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martedì 20 luglio 2021

La faziosità che annoia


Torno a casa da una breve vacanza. E trovo il mondo noioso come prima. Mi annoiano soprattutto le certezze esibite, i complottismi, gli insulti. Soprattutto su facebook naturalmente. Su Cuba, ad esempio, ci si divide fra chi esalta le proteste contro il governo per la libertà (dicono) e chi vede nelle proteste la lunga mano dell'imperialismo Usa. E se fosse vera l'una cosa e l'altra? Se la rivoluzione mostrasse i suoi limiti? Se la gente contestasse la povertà, anche se largamente o totalmente effetto dell'embargo Usa? Al di là di Cuba, dove è scritto che i leader di una rivoluzione siano santi? Per forza dobbiamo scegliere fra Maduro e Guaidò? Dobbiamo scegliere fra l’Ayatollah iraniano e lo Scià?
E se detestiamo il Capitale – nazionale oltre che mondiale- dobbiamo per forza detestare i vaccini prodotti dalle multinazionali del farmaco? Dobbiamo per forza essere no vax?
Dobbiamo rifiutare di vedere un film capolavoro su Mediaset perché Mediaset è sentina di abbrutimento culturale?
E, se siamo lontani mille miglia da Renzi, per forza dobbiamo ammalarci di fegato vedendolo in costume vivace, felice, sullo yacht?

sabato 30 gennaio 2021

Il Rinascimento in Arabia Saudita


Nessuno insulto. Non è il mio genere. Però ho trovato stucchevole - debbo dirlo - la piaggeria del senatore italiano verso il principe di un Paese, l'Arabia Saudita, un Paese che nessun popolo civile può invidiare. Perché non si può invidi are un Paese misogino, un regime autoritario, un regime che assassina e fa a pezzi un oppositore. L'Arabia Saudita protagonista di un nuovo Rinascimento paragonabile a quello che conobbe Firenze secondo il suo ex sindaco? Scherziamo? Possibile che ci si venda l'anima per una manciata di denaro? Denaro in cambio di che? Il senatore fiorentino afferma impavido che l'Italia deve invidiare il costo del lavoro in Arabia Saudita. Parla di un Paese in cui la manodopera straniera è pagata un quarto di quella locale ed in cui non c'è diritto ma solo concessione. Qualcuno l'ha detto benissimo in un tweet: "E' come invidiare gli Stati del Sud dell'America dell'800 per il costo del lavoro schiavile nei campi di cotone".
A parte ogni doverosamente severa valutazione etica-estetica, aggiungo una valutazione che a molti sembrerà marginale. Riguarda l'improvvisazione, la cultura (la mancanza di cultura) con la quale il senatore porta l'immagine del suo e nostro Paese nel mondo. Non immagino altri, non immagino Prodi o Ciampi o Draghi svilirsi e simulare saperi in tal modo. Mi sento in imbarazzo. Ma risparmio contumelie ed altre divagazioni.

