fotografia, nonché suggestioni attualissime, assai care particolarmente al populismo di destra e sinistra. Fra queste i complotti e l'onnipotenza della finanza che può impoverire ad arbitrio qualunque Paese prescelto come vittima. Come, nel film, pare si stia per decidere nel G8, organizzato in un lussuoso Resort e in cui il direttore della Fondo Monetario Internazionale ha voluto che, oltre ai ministri dell'economia dei paesi più sviluppati, fossero presenti una cantante, una scrittrice ed un monaco, Salus (Servillo), significativamente ex matematico. Per alludere al cuore che va oltre i numeri. Il direttore del FMI ha voluto integrare l'incontro con quegli inviti affinché l'economia si rapporti con la vita delle persone. Che pare una cosa interessante e invece a me appare banale. L'economia si rapporterà con le persone, non invitando un monaco, ma i popoli interi a capire ovvero a capire le alternative, oltre il pensiero unico. Il film si sviluppa interamente nello spazio del lussuoso albergo e senza contatto alcuno con altri. Anche per questo "Le confessioni" è stato paragonato a "Todo modo" di Elio Petri. Qui e lì un convegno di potenti. Lì dei potenti d'Italia individuabili per Petri nelle correnti DC e nei potentati che erano intrecciati a quel partito. Lì una denuncia implacabile del potere DC e dei vizi dei suoi uomini. Infatti "Todo Modo" subì un sequestro e fu scomodo per tutti, compreso il PCI prossimo al compromeso storico. Qui, in "Le confessioni", sono insieme i potenti del mondo e i potenti gravitano tutti attorno all'economia. Era facile allora, nel 76 prendere posizione. Nel senso che era chiaro il contenuto del dissenso. Ora nel 2016 le paure e i bersagli del film di Andò rischiano di avere consensi trasversali e tendenzialmente totali. Da Berlusconi a Salvini a Meloni a Casapound, a Fassina a Camusso, forse fino a Renzi. Mi escludo solo io. Chi non è contro l'oscura finanza? Chi non è contro la troika? Chi non è contro l'austerity? Chi non compiange la Grecia (armatori compresi) vittima della prepotenza dei banchieri? Beh, confesso anch'io, come il direttore confessa al monaco, prima di suicidarsi. Solo che quello confessa qualcosa che non dobbiamo sapere e che i convenuti al G 8 disperatamente cercheranno di sapere. Come se ci fosse una leva decisiva nelle mani di un uomo per rovesciare il verso del mondo. Io confesso pubblicamente invece. Non sono contro l'austerità. Sono per l'austerità che smagrisca gli obesi e nutra i denutriti. Non mi intenerisce la Grecia. Che non è una persona fragile, vittima degli orchi. Mi inteneriscono i pensionati greci, i senza tetto greci e i senza farmaci greci. Ma non gli armatori greci, i greci redditieri e nemmeno gli evasori e i lavativi. Voglio dire che il bersaglio "finanza globale", quella che è protagonista del film, assolve un po' tutti o un po' troppi. Consente alla destra di non separarsi dai suoi corposi punti di riferimento sociale: i proprietari con nome e cognome, qui ed ora, di fabbriche, fabbrichette e supermercati, che nulla hanno da eccepire sulla rabbia convogliata contro banche e troika. Consente alla sinistra di non nominare più "il capitale" e "i capitalisti", cosa che la farebbe apparire "comunista". 
In "Viva la libertà" Andò mi aveva persuaso assai più. C'era nel film la fantasia di un mondo "altro". La conversione alla vita di un politico sconfitto che sceglie di fuggire dalla politica. Il gemello "pazzo" che lo sostituisce con insperato successo alludeva efficacemente al caso che ci governa e alla possibilità di inventare al bisogno un leader che ci entusiasmerà. Indicazione importante per demistificare ogni leadership e riappropriarsi insieme della responsabilità di scegliere il nostro destino. L'indicazione di un "Che fare" sostituito nelle Confessioni dall'astrattezza, dall'allusività gratuita e, sostanzialmente, dall'impotenza.

giovedì 26 aprile 2012

La passione dei vecchi, la ricerca dei giovani e la stanchezza degli altri

Oggi siamo pochi a lezione di inglese nel circolo territoriale Pd di Ostia levante. Entra un signore anziano. Ha voglia di parlare e non sa cosa facciamo attorno a un tavolo né gli interessa. Quindi poggia fra i nostri libri e quaderni ritagli di giornali; c'è una pagina del Messaggero con l'hit parade dei miliardari italiani. C'è Ferrero in testa, non ricordo il secondo, un po' sotto Armani, ancor più giù Berllusconi, etc. L'anziano compagno (così si è qualificato intanto) è scatenato contro Monti che non tassa i patrimoni miliardari, si scandalizza che sia tassata sempre più la sua pensione di 1.500 euro; però lui è con Monti, dice (come diciamo tutti noi del PD). Insomma nessuno sa come dirgli che siamo lì per studiare e anch'io sono un po' contrariato o almeno annoiato a sentire discorsi giusti ma scontati. Poi va via e Simona, giovanissima democratica, ci dice qualcosa dell'anziano compagno. Benedetto (mi pare si chiama così) è un ex professore di latino e greco e soprattutto ha 97 anni. 97. Ora non mi interessa più l'inglese. L'irritazione è verso me stesso. Penso a me fra 20 anni e mi sento di escludere che, se sarò vivo, avrò voglia di ritagliare la pagina del Messaggero, contestare il governo tecnico di Fornero junior e tanto meno dibattere se si tratti di un governo tecnico o tecnico-politico o politico, malgrado le apparenze. Poi vado al cinema a vedere Diaz e mi accorgo di essere solo con quattro coppie di ragazzi attorno ai 20 anni. Non sono una comitiva. Ogni coppia sta su una fila diversa ed è lì per vedere il film, evidentemente per capire cosa accadde a Genova durante il G8 del 2001. Naturalmente mi avveleno lo spirito, rimuginando sull'antropologia dei poliziotti, sul gusto della mattanza, sulla poliziotta che non è più donna ma complice nella umiliazione dell'intimità della giovane arrestata. Anche se fosse successo la metà di quel che il film mostra, sarebbe troppo e intollerabile. E poi i titoli finali che ci ricordano che, per la prescrizione, nessuno pagherà e che nessuno è stato sospeso dal servizio. Così intossicato, solo vagamente consolato dal ricordo dell'anziano compagno che protesta e progetta e magari dalle quattro coppie di ventenni che vogliono sapere cosa accadde a Genova in quei giorni maledetti, sento che il sonno non arriva. Perciò mi confido nel web.