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giovedì 7 gennaio 2021

Quello che mi suggerisce l'assalto del "popolo" al Campidoglio


Giudico la nostra Costituzione non perfetta, emendabile, e però saggia nei principi fondamentali, oltre che tendenzialmente progressista. Gli ultimi eventi shock negli Usa dovrebbero insegnarcelo. Anche se nell'ultimo quarto di secolo la saggezza della nostra Carta è stata sfregiata da un nuovo senso comune partorito dal craxi-berlusconismo. Si è dato vita così ad una Costituzione materiale rozza e di segno populista ed autoritario. La nostra è (era?) una Repubblica parlamentare. Ma i populisti (ed i fascisti e parafascisti) intendono il Parlamento come un nemico della sovranità popolare. Che per essere piena dovrebbe essere priva di mediazioni: in un rapporto diretto ed esclusivo fra popolo e capo. Quella del capo sarebbe l'unico trono legittimo mentre le "poltrone" sarebbero un retaggio del passato da disprezzare e ridurre (vedi l'ignobile narrazione del taglio delle "poltrone"). Enormi i guasti apportati dalla nuova filosofia: dal presunto "governo eletto", ai partiti col nome del capo, alle primarie nei partiti che riducono a cornici gli organi intermedi. Per i populisti (trumpiani, salviniani, etc.) il capo è eletto dal popolo e solo al popolo risponde. E il capo elegge come suoi collaboratori di fatto ministri ed anche giudici. Ma rileggiamo la nostra Carta all'art.1:
" L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle FORME E NEI LIMITI DELLA COSTITUZIONE"
Penso che i populisti non comprendano la parte che ho scritto in maiuscolo. Penso che volentieri la cancellerebbero. Perché dovrebbero esserci limiti alla sovranità popolare? Per la verità io giudico infelice quella espressione. Sarebbe stato meglio scrivere "nelle FORME DISEGNATE DALLA COSTITUZIONE". Voglio dire che LIMITI non ci sono. Non ci sono limiti alla sovranità popolare almeno, ma alla maggioranza sì. Ci sono "forme" cioè modalità con le quali l'astratto principio della sovranità si fa concreto. Non ci sarebbe sovranità popolare se decidesse tutto la maggioranza. Se la maggioranza decidesse "democraticamente" (?) di privilegiare bianchi, uomini, eterosessuali, etc. Il che succederebbe facilmente non solo se non fossero definiti i diritti delle minoranze, bensì anche se il "popolo" nella sua maggioranza -mutevole di giorno in giorno- nominasse, direttamente o coi suoi rappresentanti, i giudici chiamati a giudicare la legittimità di un comportamento (vedi Usa). Il popolo insomma non è la maggioranza e non è neanche ovviamente una minoranza (similtrumpiana) investita da un dio o che si autoinveste. Penso quindi alla saggezza delle mediazioni imposte dalla nostra Costituzione parlamentare ed alla saggezza stravolta della Prima Repubblica. Dove nessun capo era insostituibile e la politica faticosamente cercava il compromesso come incontro fra le varie sensibilità e i vari interessi presenti entro il popolo variegato. Sapremo tornare indietro?

