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martedì 20 luglio 2021

La faziosità che annoia


Torno a casa da una breve vacanza. E trovo il mondo noioso come prima. Mi annoiano soprattutto le certezze esibite, i complottismi, gli insulti. Soprattutto su facebook naturalmente. Su Cuba, ad esempio, ci si divide fra chi esalta le proteste contro il governo per la libertà (dicono) e chi vede nelle proteste la lunga mano dell'imperialismo Usa. E se fosse vera l'una cosa e l'altra? Se la rivoluzione mostrasse i suoi limiti? Se la gente contestasse la povertà, anche se largamente o totalmente effetto dell'embargo Usa? Al di là di Cuba, dove è scritto che i leader di una rivoluzione siano santi? Per forza dobbiamo scegliere fra Maduro e Guaidò? Dobbiamo scegliere fra l’Ayatollah iraniano e lo Scià?
E se detestiamo il Capitale – nazionale oltre che mondiale- dobbiamo per forza detestare i vaccini prodotti dalle multinazionali del farmaco? Dobbiamo per forza essere no vax?
Dobbiamo rifiutare di vedere un film capolavoro su Mediaset perché Mediaset è sentina di abbrutimento culturale?
E, se siamo lontani mille miglia da Renzi, per forza dobbiamo ammalarci di fegato vedendolo in costume vivace, felice, sullo yacht?

martedì 9 ottobre 2018

Respirare profondamente e pensare


In Brasile il fascista (senza virgolette) Bolsonaro, nostalgico della dittatura militare, stravince al primo turno e probabilmente subentrerà agli eredi di Lula. Uno che esalta la tortura, la pena di morte e che preferirebbe che il figlio morisse piuttosto che rivelarsi omosessuale. In Europa si prospetta una maggioranza sovranista e - diciamo. non antifascista. In Italia gli ex rossi diventano rossobruni. Su facebook trovo un tale che nel profilo ha il Che e che convintamente afferma che Hitler lui sì- sapeva come risolvere il problema ebraico. Cosa resta a sinistra nel mondo. Cuba? Forse il Portogallo? Per ora. Debbo chiedermi per forza fino a quando io stesso non rincretinerò. E i miei nipoti? Per ora respiro profondamente e provo a pensare in cosa sbagliammo. Come abbiamo fatto a consegnare popolo e ultimi ai variamente fascisti. Forse inseguendoli. Forse non mostrando un Socialismo radicale e praticabile.

sabato 26 novembre 2016

A proposito di Fidel: la complessità e il cerchiobottismo

Vedo in un TG nazionale cubani piangenti e cubani espatriati esultanti per la morte di Fidel Castro. Non sorprende. Nessuna politica fino ad oggi ha fatto felici tutti i cittadini. Domani, ovvero fra 10 o 100 anni, vorrei che succedesse finalmente. Poi sento uno strano commento giornalistico che non è - benché lo voglia essere - la difficile sintesi della complessità della storia di un uomo e di un Paese. Il giornalista così si esprime: "dittatura mitigata da grandi riforme come quella dell'istruzione e del sistema sanitario". Mitigata. Beh, no. Sintesi infelicissima. Per alcuni dittatura è male assoluto. Anche se realizzasse il paradiso in terra. Perché non c'è paradiso possibile per alcuni se c'è un uomo solo al comando. C'è "solo" un sistema universale di istruzione e sanitario. Di cui ai "democratici" nulla interessa. Per gli altri invece quel sistema che non abbandona gli uomini alle discriminazioni insite alla nascita è positivamente incomparabile a quello dei sistemi che hanno stretto d'assedio Cuba. Punti di vista incompatibili e senza sintesi possibile.E nessuna operazione algebrica è consentita fra la felicità degli emancipati e il dolore vero di chi fuggì per buone ragioni oltre al dispetto di quelli che fuggirono per pessime ragioni. Non si "mitiga" niente. L'unica sintesi che riesco a formulare è questa: Cuba ha realizzato enormi conquiste di emancipazione grazie a quell'uomo al comando. Senza di lui probabilmente i conflitti della politica politicante avrebbero compromesso la rivoluzione. Però l'avvenire non può e non deve essere la replica di quella storia che sarebbe rischiosa, come già altrove verificato. . Per me l'avvenire è in comunità ad alto livello di istruzione politica tali da essere governate a turno dalla cuoca, dal contadino, dal tecnico informatico, non già da capi car

sabato 11 aprile 2015

Obama, l'acuto di un grande Presidente


Ogni tanto l'ottimismo è doveroso, come l'apprezzamento per politici (meglio dire statisti: in Italia "politico" è un'ingiuria) che assumono impegni e responsabilità decisivi. Lo dico a proposito dell'incontro di Castro e Obama al summit degli Stati americani. Aggiungendo magari ai politici o statisti il mediatore papa Francesco. Ripresa del dialogo e in prospettiva delle relazioni diplomatiche e fine dell'embargo Usa. Dopo 52 anni. Un plauso in particolare a Barack Obama, un grande presidente. Molte, troppe cose non mi piacciono degli Usa: pena di morte, perdurante razzismo, etc. Però Obama ha fatto il massimo. Innanzitutto vincendo ed esibendo ai suoi concittadini il primo presidente nero. Poi la riforma sanitaria, meglio che niente. Poi la riconciliazione con Cuba, appunto. Infine, ma solo infine, il risultato più labile ma concreto della ripresa economica.