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lunedì 1 marzo 2021

Tante sinistre, nessuna sinistra

 

C'è quella ecologista che l'albero non si tocca e quella che l'Ilva deve ridurre un po' le emissioni per fare un po' meno morti (un po'come chiudere bar e ristoranti di sera), ma il lavoro resta in acciaieria. C'è quella che non si licenzia e pazienza se non si assume. C'è quella che c'è l'ha con le Banche, ma non con il Capitale. C'è quella che ce l'ha con i capitalisti filantropi. C'è quella che non crede all'eguaglianza, ma ad accorciare un tantino le distanze. C'è quella sovranista e quella che vuole essere co-sovrana in Europa e nel mondo. C'è quella che guarda agli Usa, quella che guarda alla Russia e quella che guarda a Cuba. C'è quella che ce l'ha con i tecnici e adora chi non sa niente. C'è quella col Pci con la i e quella del Pc senza i. C'è quella che considera Francesco l'unico vero comunista e c'è quella che l'importante è che la Chiesa paghi l'Imu. C'è quella che vuole essere maggioritaria a costo di diventare rosa pallido. C'è quella che l'importante è essere nel giusto anche se non si conta niente.

sabato 20 febbraio 2021

Stagione che vai, ingiustizia che trovi

 


Ci fu e c'è ingiustizia e irragionevolezza nel socialismo realizzato ed anche quello immaginato, nel sogno talvolta di un salario a prescindere e senza rischio alcuno di mobilità coatta o di declassamento. Retribuzioni simili, ma prestazioni di qualità e quantità dissimili. Chi passa giorni al sole che brucia raccogliendo pomodori o notti insonni a cercare farmaci e cure e chi sonnecchia annoiato. A monte anche lì il Grande Caso che assegna padri e il Grande Arbitrio che assegna privilegi.

Nel Capitalismo però le distanze si accentuano a dismisura, mentre il trionfo del  Grande Caso e il Grande Arbitrio diventa assoluto. Perché conta la nascita – nascere donna o nascere nel Sud del mondo-  ma conta anche passare per caso dalla viuzza in cui incontri la fortuna o in cui poi un qualsiasi evento ti premia a dismisura con algoritmi esponenziali o ti punisce crudelmente, mentre  tanti sono in bilico fra successo e fallimento. Perché, malgrado quel che ti succede sia frutto di infiniti fattori, in gran parte imprevedibili, per cui non hai né colpa né merito, il Sistema ha deciso che tu sei responsabile, da condannare o premiare. Se no, il Sistema non regge.

Sto pensando a tali ovvietà pensando alla presente oscura stagione che ha introdotto la specifica lotteria pandemica entro la lotteria capitalistica. Con ognuno che dice: "a me no". Non a me che lavoro nella stazione sciistica, non a me che lavoro in albergo, non a me che lavoro nel bar, non a me che lavoro in palestra, nel museo, nel cinema  o in teatro. “Non a me che lavoro come attore e sono alla fame se non recito, mentre gli impiegati del teatro ricevono lo stipendio comunque”, diceva oggi in  una intervista un celebre attore. Intanto  la Destra, per inciso, sposa con facile furbizia tutti gli " a me no" e la Sinistra, affascinata dal senso del dovere pubblico,  appare propensa a chiudere tutto. Ma non può chiudere le multinazionali del commercio elettronico.  Così Amazon  vistosamente si giova delle disgrazie altrui, sostituendosi  ai piccoli esercizi rovinati. Profitti cresciuti di un terzo nell’anno della lotteria pandemica. Con quale merito? Magari ci consoleremo con i quasi 500mila di neo assunti, piccola parte dei milioni che hanno perso il lavoro.

 P.S. Coltivo la speranza che i milioni di “a me no” scoprano che collettivamente siamo artefici del nostro destino e insieme dobbiamo condividere premi e disastri. Che possiamo espropriare i padroni della Grande Lotteria, scoprendo una nuova evidenza.  

martedì 16 febbraio 2021

Il Socialismo marziano

 

