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giovedì 7 gennaio 2021

Quello che mi suggerisce l'assalto del "popolo" al Campidoglio


Giudico la nostra Costituzione non perfetta, emendabile, e però saggia nei principi fondamentali, oltre che tendenzialmente progressista. Gli ultimi eventi shock negli Usa dovrebbero insegnarcelo. Anche se nell'ultimo quarto di secolo la saggezza della nostra Carta è stata sfregiata da un nuovo senso comune partorito dal craxi-berlusconismo. Si è dato vita così ad una Costituzione materiale rozza e di segno populista ed autoritario. La nostra è (era?) una Repubblica parlamentare. Ma i populisti (ed i fascisti e parafascisti) intendono il Parlamento come un nemico della sovranità popolare. Che per essere piena dovrebbe essere priva di mediazioni: in un rapporto diretto ed esclusivo fra popolo e capo. Quella del capo sarebbe l'unico trono legittimo mentre le "poltrone" sarebbero un retaggio del passato da disprezzare e ridurre (vedi l'ignobile narrazione del taglio delle "poltrone"). Enormi i guasti apportati dalla nuova filosofia: dal presunto "governo eletto", ai partiti col nome del capo, alle primarie nei partiti che riducono a cornici gli organi intermedi. Per i populisti (trumpiani, salviniani, etc.) il capo è eletto dal popolo e solo al popolo risponde. E il capo elegge come suoi collaboratori di fatto ministri ed anche giudici. Ma rileggiamo la nostra Carta all'art.1:
" L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle FORME E NEI LIMITI DELLA COSTITUZIONE"
Penso che i populisti non comprendano la parte che ho scritto in maiuscolo. Penso che volentieri la cancellerebbero. Perché dovrebbero esserci limiti alla sovranità popolare? Per la verità io giudico infelice quella espressione. Sarebbe stato meglio scrivere "nelle FORME DISEGNATE DALLA COSTITUZIONE". Voglio dire che LIMITI non ci sono. Non ci sono limiti alla sovranità popolare almeno, ma alla maggioranza sì. Ci sono "forme" cioè modalità con le quali l'astratto principio della sovranità si fa concreto. Non ci sarebbe sovranità popolare se decidesse tutto la maggioranza. Se la maggioranza decidesse "democraticamente" (?) di privilegiare bianchi, uomini, eterosessuali, etc. Il che succederebbe facilmente non solo se non fossero definiti i diritti delle minoranze, bensì anche se il "popolo" nella sua maggioranza -mutevole di giorno in giorno- nominasse, direttamente o coi suoi rappresentanti, i giudici chiamati a giudicare la legittimità di un comportamento (vedi Usa). Il popolo insomma non è la maggioranza e non è neanche ovviamente una minoranza (similtrumpiana) investita da un dio o che si autoinveste. Penso quindi alla saggezza delle mediazioni imposte dalla nostra Costituzione parlamentare ed alla saggezza stravolta della Prima Repubblica. Dove nessun capo era insostituibile e la politica faticosamente cercava il compromesso come incontro fra le varie sensibilità e i vari interessi presenti entro il popolo variegato. Sapremo tornare indietro?

sabato 8 dicembre 2018

L'importanza di trovarsi un nemico


Salvini, a Piazza del Popolo, addirittura cita Martin Luther King e nessuno si indigna! E' accolto con amore da Roma ladrona. Può dire e fare di tutto. Se prima diceva "Prima il Nord" e poi "Prima gli italiani", domani potrebbe dire "Prima l'Europa" con lo stesso consenso. Il nemico necessario potrebbe essere la Cina, Putin, Trump. Perché no? Una Sinistra spregiudicata potrebbe cercare di conquistare il cuore di Salvini per realizzare ciò che i rossi non sono riusciti mai a realizzare.

