Le persone agiscono, parlano, si dividono come se esistesse soluzione ai grandi problemi dell'umanità. Anch'io faccio così. Fingo di credere, voglio credere che ci sia una sintesi giusta e possibile ai conflitti fra nativi e migranti, fra merito e bisogno, fra libertà e governo. Voglio credere che basti emendare un po' le ricette fallimentari della Storia. Voglio credere al Socialismo. E dico di crederci. Ma non fidatevi: non sono proprio sicuro. Forse per questo non mi unisco a tifosi e invasati . Appaio gentile. In realtà non sono certo che chi mi contraddice dica balle più grosse delle mie.
Visualizzazione post con etichetta migranti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta migranti. Mostra tutti i post
sabato 29 dicembre 2018
martedì 28 agosto 2018
Sorridendo per poco
Contro il rischio della depressione conviene cogliere il divertente (non dico "ridicolo") delle narrazioni nazional popolari. Poiché mi diverto con poco, oggi mi hanno fatto sorridere due piccolissimi eventi. Il primo, raccontato da un sindaco nel cui territorio era stato accolto un gruppo di migranti. Una signora lo contesta sul leit motiv vincente "prima gli italiani". "Lei si preoccupa di quegli stranieri che ci daranno problemi - dice la signora- ma non pensa agli italiani come mio marito che soffre in carcere". Risponde il sindaco controcorrente: "Per la verità finora i problemi ce li ha dati suo marito". Sempre sorridendo per un nonnulla, mi ha divertito lo sfogo di un abitante di Rocca Priora, la città dove la Caritas ha deciso di ospitare un certo numero di reduci dalla "crociera" sulla nave Diciotti. "Ma così quelli si godono il panorama del Castelli!" sbotta l'italianissimo custode della nostre bellezze. Però - ammetto- la frase si può interpretare come giusta preoccupazione per quei poveri fuggiaschi. Forse, voleva dire, il passaggio brusco dalla Libia e dal sequestro nella Diciotti al panorama dolce dei Castelli potrebbe provocare uno pericoloso choc emotivo.
giovedì 23 agosto 2018
Facce della Sicilia
Da dieci anni lontano dalla terra in cui ho vissuto il più della mia vita, guardo spesso alla mia Sicilia con curiosità e stupore. Come se la scoprissi adesso. E con sentimenti contrastanti. L'ammirazione per l'invenzione deliziosa di quei volontari catanesi che regalano ai 177 ostaggi della motonave Diciotti 177 arancini, una delle più gustose invenzioni siciliane. Gustose come la commedia di Teocrito. Ho pensato a lui leggendo che i tifosi di Siracusa, la città in cui sono nato, hanno imitato pedissequamente, senza un briciolo di fantasia i tifosi della Lazio. Così hanno chiesto alle tifose organizzate nel gruppo delle Aretusee di farsi più giù nelle gradinate per dare spazio al tifo maschile. Le Aretusee, se ho ben capito, hanno espresso dissenso, però si sono sciolte. Ecco, pensavo a Teocrito che nelle "Siracusane" descriveva le mie antiche concittadine come donne fiere fino all'arroganza. "Siracusane siamo" gridavano, turiste nella città di Alessandria d'Egitto, a chi le contestava - se ben ricordo - per comportamenti discutibili. Orgoglio municipalistico e femminile allora. Ora tutt'altro. In compenso grazie ancora ai cugini e alle cugine catanesi.
giovedì 19 luglio 2018
Ritorno a casa
Rieccomi a casa.Leggo dopo una settimana di astinenza un giornale italiano, introvabile a Vienna e a Budapest. . Leggo qualcosa che non fa onore al mio Paese e che più o meno suona così: "Per evitare i morti ci devono essere morti (anche donne e bambini)". Ma ho bisogno di consolazione. Trovo consolazione nella ferma presa di distanza dell'architetto Bergonzoni dalla figlia, Lucia, sottosegretaria leghista alla cultura. L'architetto si associa alla petizione promossa da Repubblica affinché la leghista chieda scusa per avere lasciato in asso l'arcivescovo Zoppi in occasione di un incontro sul tema "migranti" e per le invettive dei fan lasciate sul proprio profilo dalla Bergonzoni. E' una piccola cosa? Non è una piccola cosa che nell'Italia familista nella quale i padri picchiano gli insegnanti dei figli un genitore si "emancipi dalla prole". Del resto non trovo altro per consolarmi al momento.