Su Marte abbiamo studiato i tormenti terrestri riguardo la civiltà da costruire. Vi spiavamo e non comprendevamo la vostra cultura. Man mano abbiamo compreso. Voi non credete nell’eguaglianza delle persone. Dite di crederci, ma poi dimostrate il contrario. Pensate di dire cose sagge, parlando di pari opportunità. Che non significa nulla giacché le opportunità sono pari solo se diventano pari potere, pari felicità. La potenza è potenza solo se poi diventa atto, per usare il linguaggio di un vostro filosofo (Aristotele). Oppure il diritto è diritto se diventa effettivo, per usare il linguaggio della Costituzione (art.3 e art. 4) di un vostro Paese chiamato Italia.
Siete divisi fra liberisti e statalisti. I liberisti, quasi sempre vincenti, ritengono che un uomo può diventare padrone di fabbriche, terre, media e web e comprare il lavoro di altri. Nei sistemi liberisti (o capitalisti) i proprietari non sempre assumono i più capaci. Sono legati a favori reciproci e interni alla società. Perciò spesso assumano i raccomandati. Quindi il mercato non è mai razionale: non avviene spesso che i compiti siano svolti dai più competenti. Per fare efficace il mercato del lavoro i liberisti consentono il licenziamento di impiegati inutili che poi non sanno trasferire in compiti utili. Lo spreco di risorse umane è una costante.
Avete pure gli statalisti-socialisti. Se sono all’opposizione i socialisti terrestri si limitano a fare dispetti al mercato e, non sapendo rovesciarlo, fanno pasticci. Ad esempio bloccano i licenziamenti fino a far fallire le imprese. Oppure non sapendo trovare, proporre o imporre alternative di impiego per i lavoratori, mettono una toppa qua e là, sicché nella Terra avete imprese inquinanti che più che ricchezza producono malattia e morte. Ci si accontenta e si grida alla vittoria se si riducono un po’ emissioni nocive e morti. Non si trova soluzione.
Il vostro Socialismo, quando credete di averlo realizzato, è una Società bloccata dove nessuno ha interesse ad eccellere cioè a dare di più. E spesso è dispotica. Nel senso che proibisce e punisce il dispiegarsi di desideri socialmente distruttivi che non sa prevenire o riorientare.
Nella nostra società socialista marziana tutto è pubblico. Ma lo è davvero. La felicità di ognuno è un problema di tutti. Il lavoro? Ognuno fa fra i lavori che può fare quello che più è utile agli altri. Se quel lavoro smette di essere utile passa ad altro lavoro che può fare ed è più utile. Ognuno può smettere di lavorare quando vuole. Non c’è bisogno di alcuna quota 100. Semplicemente si avrà una pensione proporzionata agli anni di lavoro. Anche su Marte sono in vigore incentivi: per la qualità e per la quantità del lavoro svolto. Chi guadagna di più guadagna il doppio di chi guadagna meno di tutti. Il doppio: non mille volte o un milione di volte di più. Tanto basta. Noi coltiviamo la felicità. E voi?