martedì 6 novembre 2018

Farenheit 9/11: in attesa di sapere se l'America si sveglia


Mi è piaciuto. Mi ha procurato interesse. Ho appreso cose che non sapevo e visto meglio cose di cui sapevo poco. Michael Moore è fra quei militanti che non nascondono di esserlo. Per fortuna. A differenza dei tanti militanti italiani ossessionati dall'esigenza di apparire “obiettivi” (vedi Travaglio o Mieli per fare un esempio). Il film ci conduce ad esaminare i segnali che fecero presagire a Moore (fra i pochissimi) la vittoria di Trump. Quella vittoria impensabile per i politici e per i media che il regista ridicolizza ricordandoci i sorrisini di scherno verso quella ipotesi che appariva lunare. Moore spiega la vittoria incredibile sia, come domanda di sicurezza di parte della classe operaia e del ceto medio, sia – ancor più -come effetto della fascinazione mediatica che man mano si crea, con l'effetto del macho arrogante, misogino e volgare che incanta le folle negli Usa come in Italia, e sia – forse soprattutto- come responsabilità dei suoi avversari democratici. Il regista ci mostra vicende di cui personalmente nulla sapevo per mostrare la marginalità dei democratici dai problemi veri della gente. Ci mostra il classismo e il razzismo della classe dirigente nella storia della cittadina di Flint, a maggioranza nera, nel Connecticut. Lì il governatore repubblicano dello Stato, tale Sneider, per economizzare e per fare affari privati (come denuncia Moore), priva la città dall'acqua pulita del lago Huron sostituendola con quella di un fiumiciattolo inquinato che farà ammalare con le sue dosi di piombo soprattutto i bambini. Al contempo il governatore restituisce l'acqua pulita alla locale fabbrica della G. M. che aveva lamentato danni alle sue auto. E la fa franca. Anche perché in suo soccorso interviene il presidente Obama. Intervento atteso con speranza dai cittadini abbandonati, ma dolorosamente deludente. Fa male anche a me vedere Obama chiedere un bicchiere d'acqua ai cittadini venuti a sentirlo e berne appena un sorso (come svela l'implacabile telecamera). Il regista ci mostra soprattutto il popolo democratico e radicale deluso quindi. Quello che in parte stava con Sanders (sconfitto da Hillary alle primarie con i brogli secondo l'autore e molti testimoni). Ci sono i ragazzi delle medie, incredibili per maturità, che vediamo organizzare una marcia di protesta contro i fabbricanti di armi, dopo l'ultima strage in una scuola. Con un ragazzino che nell'incontro pubblico con un candidato chiede: “Lei ha avuto finanziamenti dall'Associazione dei fabbricanti di armi?”. Senza ottenere risposta ovviamente. E c'è uno sciopero di insegnanti in lotta per un 5% di aumento del magro stipendio e per una congrua assicurazione sanitaria. Ricevendo la solidarietà delle altre categorie della scuola: autisti, cuochi, etc. Il sindacato ottiene un risultato al ribasso che esclude gli operatori non-docenti. Gli insegnanti riprendono la lotta, forniscono pasti agli alunni cui lo sciopero ha fatto perdere la preziosa mensa. Vincono. C'è infine un esempio di lucida consapevolezza di un pensionato (300 dollari) del settore auto che vuole spiegare ai giovani operai che i vantaggi che ricevono dal protezionismo di Trump sono pagati dagli agricoltori che soffrono le contromisure degli altri Paesi. Una lezione esemplare sugli inganni di Trump e dei sovranisti. Moore è esplicito nel denunciare il trumpismo come neo-fascismo. Lo fa anche sovrapponendo la voce di Trump ad un filmato del Fuhrer. Pur sostenendo che la "democrazia" americana è una frottola, sia per le discriminazioni permanenti, sia per un sistema elettorale voluto dagli Stati schiavisti che ha consegnato a Trump la vittoria, con 3 milioni di voti meno di Hilary, Moore lascia però la porta aperta alla speranza in una nuova generazione radicale democratica, oltre Sanders, fatta non a caso di giovani donne. Ho pensato all'Italia. Ho pensato a Lisa Garofalo, ad Anna Falcone e a Elly Scheiln. Ripartire da un progetto radicale con il volto di giovani donne in Italia come in Usa?

lunedì 6 novembre 2017

Notizia e non notizia


Per me oggi è più notizia l'ennesima strage in Usa che i risultati del voto (e del non voto) in Sicilia e ad Ostia. Anche se propriamente non è notizia. Perché non vedo in campo né qui né negli Usa né nel mondo chi possa rispondere all'infezione nichilista mortale dell'era digitale. Famiglie e comunità locali espropriate sempre più della cura dei suoi membri nell'impero invincibile dei padroni del web. Terrorismo, organizzato o individuale, cosiddetta "follia", noia esistenziale etc. sono meri dettagli di una malattia impossibile da curare se il mondo non viene rovesciato come un calzino. Ma c'è solo Trump, Renzi, Grillo, Casapound e qualche bandiera rossa inutilmente sventolante al vento.