mercoledì 16 ottobre 2019

Utile assistere all'orrendo show


Cerco di capire cosa mi divide da amici e compagni che hanno rifiutato di assistere al duello "americano" fra Renzi e Salvini. Che entrambi – in diversa misura – abbiano rappresentato e rappresentino una visione del Paese inaccettabile (o peggio) mi vede d'accordo. Che il duello "americano", con noi ridoti a spettatori e tifosi , ribadisca un arretramento della nostra cultura democratica è altrettanto evidente. Ma io ho preferito non sottrarmi allo "spettacolo" come non mi sottraggo ai film dell'orrore, come non mi sono sottratto a Joker. Quei due rappresentano comunque il grumo culturale velenoso di cui la nostra società si nutre. Utile analizzarlo, utile anche scegliere il meno peggio pur rifiutando l'insieme. Al di là dell'astio reciprocamente esibito, i comun denominatori a me sono apparsi chiari. Benché ovviamente le convergenze non fossero esibite. Entrambi lontanissimi da una prospettiva ecologica e socialista (la mia). Entrambi pro Tav, entrambi "liberisti" sull'uso del contante in nome della "libertà", in nome di una visione dello sviluppo drogato dai consumi, consumi assunti come salvifici del Pil e dell'occupazione. Al netto del diverso stile comunicativo le differenze erano evidenti ma meno "concrete". Renzi non avrebbe detto mai: "E' finita la pacchia". Non è così volgare. Ma il suo Pd è stato l'elegante precursore del becero Salvini, con gli accordi libici. Renzi è per lo ius culturae. Benissimo. Ma non fino al punto da mettere a rischio un governo amico. Poi entrambi sono figli del maggioritario e del "chi vince piglia tutto". E lì ha avuto buon gioco Salvini. Ha ripetuto non so quante volte: "Se io ho il 33% degli italiani e tu solo il 4%, io ho ragione e tu torto". Già, come dire: "Chi perde si tolga di torno". Come dire (d'accordo con Di Maio): "Il popolo elegga un duce o al più trenta tiranni (vedi crisi della democrazia ateniese) ed eliminiamo pure tutte le altre poltrone". Nient'altro. Un duello utile per capire in quale mondo rischiamo di vivere. Scongiurato forse quello renziano, incombe il peggiore, quello salviniano. Di altre visioni non si ha notizia.

mercoledì 21 agosto 2019

Chi l'ha detto?


Mi capita spesso, forse perché non sono un politico, diciamo, di condividere proposizioni di politici che non amo per niente. Mi capita - potrei anche dire - perché sono più interessato alle idee che ai personaggi. Della seduta al Senato scelgo e condivido assolutamente questa affermazione di un senatore intervenuto al dibattito:
"Il guasto maggiore prodotto dal governo gialloverde non è rappresentato dalla crescita zero; è rappresentato dal dolore di quei genitori adottivi che debbano spiegare al figlio dalla pelle nera perché gli è stato proibito l'accesso ad un locale".

lunedì 12 agosto 2019

E i pop corn?


Adduco a scusante che non mi destreggio per niente nella politica politicante. Però mi chiedo come facciano gli "innamorati" a riposizionarsi prontamente ad ogni giravolta del leader. Mi riferisco agli innamorati di Salvini, ma oggi, ancor più, a quelli di Grillo e di Renzi. Improvvisamente disposti a collaborare dopo anni di reciproci insulti. Il segreto pare essere tutto nella riformulazione linguistica. Basta chiamare "governo di scopo" quello che ieri si chiamava "inciucio" o chiamare "sgabelli" quelli che prima erano "poltrone" e tutto si mette a posto. Per mera convenienza di parte. Il fatto che io sia d'accordo nel merito nulla toglie al mio sbalordito stupore. E i pop corn?

domenica 3 marzo 2019

Le primarie non più mie


Così accompagno al gazebo di Piazza Anco Marzio di Ostia la persona a me più vicina. Lei vota alle primarie Pd, da non iscritta, io no, da ex iscritto. Lei, più accentuatamente "sociale" di me, io più a sinistra di lei politicamente, se così si può dire, ma senza partito. Lei convintamente per il voto utile. Io evidentemente no, pur consapevole, al solito, di potere sbagliare. A suo tempo ebbi un colpo quando lei mi annunciò che avrebbe votato Renzi. Le è passata. Vota Zingaretti. Non so cosa decideranno le mie figlie. Siamo una famiglia politicamente unita solo da un vago denominatore di sinistra. Mentre lei vota, io guardo quella che fu la mia gente, come se la guardassi da Marte. Come uno che incontra la sua ex fidanzata amata. C'è più gente del previsto al gazebo. Alle dieci, quando arriviamo, calcolo ci siano in fila sessanta persone: età media cinquanta anni, ceto medio istruito, prevalentemente femminile. C'è un'aria di ottimismo. I conoscenti che incontro mi invitano a votare e a votare Zingaretti. Dal mio test estemporaneo dovrebbe farcela. Mi è difficile persuadere me stesso che è indifferente chi vinca. Non può essermi indifferente tornare alla stagione della quieta navigazione nell'esistente, con Letta o Gentiloni, o sprofondare nell'abisso salviniano. Mi dico che sto rifiutando questa alternativa in nome di una sinistra radicale e sostenibile.che non c'è. Forse però non voto semplicemente per una opzione etica, per rispetto a quello che era il mio partito. E' pressocché scontato che domani mi pentirò. Come quando per Roma votai addirittura Raggi per non votare Giachetti.
N.B.Dedicato a Ines Loddo

