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domenica 13 giugno 2021

La fortuna di una nipotina

 

Non riesco a smettere di pensarci. Aveva l'età - forse meno - delle mia nipotine di undici anni che ai miei occhi di nonno appaiono destinate a chissà cosa. Musica, disegno, scrittura? Una ha già deciso – è convinta- che vivrà a Parigi.
La bambina rom ci si è avvicinata mentre godevamo il sole del pomeriggio sorseggiando un caffè sul lungomare di Ostia. Con la mano protesa: "Una monetina. Una monetina". La proprietaria del bar è intervenuta, trascinandola via. Una madre, un adulto sicuramente osservava da lontano. Forse avrà rimproverato la bambina per la presunta inefficienza. Non riesco ad appassionarmi al Recovery Plan. Non riesco ad appassionarmi ad Astrazenica sì, Astrazenica no". Non riesco ad appassionarmi neanche alle sorti della Capitale contesa da opposto schieramenti, nessuno dei quali - lo so - ha qualcosa da dirmi sulla piccola rom. Nessuno sa spiegarmi come facciamo a fingere che ci sia un minimo di giustizia nel mondo. Nessuno sa spiegarmi quale eguaglianza propugna. Ma temo si sia tutti rassegnati all'Impero del Caso che decide dove farci nascere e come. La Politica mi allontana

mercoledì 4 marzo 2020

Ugo e il carabiniere: fra sociologia, diritto e politica



Per la scienza ogni cosa ed ognuno sono necessariamente come sono. Atomi ed elettroni non si muovono a loro piacere, ma come devono muoversi. Anche per le persone è così. L'assassino e il salvatore non sono liberi: debbono essere come sono. La storia generale e personale della persona prescrive ciò che deve essere e sarà. Unica differenza fra fisica e sociologia (o psicologia) è che le scienze umane non sono esatte. Ma semplicemente perché i fatti umani sono più complessi e soggetti a tante variabili da rendere impossibile una compiuta descrizione e quindi una previsione della futura evoluzione. Bene. Questo – bene o male che lo abbia descritto- è intuitivo anche per un non scienziato. Il problema è che la persona comune – giornalisti ed opinionisti compresi- nel giudicare i fatti usa la sociologia ad intermittenza. Poiché la sociologia spiega e apparentemente "giustifica" l'opinionista la userà nel giudicare persone che vuole giustificare o assolvere. Così oggi Ugo, il quindicenne napoletano tentato rapinatore ucciso dal giovane carabiniere minacciato, è assolto da tanti opinionisti (prevalentemente di sinistra, diciamo). Lui, per il contesto ambientale in cui viveva, lui che non andava a scuola e non lavorava non poteva che fare quello che ha fatto. E' innocente. Come innocenti – fanno capire alcuni opinionisti- sono gli amici che per vendicarlo hanno devastato il pronto soccorso dell'Ospedale napoletano. Anche se hanno spintonato la madre appena uscita distrutta dall'obitorio dove aveva dato l'ultimo saluto ad una figlia perduta. Disgustoso. Ma innocenti anche loro. Dico chiaramente che sono d'accordo con gli opinionisti che "comprendono" : tutti innocenti, Ugo e i suoi vendicatori. Se poi qualcuno obiettasse, come spesso avviene, che non tutti i quindicenni in quel contesto fanno i rapinatori spiegherei che non esistono due quindicenni eguali. Un ipotetico fratello gemello magari avrà casualmente incontrato un sacerdote (o un politico) che ha re-indirizzato la sua mente e la sua storia: fortuna che il primo non ha avuto.
Quello che non posso condividere è che la stessa sociologia assolutoria non si applichi all'uccisore che, per legittima difesa o eccesso di difesa o magari per omicidio volontario, ha sparato. Anche lui è di Napoli. Soprattutto anche lui è stato spinto (determinato) da qualcosa. Se non la legittima difesa , nell'ipotesi peggiore, la paura e la rabbia che potrebbero indurre a sparare al rapinatore che fugge. Innocente anche lui quindi: sociologicamente e psicologicamente. Giuridicamente no. Se ritenuto colpevole di eccesso di difesa o di omicidio volontario, correttamente pagherà. Siamo schizofrenici se sociologicamente spieghiamo e "assolviamo" e in tribunale condanniamo? No. Perché la "finzione" della responsabilità personale è indispensabile a contenere gli atti contro la convivenza. E' parte dell'educazione e della prevenzione. Caso mai capisco poco l'istituto giuridico delle "attenuanti". Logicamente (filosoficamente) ha senso dichiarare innocenti (sociologicamente) tutti o colpevoli (giuridicamente) egualmente tutti gli autori dello stesso reato.
Nel terzo livello c'è la politica. Essa è chiamata a cambiare i contesti che producono miseria materiale e culturale ed assassini. Oppure a decidere di non cambiarli per non nucere ad altri (ai privilegiati, agli stessi governanti). Ecco, la responsabilità finale è politica. Anche se pure qui potremmo assolvere tutti. Potremmo usare vari argomenti totalmente deresponsabilizzanti: 1. Noi abbiamo scelto quei politici. 2. Quei politici sarebbero annichiliti se andassero contro la corrente. 3. Etc., etc.
Ma infine è indispensabile che anche in politica si affermi il principio (l'utile finzione) della responsabilità personale (senza vincolo di mandato alcuno). Perciò, fiero di distinguere i piani, in conclusione assolvo tutti e condanno tutti, a partire dai politici, veri uccisori in ultima istanza di Ugo e distruttori della vita del giovane carabiniere.