sabato 4 novembre 2017

Tommasi, più trumpiana di Trump


Ad Otto e mezzo ho sentito tale Paola Tommasi, giornalista di Libero. E' la seconda volta che mi capita di ascoltarla. Non sono cultore della diffidenza sistematica, Però ammetto di essermi chiesto: "E' nel libro paga di Trump"? Sapete com'erano (e in parte ancora sono) i berlusconiani duri e puri? Sapete come sono i renziani duri e puri"? Qualunque cosa dica e faccia il Grande leader è saggio, è incontestabile. Se alcuni dei suoi lo abbandonano quelli sono mossi da torbide passioni o sono semplicemente traditori. E chi saranno mai questi repubblicani che non assecondano le grandi visioni di Trump plebiscitato (più o meno) dal popolo?
Fra poco, assicurava Paola Tommasi, Trump provvederà a circondarsi di soli uomini fidati. Come Renzi, come Berlusconi. come altri che magari non lo dicono, ma che lo fanno, dico io. E Trump con l'abbattimento del carico fiscale promuoverà i consumi natalizi. E così darà lavoro, etc.


E' l'epoca della fine dei partiti, della fine di ogni elaborazione collettiva. Della militanza come fede assoluta in un uomo. Della perdita totale dell'autostima del cittadino tifoso. Della perdita totale della ragione.

P.S. Dimenticavo una perla di Paola Tommasi. La scrittrice americana Katherine Wilson, democratica, afferma che per fortuna i contrappesi costituzionali Usa -Congresso, Senato, prerogative degli Stati, Corte suprema, etc.-  hanno funzionato inibendo molte delle iniziative di Trump quali muro, controriforma sanitaria, etc." E l'impavida Tommasi replica: "Contrappesi o sabotaggio"? Bisogna farsene una ragione: oggi regole e Costituzioni appaiono complotti contro i "cari leader" che, lasciati liberi di decidere senza lacci e laccioli farebbero ognuno della propria nazione un paradiso terrestre. Ultimo clamorosamente masochistico (così lo giudicano alcuni) contrappeso in Italia è stato il No del 60% nel referendum costituzionale.

sabato 23 settembre 2017

A proposito di Emma Bonino: "compagno/a", cioè...


L'altra  sera, dopo Mia Martini a Techeteche, ho seguito l'intervista ad Emma Bonino a Piazza pulita. Mi è sembrata stanca. Mi è sembrata pessimista. Mi è sembrata la solita Bonino. Che dice quel che pensa, al di là delle convenienze. Che pensa bene quel che dice. La sua è stata una requisitoria contro il larghissimo fronte dei propugnatori del respingimento: da Salvini, coi nuovi fascisti, fino a Minniti. Quest'ultimo incluso nella lista, pur con tono sommesso. Forse perché Bonino, come me, pensa che anche i toni contano. Quel che sta avvenendo, secondo Bonino, è di contenere gli sbarchi anche a costo di aumentare i morti: o in mare o nelle carceri libiche. La Libia inaffidabile più della Turchia che almeno ha una sola autorità La Libia in preda al'economia del malaffare e delle bande che intrecciano o alternano il business delle carrette del mare con quello del contenimento degli invasori disperati in cambio di denaro. E poi contrabbando di petrolio, droga, armi, etc. La Libia come "tappo" per togliere dalla nostra vista ciò che non vogliamo/sappiamo affrontare. Le soluzioni? Innanzitutto a casa nostra, sottolinea Bonino. Ad esempio impegnando gli 8000 Comuni italiani a far tutti la loro parte nella buona accoglienza. Tutti non 2000 come oggi. E quindi l'Europa. E infine "aiutarli a casa loro" con coerenza e con l'impegno di due generazioni, se non tre..Ascoltando quella che avrei voluto, dopo la diversissima Tina Anselmi, al vertice dello Stato, sento come di dover giustificare la mia vicinanza a lei e la lontananza da molti che oggi si definiscono "compagni". Mi sento filologicamente "compagno", se "compagno" è chi vuole che il pane sia condiviso: "cum-panis". Anche Emma vuole questo. Pane condiviso con tutti gli umani. Magari, da "liberista", lei non auspica che si divida il companatico. Ma troppi "rossi, anti- liberisti vogliono che si divida pane e companatico entro il confine nazionale. Allora, da socialista, preferisco Bonino a Trump, May, Minniti e anche rossobruni vari. 

