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giovedì 12 agosto 2021

Oppure la gentileza


Sul trenino per Ostia, stretti come sardine, sfidiamo rassegnati il covid. I posti a sedere, senza intervallo alcuno, sono occupati quasi tutti da ragazzi che vanno al lido. Non vedono (o fingono di non vedere) la coppia matura in piedi. Poi succede l'eccezione. Un giovane uomo con pattino al seguito si alza facendo segno a mia moglie. Che, prima di sedersi, si schernisce. "Sto per scendere" dice l'uomo. Ma non è vero. Non scende. È un surplus di gentilezza evitare il disagio della persona. Così mi piace annotare la gentilezza di uno sconosciuto nell'epoca in cui gli sconosciuti ti accoltellano per una involontaria spallata o gli "amici" ti insultano sui social perché hai confuso lo Jonio con il Tirreno.
P. S. Ultimo caso capitato l'altro giorno ad un amico.

domenica 5 luglio 2020

Fine settimana ad Ostia


Nel fine settimana gli ostiensi sembrano tutti "congiunti", come una sola famiglia, stretta stretta, che riscopre il divertimento (pizza, gelato o muretto). Non ricordo tanta gente negli anni scorsi, quando di pandemie non si parlava. Osservo. I costumi cambiano. La scena sul muretto affollato da adolescenti non l'avevo mai vista prima. La naturalezza esibita con cui il ragazzino (quindicenne?) stringe da tergo fra le mani i seni acerbi della coetanea fino a farla gridare. Cameratismo?
Poi c'è qualcosa che mi lascia al solito senza fiato: la carrozzina con un bambino disabile spinta dalla madre. Come se io non fossi cresciuto abbastanza per capire o digerire l'ingiustizia che ogni tanto non sembra venire dalla politica. Come se questo ridimensionasse radicalmente Marx ed il mio marxismo. Lui a questo non ha dato risposta. Perché dico di questi pensieri non so.

domenica 13 ottobre 2019

Vorrei una Roma nera


Per questo post leggero in giornate pesanti la premessa è che Roma è troppo estesa perché un siciliano malamente trapiantato la conosca dopo solo undici anni. Soprattutto se vive nella sua periferia marina, Ostia. Ieri dovevo recarmi ai Fori per un appuntamento di gruppo. La metro, interrotta, come sovente accade, non mi ci avrebbe portato. Sapevo che dopo il trenino, a Piramide avrei dovuto prendere il bus n. 30. Avevo fatto tardi e già entravo in ansia. Ansia crescente perché intravvedevo molte pensiline di fermata, non volevo/potevo esplorarle tutte e i romani cui chiedevo "dove trovo il 30?" non mi davano risposta. Possibile che nessuno sappia? Sono rientrato nella stazione ed ho chiesto ad un vigilante. Lui dovrebbe sapere. Ho capito solo di averlo infastidito. Mi ha indicato una indecifrabile direzione con un "mi pare". Poi ho avuto l'idea di chiedere ad un giovanotto nerissimo. Mi sono ricordato che tempo fa in circostanza analoga un nero mi aveva indicato il percorso per un indirizzo sconosciuto a tutti in zona Tiburtina. Chiedo al nero dunque e lui sorridente mi dice: "Non so del 30. Ma dove deve andare?" "Fermata di Piazza Venezia". "Allora vada lì, da quella pensilina passano gli autobus che vanno in direzione piazzale Clodio e quindi il suo 30". Il 30 passa subito e insperatamente arrivo in anticipo. Poi, l'indomani, oggi, ho i miei consueti rimuginamenti. E' un caso? O forse i neri si muovono di più in bus. O forse semplicemente sono più disponibili perché si sentono gratificati che un italiano – cittadino romano peraltro- si rivolga a loro per avere notizie riguardanti Roma. P.S. No, non penso che la mia testimonianza gli darebbe titoli per lo ius culturae.