sabato 26 maggio 2018

La povertà che avvolge


Abito in centro e il sabato vado a prendere il mio caffè nel centro del centro, nel Liberty di Ostia. Poi normalmente torno a casa per leggere il giornale o scambiare messaggi con gli amici in rete. Voglio dire che oggi ho sentito più del solito la povertà che cresce, non risparmia il centro, e non ci consente di non vedere. Ci abbraccia, ci strattona. Al bar, mentre gusto passeggio, sole, caffè e sigaretta, un giovane nero mi sbatte sul tavolino calzini e altro e mi chiede di comprare qualcosa. Dico no, come sempre. Ho scelto di concentrare il mio obolo verso immigrati che spazzano le vie e non stendono la mano, ma hanno un contenitore per terra e un cartello che propone di essere remunerati per un lavoro utile. Il giovane nero quando gli dico che la sua merce non mi interessa, passa alla richiesta pura di elemosina: "dammi qualcosa per mangiare". Ma interviene la proprietaria in modo sgarbato. E così a me e alla persona a me vicina passa la voglia del caffè. Infatti lei mi dice di andar via. Andiamo per il lungomare. Passiamo accanto alla mensa Caritas. Fuori al cancello c'è una folla dispersa che aspetta: bianchi, neri, anziani, giovani, bambini. Bambini che anche gli apologeti della mano nascosta liberista che fa giustizia secondo i meriti faticherebbero a giudicare colpevoli di qualcosa. Bambini che non hanno meritato una casa e un pasto in famiglia? Acceleriamo il passo. Ma ci ferma un ragazzo nero seduto per terra accanto ad un distributore di benzina. Ci chiede di indicargli la sede della guardia medica.Gli diamo le indicazioni. E lui ci chiede ripetutamente : "Non si paga,vero?"Non si paga"?'. "Non si paga". Si sta facendo tardi. I bidoni delle immondizie sono assaltati non solo dai "professionisti" rom oggi. Sui muri, vicino casa, ci sono manifesti artigianali stampati al computer. Ricordano che due quattordicenni sono stati aggrediti e rapinati presso la pineta, a due passi da casa mia. Il manifesto si conclude invitando a sgomberare i campi abusivi in pineta. Lo dice così, senza particolari toni razzisti o leghisti. Dà per scontato e forse a ragione un rapporto di causa ed effetto fra quei campi e l'aggressione subita dai due adolescenti. Sì, la povertà, l'isolamento e il degrado non ci daranno pace. Sarà sempre peggio. A casa sul giornale e su facebook ora leggerò di Conte che prende democraticamente il taxi e ci saranno quelli che dicono che questa è una presa in giro. Invece questo, invece quello. Invece quello che va a piedi. Invece quello che va in bus. Non si parlerà di politica. Non si parlerà di quel che ho visto oggi. Non si cercheranno risposte. Al più si darà la colpa all'euro.