giovedì 10 agosto 2017

I nemici dei miei avversari non sono miei amici


Mi capita che davanti ad un post avrei cose complicate da dire, fuori dallo schema mi piace/non mi piace. Allora talvolta rinuncio al commento. Mi è capitato per qualche amico "comunista" o "anti-imperialista" a proposito delle minacce nucleari di Kim etc., insomma del nipotino e figlio dei precedenti "capi" della Corea del Nord. Gli amici mettevano in rilievo con indignazione che gli Usa sono da tempo la vera minaccia nucleare all'umanità (peraltro l'unico Paese che l'abbia sperimentata sulla carne viva dei civili). Vero, insieme alla Russia, alla Francia, all'Inghilterra, all'India, al Pakistan e ad Israele (che però - boh - non è ufficialmente un Paese dotato di atomica). Tutto vero. E anche peggio pensando alle minacce all'Iran e a quelle concretizzate contro Saddam. Da questo io però deduco la necessità di un impegno dei popoli del mondo per un disarmo nucleare generalizzato. Deduco la necessità di una lotta per la riforma dell'Onu perché non ci siano più potenze con diritto di veto e perché ogni Paese conti per i suoi abitanti, etc. Non deduco affatto però che i nemici dei miei avversari (gli Usa, Trump) debbano essere miei amici. Anzi, pur detestando Trump per quel che rappresenta, sono costretto a preferire che se ci debba essere una sola atomica al mondo questa sia nelle sue mani e non in quelle del "compagno" Kim. Per il semplice motivo che in Usa non si è capo per diritto di nascita, anche se si è un imbecille, e perché gli Usa hanno organi di garanzia e contrappesi che La Corea del Nord non mi pare conosca. P.S. Discorso analogo per Maduro. Che ho già fatto.

lunedì 24 luglio 2017

Il Medioevo prossimo venturo è già arrivato?


"Il Medioevo prossimo venturo" (1971) il titolo di un esercizio di futurologia di Roberto Vacca. A suo tempo mi impressionò e trovai fondata la prospettiva di una crisi del sistema che parte da un piccolo episodio - un incidente aereo - per svelare la fragilità dei sistemi complessi. Dove davvero un piccolo incidente in Usa può avere ripercussioni fatali sul pianeta intero che velocemente regredisce. Forse Trump è quel piccolo incidente. Oggi il combinato disposto di fuoco (criminalità e stupidità umana) e siccità (ancora criminalità e stupidità, seppur in forme più sofisticate) mi fa pensare che potremmo essere nell'anno da cui partirà la datazione del nuovo Medioevo. Eccoci chiusi in casa per non respirare fumi perché nostri adolescenti passano l'estate a bruciare foreste, dopo l'inverno trascorso a bruciare senzatetto o stuprare coetanee. Eccoci a preparare riserve d'acqua a Roma in previsione dell'annunciato razionamento. Grazie alle furbizie sovraniste - Usa e non solo- che distribuiscono al mondo i veleni prodotti per il Pil nazionale, forse si avvicina il momento in cui avremo Pil nazionali alle stelle e potremo comprare al mercato nero l'acqua razionata con euro di cui non sapremo cosa fare.

mercoledì 24 maggio 2017

Una domanda irriverente


Vedo in diretta TV l'incontro fra Francesco, Trump e il suo seguito. Trump sorridente e Francesco un po' imbronciato. I due non potrebbero essere più diversi. Il sovranista contro l'internazionalista, quello dei muri contro quello dei ponti, l'ecoindifferente contro l'autore di "Laudato si'", l'enciclica sull'ambiente e il mondo casa comune. Enciclica che il Papa regala a Trump. E sembra una provocazione. Fra il serio e l'imbronciato dunque Francesco. Che però si illumina quando Trump gli presenta moglie e figlia, così eleganti. Una domanda irriverente: un Papa può non essere indifferente alla bellezza femminile?.

mercoledì 29 marzo 2017

L'ecologismo impopolare


Trump che cancella gli accordi di Obama sul clima si dimostra un politico di grande furbizia. Dico"furbizia" e non "intelligenza" perché per me la prima è l'arte di far bene a se stessi, la seconda è la propensione autolesiva di guardare all'interesse pubblico, compresi gli interessi delle generazioni future. I nipoti non votano e l'interesse pubblico è poco visibile in generale. Meglio i bonus allora e meglio il "libera tutti" con "first America", "first Italia". Meglio rassicurare i minatori che estraggono carbone. Meglio rassicurare gli operai che trivellano. Anche se sono poche decine di migliaia. In ogni caso Trump dà prova di privilegiare il lavoro. Prova ingannevole perché ogni nuovo lavoro può distruggere un altro lavoro e può inibire nuovi diversi lavori. Ma non esiste un apparato concettuale popolare e leggibile o vocabolario per dimostrare l'inganno. Per questo la sinistra arretra e l'ecologismo arranca.