sabato 21 marzo 2020

La Terra dopo il 2020 secondo il professore marziano


La pandemia del 2020 fu salvifica per la Terra. Tutti i nodi vennero al pettine, come si dice sulla Terra. I terrestri avevano creato un sistema assurdo e mortifero, come vi ho già spiegato. Ripassiamo. Lì avevano inventato la proprietà privata. Qualcuno possedeva fabbriche e ville. I più non possedevano niente. Se per un qualsiasi caso i terrestri si innamoravano di nutella o di tabacco o di scommesse, i proprietari facevano in modo che si innamorassero sempre di più per diventare più ricchi. Così "davano lavoro" dicevano per giustificare la loro ricchezza. E tutti ci credevano. Anche quelli che si dicevano di sinistra (cioè egualitari, più o meno).
Quel poco che invece era di proprietà pubblica, come spesso le scuole e gli ospedali, era chiamato "costo" e quindi andava ridotto al minimo. Chi lavorava nel pubblico era tenuto in scarsa considerazione o addirittura disprezzato. Si vincevano le elezioni tagliando il costo di istruzione e sanità.
Quel mondo di diseguali però credeva a modo suo nell'eguaglianza. Aveva una strana concezione dell'eguaglianza. Ad esempio diceva di assicurare eguale istruzione a tutti, offrendo scuola gratis fino a 15 anni o 18. Solo che molti studenti odiavano la scuola che non era a misura di ognuno e la fuggivano.
Anche la cosiddetta sinistra non se ne dava troppo pena. Invece pensava di prolungare ancor più la tortura dello studio in aule sovraffollate e a rischio di crolli e con docenti talvolta inadeguati. Tutti i docenti, se solo vincevano un concorso, erano considerati eguali. Anche se qualcuno avrebbe meritato più del padrone della Nutella e qualcuno niente. Non veniva in mente che apprendimento, intelligenza, cultura e voglia di studiare dipendevano soprattutto dal contesto di nascita. Ma queste cose, i privilegi veri, non si toccavano. Sembrava addirittura naturale che i figli ereditassero dai genitori ricchezze (o povertà).
Con l'epidemia vennero a luce i guasti e gli errori del sistema sanitario. Medici ed infermieri si trovarono in guerra. In Paesi come l'Italia, il più bel Paese della Terra, dovettero richiamare in servizio medici ed infermieri che prima avevano incentivato ad andare in pensione. Avevano una strana idea del lavoro per cui chi lavorava toglieva lavoro ai giovani. Molti medici ed infermieri morirono, loro che prima erano apprezzati e pagati meno del padrone della Nutella e dei campioni del pallone. Mancarono i respiratori. Per l'etica terrestre della eguaglianza il soccorso alla salute doveva essere eguale per tutti. Anche se non lo era davvero, in alcuni Paesi lo era poco e in altri per niente. I più ricchi non dovevano aspettare mesi per una visita o un esame, ma si rivolgevano a strutture private a pagamento.
Mancarono i ventilatori, dunque. Si finse di non distinguere fra giovani e vecchi. Ma si dovette distinguere alla fine. Si finse di non distinguere fra un malato assassino ed un malato scienziato prezioso. Ma si dovette distinguere.
Poi successe l'imprevedibile. Qualcuno riuscì a formulare un pensiero preciso e chiaro su quella crisi e sulla crisi mentale che l'aveva prodotta. Fu una rivoluzione dolce, senza sangue. Nacquero gli Stati Uniti Socialisti del Mondo. Ciò che più conta, le cose fondamentali, vennero decise dal potere federale. Ad esempio l'abolizione della proprietà privata, tranne piccole imprese cooperative e lavoro autonomo. Cosa produrre e cosa consumare fu scelto dagli Stati continentali e giù giù fino alle nazioni ed ai Comuni. Fu il Rinascimento che oggi ci rende simili e prossimi finalmente ad un incontro. Ne parleremo.

martedì 5 marzo 2019

La bandiera per riconoscersi davvero


La nostra Costituzione Repubblicana ha forti elementi di Socialismo. Di Socialismo però nel nostro Paese non c'è traccia. Si potrebbe dire perché la Costituzione è tradita oppure perché la Costituzione ha margini di ambiguità che hanno reso possibile aggirarla o renderla innocua e rispettosa del vecchio ordine. Allora, in attesa di rendere un giorno meno ambigua e più "direttiva" la nostra Costituzione, oggi riconoscerei Democrazia Socialista in un partito che a proposito dell'art. 4
( La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società),
promuova nel senso di "realizzi" le condizioni che rendano effettivo questo diritto (al lavoro). Più chiaramente: inoccupazione zero.
Egualmente, a proposito dell'art. 41
(L'iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali ),
direi che, malgrado il primo comma che appare dare via libera al privato, è negli altri due commi assolutamente socialista. In questo caso è chiaro che la Costituzione è stata propriamente disattesa e tradita. Più chiaramente: l'Ilva avrebbe dovuto essere chiusa da tempo, transitando i suoi lavoratori ad altro impiego (vedi ancora art. 4).
In conclusione, Zingaretti (???) o chi per lui, per essere riconosciuto autenticamente socialista dispone di una bandiera e di una cornice di programma, già disegnate dai padri costituenti che guardarono a sinistra. Al centro e a destra sarebbe assai più complicato agitare la bandiera della Costituzione.