venerdì 1 maggio 2020

Primo maggio: oggi lotta, domani Festa


Se il Primo Maggio è di chi lavora oggi non è Festa per i molti privati del diritto-dovere al lavoro. Oggi è Festa per alcuni, nemmeno per tutti quelli che un lavoro lo hanno, se temono di perderlo, e neanche per chi lo ha sottopagato e neanche per chi svolge un lavoro non corrispondente con le proprie competenze. Non è una festa per la maggioranza, non almeno nel significato comune di “festa”. Può essere un giorno di lotta invece o di festa nel senso di festa della consapevolezza. Se c'è la consapevolezza. Di cui vedo poche tracce. Loro, la destra, i populisti stanno stravincendo. Gli espropriati sono in gran parte con loro. Sedotti dalle sirene distraenti che indicano bersagli di comodo perché il Capitale la faccia franca: i neri, i gialli, gli antifascisti, la misteriosa finanza giudaico-massonico, l'Europa taccagna che ci fa pagare i prestiti, etc. Restano a sinistra quelli che difendono quello che hanno, ceto medio e pensionati. Perché non c'è una Sinistra che spieghi che il lavoro non è un privilegio o un dono, non è una impresa ardua, realizzabile solo con i condoni ai proprietari e le mani libere a distruggere la Terra. E' realizzabile invece facendo incontrare i bisogni infiniti degli uomini e le competenze, sapendo che non c'è persona senza competenze e se la proprietà privata e l'anarchia del Capitale sono l'ostacolo, questo ostacolo va rimosso (vedi art. 4 e art. 53). Sarà Festa come è Festa il 25 aprile della Liberazione, quando si sarà liberati dall'incubo del lavoro che non c'è o che c'è come chimera oppure tormento (sia Ilva, sia bracciantato schiavile), quando la Costituzione sarà realizzata. Quando la promessa di un diritto effettivo al lavoro (art. 4) sarà finalmente esaudita. Buon Primo Maggio di lotta e consapevolezza.

venerdì 10 aprile 2020

Il 6 politico che diamo a noi stessi


Nulla da obiettare al “promossi tutti” che si annuncia. Inevitabile. Meglio se con indicazioni di debito e con recupero delle lacune. Però l'emergenza epidemica ha evidenziato che gli studenti italiani non sono tutti eguali nell'emergenza educativa. Sì, lo sapevamo anche prima che non sono eguali. Ma andavamo avanti come se non lo sapessimo. Nelle classi il figlio di famiglia abbiente aveva gli stessi libri del ragazzo di famiglia non abbiente e sentiva le stesse parole dallo stesso professore. Penso che noi – il ceto medio, diciamo, quello che popola il web ed i social – davamo per scontato che tutti i compagni e le compagne di nostro/a figlio/a avessero a casa un computer o almeno uno smartphone. Invece non è così. Un quarto o forse un terzo non ha a casa un computer. Qualcuno non ha neanche uno smartphone, anche se tutti i ragazzi che conosciamo lo hanno. Ma i ragazzi che conosciamo non sono tutti i ragazzi. Conosciamo gli amici di nostro figlio, conosciamo i figli del ceto medio (nell'accezione più ampia). Fra gli studenti qualcuno condivide lo smartphone con la famiglia. Di fatto tanti non hanno possibilità vera – né computer, né smartphone, né spazi agibili in case troppo piccole per le lezioni online. Questa è sembrata una rivelazione. Alcuni studenti hanno famiglie capaci di supportare la didattica a distanza. Altri no. Quello che non vogliamo accettare o scoprire è quello che c'è sempre dietro l'apprendere o non apprendere. C'è una famiglia con strumenti culturali o no. C'è un ambiente, amici di un tipo o di un altro tipo, la ricchezza o la povertà, ma anche certamente bravi docenti o docenti che tirano a campare. Quindi sempre, non solo ora, quando promuoviamo o bocciamo promuoviamo o bocciamo uno studente insieme al suo contesto, società civile e politica comprese. Promuovendo il non promovibile promuoviamo surrettiziamente noi stessi e ci assolviamo. Chiudiamo gli occhi e rinviamo il problema. A mai. Bene sarebbe se l'emergenza educativa ci aprisse gli occhi sulle abissali ineguaglianze, ben oltre il possesso o non possesso di un computer. Non esistono eguali punti di partenza. E quindi neanche di arrivo. Ritengo l'art. 34 fra i più deboli della nostra bella Costituzione. Lì dove dice:
"I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso".
Voglio dire che è troppo difficile essere capaci e meritevoli se privi di mezzi. Che la Scuola possa farsi ascensore sociale e culturale fino a cancellare ciò che è assegnato alla nascita è obiettivo troppo arduo, affidato al Caso: una scuola eccellente, un docente capacissimo o magari un incontro fortunato con una guida educativa incontrata qua o là. Qualche volta - troppo raramente - succede. Ma tendo a pensare che sarebbe meglio che non succedesse giacché la lotteria del Caso ha per scopo lasciare tutto com'è.