martedì 31 gennaio 2017

Contro la sinistra trumpista


Se ho capito cos'è la politica e si è contro Trump, questa notizia non si deve diffondere. Apprendo che le grandi corporation si stanno schierando contro il presidente americano. Soprattutto dopo l'ultimo editto che respinge gli ingressi da Paesi islamici. Malgrado le seduzioni operate con promesse di tagli fiscali. Contro Trump Ford, Apple, Facebook, Airbnob, Starbucks, etc. Quelle esplicitate sono motivazioni storiche e ideali. Il presidente della Ford considera il decreto “contrario ai valori della nostra azienda”. Per il capo di Apple “non esisteremmo senza immigrazione”. Ma tutta l'industria della rete è contro: Facebook, Microsoft, Netflix, etc. Starbucks invece contesta concretamente, con la promessa di assumere 10mila rifugiati in 5 anni,. Airbnb offre alloggi gratuiti ai rifugiati e a chiunque non riesca a rientrare negli Usa.
Come interpretare la sollevazione delle corporation e dei capitalisti contro il presidente capitalista? Mi sembra difficile credere che si tratti solo di conti e che le detassazioni promesse non valgano quanto il freno all'immigrazione, gradito ai sovranisti e avversato dai globalizzatori. Nell'ipotesi più “materialistica” si tratta invece di marketing rivolto alla maggioranza che non ha votato Trump. Ma io non credo ai capitalisti brutti e cattivi. Credo al capitalismo brutto, cattivo e catastrofico. Ed è un altro discorso. Perché un capitalista non riempie la sua vita solo accumulando miliardi. Dopo averne accumulato abbastanza viene il tempo di altre narrazioni. Vedi Gates con la sua filantropia spinta e che promette di non lasciare nulla ai figli. Bene. Comunque la destra e larghissima parte della sinistra è con Trump contro le corporation l'immigrazione, la globalizzazione e l'establishment di cui sono espressione i capitalisti che protestano. Quindi queste notizie, avute stamattina da Repubblica non dovrebbero essere diffuse. Nella logica semplificante vincente danno vantaggio al capitalista imbroglione che la sinistra ha preso ad adorare. Contro l'establishment. Se fossi complottista penserei ad un complotto di Repubblica ed altri nel diffondere queste notizie. P.S. Io però non dovrei pubblicare questo post. Il fatto è che sono contro Trump, senza se e senza ma, e però non sono un politico.

lunedì 30 gennaio 2017

Futili pensieri dopo pranzo


Cerco di trovare le parole per dire la conclusione cui sono arrivato da qualche tempo. Penso che a nessuno di noi (o forse solo a pochissimi) interessi di contribuire a risolvere i problemi del mondo. Perché dovremmo? Cosa ce ne viene? Al più ci interessa risolvere i nostri personali problemi e quelli dei pochi che incidono direttamente nel nostro angolo di felicità . Se la nostra azione migliorasse il mondo non lo sapremmo mai. Troppe forze, troppe variabili sono in campo per capire l'effetto della nostra presenza nel mondo. E se anche potessimo averne certezza positiva, eguale certezza non avrebbero quelli che ci giudicano. Infatti non c'è leader nella storia che abbia ricevuto unanime stima e consenso. Credo anche che tutti i leader la pensino in fondo come me. L'unica cosa che conta per loro e per tutti è essere amati. Anche producendo disastri, comunque attribuibili ad altri e ad altro. Peraltro la nostra capacità di autoingannamento ci libererà facilmente dal fastidio del tribunale della coscienza. In tal senso credo nella “buona fede” di Trump, di Salvini, di Grillo, di Renzi e di tutti quelli che ci conducono al disastro. Avanti allora con slide e tweet, avanti con gli insulti. Piacciamo così.

mercoledì 28 dicembre 2016

Voglio un centro di gravità permanente


Vorrei statisti, vorrei Stati non liquidi, vorrei che un Paese non invertisse la sua rotta per una elezione in cui peraltro il vincitore - Trump - ha preso tre milioni di voti in meno dell'avversaria sconfitta. Invece no. Cambia tutto e Trump, come il capo di una banda di briganti, può rassicurare Netanyahu: "STO ARRIVANDO, non mollare la preda dei territori occupati; l'astensione di Obama all'Onu non conta nulla".
Vorrei che un capo di Stato non dichiarasse guerra
Vorrei che un capo di Stato (Romania) non potesse far guerra addirittura ad una religione, negando l'investitura di governo alla più votata semplicemente perché musulmana.
Vorrei statisti nel mio Paese. Non politicanti che ieri erano per il maggioritario più maggioritario che si può (Berlusconi, Renzi) e oggi sono per il proporzionale più proporzionale che si può (Berlusconi) o non sanno più nemmeno cosa volere (Renzi) dopo che la legge più bella del mondo, l'Italicum, si è scoperto farebbe vincere M5S. Cercasi legge elettorale su misura, difficilissima da escogitare. Ed io cerco un centro di gravità permanente.Non per forza subito il socialismo. Almeno qualcosa che somigli un tantino alla democrazia.

