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martedì 20 luglio 2021

La faziosità che annoia


Torno a casa da una breve vacanza. E trovo il mondo noioso come prima. Mi annoiano soprattutto le certezze esibite, i complottismi, gli insulti. Soprattutto su facebook naturalmente. Su Cuba, ad esempio, ci si divide fra chi esalta le proteste contro il governo per la libertà (dicono) e chi vede nelle proteste la lunga mano dell'imperialismo Usa. E se fosse vera l'una cosa e l'altra? Se la rivoluzione mostrasse i suoi limiti? Se la gente contestasse la povertà, anche se largamente o totalmente effetto dell'embargo Usa? Al di là di Cuba, dove è scritto che i leader di una rivoluzione siano santi? Per forza dobbiamo scegliere fra Maduro e Guaidò? Dobbiamo scegliere fra l’Ayatollah iraniano e lo Scià?
E se detestiamo il Capitale – nazionale oltre che mondiale- dobbiamo per forza detestare i vaccini prodotti dalle multinazionali del farmaco? Dobbiamo per forza essere no vax?
Dobbiamo rifiutare di vedere un film capolavoro su Mediaset perché Mediaset è sentina di abbrutimento culturale?
E, se siamo lontani mille miglia da Renzi, per forza dobbiamo ammalarci di fegato vedendolo in costume vivace, felice, sullo yacht?

lunedì 8 febbraio 2021

I buoni e i cattivi oppure Shakespeare

 


Noi spettatori pensiamo di assistere nella scena del  mondo a conflitti fra buoni e cattivi, spesso nella forma di perseguitati opposti a persecutori. In tal caso il nostro tifo è per i primi. Ricordo, più o meno alla rinfusa, gli ultimi casi.

C’è Natalny imprigionato da Putin. Salvo per miracolo Natalny dopo un tentativo di eliminarlo mediante veleno nelle mutande. Poi lui, guarito e al sicuro in Germania, decide di tornare in patria, la Russia  di Putin dove è prontamente processato per una storia di truffa e quindi condannato. Non ci passa lontanamente per la mente che la condanna non sia stata un pretesto per eliminare un oppositore. Magari, per ipotesi, potrebbero essere vere entrambe le cose: Natalny imbroglione e Natalny oppositore coraggioso del despota russo. Nulla vogliamo sapere neanche sul credo xenofobo e razzista di Natalny che tranquillamente chiamava “scarafaggi” gli immigrati. No, non vogliamo saperlo. I buoni sono buoni e basta. Perché gli oppositori dei cattivi sono buoni. Per forza.

Similmente assistiamo all’imprigionamenti di Aung San Suu da parte di generali golpisti in Myanmar (Birmania). Lei che torna in prigione dove era già stata per 15 anni, vittima anche allora dei golpisti. E poi Nobel per la pace e poi liberata ed al governo del suo Paese. Lì, in tale parentesi,  però i pochi informati registrano che l’eroina è protagonista o complice nella deportazione in Bangladesh (nel più grande campo profughi al mondo) e nel genocidio della minoranza musulmana dei Rohingya. Cerchiamo di non sapere però se qualcosa non torna nel nostro tranquillizzante schema di buoni contro cattivi. Anche il fatto che persecutori siano quelli della maggioranza buddista ci disturba perché  per noi I buddisti sono buoni e pacifici.

A volte capita che ci dividiamo nel decidere chi sia il buono e chi il cattivo. Purché un buono ed un cattivo ci siano.

Fra il Presidente del Parlamento catalano,   Puigdemont, che nel 2017 tentò di realizzare l’indipendenza della Catalogna  ed il premier del governo di Madrid Rajioy ci siamo un po’ divisi, anche se il più largo favore ha  riguardato il primo, in esilio a Bruxelles,  e gli uomini a lui vicini finiti in prigione. Chi finisce in esilio o in prigione è il buono.

Fra Maduro, il Presidente del Venezuela e il suo avversario Guaidò ci siamo divisi con nettezza. Uno fra I due deve essere un golpista. Chi? Per la Sinistra radicale ed antimperialista il golpista è Guaidò, l’ex Presidente dell’Assemblea Nazionale che si proclama Presidente. E’ uno strumento dell’imperialismo Usa interessato al petrolio venezuelano. Però, non solo gli Usa, ma anche la Ue riconoscono Guaidò. Il golpista  è lui o è Maduro che aveva esautorato il Parlamento ostile sostituendolo con un’Assemblea Costituente su sua misura e di stampo corporativo?

Buoni e cattivi? O invece agenti della complessità della Storia che conosce dialettica, drammi, contraddizioni in uno spettacolo di cui siamo spettatori o comparse? Non politici e neanche filosofi forse,  ma piuttosto letterati possono sentire il conflitto irrisolvibile delle opposte ragioni. Penso ad un letterato, Shakespeare, che lo fece in modo esemplare nel “Giulio Cesare”  dove inutilmente ti chiederesti se il drammaturgo sta con Cesare, il dittatore nato dal partito popolare ed amato dal popolo, o con I suoi assassini, I congiurati che lo uccidono in nome delle libertà repubblicane. Con l’amico del popolo o con lo establishment ci chiederemmo oggi.

Ma non vorrei concludere celebrando la complessità. Che è un dato, una condanna,  non una religione.  Chiudo invece con l’unanimità che oggi raggiungiamo in un obiettivo che finalmente ci accomuna. Siamo unanimi, almeno come italiani, nel pretendere la libertà di Patrick Zaki e la verità su Giulio Regeni.   

venerdì 25 gennaio 2019

Sinistra: cioè?


Gli interventi letti sul caso Venezuela fanno sì che da un lato crescono i miei dubbi sulla mia identità di sinistra. Dall'altra crescano anche i dubbi che la sinistra esista. Da quello che faticosamente indago capisco che da destra fino al centro (Pd compreso) sono contro Maduro. Nella sinistra non comunista (Leu) si dividono fra Boldrini moderatamente contro e Fassina assolutamente pro. Nella sinistra che si dice comunista (Pci, Pc (senza "i"), Rifondazione comunista, fino a Potere al popolo, sono accesamente pro-Maduro. La CGIl è spaccata: infatti viene ritirata una mozione pro- Maduro Per i pro- Maduro il pronunciamento di Trump contro il presidente basta a qualificare Guaidò, Presidente dell'Assemblea nazionale, autoproclamatosi Presidente della Repubblica. Mentre l'appoggio di Putin ed Erdogan non fa impressione o è ben accetto. Sul fronte ecclesiale Francesco nicchia mentre l'episcopato venezuelano è contro Maduro. Io non riesco ad ignorare che Maduro ha sospeso il Parlamento eletto, sostituendolo con un'Assemblea costituente di stampo corporativo e a sua misura. Né posso ignorare che il Venezuela è drammaticamente impoverito, con tanti in fuga dalla povertà e con una inflazione che è forse la più alta del mondo. E non mi basta affatto che Maduro si dica erede di Chavez e di Bolivar. Forse la contesa è fra due golpisti. Penso anche che la democrazia per il Socialismo non possa essere un optional. Insomma, forse è meglio che smetta di discutere di politica o perderò i miei amici.