martedì 5 marzo 2019

La bandiera per riconoscersi davvero


La nostra Costituzione Repubblicana ha forti elementi di Socialismo. Di Socialismo però nel nostro Paese non c'è traccia. Si potrebbe dire perché la Costituzione è tradita oppure perché la Costituzione ha margini di ambiguità che hanno reso possibile aggirarla o renderla innocua e rispettosa del vecchio ordine. Allora, in attesa di rendere un giorno meno ambigua e più "direttiva" la nostra Costituzione, oggi riconoscerei Democrazia Socialista in un partito che a proposito dell'art. 4
( La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società),
promuova nel senso di "realizzi" le condizioni che rendano effettivo questo diritto (al lavoro). Più chiaramente: inoccupazione zero.
Egualmente, a proposito dell'art. 41
(L'iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali ),
direi che, malgrado il primo comma che appare dare via libera al privato, è negli altri due commi assolutamente socialista. In questo caso è chiaro che la Costituzione è stata propriamente disattesa e tradita. Più chiaramente: l'Ilva avrebbe dovuto essere chiusa da tempo, transitando i suoi lavoratori ad altro impiego (vedi ancora art. 4).
In conclusione, Zingaretti (???) o chi per lui, per essere riconosciuto autenticamente socialista dispone di una bandiera e di una cornice di programma, già disegnate dai padri costituenti che guardarono a sinistra. Al centro e a destra sarebbe assai più complicato agitare la bandiera della Costituzione.

domenica 26 agosto 2018

Se fossi Salvini, se fossi l'opposizione


Se fossi Salvini (e per mia fortuna non lo sono) farei salti di gioia. Vittima della Giustizia asservita ai poteri forti, il mio consenso fra il popolo sale alle stelle. Infatti Salvini fa salti di gioia.
Se fossi un complottista (e non lo sono per niente) penserei che il procuratore di Agrigento, avviando l'indagine, si è rivelato un complice di Salvini.
Se fossi Di Maio, la mia angoscia sarebbe profonda. Mi sentirei senza scampo. Se sconfesso Salvini si va al voto e lì perdo tutto. I populisti-nazionalisti-razzisti, compresi quelli annidati nel mio partito, voteranno Lega. Quelli che guardano a Fico vorranno lui come nuovo capo politico.
Se fossi l'opposizione (di "sinistra", diciamo), non saprei che pesci prendere. Probabilmente sceglierei di defilarmi. Non esalterei il ruolo della magistratura. Direi più o meno che "Salvini va battuto politicamente". Cioè non direi nulla. E non farei nulla, non possedendo gli strumenti culturali e politici per sconfiggere il padrone del cuore degli italiani (di molti, di troppi).
Se fossi quel che sono, un senza partito che crede nella Costituzione e in una prospettiva di Democrazia Socialista, con i miei pochissimi compagni, perso per perso, rischierei tutto. Affermerei e spiegherei fino all'esaurimento che il dominus della maggioranza non è il padrone d'Italia. Che la Costituzione ci tutela tutti nei tempi più burrascosi. Tutela le minoranze e ci tutela da noi stessi. Chiederei ai docenti di ogni ordine e grado di aprire l'anno scolastico spiegando bene come e perché la Costituzione è il massimo presidio della nostra libertà e della nostra umanità.
P.S. Con i miei quattro amici-compagni spiegherai, sui social, al bar, per strada, ai disperati che votano Lega e 5stelle il grande imbroglio che ha fatto loro credere che i nemici sono quelli con la pelle scura e non quelli bianchissimi e coi colletti bianchi che hanno depredato il nostro Paese.

giovedì 2 giugno 2016

La più bella del mondo?