lunedì 21 novembre 2016

Salvini da Fazio:segnali dal futuro prossimo

Per me Salvini è uno che dice immediatamente quel che pensa. Non sembra studiare e non cerca mossette scontate. Dice le solite cose che non possono dispiacere a nessuno. Contro la legge Fornero ad esempio. Per tutti è ok andare in pensione presto: a chi può andarci e a chi pensa di prendere il posto di chi va in pensione. Così dice il pensiero comune; quello stesso che dice di chiedere più flessibilità all'Europa. Chi ci perde? Apparentemente nessuno. Poi c'è la flax tax al 15%.Chi ci perde? Non chi paga il 45% ma neanche chi paga il 16%. In compenso botte da orbi all'anonima finanza che se ne infischia proprio perché anonima. Elogi sperticati a Putin, Trump, Le Pen e addirittura al giovane dittatore nordcoreano. Cosa hanno in comune? Sono alfieri della sovranità nazionale. Messaggio chiarissimo. Infine a domanda di Fazio sul centrodestra, la risposta più innovativa e coraggiosa: "Sono cose vecchie la destra e la sinistra. Oggi la differenza è fra chi difende gli interessi nazionali e di chi lavora e chi difende le banche". L'ho preso sul serio. Da tempo sono evidenti le convergenze fra destra e cerca larga sinistra che dice di comprendere il voto a Trump ma vuol dire forse che lo condivide. Salvini ha esposto un progetto rosso-nero con efficacia. P.S. Io non sarò con quel progetto rosso-nero.

lunedì 14 novembre 2016

Disperazione ed astensione

Alle prossime politiche sempre più probabile un mio sterile voto di testimonianza ad una sinistra che non deve vincere o non riesce a vincere restando sinistra. Oppure l'astensione.
Intervistato da Gruber ed altri sul direttorio "abrogato" da Grillo, Fico, fra gli ex del direttorio, risponde: "Non c'è mai stato. E' una invenzione. Il direttorio di M5S è M5S". Risposta suggestiva. Però che il direttorio non ci sia mai stato lo scopro stasera. Pazienza. Ma poi Gruber incalza chiedendo in cosa M5S o Fico si senta vicino a Trump. E lì salto dalla sedia. Perché Fico risponde come temevo. Dà proprio la risposta che io gli imploravo di non dare. "Trump ha rinunciato alla indennità presidenziale di 400.000 dollari annui". 400.000 dollari, quanto potrebbe servirgli per aggiornare la rubinetteria d'oro di uno dei suoi bagni. Mia autentica disperazione.

sabato 12 novembre 2016

Il duello dei populisti e il popolo assente

Le parole si logorano. Nell’era del politicamente scorretto quel che era denigratorio è rivendicato come merito. Così avviene per “populismo”. Grillo è stato forse il primo a rivendicarlo come merito:  “Siamo populisti”. Forse quindi sarò costretto a cercare un’altra parola per  indicare chi seduce il popolo per distrarlo dai suoi interessi e dalle sue battaglie. Come dovrei chiamare chi suggerisce bersagli facili per ricevere consenso esplicito dal popolo e consenso implicito dai privilegiati risparmiati dal grande Vaffa?  Non mi arrendo al politicamente scorretto e non  dico quindi “imbroglioni”.