giovedì 28 febbraio 2019

Oltre il No, un'altra visione


Penso che fra i guasti maggiori del renzismo, come del salvinismo o del grillismo, ci sia questo: essere indotti a giocare di rimessa, cioè limitarsi a dire No, restando nell'agenda che essi propongono. Un progetto socialista però non è banalmente il contrario del renzismo: è un'altra cosa. Possiamo dire che vivevamo tempi felici prima di Renzi? Bastava dire no al Jobs act e al referendum? A me non piaceva per nulla un Paese in cui c'era sì più occupazione stabile, ma insieme all'assenza di protezione per precari e disoccupati. Se devo immaginare un Paese migliore e diverso, non immagino mio nipote arroccato in un qualsiasi lavoro e posto da difendere con i denti. Non lo immagino a timbrare per una vita gli stessi documenti o ad insegnare la stessa storia. Lo immagino crescere professionalmente, meritare nuove responsabilità, trovare nuovi interessi, cambiare lavoro. Lo immagino parte di una società interessata a non sprecarlo, interessata a non sprecare nessuno. Non immagino neanche uno Stato che lo inciti ad andare al più presto in pensione per liberare il suo posto di lavoro. Immagino invece uno Stato Socialista in cui si cerca sempre la giusta negoziazione dei bisogni personali e di quelli collettivi. Immagino uno Stato Socialista che riscopre l'austerità nell'accezione anticonsumistica di Berlinguer. Niente a che vedere né con Renzi né con l'antirenzismo, né con Salvini né con l'antisalvinismo. Un'altra visione.

mercoledì 20 febbraio 2019

L'economia magica


Mi considero persona tendenzialmente problematica e modesta. E anche di limitata cultura. Ho più da apprendere dagli altri che non da insegnare. Però talvolta no. Stamani ho seguito pezzi di Omnibus, facendo colazione. Ed avevo la convinzione assoluta che giornalisti, politici ed economisti (almeno quelli filogovernativi che ho ascoltato) cercassero di convincere se stessi sulla fondatezza delle balle che raccontavano. Al solito l'economia raccontata mi appariva una sovrasrtuttura fantastica rispetto alle ragioni semplici dell'economia reale. Per la loro economia magica il reddito di cittadinanza avrebbe il grande pregio di accrescere la domanda di beni e quindi la produzione e quindi l'occupazione. Argomento identico a quello degli 80 euro di Renzi, pur avversario conclamato dei 5Stelle. Io ho sempre pensato (per assurdo) che lo stesso effetto presunto avrebbe lanciare banconote sulle piazze italiane. Con le banconote donate qualcuno andrebbe in pizzeria, qualcuno comprerebbe un nuovo tablet, qualcuno magari comprerebbe una pistola per assassinare la suocera, i più fortunati andrebbero in vacanza. Fantastici effetti su imprese e lavoro.
Poi argomento simile veniva sviluppato riguardo quota 100. Che libererebbe posti di lavoro e quindi aggiungerebbe alla domanda dei nuovi pensionati quella dei presunti nuovi occupati.
L'economia insomma viene percepita come un mostro alieno da blandire con magici sortilegi. In tale prospettiva anche lo spreco delle risorse umane appare salvifico. Io oppongo l'argomento semplice ed opposto che il lavoro produce ricchezza. Quindi più sono gli impiegati in lavori veri più siamo ricchi. E questo è semplice da realizzare, fino alla piena occupazione, se semplicemente chiamiamo ogni persona abile ad impiegarsi a soddisfare bisogni veri fra gli infiniti bisogni del Paese. Assurdo quindi incentivare pensionamenti o divani per persone abili. Purtroppo l'economia magica cui si finge di credere dice il contrario. Avanti tutta quindi verso l'impoverimento collettivo.