Oggi festa della Repubblica è un po' festa della Costituzione. Quindi spendo due parole. Non sono sicuro che la nostra Costituzione sia la più bella del mondo, perché conosco poco le Costituzioni altrui. Ma soprattutto perché vi leggo difetti. I padri costituenti ne erano consapevoli. Infatti nella Costituzione stessa sono iscritte le regole per la sua modifica. Ed io vorrei modifiche. In contraddizione quindi è Benigni che vuole modifiche ad una Costituzione che diceva perfetta. Io invece vorrei ad esempio un sistema monocamerale. Non il bicameralismo perfetto né quello ultra imperfetto (cioè pasticciato) che ora si vuole foggiare. Vorrei poi l'abolizione delle Regioni (o almeno un forte accorpamento) e vorrei più poteri e risorse ai Comuni. Vorrei ancora che la legge elettorale venisse "costituzionalizzata" nel senso che un voto valga uno e siano inibite leggi che danno tutto al vincitore col 20% dei voti al primo turno. Ragionevole uninominale a doppio turno o proporzionale puro. Molte altre cose cambierei, anche rendendo più stringente l'impegno all'effettività del diritto e del lavoro che pure è presente nella Carta (art. 3 e art. 4). Mi piacerebbe si parlasse di questo. Ma il leader che (per me misteriosamente) occupa la scena non si occupa di questo e neanche spiega per la verità la ratio della sua riforma. Le cose più chiare che gli ho sentito dire? La prima è che si risparmieranno 50 milioni. Il premier è furbo. Ha la furbizia che usurpa il nome di "intelligenza". Infatti sa quel che gli giova sapere. E ignora quel che gioverebbe agli italiani sapere. Sa che né la buona né la cattiva scuola insegnano agli italiani a cogliere ordine di grandezze. Sa che gli italiani non sanno quante volte i 50 milioni stanno nei 10 miliardi di bonus annui o nei miliardi di incentivi per assunzioni a tempo indeterminato, etc. Così va avanti spedito e convincente. L'ha spiegato ieri. Sapete perché chi si oppone si oppone? Semplice: perché uno su quattro andrà via. Ha fatto anche segno con la mano, per essere certi che comprendessimo. Magari è anche vero. Ci sono sovente o sempre ragioni personali che sostengono le nostre convinzioni. Ci sono per tutti. Compresi quelli che votano Sì. Compresi quelli che ieri detestavano il segretario-premier e ora sono saliti sul carro del vincitore. Ma il dibattito costituzionale e politico davvero deve ridursi a tanto? Finisco. Non voglio apparire o essere presuntuoso. Ma, da cittadino che per una democrazia compiuta cambierebbe tanto e conserverebbe poco, non sono contento di cambiare per cambiare. A parte che ci si vuole fare scordare che cambiamenti costituzionali sono stati fatti (2001, 2005) e di cui ci si è pentiti. Non voglio cambiare per andare indietro. Se l'alternativa fosse questa (e non lo è), scelgo di stare fermo. Davvero è così difficile da capire? W la Repubblica! W la Costituzione (da migliorare, non da peggiorare).

giovedì 30 luglio 2015

Mattarella e il diritto effettivo al lavoro


Due spunti interessanti oggi del Presidente timido (remissivo?) alla cerimonia del ventaglio. Il primo spunto chiaramente critico verso il renzismo: "Non si risolvono i problemi con un uomo solo al comando". Mi interessa ancor più il secondo, meno esplicitamente, ma più sostanzialmente critico verso il renzismo e anche verso il pensiero comune: "Il diritto al lavoro per TUTTI è un impegno della Costituzione". Una lettura corretta della Costituzione e dei suoi trascuratissimi elementi di socialismo. Un diritto per TUTTI significa che non ci si può acquietare nella speranza (o anche nel risultato) di avere "solo" 2.500.000 disoccupati anziché 3.000.000. Perché ognuno vive una vita sola. Ed è inaccettabile che la viva come uno dei 2.500.000 "sprecati". Sarebbe inaccettabile anche se ci fosse uno solo privato del diritto effettivo al lavoro. Quindi governo e parlamento sono fuorilegge. Questa è la mia interpretazione del discorso di Mattarella. Scelgo la Costituzione come bandiera della Grande Ribellione che auspico e attendo.