domenica 27 gennaio 2019

Democrazia Socialista


Il mio partito che non c'è si chiama Democrazia Socialista. Nulla di simile all'orizzonte. Democrazia Socialista rifiuta i gorilla e rifiuta gli imperialismi. Non confonde Maduro con Allende o Mandela o Mujica. Non si fa distrarre da nemici di comodo:quelli che ti impediscono di stampare moneta, indebitando i posteri. Non ama Macron, ma ancor meno i gilet gialli e quelli che menano le mani a casaccio. Crede poco al reddito di cittadinanza, soprattutto se ingolfato da paletti e minacce di prigione. Crede nel lavoro di cittadinanza senza se e senza ma. Perché possibile utile e giuso che ognuno abbia un lavoro vero. Crede nell'appropriazione pubblica degli strumenti di produzione. Crede che il merito si possa sposare con l'eguaglianza: oggi può bastare un rapporto uno a 10 fra il meno e il più ricco, domani basterà un rapporto uno a due.Crede in una Europa federale e democratica. Crede nell'Organizzazione delle Nazioni Unite senza Consiglio di sicurezza fatto dagli antichi vincitori con diritto di veto. Democrazia Socialista per ora ha un solo iscritto: io.
P.S. Quanti amici perderò stavolta? Non è tempo di conformismo e pensieri pigri. Meglio rischiare.

lunedì 21 gennaio 2019

Reddito di cittadinanza e Socialismo


Se proprio dovessi scegliere fra due mostri sceglierei M5S. Perché l'attenzione agli ultimi è cosa giusta e buona. Dividere il pane è cosa giusta. Ma fare il pane è indispensabile. Ed io credo che sia possibile fare tanto pane e dividerlo con equità. Perciò i 5Stelle non mi bastano. E non mi piacciono per una idea malsana di pseudodemocrazia, oltre che per un moralismo spicciolo che lascia intatti i privilegi veri. Ciò detto, penso che un reddito minimo garantito sia sostenibile se al contempo la collettività si appropri del suo destino e dei mezzi di produzione. Dopo che avremo capito che solo il lavoro produce ricchezza. L'inoccupazione è un irragionevole nonsenso. Lo è se a contempo ci sono enormi bisogni inevasi: di istruzione, di salute, di buona alimentazione, di tetti, di ponti, di sicurezza ambientale, etc. Quindi, in un disegno di Socialismo vero, immagino il reddito come misura necessaria, ma sempre più marginale. Nel mentre lo Stato si riqualifichi, si semplifichi e assuma come valori, oltre che la democrazia, la competenza e l'efficienza. Demenziale la complicazione messa in atto per scegliere gli aventi diritto e punire i brogli nel mentre i brogli sono stimolati dalle complicazioni normative. Più ragionevole un reddito universale, benestanti compresi, purché accompagnato da una nuova curva irpef più progressiva (fino al'80%) e da implacabile lotta all'evasione. La semplicità è sorella della giustizia e della democrazia.

sabato 29 dicembre 2018

Il mio pensierino del pomeriggio è questo:


Le persone agiscono, parlano, si dividono come se esistesse soluzione ai grandi problemi dell'umanità. Anch'io faccio così. Fingo di credere, voglio credere che ci sia una sintesi giusta e possibile ai conflitti fra nativi e migranti, fra merito e bisogno, fra libertà e governo. Voglio credere che basti emendare un po' le ricette fallimentari della Storia. Voglio credere al Socialismo. E dico di crederci. Ma non fidatevi: non sono proprio sicuro. Forse per questo non mi unisco a tifosi e invasati . Appaio gentile. In realtà non sono certo che chi mi contraddice dica balle più grosse delle mie.

lunedì 29 ottobre 2018

Il bisogno sconosciuto di Socialismo


Penso che il mondo, il 99% degli abitanti della Terra, esclusi i superprivilegiati o forse proprio tutti, privilegiati compresi, ha bisogno di Socialismo. Ma non lo sa. Non lo capisce. Anche i più sfortunati scelgono di difendere i propri interessi minuti - un lavoretto qualunque, un sussidio. O anche un nemico qualunque, pur di sfogare una rabbia malata ed impotente. La colpa è di tutti i "compagni", me compreso. Perché non sappiamo elaborare un progetto comprensibile di socialismo che sia insieme radicale e sostenibile. Un Socialismo che realizzi eguaglianza e insieme coltivi intelligenza, merito, e innovazione, ampliando gli spazi di libertà e di consapevolezza e sconfiggendo l'inganno consumista. Intanto il populismo parafascista conquista Europa e pianeta, dall'Italia al Brasile.