martedì 19 febbraio 2019

La democrazia per il popolo bambino


Nel quesito posto nella piattaforma Rousseau si chiedeva "se il ritardo dello sbarco dei migranti dalla nave Diciotti sia stato deciso per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo".
Lo confronto col testo del referendum costituzionale promosso da Renzi col quesito:
"Approvate il testo della legge costituzionale concernente "disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione", approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?»
Qualcuno può pensare che chi ha redatto l'uno e l'altro quesito fosse neutrale? Si dimostra invece che in ogni referendum c'è il rischio che di fatto decida chi ha il potere di porre una domanda e non già chi risponde. Chi potrebbe condannare un ministro che ha difeso l'interesse pubblico al costo di "ritardare" un po' lo sbarco di disperati? E chi potrebbe rifiutare la riduzione dei costi della politica, se ciò avviene senza alcun prezzo dichiarato? In entrambi i casi citati questo è accaduto nella dimensione del ridicolo.
E nel secondo caso solo la straordinaria antipatia di Renzi ha prodotto un No, pur con il 40% di Sì. Con un Letta o un Gentiloni, i Sì avrebbero prevalso.

mercoledì 28 novembre 2018

Tornare all'economia reale


Mancava solo il prode (e informatissimo, invero) Travaglio, a tutti inviso, tranne che ai 5Stelle. Ieri anche lui con la balla alienante. Il reddito di cittadinanza serve fra l'altro ad accrescere domanda di consumi quindi investimenti, quindi occupazione, dice Travaglio, come tanti cosiddetti "economisti". Una sciocchezza -per mia solida convinzione - identica a quella di Renzi all'epoca del regalo degli 80 euro a quelli non troppo poveri e non troppo ricchi. Meglio il reddito di cittadinanza certamente, dico io, anche se mal congegnato, indirizzato a chi sta peggio. Semplicemente per ragioni di giustizia distributiva. E, egoisticamente, per ridurre il rischio che il disperato ti derubi a casa o faccia i bisogni nel cortile del condominio. O anche perché è bene che gli obesi trasferiscano grasso ai denutriti. e i denutriti Non certo affinché il povero sia utile a poveri e meno poveri spendendo a vantaggio dell'economia. Altrimenti potremmo mettere d'accordo i teorici del consumo "altruistico" - versione renziana o grilina - lanciando banconote da un elicottero.

giovedì 8 novembre 2018

Un leader contro il leaderismo


Visto ieri ad Otto e mezzo Salvini. Per mezz'ora di seguito. Padrone assoluto della scena, malgrado una Gruber garbata ma certo non compiacente. Ahimè, la mia sensazione è stata confermata da tutti i miei amici ed amiche assolutamente antisalviniani, a partire dalla persona a me più vicina, più antisalviniana di me. Padrone dell'Italia e non solo della scena. Sicuro, paterno, rassicurante. Comunicativo come i suoi precursori del filone "Craxi, Berlusconi, Renzi". Assolutamente imparagonabile al maldestro Conte ed anche a Di Maio che comunque pare recitare un copione imparaticcio. Bene. Cioè male. Serve un programma radicale di sinistra da opporgli, con un partito vero. Gli amici più dotti sono d'accordo su questo. Non saranno d'accordo se dico che oggi serve un leader con una narrazione affascinante quanto e più di quella salviniana. Un leader che prepari la fuoriuscita da ogni leaderismo. Aspetto con ansia il giorno (o il secolo) in cui la cuoca di Lenin amministri lo Stato. Nell'attesa serve un Lenin.
P.S.Il nuovo Lenin non seguirà pedissequamente il copione leninista e dei leninisti. Così come Lenin, da marxista, non seguì pedissequamente il copione di Marx. Non ci sarà alcuna strage di innocenti, come avvenne con i figli dello zar. E non ci saranno Piazze Loreto. Se così non fosse, quella a venire non sarebbe la rivoluzione che aspetto..

sabato 3 novembre 2018

Contro Giorgetti: non ha senso sfamare gli affamati?