martedì 2 giugno 2015

La festa è ribellarsi


L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Da tempo recitiamo l'art.1 della nostra Costituzione con una sorta di sorriso. Come per una formula inutile. Io credo invece che la sinistra debba imparare a dirla sul serio. Cioè pretendendo l'attuazione di una promessa fin qui del tutto tradita. La promessa è tradita se è condizionata da se e ma. Se non vale per tutti. Il patto è tradito se anche uno solo non esercita il diritto effettivo al lavoro, volendo e potendo lavorare. E' tradito se i giovani che si affacciano alla vita trovano ogni posto occupato: dalle corporazioni, da chi dice "questo è mio". Il 2 giugno del 1946 per la prima volta votò la metà ignorata del popolo: le donne. Oggi non vota la metà degli italiani, uomini e donne. Anche questo è tradimento. E' tradimento un sistema che non offre rappresentanza e consegna tutto il potere ad una minoranza, la più grossa delle minoranze. Perciò ribellarsi è giusto. Fermarsi tutti e voltare pagina. Nella legalità costituzionale.

sabato 12 febbraio 2011

Le vite degli altri, secondo Berlusconi e secondo me

Ormai sospettiamo di tutto e di tutti. Ho rivisto ieri in TV il bellissimo Le vite degli altri, emozionandomi come tempo fa al cinema. Ammetto di avere trovato sospetta questa proposta di RAI 2, come Santoro ad Annozero di giovedì 10 scorso. I cattivi nel film sembrano essere i comunisti e gli spioni della Stasi che intercettano le vite degli altri. Sembrano quasi gli avversari di Berlusconi, no? Lui stesso infatti con sospetto tempismo ha immediatamente suggerito l’analogia.
Come mai allora io, che, diciamo, non sono esattamente un seguace del premier, mi sono così emozionato e commosso alla visione del film? Come mai mi sono sentito confortato nelle mie convinzioni? Beh, anch’io ho pensato a Berlusconi. Solo non lo ho proprio confrontato alla vittima e alle vittime protagoniste di un film così coinvolgente. Il film è una denuncia spietata del clima oppressivo e conformista della Repubblica Democratica Tedesca. L’oppressore però non è la magistratura: è il partito, è il governo. La Stasi è al servizio di un ministro debosciato, non della magistratura che comunque immaginiamo non avesse grande autonomia dal partito e dal governo nella DDR. * E’ il ministro debosciato, avanti con gli anni, goffo nel suo amore frettoloso nell’auto pubblica, a disporre del corpo dell’attrice affascinante. Ne può disporre disponendo al contempo dei servigi dell’autista dell’auto di Stato (pensa un po’…). Può disporre di quel corpo solo in ragione del suo potere di premiare e punire, promuovere o spegnere una carriera. E può disporre della Stasi quel ministro perché trovi una colpa nello scrittore con cui non vuole più condividere la donna. Può alla fine quel potere senza controlli corrompere anche l’anima della donna, dopo averne sequestrato il corpo, inducendola a tradire il compagno. Insomma, gli amici del premier avranno promosso il film per suggerire Berlusconi vittima. Ma io ho identificato Berlusconi nel ministro sporcaccione e prepotente. Gli altri italiani hanno visto un altro film? Io mi sono sentito sollecitato a difendere la nostra Costituzione, quella vera, non quella “materiale” ed eversiva del premier. Mi sono sentito sollecitato a difendere l’autonomia della magistratura contro il totalitarismo e il dispotismo dei governi. *Con ragionamenti conseguenti peraltro il tentativo dispotico in atto mi sembra assimilabile al modello cinese, col partito unico (comunista? ) che amministra un capitalismo sfrenato, ancor più che al modello DDR dove almeno era presente l’alibi della sicurezza sociale dell’eguaglianza. Quando si dice eterogenesi dei fini! Chi ha proposto Le vite degli altri in TV pensava ad un manifesto pro premier. Io proporrei il film al movimento delle donne che domenica 13 manifesterà contro la prepotenza del potere che riduce la donna a cosa e la corrompe.

*Perciò, andando contro corrente, apprezzo come contributo alla chiarezza l’intenzione annunciata dal premier di far causa allo Stato. Forse contro le sue intenzioni, chiarisce almeno che Stato e governo sono cose diverse. Sembrava che il presidente del Consiglio si considerasse padrone dell’uno e dell’altro.