domenica 1 aprile 2018

Rapporto sul pianeta Italia


Oggi, prima del mio ritorno alla civiltà, concittadini marziani, era festa in Italia. Ho passeggiato nel centro pedonale di Ostia, parte della capitale d'Italia, e tutti erano felici. C'erano coppie di uomini e donne che si tenevano per mano. C'erano bambini festanti con palloncini e gelati . Tutti salutavano tutti. Erano felici anche le donne e i bambini. Eppure i bambini lì sono proprietà dei genitori che possono decidere se curarli o no. E le donne sono proprietà dei compagni. Insomma se le donne scelgono un compagno non possono più lasciarlo se lui non vuole. Se lo fanno possono essere uccise. Dicono che prima o altrove era ed è anche peggio. Ma non so in qual senso. Dovrò approfondire nella prossima missione nel pianeta Terra.
Non so spiegarvi ancora il rapporto che c'è in Italia fra la vita quotidiana che ha tanti momenti di amicizia e festa collettiva con la politica. In Italia non governa il popolo e neanche chi ha le armi. Governano i rappresentanti della maggioranza dei cittadini che in politica appaiono molto divisi. Governa dunque la maggioranza che però cambia ad ogni elezione. Sicché non c'è alcun progetto condiviso da portare avanti per secoli o decenni. Non si va avanti ma a zig zag, avanti e indietro, a destra e a sinistra. Dicono che sia giusto così. Se il popolo dà ai partiti x, y, z , rispettivamente 40, 30 e 20, voti, i politici e gli italiani entrano in confusione e si insultano in Parlamento, in città e soprattutto nella rete. Non sembrano gli stessi che ho visto pacifici ed amici in piazza oggi nel giorno che chiamano di Pasqua. C'è chi dice che il partito che ha più voti deve governare. Anche se ha meno voti degli altri messi insieme. Perché qualcuno degli altri deve collaborare per forza. E c'è chi dice di no. C'è anche chi dice che nessuno può avere la maggioranza pensando che tanti cittadini non hanno votato. Non è sempre chiaro da cosa siano divisi i partiti. Non sembrano molto divisi fra chi difende i ricchi e chi difende i poveri. Lì ci sono i ricchi e i poveri, chi ha il diritto di possedere una terra o una fabbrica e chi aspetta di avere un lavoro dai proprietari. I poveri non sembrano difesi da nessuno. C'è solo qualcuno che dice che un giorno i poveri non ci saranno più e aspetta quel giorno sventolando una bandiera rossa. Ecco, i partiti sono divisi soprattutto perché uno dice che bisogna indebitare molto i nipoti e chi dice che si deve farlo con moderazione; uno dice che bisogna sparare ai barconi che portano in Italia migranti di terre devastate da guerra e miseria e c'è chi dice che non sta bene che gli italiani sparino e bisogna fare sparare dagli alleati libici in cambio di denaro. Mi sembra però che soprattutto gli italiani in politica siano divisi dalle simpatie per i leader. C'è chi ama il leader giovane, chi il maturo; c'è chi ama quello più spiritoso e chi ama quello più aggressivo. Non so dire ancora cosa c'entrino queste cose con la politica e con la ricerca della felicità generale. Approfondirò nel prossimo viaggio.