sabato 23 giugno 2018
Un sentimento contro corrente
Rischio impavidamente di andare contro corrente fino a rischiare la solitudine assoluta. Molti, moltissimi, temono una migrazione senza limiti verso l'Italia. "Non possiamo certo ospitare l'intera Africa", dicono i realisti e dicono gli atterriti. Beh, certo che no. Ma non vedo proprio il rischio. Assai prima che l'Italia si possa riempire di un miliardo e più di africani, l'Italia sarebbe un inferno invivibile. E i migranti sceglierebbero altre rotte oppure sceglierebbero di morire fra i propri cari di fame o di guerra. Spaventa ed angoscia me solo invece la costatazione che già ora in questo Paese in declino demografico (oltre che sociale e culturale) i migranti non vogliano vivere affatto. Siamo quasi solo un Paese di transito verso Paesi più ricchi, meno inospitali, meglio organizzati, con meno caporali e meno mafia. Infatti a Ventimiglia troppi (e non solo chi aspira ad un ricongiungimento) rischiano e perdono la vita per lasciare l'Italia e soffrono pene dell'inferno se sono ricacciati in quello che una volta si chiamava "Il Bel Paese". Questo mi rattrista. Che loro non vogliano vivere qui. Come tanti nostri figli. Mi rattrista il pensiero di una Italia desertificata, vuota di persone, di idee e di sentimenti.
Etichette:
declino,
Italia,
migranti,
Ventimiglia
domenica 3 giugno 2018
La mente divisa
Avevo 11 o 12 anni quando, uscito da scuola, li incontravo mentre salivo per la collina che mi portava alla villetta dei nonni in campagna. Incontravo edili o braccianti sotto un albero sul ciglio della strada. Mangiavano pani cunzatu (pane condito) con olio, aglio, origano o altro. Pagnotta calda e felicità evidente. Forse per essere premiati dopo un lavoro ben fatto. Quanto invidiavo quella felicità...Quanto li invidiavo per quel pani cunzato... Forse non esiste più quel piacere. O forse percorro strade in orari che non me lo fanno incontrare. Ieri l'ho incontrato all'improvviso. Uscendo da casa alle 21.00 per un percorso inconsueto. Fuori dal mercato c'erano due venditori ambulanti di biancheria. Ne dico sempre male. Dico male -voglio dire - del Comune che li autorizza ad occupare i marciapiedi oppure che non li autorizza e fa finta di non vedere. Ma chissà cos'altro c'è dietro quella merce bruttina che concorre alla chiusura dei negozi...Avevano caricato la merce sul camion e mangiavano. Poggiavano la scodella sul predellino e inzuppavano il pane in un brodo rosato. Ecco, in quegli uomini "abbronzati" venuti da oltremare ho rivisto finalmente la gioia dimenticata di quei memorabili muratori della mia infanzia. Provavo intensa simpatia. E contemplavo, come da fuori, la mia mente divisa, senza contraddizione, fra l'emozione empatica e la ragione che ribadiva che non dovrebbero essere lì, o che dovrebbero essere impegnati in un lavoro vero, fra i tanti lavori di cui la città ha bisogno davvero e che non sa offrire agli uomini venuti da lontano.
venerdì 18 maggio 2018
Il linguaggio onesto per un'Italia seria
Sarebbe onesto dire: "Non vogliamo migranti". Discutibile, pensando fra l'altro, che siamo un Paese a rischio di estinzione demografica. Onesto comunque dirlo. Però direi che è disonesto aggirare il tema proponendo la lotta al "business sugli immigrati". Anche perché è nelle mani della politica che non ci sia business alcuno, pur accogliendo. Anche pretendere una revisione del trattato di Dublino e che il peso dei migranti sia distribuito in Europa sarebbe cosa sacrosanta. Assai più che pretendere la cancellazione del debito per farci una pizza a spese dei creditori.
venerdì 30 giugno 2017
Macron e Ventimiglia
La narrazione di Macron è affascinante. Per chi ha voglia di essere affascinato. Giovanissimo e con una intrigante love story con l'ex sua professoressa. Ma al dunque della politica non cambia nulla. I cani della gendarmeria francese scagliati per rintracciare i fuggitivi da Ventimiglia al territorio francese. E Macron che alle proteste italiane per l'assenza di solidarietà della Eu, dopo le pacche consolatorie sulle spalle, obietta: "Però l'80% dei migranti arrivati in Italia sono migranti economici, non da guerra". Non serviva Macron per dire questa sciocca ovvietà. Avrebbe potuto dirla anche Hollande o Sarkozy o un banale presidente sposato con una coetanea. P.S. Come spiega molto bene oggi Altan la differenza fra un migrante da guerra e uno economico è che il primo non vuole morire sotto le bombe, il secondo non vuole morire per fame. .
Etichette:
Macron,
migranti,
Ventimiglia
domenica 20 settembre 2015
Le astuzie della storia
domenica 30 agosto 2015
Scalfari e Francesco
Etichette:
Francesco,
globalizzazione,
migranti,
Scalfari
venerdì 17 aprile 2015
Ragione, disperazione e religione
Iscriviti a:
Commenti (Atom)