P.S. Nel proibire la proiezione a Parla con me dei minuti conclusivi del Caimano di Moretti gli amici del premier sono stati più bravi. In effetti l’aggressione della folla contro la magistratura che ha osato condannare il caimano ha il sapore di una profezia e quella guerra civile è l’asso nella manica di un premier disperato, la minaccia latente che tutti dobbiamo sentire. Non dobbiamo rappresentarla però e Moretti l’ha rappresentata rendendo il re nudo e noi un tantino più consapevoli. Un bravo di cuore a quelli che hanno tagliato la scena. La DDR è più vicina.

domenica 30 gennaio 2011

Il giorno della memoria secondo l'insegnante fiorentina

Giovedì, 27 scorso, in un liceo artistico fiorentino una insegnante, appartenente alla categoria , minoritaria e impagabile (direi letteralmente), degli educatori, nell’occasione del giorno della memoria, ha realizzato un “incidente” didattico. Ha chiesto agli studenti di dichiarare al più presto residenza e nazionalità propria e dei genitori. Motivo? Una circolare del Ministero della Pubblica Istruzione che imponeva di riservare ai fiorentini - docenti e allievi – le scuole di Firenze. Per rendere più credibile l’invenzione ha aggiunto che lei stessa si preparava a tornare per questo nella sua Emilia Romagna. Sbigottimento, disperazione e lacrime soprattutto da parte dei giovani figli di immigrati. “Come faccio a tornare in Cina?”. Solidarietà, con qualche offerta di asilo, dai compagni fiorentini, non dissimile da quella che “i giusti” espressero in altra epoca verso gli ebrei perseguitati.
Poi la rivelazione: non è vero; ma qualcosa di simile a questo e peggio di questo è successo in Italia, nel ’38, con le leggi razziali.
Ho letto commenti giustamente elogiativi per l’invenzione della docente. Io aggiungo solo due note che sono il risvolto preoccupante e triste dell’episodio.
La prima riguarda l’ignoranza degli studenti sulla nostra Carta Costituzionale. Gli studenti hanno creduto che una circolare ministeriale potesse sovvertire i nostri principi costituzionali. Lo hanno potuto credere perché evidentemente non conoscono davvero la Costituzione. Avrebbero creduto all’insegnante se avesse rivelato che il giorno dopo il sole sarebbe sorto con due ore di ritardo o che 2+2 avrebbe fatto 5? La Costituzione non dovrebbe essere compresa allo stesso modo? Questa è una lezione alla nostra scuola, alle sue priorità e alla sua efficacia.
La seconda osservazione contraddice apparentemente la prima e comunque è una sorta di attenuante per la credulità dei poveri studenti. Con tutta probabilità solo 15 anni fa non sarebbe potuto accadere quello che è accaduto in quell’aula. Gli studenti non sarebbero caduti nell’inganno. Dal ’94 la Costituzione non è cambiata. Non è cambiata la Costituzione “vera”, “formale”. E’ cambiata però la Costituzione “materiale” che afferma principi diversi. Noi ci rassicuriamo dicendoci che c’è una sola Costituzione, quella scritta dall’Assemblea Costituente e proclamata nel ’48. I nostri giovani però apprendono giorno dopo giorno che quel che conta è “la volontà popolare”. Apprendono che la “volontà popolare” ha voluto questo governo di cui è parte il ministro della Pubblica Istruzione. Apprendono magari che v’è qualcuno, criminale, sovversivo, comunista, che vuole far contare un pezzo di carta più del popolo. Che qualcuno voleva proibire a liste della maggioranza di partecipare alle ultime elezioni regionali in Lazio e in Lombardia “solo” perché le firme dei presentatori erano false o presentate in ritardo. Qualcuno sente che le borse di studio in qualche parte del nordest saranno riservate ai cittadini della regione. Etc. Etc.
Nessuno insegna ai nostri ragazzi che la “volontà popolare” non è la volontà della semplice maggioranza dei cittadini né tanto meno è la volontà del 30% o del 40%. Non lo insegna la scuola, non lo ricorda neanche l’opposizione, intimidita, contro gli ideologi della Costituzione materiale. Di quanti educatori come l’insegnante fiorentina avremmo bisogno? Beh, credo che li abbiamo. Qualcuno in servizio, confuso fra stanchi ripetitori. Li avremmo se volessimo/sapessimo scovarli fra i precari spazzati via e impiegati nei call center e nelle pizzerie. E’ un altro discorso però e non è fra le nostre priorità.