mercoledì 14 marzo 2018

La semplicità e la logica elementare contro l'inganno sfacciato e impunito


Premessa. La politica ha sue proprie leggi e dinamiche, diverse dalla biologia e dall'astrofisica. Ma biologia, astrofisica, etc. non contraddicono la logica. Non contraddicono il principio di identità, quello di non contraddizione e quello del terzo escluso. Se lo facessero impunemente ovvero con generale consenso, semplicemente bisognerebbe inventare una nuova logica. O no? Allora, se stravaganti tesi politiche non ci turbano, perché non ci impegniamo a formulare una nuova logica?
Quindi. Domanda1.Se il centometrista x ieri ha avuto 1 secondo di vantaggio sul centometrista y ed oggi il vantaggio è solo di 1/2 secondo si deve dire che ha vinto y? Domanda 2. Quale logica suggerirebbe che chi ha 1/3 dei voti governi e decida per i 2/3 che gli sono contrari?

martedì 13 marzo 2018

Note spoliticizzate ovvero la ricerca della felicità


Al mattino in sala d'aspetto dal dentista dove ho accompagnato la persona a me più vicina. Mi sono munito di giornale e di lenti da lettura per ingannare l'attesa. Sono quasi un alieno però con la mia Repubblica. Tutti, proprio tutti, appena arrivano mettono fuori lo smartphone: bambini, adolescenti, giovani e adulti. E vanno per il loro viaggio a tutti gli altri ignoto. Senza una parola. Assorti. Tristezza o qualcosa di simile. Solitudine. Il pomeriggio vado dal medico di famiglia. Per strada un tale grida parolacce a qualcuno che non c'è. Forse ha l'auricolare. O forse è fra quelli sempre più numerosi che impazziscono in monologhi solitari ed osceni. Dal medico di famiglia tutti anziani. Qui parlano tutti. Non ci sono smartphone. Ci sono proteste. Perché uno ha saltato la coda. Perché il medico non arriva. Perché il medico non ha segnato l'esenzione dal ticket per patologia. Una signora racconta a tutti urlando che ha la bronchite asmatica. Che non guarisce malgrado le medicine. Ma perché lo racconta a tutti? E perché urla? Comincio a dubitare che forse era meglio la falange di smartphone dal dentista. Poi al ritorno incontro il noto mendicante, vicino casa, su uno sgabello e talvolta con una rivista, dall'aria un po' da intellettuale. Uno che interagisce spesso con i passanti. Sembra di buon umore, come quasi sempre. Ed ora fa un verso giocoso ad un bambino che si affaccia da una carrozzina spinta dai genitori. Allegria del mendicante che mi mette in crisi. Mi mette in crisi di più però una bambina quasi adolescente, con la sua carrozzina, semovente e da invalida però. Con la quale carrozzina fa spericolare evoluzioni sul marciapiede. E ride divertita coi genitori lontani, a distanza di sicurezza. Dovrei parlare del direttivo PD? Di Renzi? Di LeU che non sfonda? Di Salvini che invece sfonda?

domenica 14 gennaio 2018

Ostia di ordinaria tristezza

Ad Ostia, sulla strada per il centro c'è un uomo in mutande che sfida il freddo e fa una sorta di doccia con una bottiglia d'acqua riempita ad una fontanella, prelevando asciugamani e indumenti dall'auto-casa parcheggiata lì accanto. In piazza, oltre agli immancabili 5Stelle, c'è la base logistica di una corsa podistica. Un anziano siede soddisfatto in panchina con un carrello che ha riempito di bottiglie, frutta e viveri vari destinati ai corridori. Bene. A casa sento il tg che parla di tutt'altro. Parla di politica (diciamo...) e degli appassionanti conflitti fra ex compagni. Poi il tg volta pagina e riferisce le ultime gesta dei nostri adolescenti criminalmente rincoglioniti. Ma è un'altra pagina, appunto. Non riguarda la politica, pare. Buona domenica ad amiche ed amici.