Le parole di Giorgetti per il quale il reddito di cittadinanza “non avrebbe senso” se non producesse occupazione sono in piccola parte condivisibili, ma in fondo sostanzialmente no. Credo che il reddito di cittadinanza debba avere due fini. Il primo – come già indica il nome- è dare un reddito minimo a chi non lo ha. Questo non piace alla Lega, come del resto non piaceva a Renzi. Che curiosamente -diciamo- preferì spendere una somma più o meno equivalente al costo del reddito di cittadinanza nel regalare un reddito aggiuntivo (80 euro) a chi un reddito aveva. Io, come i 5Stelle (ogni tanto) avrei preferito e preferisco che quella somma sia impiegata per offrire un salvagente a chi dorme in auto o sotto i ponti e a chi è costretto a a frugare fra gli scarti dei mercati o anche fra i bidoni dell'immondizia. Ciò detto, rassicurando Giorgetti, dico che il reddito di cittadinanza può diventare lavoro di cittadinanza. Non nel senso in cui Renzi lo oppose alla pura erogazione di reddito, intendendo banalmente auspicare una crescita dell'occupazione. No, il reddito di cittadinanza può diventare lavoro già chiedendo a chi lo riceve di pagarlo nella forma di un lavoro utile alla collettività. Questo è contenuto solo in parte nel progetto attuale 5Stelle che prevede un impegno settimanale di 8 ore di lavoro socialmente utile, intervallato da momenti di formazione. La proposta che faccio al governo tiene conto di qualcosa che sembra sia stato poco compreso. Non abbiamo, soprattutto al Sud, servizi per l'impiego adeguati per numero e qualità degli operatori. Non basteranno pochi mesi o un anno (e neanche due) per riqualificarli. Allora – contro Giorgetti – propongo che si avvi da subito o quasi l'erogazione del reddito nella modalità più semplice possibile (senza vincoli etici ed altre assurde complicazioni). Tenendo conto delle competenze delle Regioni si avvii poi nei territori più virtuosi un piano modulare lasciando liberi i centri di assegnare eventuali quote di formazione e di lavoro socialmente utile, a seconda delle caratteristiche personali e della possibilità di coinvolgere imprese .Il reddito/lavoro di cittadinanza può essere un investimento e non un costo. In ogni caso ha un senso – e come!- a differenza di quanto Giorgetti ritiene, dare reddito e dignità agli sfortunati.

mercoledì 24 ottobre 2018

Attrezzi culturali degli arruffapopoli (e contro-dimostrazioni per assurdo)


1. La reprimenda di Bruxelles è un attacco al popolo italiano, non al governo
Replica : Il popolo italiano è solo il 50% che ha votato i gialloverdi?
2. Anticipando il pensionamento di mezzo milione di cittadini si creano mezzo milioni di posti per i giovani.
Replica: perché non anticipare il pensionamento di un milione? Si creerebbero posti per un milione di giovani.
Oppure: perché non allungare l'obbligo scolastico fino a 40 anni? Fino a 40 anni i giovani non dovrebbero contendersi un posto nel mercato del lavoro.
3. Il reddito di cittadinanza serve anche ad aumentare la domanda di consumi e quindi l'occupazione.
Replica: argomento peregrino.Mutatis mutandis, comune al filone "Berlusconi, Renzi e gialloverdi".. Berlusconi sceglieva i ricchi che voleva più ricchi ancora perché avrebbero consumato più ostriche, barche ed escort a beneficio dei lavoratori e delle lavoratrici del settore. Renzi sceglieva la classe mediobassa che avrebbe consumato qualche pizza in più. Di Maio sceglie i più poveri. Un po' meglio dei primi due, almeno in questo. Se però l'argomento non fosse peregrino, allora converrebbe dare non 780 euro, ma il doppio o il triplo.