martedì 9 ottobre 2018

Respirare profondamente e pensare


In Brasile il fascista (senza virgolette) Bolsonaro, nostalgico della dittatura militare, stravince al primo turno e probabilmente subentrerà agli eredi di Lula. Uno che esalta la tortura, la pena di morte e che preferirebbe che il figlio morisse piuttosto che rivelarsi omosessuale. In Europa si prospetta una maggioranza sovranista e - diciamo. non antifascista. In Italia gli ex rossi diventano rossobruni. Su facebook trovo un tale che nel profilo ha il Che e che convintamente afferma che Hitler lui sì- sapeva come risolvere il problema ebraico. Cosa resta a sinistra nel mondo. Cuba? Forse il Portogallo? Per ora. Debbo chiedermi per forza fino a quando io stesso non rincretinerò. E i miei nipoti? Per ora respiro profondamente e provo a pensare in cosa sbagliammo. Come abbiamo fatto a consegnare popolo e ultimi ai variamente fascisti. Forse inseguendoli. Forse non mostrando un Socialismo radicale e praticabile.

martedì 11 settembre 2018

Socialismo o ricatto


Sono disperato. Mi sembra che ciò che a me pare ovvio, ovvero un'ovvia cavolata, appare ragionevole e scontato al senso comune. Anche a sinistra. Mi chiedo come sia possibile anteporre il posto di lavoro dei 10.000 dell'Ilva alla salute di una città malata e devastata. Come sia possibile che la perdita ipotetica di 50.000 posti inibisca la chiusura festiva dei negozi ovvero la scelta di un modello di vita. Si può discutere di questo e dell'Ilva. E si può discutere di Tap e di Tav. Ma non si può accettare di discutere sotto ricatto. Non si può accettare che il posto di 60.000 valga più della salute di milioni e del lavoro dei milioni che un lavoro non hanno mai avuto. Prendo atto di essere il solo a respingere il ricatto. Il solo a pensare che la sinistra stia perdendo l'ennesima occasione di indicare nella Democrazia Socialista l'unica possibilità di liberarsi del futile ricatto. Socialismo come unica possibilità di liberarsi di Ilva e cemento e slot machine e consumismo, riconvertendo economia e persone al lavoro vero, al lavoro utile. Nel segno di una appropriazione collettiva degli strumenti di produzione. Se non ora, quando? Perché non lo diciamo? .

martedì 1 maggio 2018

Buon Primo Maggio


Poiché ritengo che la ragione e la democrazia socialista siano sorelle del diritto-dovere al lavoro, auguro che l'intelligenza incontri gli sfruttati, gli esclusi e gli uomini di buona volontà. Contro il senso comune attuale che suggerisce non ci sia lavoro per tutti. Invece c'è e solo un sistema malsano lo nasconde, nel mentre offre a molti pseudo-lavori oppure (solo un po' meglio che niente) assistenza. Lottare serve soprattutto contro la nostra pigrizia mentale. 
Buon Primo Maggio.

lunedì 19 marzo 2018

Se l'idea socialista non muore dove il socialismo reale fallì


Dopo Putin il secondo è Pavel Grudinin, sostenuto dal partito comunista russo, con una percentuale attorno al 12%. Risultato notevole. Milioni di russi si sentono ancora comunisti e appoggiano un programma di nazionalizzazioni. Fa discutere che Grudinin sia un capitalista, imprenditore di una grossa azienda agricola di fragole. Personalmente non avrei nulla da obiettare. Soprattutto per il dato in sé. E solo secondariamente per il fatto che Grudinin sembra gestire l'azienda con apertura inconsueta verso i dipendenti, dal punto di vista salariale e di servizi diversi. Quel che più conta è che lui sia programmaticamente più comunista ad esempio dei comunisti cinesi che proprio non ho capito perché ancora si chiamino tali. Conta, fa pensare e sperare che in Russia sia ancora vivo il valore di una società socialista. Immagino e spero, avendo acquisito le lezioni della storia dell'Urss, con luci e molte ombre.