giovedì 18 febbraio 2016

Francesco, Trump e la politica


Francesco mi sorprende davvero. E mi persuade, tranne il dettaglio costituito dal mio ateismo, e tranne materie, quale la morale sessuale, in cui egli, pur avanzando, deve avanzare con prudenza. Oggi Francesco è l'unico leader mondiale della sinistra. Di quella vera. Non di quella "sovranista" indistinguibile dal milionario candidato repubblicano Trump. Allora, sull'aereo di ritorno a Roma, il Papa che in precedente occasione aveva sdoganato la questione gay (chi sono io per giudicare?), ora a domanda risponde che erigere muri come quelli che Trump vuole erigere fra Messico e Usa "non è da cristiano perché i cristiani fanno ponti e non muri". Dico subito che questa è l'interpretazione di Francesco del cristianesimo che invece storicamente ha sposato ogni causa e il contrario di questa. Trump replica in tempo reale, dicendosi fiero di essere cristiano e che il papa pronuncia affermazioni "vergognose". Interessante. Mai sentito un cristiano replicare così al suo papa. Ma più interessante ancora è la replica a Trump che aveva denunciato la tendenza del Papa "a fare politica". Precedentemente all'accusa di essere addirittuta "comunista" Francesco non aveva replicato con eguale nettezza. Aveva detto che la sua attenzione per gli ultimi è da cristiano, non da comunista. Ora invece è nettissimo. Praticamente dice : "Certo che faccio politica; come non potrei"? Cita infatti Aristotele: "L'uomo è un animale politico" Cioè è la politica la differenza specifica fra uomo e altri animali. Se sono uomo, faccio politica. Anche se sono Papa. Bene. Chiarezza assoluta mai verificatasi prima. Il cristianesimo ed ogni altra religione sono politica. Sono progetti per organizzare la vita degli uomini né più nè meno delle ideologie laiche. Interpreto come posso Francesco. La Chiesa, non differentemente da un partito, non può sposare ogni azione politica né essere indifferente alle scelte della politica "laica". Semplicemente non indugia in dettagli inutilnente divisivi. Si può essere cristiano scegliendo la flessibilità o il fiscal compact, scegliendo di punire pesantemente o moderatamente la corruzione o la pedofilia. Ma il contenitore cristiano ha un perimetro o un orientamento politico. Oggi il cristianesimo di Francesco ha fuori da quel perimetro Trump e i moltissimi populisti come lui. Grazie a Francesco per la chiarezza con cui l'ha detto. Spero che i suoi generali e il suo popolo lo seguano.

