Visualizzazione post con etichetta Jovanotti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Jovanotti. Mostra tutti i post

domenica 3 dicembre 2017

Post senza importanza: fra Renzi e Jovanotti


Visto Renzi, intervistato da Fazio. Sembrava una persona normale. Non diceva "Fazio chi" o "Grasso, chi?". Composto, educato. Mi sono commosso. Come se qualcuno lo costringesse a farsi violenza. Ho provato una pena simile a quella che provai quando annunciò le sue dimissioni, dopo la catastrofe referendaria, e tutti le vedemmo andar via verso la
moglie accogliente. Dico sul serio. E' un mio limite.Sono fatto così. Infatti non potrò mai fare politica. Tanto meno in questi tempi. Poi ho visto Lorenzo Jovanotti. Lui mi è sempre piaciuto. Così, intero, come persona e come uomo di spettacolo. Anche stavolta. Credo proprio per la sincerità, perché non è costretto a farsi violenza, giacché non deve controllare alcun malumore verso questo o quello. Gli ho creduto quando ha detto che non ha mai fumato una canna. Anche se non ho capito le parole della sua canzone dedicata all'Italia (fra Cutugno e De Gregori, come ha detto) scommetto prudentemente che sua Italia somigli alla mia. L'altra no.

domenica 13 aprile 2014

Le forme dell'amore


Mi sono educato ad usare con prudenza la parola "amore". Troppi egoismi, troppo possesso in "amori" che non sono cura dell'altro, ma solo di sé. Oggi e ieri però in sui giornali e in TV due momenti, due scene che posso chiamare di amore. Una la avrete vista in molti oggi. L'ho vista sui giornali e in TV, ma forse erano due scene diverse. In TV la scena appartiene al capitolo "La polizia che disonora la divisa e lo Stato". Il poliziotto (si può dire: esasperato, stanco, incompreso, stressato da un lavoro rischioso e difficile) che calpesta con evidente intenzione il/la manifestante caduto/a per terra. Imperdonabile comunque e meritevole di un carcere che non ci sarà. Un film stravisto nella nostra memoria almeno da Genova 2001. Nella foto un ragazzo protegge col suo corpo una ragazza, disteso su di lei a farle riparo. Un esempio di amore "maschile" di dedizione, tenerezza e forza. L'altro episodio di amore è al femminile e l'ho visto ieri su Rai uno nella trasmissione, discutibile per alcuni aspetti, ma ben confezionata, "Ti lascio una canzone" . Arriva in finale della gara di canzoni il quattordicenne Maurizio. Maurizio ha la particolarità di essere nero. E si comprende da vari indizi, dal sorriso difficile a un'ombra nello sguardo, che la sua vita non è facile. Dedica alla madre adottiva, bianca, "A te" di Jovanotti. La regia è accorta nel distribuire il tempo dell'esecuzione fra Maurizio e la madre. C'è anche il padre, che però non riesce a comunicarmi niente. Lei invece, la madre, è la madre che avremmo voluto avere e che abbiamo avuto a momenti o mai. Per la cura con cui accompagna l'esecuzione del figlio, ora recitando i versi della canzone, ora annuendo con approvazione, ora applaudendo sobriamente. Sobrie anche le lacrime. E si intuiscono cose e problemi che quella sperata vittoria dovrà contribuire a superare. Maurizio infatti vince. E per una volta vince l'Italia accogliente, l'Italia della cura, l'Italia femminile. http://www.bing.com/videos/search?q=ti+lascio+una+canzone+clerici+m...