Alla vittoria di Trump Grillo ha manifestato compiacimento ed esultanza. “E’ stato un grande vaffa all’è lite” ha detto. Alla è lite politica forse sì. Non alla élite dei multiproprietari di ville e palazzi, con le rubinetterie dorate però.  Quella è una élite “popolare” forse.   Ma Grillo si è accorto che il vaffa di Trump è rivolto anche e soprattutto ad un pezzo caratteristico del programma 5Stelle? Lo è, a meno di credere che l’ecologismo del M5S non sia solo un orpello raccattato per riempire le pagine del programma. Lo è perché, al di là della xenofobia e del sessismo che magari potrebbe apparire un gioco innocente (e non lo è) ,il nucleo concretissimo del programma di Trump è l’esatto opposto dell’ecologismo dichiarato di Grillo. E’ la scelta del carbone. E’ la scelta delle trivelle. E’ la scelta di denunziare gli accordi di Parigi sul clima.  E’ la scelta di sfamare il suo popolo saccheggiando il pianeta. E’ la scelta di fare pagare i costi del saccheggio a quelli che ancora non votano e a quelli che verranno. Quest’ultima  è la scelta peraltro del populismo contendente: quella di Renzi. Anche lui per grandi opere e trivelle. Lui impegnato nell’appassionata contesa con Junker. Lui che non la manda a dire. Lui che –oibò – alla “burocrazia” di Bruxelles antepone la sicurezza delle scuole e il popolo terremotato. E quindi pretende flessibilità, cioè deficit,  cioè debito da scaricare  al governo prossimo venturo, nonché ai posteri.   Mentre nessuno osa ribattere che le risorse per la sicurezza e per i senza tetto potrebbero essere recepite  con la reintroduzione  della tassa sulla prima casa  per i più abbienti, con la reintroduzione della  tassa di  successione che penalizzerebbe un  tantino la povera milionaria erede di Esselunga o  gli eredi di Briatore,  e  con la revisione della curva dell’Irpef,   accentuandone la progressività .  Oltre che abbattendo le pensioni d’oro. Oltre che abbattendo le remunerazioni d’oro di troppi dirigenti. Oltre che bonificando l’Italia da consorterie familistiche, amicali, paramafiose,  mafiose. Tranquillo, Presidente, nessuno proporrà nulla di simile.  Il senso comune vincente che ha disarmato il “popolo” non consente di parlare di tasse e sul resto si può parlare senza essere obbligati a fare. La narrazione renziana è assai intelligente. Infatti  nessuno osa contraddirla davvero. Al più si può rilanciare più in su o denunciare l’insufficiente determinazione del premier: “Io pretenderei di più, io userei parole più pesanti contro la tecnocrazia”: insomma variazioni sulla stucchevole narrazione.  Il senso comune in compenso  consente di proporre impunemente la flax tax al 15% per tutti, poveri e ricchi, escogitata dal terzo populista, Salvini,  fra gli applausi di chi paga il 16% e pagherebbe con  il taglio radicale al welfare lo sconto miserabile dell’1%.   Mosse tutte  intelligenti   (cioè a loro  convenienti) quelle dei duellanti populisti come quando si nasconda la polvere sotto il tappeto, sapendo che altri, futuri odiosi governanti che saranno chiamati “tecnocrati” dovranno fare pulizia perché la nave non affondi. Duellanti ma ispirati da valori largamente condivisi come (absit iniuria verbis) i duellanti delle gang  che si contendono il territorio bevendo le  stesse birre e sognando gli stessi sogni.  No, mi rifiuto di corteggiare il popolo di Grillo, Renzi e Salvini.  Aspetto che il popolo scopra l’inganno.  Forse dapprima  il popolo che non vota.  Con un pizzico di fiducia in alcuni leader veri interessati al cambiamento vero: Francesco, forse Sanders, forse lo scamiciato  Mujica  che però chissà se lascerebbe la sua casetta con l’orto da coltivare. 

venerdì 11 novembre 2016

Il falso bersaglio

Allora. Con la Presidenza Obama il benedetto Pil americano è risalito. La disoccupazione si è più che dimezzata. Però i processi lunghi della globalizzazione hanno tolto il lavoro a molti americani, in numero minore di chi un lavoro ha ottenuto, ma molti. Lo ha tolto a quelli che lavoravano nelle acciaierie giacché l'acciaio cinese, assai più economico, sostituisce in America quello americano. Per inciso qualcuno annota che Trump riceve il voto degli operai dell'acciaio licenziati o a rischio di licenziamento e però costruisce Trump Towers altissime grazie a quell'acciaio economico. Ma il punto vero è che chi perde nella globalizzazione protesta mentre i nuovi occupati non sanno di dover ringraziare la globalizzazione ed Obama. Né, tanto meno, la potenziale erede Clinton. Bisognerebbe che qualcuno lo spiegasse loro. Poi servirebbe riattrezzarsi bene in Usa e nel mondo per una globalizzazione più morbida e/o per ammortizzare l'impatto della mobilità di merci e di uomini: cosa sì e cosa no, chi sì e chi no. E soprattutto come e a quali condizioni. Per me, ad esempio, i negozi cinesi no, il mega Mc Donald a Borgo Pio assolutamente no.