mercoledì 14 marzo 2018

Quel che penso del salario di cittadinanza


Se dovessi solo dire Sì o No al cosiddetto "salario di cittadinanza" dei 5 Stelle direi Sì. Senza dubbio alcuno. E ne pagherei insieme a tutti il prezzo modesto. Per finanziare l'uscita dalla povertà di milioni di concittadini rinuncerei volentieri alla pizza settimanale. Mi accontenterei di una al mese. Altri dovrebbero accontentarsi di mezzo bicchiere di vino invece che di un bicchiere intero. Altri forse dovrebbero rinunciare alla terza casa o alla quarta barca. Comunque - 15 o 30 miliardi che siano - il salario di cittadinanza costerebbe poco per gli effetti che produrrebbe. Per ricordare l'ordine di grandezza, 15 o 30 miliardi sono meno della metà o forse un quarto degli interessi che paghiamo per il debito pubblico. In cambio non incontrerei mendicanti o rovistatori di immondizie o almeno non ne incontrerei ogni giorno. In cambio la mia unica pizza mensile avrebbe un sapore più buono. Direi Sì, Sì, Sì. E manderei gentilmente al diavolo quanti - quasi tutte le forze politiche - promettono (o realizzano) meno tasse, flax tax e simili banalità distraenti. . Però, dicendo Sì, conserverei la mia opzione netta per qualcosa di più: per un'ampia appropriazione collettiva degli strumenti di produzione, per nazionalizzazioni fatte efficienti da una nuova meritocrazia, per il diritto-dovere effettivo ad un lavoro per ognuno, tranne ai totalmente invalidi. Sapendo che si può. Perché c'è bisogno di tanto lavoro. Per ripulire le città, per riempire buche, per mettere in sicurezza scuole e torrenti, per istruire gli adulti, per accudire gli anziani, etc. etc. La piena occupazione non è solo un imperativo morale. Sarà riconosciuto come imperativo economico, quando ci saremo liberati dall'economia magica e contraddittoria in cui siamo stati educati. Questo penso. E penso quindi - senza contraddirmi con quanto prima dicevo- che il salario di cittadinanza è una sciocchezzuola, una stupidata. Ma una stupidata assai meno stupida dell'inerzia attuale e della rassegnazione a milioni di poveri nella società opulenta sommersa dai rifiuti da troppi consumi inutili. Consumi-sedativi coi quali tentiamo di cancellare il mondo che abbiamo reso incomprensibile.

sabato 17 febbraio 2018

La sinistra non vince o non c'è perché


1. Perché divisa fra chi crede nello “sviluppo” e nelle grandi opere e chi crede alla crescita personale con la decrescita felice
2. Perché divisa fra chi crede che si debba lavorare meno per lavorare tutti e chi crede che possano e debbano lavorare tutti, molto o poco, a loro discrezione
3. Perché divisa fra chi crede che aziende e mercato debbano essere imbrigliate e chi crede debbano essere sostituiti da uno Stato socialista, non burocratico, ma con potere alle comunità, senza briglie e ingessature
4. Perché divisa tra chi teme i robot e chi vuole che ci appropriamo dei robot per liberarci dei lavori noiosi e pesanti
5. Perché divisa fra chi vuole eguali i connazionali e chi vuole eguali gli abitanti del mondo
6. Perché divisa fra chi è più attento ai diritti dei lavoratori e chi è più attento ai diritti di chi non lavora
7. Perché divisa fra chi trova convergenze a destra (no Fornero, no euro, etc.) e chi trova convergenze al centro.
8. Perché divisa fra chi sceglie il compromesso e si sporca le mani e chi tiene le mani pulite con una bandiera rossa per un futuro che forse verrà.
Domanda: Sono alternative insuperabili o è possibile una composizione? Ovvero esiste la Sinistra?

giovedì 1 febbraio 2018

Post impopolare sulla sinistra che non c'è


La rinuncia alla prospettiva socialista costringe la sinistra a vivacchiare con un repertorio minimo. Un po' di antirenzismo facile facile: ripristinare lo status ante Jobs Act e ante Buona Scuola. Un po' di luddismo e sindacalismo difensivo: lavorare meno per lavorare tutti. Un po' di deficit o anche molto deficit da scaricare ai futuri governi e alle future generazioni: in buona sintonia con M5S e destra. Il tentativo di frenare l'innovazione, non solo quella cattiva, perché l'innovazione porta instabilità e incertezza. Un po' di consumi in più, quali che siano, perché i consumi portano un po'di occupazione: anche i consumi di armi e di slot machine. E - perché no?- anche un po' di minnitismo gentile per frenare l'immigrazione che non si sa gestire in patria né condividere con l'Europa. Magari giustificando i morti in mare e gli stupri in Libia, convincendosi opportunisticamente che l'immigrazione è il piano del diavolo Soros per comprimere salari e diritti. Il capitalismo è innominato. Si chiama "neoliberismo" (che non è la stessa cosa). Eppure io, in solitudine, credo che il socialismo è la risposta assente che sposerebbe flessibilità, libertà, innovazione e sicurezza. L'appropriazione collettiva degli strumenti di produzione ci libererebbe dal dilemma tragico e insulso fra disoccupazione e morire dei fumi dell'Ilva. Consentirebbe di coniugare sicurezza e mobilità del lavoro. Consentirebbe di non aggrapparsi ad un lavoro diventato inviso. Un socialismo democratico (ma non la socialdemocrazia indistinguibile da centro). Un socialismo non burocratico, ma governato dalle comunità. Un socialismo che farebbe apparire ovvio che non conviene che il vicino dorma sotto i ponti e che la sua intelligenza sia sprecata. Un socialismo che è urgente e di cui nessuno parla più.
P.S. Davvero non mi aspetto "mi piace". Mi aspetto solo dissensi.