mercoledì 19 agosto 2015

A proposito di Monsignor Galantino


Almeno un pizzico di verità - come quasi sempre succede- nei commenti diversi o opposti alle ultime parole di Monsignor Galantino. Che descrive la politica di oggi come "un un puzzle di ambizioni personali all’interno di un piccolo harem di cooptati e furbi". Per me l'affermazione è ovvia e difficilmente controvertibile. Anche "harem" è forse parola maliziosamente allusiva, comunque accettabile. Si sono realizzati anche harem veri, fuor di metafora, nell'ultimo ventennio. Si può criticare soprattutto la generalizzazione implicita nelle parole di Galantino. Non tutti i politici appartengono ad harem (in senso figurato) o sono cooptati o soprattutto furbi. E' l'obiezione di molti. Obiezione valida, ma solo un po'. Perché non possiamo cavarcela così: "Alcuni politici onesti, alcuni capaci, altri no". Mi sembra invece vero che è in atto un processo di degrado nella selezione della classe dirigente per cui la qualità media è profondamente deteriorata. Non si è faziosi d'altra parte, a dispetto dei cerchiobottisti, se si evidenzia che il marcio non è distribuito egualmente fra le forze politiche. Inevitabilmente il potere attrae i peggiori, quelli che cercano nella politica la soluzione di problemi personali di sopravvivenza e carriera. Più difficilmente i furbi cercano spazio nelle opposizioni; non comunque nelle opposizioni che difficilmente diventeranno governo locale e nazionale. Ad alimentare comunque harem e furbi c'è la vincente cultura del successo - costi quel che costi. E la pedagogia vincente per cui la realizzazione personale si misura con seconde e terze case e cene con ostriche e champagne. Inevitabile che soprattutto chi non ha titoli e competenze specifiche preferisca spendersi nello spazio della politica, anzi negli spazi amicali della politica in cui si è valutati solo per fedeltà. Se poi si è capaci di conquistare pubblico (cioè elettori) inventando spiritosi tweet contro un capro espiatorio (immigrati, Merkel o il primo che passa) il gioco è fatto e la carriera assicurata. Mi pare che questo abbia voluto denunciare precedentemente Galantino. Suscitando le reazioni dei leader populistici nostrani ed anche del governo, non risparmiato in tema di accoglienza. Quel che manca nel discorso di Galantino è la terapia. Che forse non può esserci,al di là dell'appello etico tipico della Chiesa. Direi due cose. LA PRIMA.Serve una educazione non moralistica, bensì nel segno della ragione che ci insegni che la bulimia di potere e di denaro non è solo eticamente discutibile ma soprattutto distruttiva di chi ne è affetto: una nuova pedagogia della decrescita (anche personale) felice. Processo lungo ed urgente da avviare. LA SECONDA. Serve inventare un sistema "retributivo" che non premi (e neanche penalizzi) chi scelga la politica. Ad esempio che l'impegno politico di ognuno sia retribuito con l'esatto equivalente della ultima retribuzione percepita al lavoro; ovviamente con ragionevole tetto. Partirei da qui.

domenica 24 maggio 2015

La politica come Italia-Germania


Ci stanno insegnando che la politica non è una cosa seria. Non è il risultato di forze portatrici di interessi e valori diversi che si scontrano e si compongono. No: è una partita di calcio. In cui si perde o si vince. "Bisogna sapere la sera stessa del voto chi ha vinto e chi ha perso". Siamo talmente r......ti da un ventennio di sciocchezze e di antipolitica che questa affermazione ci appare geniale. Sicché oggi coerentemente il premier può dire. Vinciamo anche se non vinciamo 6 a 1 ma 4 a 3. Come nella mitica partita Italia-Germania. Anzi, avrebbe potuto dire: "Meglio vincere 4 a 3 che 6 a 1. C'è più suspence. Come in Italia- Germania". Ha ragione. Cos'è oggi la politica se non divertente spettacolo per tifosi? Che voti il 90% o il 50% non conta per nulla. Chi si ricorda a distanza di anni se nella partita Italia-Germania qualcuno uscì azzoppato? Dettagli. Vincere o perdere. Nient'altro conta. Neanche che milioni di disoccupati restino tali e perdano. Continuino a perdere.

giovedì 20 ottobre 2011

Di che si occupa la politica?

Sono chiuso a casa. Fuori, qui nella verde Ostia, col temporale, è un fiume di fango con tombini intasati dalle foglie cadute e fognature esplose (ah, i ricorrenti e infruttuosi dibattiti sulla manutenzione, alle prime piogge).Torno a casa, mi munisco di stivali perché dovrei raggiungere mia moglie a casa di mia figlia a 200 metri di distanza, non so se a piedi o con l' auto parcheggiata non lontano. Rinuncerò ad andare sia a piedi che in auto. Mentre sul marciapiedi mi riparo sotto un balcone, cercando di decidere, mi raggiunge un cittadino, come un reduce di guerra. Poggia contro il muro uno alla volta i piedi con gli stivali per riassestarsi e poi la domanda che è come una sentenza, pronunciata quietamente, disperatamente, senza aspettare risposta, senza guardarmi: "Di che si occupa la politica?". E va via. Amen.