mercoledì 10 ottobre 2018

La nuova democrazia


E' molto interessante quello che succede. Di Maio che dice alla Banca d'Italia di candidarsi se vuole sostenere i suoi numeri che non piacciono ai 5Stelle è solo l'ultimo di una lunga serie che riguarda anche Salvini e suoi e, in ultima analisi riguarda già la stagione renziana. Dai no vax stellati è già stato sostenuto che la politica conta più degli scienziati. Non si sta dicendo esplicitamente, ma quasi, che anche i giornalisti, giacché osano criticare il governo, sono politicizzati. Anche loro dovranno sostenere il voto popolare, si dirà a giorni. E perché no gli insegnanti? Insomma chi prende la maggioranza dei voti validi, anche se di fatto fosse minoranza, nel popolo, prende tutto: nel partito e nel Paese. Ci si libera dei corpi intermedi, della burocrazia, di chi è chiamato a tutelare le minoranze, dei giudici, dei giornali, degli scienziati. E' chi vince può decidere che Giulio Cesare morì suicida, che 2+2 fa 5 e il cancro si cura con la cicoria, in barba alle multinazionali del farmaco. In nome del popolo sovrano. .

sabato 6 ottobre 2018

L'ordine di grandezza


Sarà capitato anche a voi. D'improvviso qualcosa - un evento, una notizia - rende piccoli e risibili i nostri malumori, i nostri sdegni, le nostre antipatie. L'antipatia verso Renzi arrogante, verso Di Maio ignorante, verso Salvini disumano, etc. Mi è capitato oggi leggendo la storia dei due Nobel per la pace: l'irakena Nadia Murad e il congolese Denis Mukwege. La prima schiava sessuale dell' Isis, colpevole di aderire alla religione Yazida e perciò ripetutamente violentata. Il secondo ginecologo impegnato a "ricucire" (così si esprime) le vittime di inenarrabili stupri di gruppo da bande congolesi, stupri che non risparmiano i neonati. Ecco, capita così di infischiarmene d'improvviso di Renzi, Di Maio e Salvini. Mi capita anche di rimettere in discussione mie antiche convinzioni. Fra queste la non ingerenza negli affari di altri Paesi, ingerenza scredita da troppi interventi suggeriti da interessi economici e bassa politica.
P.S. Penso che stavolta i giudici di Oslo non dovranno pentirsi del premio assegnato a Nadia e a Denis. E tranquillizzo il nostro ministro del'Interno. I due Nobel non chiederanno protezione umanitaria in Italia.

mercoledì 12 settembre 2018

Capitolo igiene della Ragione: la domanda è cosa buona?


Lo è per Berlusconi, per Renzi, per Di Maio, per Salvini. Lo è per quasi tutti. Fu il peggiore degli argomenti usati da Renzi per gli ottanta famigerati euro. Quando chiedevo perché mai non elargire quei soldi a quelli che non hanno niente o anche ai pensionati, gli amici renziani rispondevano: "Perché quelli che non hanno niente si terrebbero i soldi da parte e non consumerebbero". Pare insomma per la Ragione dei nostri tempi che il denaro non serva a chi direttamente lo riceve, ma a chi lo riceve di ritorno ed apre fabbriche e dà lavoro di conseguenza. Lo stesso scopo hanno i consumi di lusso. I poveri ricchi nei locali di Briatore svolgono opera sociale bevendo champagne e consumando aragoste. Danno lavoro a camerieri e forse a danzatrici di lap dance. Insomma, se non sentissimo più desiderio o bisogno di patatine fritte, slot machine, seconde case, champagne o birrette, sarebbe un disastro occupazionale. Per misteriosi motivi invece non serve la domanda di pane e latte dei più poveri. Quella non stimola occupazione di fornai e allevatori. Non so decidere se mi turbano più le motivazioni fin troppo evidentemente classiste o propriamente la dirompente illogicità. Anche di Maio che quasi ragionevolmente insiste sul salario di cittadinanza (sarebbe meglio con lavoro assegnato) è costretto a motivarlo così: "Aumenterà la domanda e l'occupazione". Nutrire gli affamati gli sembra un argomento poco convincente. Io, impavido, affermo di guardare ad un mondo in cui ci sia sempre meno domanda (fino a nessuna) perché non ci saranno più bisogni e in cui ci sazieremo liberamente in un nuovo Eden. Non vedrò quell'Eden. Ma almeno mi congratulo con me stesso per aver chiara la direzione del mio impegno politico.