sabato 2 dicembre 2017

Quello che manca


Penso che sono perplesso. Le crisi aziendali si susseguono con annessi licenziamenti. In alcuni casi i lavoratori ricevano solidarietà, morale o materiale, come nel caso di Melegatti con cittadini mobilitati a comprare panettoni. In altri casi, quelli delle aziende delocalizzanti, si propongono al contrario sabotaggi negli acquisti. Per l'Ilva continua il ricatto con la scelta fra lavoro e salute. Non so proprio come si calcoli lì il rapporto costi/benefici: la salute dei lavoratori e quella dei cittadini, bambini compresi, da una parte e profitti e reddito di lavoro dall'altra parte. E intanto migliaia e migliaia di lavoratori di piccolissime imprese perdono anch'essi il lavoro, nei bar, nelle botteghe e nelle officine. Ma nessuno ne parla perché non sono targati Ilva o Menegatti. A maggior ragione nessuno parla di chi un lavoro non l'ha mai avuto o il lavoro ha perso da tempo e dorme coperto da un cartone. Sono perplesso. Manca un pensiero forte, manca un pensiero radicale, manca un pensiero che faccia i conti davvero e renda visibili i costi di vedere le parti e non l'insieme, manca addirittura la convinzione che le scelte che facciamo o subiamo sono meramente difensive e fonti di spreco di vite.Manca un pensiero socialista.

martedì 19 settembre 2017

Diritto a sinistra


Faccio fatica a seguire il dibattito a sinistra del Pd. Non capisco alcune cose. Non capisco perché si parli di partito o lista di centrosinistra. Ma il centro o il centrosinistra non c'è già? Alfano, Pd o giù di lì? Forse si vuole rassicurare che non sarà una “cosa rossa”. A me, da radicale ragionevole, pare che la “cosa” debba dichiararsi ed essere di sinistra. Dire e proporre cose chiaramente di sinistra. Puntare a prendere tutto (vocazione maggioritaria?) e, se non si prende tutto, allearsi responsabilmente con i meno lontani per governare. Soprattutto a ragione di una legge elettorale proporzionale. Non credo che i cittadini sentano bisogno di una forza moderata (nel senso di scolorita). Non credo che si vinca al centro. Credo si possa vincere con parole d'ordine forti: quelle che possono mobilitare precari ed esclusi. Io oserei dire: “Nessuno sia più sprecato”. Tutti al lavoro, con la leva pubblica. Tutti. Per rispondere ai bisogni del Paese che sono sterminati: l'istruzione per tutto l'arco della vita, presidi sanitari capillari, cura degli anziani e dei meno dotati, officina nazionale di restauro della bellezza italiana, prevenzione dei disastri ambientali con messa in sicurezza del territorio. Parlerei di introdurre, con il lessico di Enrico Berlinguer, “elementi di socialismo”. Magari chiamerei “Democrazia Socialista” la formazione che aspira a cambiare davvero il Paese.
Direi questo: da realizzare in una legislatura o almeno da avviare inequivocabilmente in una legislatura. Non perderei fiato in un antirenzismo ormai inutile e di maniera. Né direi pavidamente, come qualcuno a sinistra fa: “un po' di questo e un po' di quello”, un po' di consumi, un po' di lavoro in più. Gli esclusi non si consolano perché c'è un escluso in meno (e domani nuovamente uno in più), se restano nella quota sfortunata e non c'è la certezza che si va nella direzione “disoccupazione ed esclusione zero”. Direi chiaramente come si acquisiranno le risorse, a partire da una fiscalità a forte progressività. Non direi parole stupide ed acide come “anche i ricchi piangano”. Sorriderei ai ricchi spiegando che toglieremo loro l'adipe superfluo e malsano e saranno più felici in un Paese non più frustrato, impotente e incattivito. Dovrei annunciare anche le cose ovvie che si promettono e non si fanno. E che infatti è difficile nominare: lotta agli sprechi e ai privilegi, non solo dei benedetti politici, ma nelle Università, negli Ospedali, nelle nomine e nelle consulenze. Cose che non si fanno anche perché la competenza e la passione alla guida di progetti sono normalmente surrogati da trame amicali, spiegherei. Infatti facce credibili servono, soprattutto in una fase di transizione in cui l'identità partitica deve faticosamente riconquistare credibilità. Facce e parole con la bussola visibilmente orientata a sinistra.