Stop the hate

E' un cartello agitato in una manifestazione a New York di cittadini shoccati dalla vittoria di Trump. Mi ha colpito e mi è piaciuto. Come un programma politico. Breve, intenso e tutto da sviluppare. Per l'America, per il mondo. Anche per la rete, direi, dove l'odio è di casa. Non è neanche un cartello contro Trump. E' un monito a tutti. Per iniziare un nuovo corso. Penso che sarà piaciuto a Francesco, se lo ha visto.

mercoledì 9 novembre 2016

Trump: nuntio vobis gaudium magnum

Trump, quindi: “Nuntio vobis gaudium magnum”. Vi do notizia della scoperta. Il Grande Vecchio non esiste. Se esistesse sarebbe rincoglionito (pardon). Non c’è. Non c’è nessun onnipotente che potesse decidere la narrazione della prima donna dopo il primo nero alla Casa Bianca. Il Grande Vecchio non c’è. Non avrebbe scommesso e perso tanto denaro puntando sulla perdente. Non c’è. C’è l’onnipotente Caos. Lì, fra le pieghe del Caos (che si può chiamare “caso”), ci sono al più alcuni sapienti. Sapienti abbastanza nel fare affari e difendere privilegi. Ma che litigano fra loro, fra grossi e piccoli. Quelli interessati alle frontiere aperte e quelli che le frontiere le vogliono chiuse. Tutti a reclutare adepti fra noi, il 99%. Noi che combattiamo le loro battaglie, sempre meno nelle piazze, sempre più su facebook. 
Ogni tanto, raramente, forse i sapienti convergono. Ci hanno lasciato una politica piccola, piccola, in gran parte meramente simbolica, bianchi contro rossi, Renzi contro Grillo, sì contro no. Non si allarmano certo per questo i sapienti. Combattiamo battaglie per loro o come mero passatempo per ingannare la paura della inattività e della morte. Solo se tocchiamo il tema proibito dell’eguaglianza di tutti gli uomini, TUTTI, non i connazionali, allora è come se i sapienti smettessero i loro conflitti e facessero quadrato. Migliaia o milioni di volontari, giornalisti, blogger, internauti, perditempo, sono stimolati ad indossare veri elmetti di guerra per deridere e stroncare le vecchie, minacciose ideologie: la pace, la decrescita felice, il socialismo. No, è un modo di dire. Non c’è nessuna riunione di saggi. C’è un pilota automatico congegnato per intervenire al bisogno. Per la contesa Clinton- Trump non serviva intervenire. I sapienti sono stati liberi di confliggere fra loro, sapendo che nessuno si sarebbe fatto troppo male.

giovedì 18 febbraio 2016

Francesco, Trump e la politica


Francesco mi sorprende davvero. E mi persuade, tranne il dettaglio costituito dal mio ateismo, e tranne materie, quale la morale sessuale, in cui egli, pur avanzando, deve avanzare con prudenza. Oggi Francesco è l'unico leader mondiale della sinistra. Di quella vera. Non di quella "sovranista" indistinguibile dal milionario candidato repubblicano Trump. Allora, sull'aereo di ritorno a Roma, il Papa che in precedente occasione aveva sdoganato la questione gay (chi sono io per giudicare?), ora a domanda risponde che erigere muri come quelli che Trump vuole erigere fra Messico e Usa "non è da cristiano perché i cristiani fanno ponti e non muri". Dico subito che questa è l'interpretazione di Francesco del cristianesimo che invece storicamente ha sposato ogni causa e il contrario di questa. Trump replica in tempo reale, dicendosi fiero di essere cristiano e che il papa pronuncia affermazioni "vergognose". Interessante. Mai sentito un cristiano replicare così al suo papa. Ma più interessante ancora è la replica a Trump che aveva denunciato la tendenza del Papa "a fare politica". Precedentemente all'accusa di essere addirittuta "comunista" Francesco non aveva replicato con eguale nettezza. Aveva detto che la sua attenzione per gli ultimi è da cristiano, non da comunista. Ora invece è nettissimo. Praticamente dice : "Certo che faccio politica; come non potrei"? Cita infatti Aristotele: "L'uomo è un animale politico" Cioè è la politica la differenza specifica fra uomo e altri animali. Se sono uomo, faccio politica. Anche se sono Papa. Bene. Chiarezza assoluta mai verificatasi prima. Il cristianesimo ed ogni altra religione sono politica. Sono progetti per organizzare la vita degli uomini né più nè meno delle ideologie laiche. Interpreto come posso Francesco. La Chiesa, non differentemente da un partito, non può sposare ogni azione politica né essere indifferente alle scelte della politica "laica". Semplicemente non indugia in dettagli inutilnente divisivi. Si può essere cristiano scegliendo la flessibilità o il fiscal compact, scegliendo di punire pesantemente o moderatamente la corruzione o la pedofilia. Ma il contenitore cristiano ha un perimetro o un orientamento politico. Oggi il cristianesimo di Francesco ha fuori da quel perimetro Trump e i moltissimi populisti come lui. Grazie a Francesco per la chiarezza con cui l'ha detto. Spero che i suoi generali e il suo popolo lo seguano.