lunedì 30 luglio 2018

La parola al marziano


Ho chiesto al mio amico marziano cosa distingue soprattutto gli umani dai marziani. La sua risposata è stata questa:
“Voi umani avete idee diverse su ogni cosa, come è normale. Non ci sono due uomini che pensino la stessa cosa. Non sulla giustizia, non sull'economia. Neanche sui vaccini. Anche noi marziani per la verità siamo così. La differenza fra noi e voi arriva dopo. La differenza è che ogni marziano sa di vedere un pezzo della realtà. Io non posso vedere quello che il mio compagno vede. E viceversa. Perché io ho il sole davanti e il mio compagno alle spalle. Io sono legato in modo da guardare solo a sinistra e il mio compagno è legato per guardare solo a destra. Lo sappiamo. Quindi a nessuno di noi viene in mente di mandare al diavolo il compagno che vede cose diverse; lo ringraziamo invece; ci ringraziamo vicendevolmente. Ogni umano è invece convinto di vedere il mondo com'è. Lui solo. Se qualcuno lo contraddice è ingiuriato, a volte assalito in rete, a volte picchiato. E' un punto d'onore fra gli umani contraddire e mandare al diavolo qualunque autorità. Infatti chi manda al diavolo la massima autorità, il Presidente della Repubblica, diventa per acclamazione – se ho capito bene – Grande Capo dell'Informazione. Questa cosa ci ha molto divertito ultimamente.
Da noi, su Marte, “democrazia” è il processo che armonizza le parziali visioni del mondo e crea una sintesi che non è un punto di mezzo, ma una cosa diversa in cui tutti ci riconosciamo. Per voi invece “democrazia” è il potere dei più di infischiarsene dei meno. E gli umani, divisi su tutto e apparentemente indisponibili a venire a patti, miracolosamente inventano maggioranze tenute insieme dall'odio per qualcuno. Così nel passato per l'Italia ho notato che il grande collante era la nemica Merkel. Poi era un tale Renzi. Ora il grande collante è il nero. Questo pare il migliore collante di sempre. Infatti avete un governo che non risolve alcun problema, ma è adorato dal 60% degli italiani, anche e soprattutto da chi sa di restare senza casa e lavoro. Poter odiare a sazietà evidentemente riempie la vita degli umani più di ogni lavoro”.

venerdì 1 giugno 2018

L'inganno populista: regali visibili pagati con rapine invisibili


Il copione populista, da Berlusconi, passando da Renzi fino ai gialloverdi, non cambia. Nessuno - ci mancherebbe - toglie niente a nessuno. Nessuna tassa in più (non dal governo almeno). Anzi qualcuna in meno. A qualcuno. Ai più ricchi. Che però non tolgono nulla ai più poveri. Anzi, pagando meno tasse, vanno più speso al ristorante o a Miami e lasciano mance qua e là. Insomma "danno lavoro": si dice così. Poi ci sarà quel che resta del salario di cittadinanza. Che certamente è meglio che niente. Un lavoro sarebbe meglio. Ma non si può assicurare. Si deve aspettare che il ciclo economico si riavvii col motore dei consumi, quali che siano: terze case, birrette, scommesse sportive, etc. Qualcuno lavorerà. Non si sa chi. I conti non torneranno. E' scontato. Ed è scontato chi sia l'assassino. E' l'Europa matrigna che addirittura fa alzare lo spread se il nascituro governo minaccia di rapinare 250 miliardi di debiti. L'Europa matrigna però, inconsapevolmente o consapevolmente, collabora esaltando le ragioni dei populisti con insulti incredibili. Per riparare dovrà consentirci di sforare di tanti punti in più. Il governo spiegherà che quei soldi sono stati conquistati in una misteriosa festa della cuccagna cui l'Europa malvagia voleva sottrarci. Se non basterà, si taglieranno i servizi pubblici. Ma con dolcezza. Non si licenzierà nessuno. Semplicemente non sarà sostituito chi va in pensione. E i giovani? Andranno a pranzo dai nonni o in Germania. Forse più in Germania. Perché i nonni dovranno spendere molti euro in più per pagare la medicina privata. Comunque sarà appassionante la battaglia entro l'internazionale dei populisti. Tutti amici, nel senso di partecipi agli stessi valori nazionali. Contemporaneamente nemici nella guerra dei dazi. Come bande rivali che condividono i valori del conflitto e del celodurismo. All'occorrenza smettendo di pestarsi a sangue per respingere gli sbirri che si immischiano.
Il regalo ai governi futuri ed ai nipoti? 50 o 100 miliardi di interessi di debito aggiuntivo. I posteri dovranno elaborare una congrua teoria che giustifichi una rapina al mondo e non più solo alla perfida Europa.
Buona fortuna, Italia.