sabato 22 luglio 2017

Elementi per un socialismo vero e liberale


Sono convintamente socialista, nel senso che credo nell'appropriazione collettiva degli strumenti di produzione. E sono convintamente liberale, nel senso che credo nella massima libertà di ogni uomo di evolvere verso il massimo della sua felicità compatibile con il bene pubblico. Non credo quindi nel posto di lavoro assegnato per tutta la vita: perché i lavori cambiano e noi cambiamo. Un po' per questo la mia forma mentis non è molto "sindacale". Non mi piace che il coniuge più debole debba imporre o desiderare la persistenza del matrimonio per paura di restare senza reddito. E del Jobs act non è la libertà di licenziamento che non mi piace. E' l'assenza assoluta di strumenti che accompagnino il lavoratore da un "datore di lavoro" che non ti gradisce e forse non ti è gradito ad un altro. Soprattutto non mi piace che non sia previsto il licenziamento del cosiddetto "datore di lavoro". Per me l'imprenditoria privata è accettabile solo come affidamento o concessione condizionata. Finché mostri di funzionare nell'interesse pubblico. Ci sto pensando intensamente ora, dopo aver letto l'ennesimo esempio di arbitrio padronale. L'addetta al bar, pagata in nero (3,5 euro l'ora), licenziata in tronco dal barista romano perché aveva osato chiedere di poter andare in ospedale per un malore. Era recidiva perché prima aveva chiesto di assentarsi per i funerali dello zio (permesso negato). Ecco, in attesa del socialismo che verrà, questo vorrei subito: la licenziabilità dell'imprenditore. Non la multa, ma la revoca definitiva della libertà di intraprendere e assumere.

sabato 17 giugno 2017

Tutto bene, tranne...


Tutto bene per noi che apparteniamo alla società dei 2/3, di quelli che stanno fra ricchezza e non povertà, di quelli che almeno possono farsi una pizza a settimana. Tutto bene tranne:
1. tranne i “maschi” neofascisti che in Parlamento si vantano di fare a botte come ai bei tempi andati
2. tranne l'incapacità di promuovere una classe dirigente mobile, senza doversi aggrappare ad una faccia inventata dal caos e dal caso e che occupa lo spazio vuoto del contenitore politico
3. tranne la subalternità assoluta alla cultura di destra che non è per forza “neoliberismo” ma è: niente tasse. niente austerità (neanche quella equa), debito pubblico a gogò e i criminali italiani prima delle brave persone immigrate
4. tranne la subalternità ai canoni del luddismo difensivo: lavorare meno lavorare tutti, i robot che ci rubano il lavoro e via favoleggiando avendo smarrito la bussola del socialismo (sostituito dal bertinottismo e frivolezze simili)
5. tranne l'impossibilità di garantire a figli e nipoti che, nella folla di garantiti e raccomandati, sarà loro garantito un posto di netturbino se saranno bravi a ramazzare o un posto di ricercatore se saranno bravi almeno quanto Einstein
6. tranne il lassismo che preferisce fingere di non vedere le bottiglie di birra nel raduno torinese e il decisionismo cieco che non sa dare un posto al mondo ai dimenticati e sgombera l'inferno dei campi rom, dimenticandosi però di sostituire i campi con le case e con le scuole
7. tranne l'ultima banda di carabinieri che si vantava di fare come la mafia, torturando, stuprando, minacciando, i neri (un solo arrestato e gli altri trasferiti per torturare altrove)
8. tranne i concorsi truccati per la selezione dei prossimi servitori dello Stato
9. tranne il cattivismo - facebook e non solo – del “tutti infami, tranne me e pochi intimi”
Tutto il resto va veramente bene.