mercoledì 21 febbraio 2018

Il punto sulla mia evoluzione


Confermo che resto indeciso sul voto a marzo. Anzi mi sto monitorando nella mia evoluzione quotidiana. Fino a ieri davo le mie probabilità di voto così: 40% Liberi ed Eguali, 40% Potere al Popolo, 20% non voto. Ieri sera ho fatto abbuffata di politica sulla 7. Ad Otto e mezzo ho ascoltato Garofalo, portavoce di PaP. A Di Martedì, Renzi, D'Alema e Di Battista. Ho trovato al solito e più del solito insopportabile lo spettacolo di odio fra Renzi e D'Alema. Ho pensato che l'Italia ha bisogno di ben altro e che sarebbe saggio sbarazzarsi di distraenti duellanti e di tifo. Peraltro non riesco a condividere né il progetto renziano né quello dalemiano. Un po' troppo semplicistico ad esempio il progetto esposto da D'Alema di azzerare il lavoro a tempo determinato sostituendolo con tempo indeterminato dopo congruo periodo di prova. Io penso che sia giusto e possibile un sistema che ci faccia transitare "morbidamente" (senza traumi) da lavoro a lavoro coerentemente con la nostra personale evoluzione e l'evoluzione dei bisogni delle comunità. Né precarietà, né ingessature. Possibile solo col socialismo o almeno con forti elementi di socialismo (dinamico, comunitario, non burocratico). Mi ha deluso quindi anche la rappresentante di Potere al Popolo. Mettere in testa l'abolizione della Fornero e del Jobs act senza dir nulla su come recuperare TUTTI gli esclusi dal lavoro mi è sembrato incoerente con la base sociale di PaP, di disoccupati e precari. Sicché alla fine ho apprezzato di più Di Battista che almeno esibiva il progetto di salario di cittadinanza. Pur con alcune motivazioni a mio avviso pedestri. Il salario di cittadinanza per incrementare i consumi, l'attività delle imprese e l'occupazione. Ma questo si diceva di voler fare anche con i famigerati 80 euro e si potrebbe fare anche lanciando banconote da un aereo per far sì che la folla "arricchita" si riversi in pizzeria o compri l'ultimo iphonre, stimolando produzione e consumi. O no? Oppure scegliamo la serietà dell'economia reale. Assai più seria in Di Battista l'argomentazione anche economica per una lotta dura alla corruzione. Beh, ora mi do al 40% LeU, 40% PaP, 10% M5S, 10% astensione. Domani chissà.
Firmato: uno che vorrebbe trovare una sponda, ma davvero non ci riesce.

domenica 3 dicembre 2017

Post senza importanza: fra Renzi e Jovanotti


Visto Renzi, intervistato da Fazio. Sembrava una persona normale. Non diceva "Fazio chi" o "Grasso, chi?". Composto, educato. Mi sono commosso. Come se qualcuno lo costringesse a farsi violenza. Ho provato una pena simile a quella che provai quando annunciò le sue dimissioni, dopo la catastrofe referendaria, e tutti le vedemmo andar via verso la
moglie accogliente. Dico sul serio. E' un mio limite.Sono fatto così. Infatti non potrò mai fare politica. Tanto meno in questi tempi. Poi ho visto Lorenzo Jovanotti. Lui mi è sempre piaciuto. Così, intero, come persona e come uomo di spettacolo. Anche stavolta. Credo proprio per la sincerità, perché non è costretto a farsi violenza, giacché non deve controllare alcun malumore verso questo o quello. Gli ho creduto quando ha detto che non ha mai fumato una canna. Anche se non ho capito le parole della sua canzone dedicata all'Italia (fra Cutugno e De Gregori, come ha detto) scommetto prudentemente che sua Italia somigli alla mia. L'altra no.