mercoledì 12 giugno 2019

A mano disarmata: la mafia che c'è e non vedo


A mano disarmata, è la trasposizione cinematografica diretta da Claudio Benivento dalle memorie di Federica Angeli (Claudia Gerini, l'interprete), la giornalista ostiense protagonista coraggiosa di una lunga battaglia contro la mafia del litorale romano. Ripetutamente minacciata con famiglia e figli dai padroni occulti di Ostia, Federica appartiene allo stuolo di giornalisti sotto scorta per avere osato sfidare i poteri criminali: nel caso di Ostia, mafiosi, imprenditori e politici collusi. Il film (e la storia vera) si sviluppa lungo sei anni, dalla scoperta giornalistica di Federica sul marcio del litorale fino alla vittoria segnata dal processo che con le sue condanne certifica le ragioni di una eroina dei giorni nostri. E' un film utile e necessario. A maggior ragione perché alla scuola è sottratta la storia contemporanea. E perché è un terno al lotto trovare docenti che scelgano di trattare temi attuali e "pericolosi". Se lo fanno poi corrono il rischio di perdere il posto di lavoro: vedi recente esempio della docente palermitana, salvata solo dalla mobilitazione popolare, oltre che da quella dei colleghi. Il film mi ha commosso e spaventato. Sento la stranezza, l'anomalia di vivere da undici anni ad Ostia e di non vedere e sentire per strada, nei locali, nel godibile centro storico Liberty, un riconoscibile puzzo di mafia. Il film mi ha costretto a chiedermelo ancora. Quei bar e ristoranti in piazza o vicino casa quale rapporto hanno con la mafia? Potrebbero essere "loro" i proprietari? I ragazzoni che ti aprono l'ombrellone in spiaggia e le ragazze deliziose che servono ai tavoli sono messi lì o raccomandati da "loro"? E' solo o prevalentemente nel "pizzo" la presenza mafiosa? Solo una tassa aggiuntiva? "Solo" si fa per dire. Ma non è solo questo. E' il litorale largamente cementificato col prezzo risibile delle concessioni che sottraggono risorse alla comunità. E però - ammetto - resto sorpreso che, malgrado questo, malgrado mafie, imprenditori criminali, politici e funzionari corrotti e la zona grigia di chi tace, questa Ostia che mi ha accolto nella mia maturità conservi angoli di bellezza, di gradevolezza, e il sorriso impagabile delle ragazze (ditemi che non hanno rapporto alcuno con "quelli") che servono ai tavoli. E' strano anche questo. Il film mi ha mostrato luoghi noti e da me frequentati: spiagge, viali, porto e il mitico pontile. Me li ha mostrati anche in panoramiche dall'alto, di sera, con le luci. Tutto era reale e però mi sembrava orribile. E' proprio vero - voglio dire- che uno sguardo (quello di Federica e del regista) trasforma in incubo o mostra l'incubo sottostante alla bellezza accogliente. .

giovedì 3 gennaio 2019

Andata e ritorno sul trenino di Ostia


Qualche volta la multisala di Ostia non programma film considerati di nicchia. Allora mi avventuro in un lungo percorso nell'immenso territorio metropolitano, con trenino, metro e talvolta bus. Dopo Rugantino mi è capitato per vedere Cold war. Film polacco interessante e bello. Non amo e non porto con me il cellulare e neanche libri o giornali. Guardo la gente a me vicina che non può sottrarsi al mio sguardo e alle mie orecchie. All'andata c'era una matura signora di fronte a me. Parlava al cellulare con un'amica. Per tutto il percorso da Ostia a Piramide: mezz'ora. Così ho conosciuto pezzi della sua vita. Ha un figlio lontano ed una figlia vicina. Un po' fa la nonna, occupandosi del piccolo Marco quando i genitori lavorano. Deve essere complicato perché la nonna lavora. Precariamente. Infatti diceva : “speriamo che questo lavoro duri”. Va bene, risparmio i dettagli.
Al ritorno, in piedi vicino a me e mia moglie c'era una famigliola. I genitori giovani trentenni. Lui bianco. Lei nerissima e assai bella, con un fisico mozzafiato ed un viso espressivo. Avevano una carrozzina con una bambina bella come la madre e chiara quasi come il padre. Una bambina di circa sei mesi, vivacissima. Alternava la manipolazione di un pupazzetto a smorfie ricambiate coi genitori. Non smettevamo di guardarla, mia moglie ed io, anche perché lei interagiva con sorrisi ai sorrisi di mia moglie che le era più vicina. Provavo una intensa simpatia per la famigliola. Poi è successo che i genitori hanno preso i cellulari e sono entrati nei loro mondi virtuali. Mondi affascinanti e isolanti. Tanto è vero che la bimba ha cambiato espressione. Si è fatta corrucciata. Nessuno rispondeva più alle sue smorfiette. Ha preso a tirare il cappotto rosso della madre. Ma quella non sembrava neanche accorgersi. E lui sorrideva a qualcosa sul suo cellulare. La bimba era irritata e continuava a tirare il capotto materno. Mia moglie mi diceva:”Ma come fa a non accorgersi che la bambina vuole giocare con lei”? Niente da fare. La mia simpatia per la coppia si è tramutata in stizza e quasi antipatia. Sono scesi ad Acilia. Ho pensato, come mi capita spesso: non li vedrò più. Lui, lei tanto integrata - haimé- nella nostra italica cultura e la piccola, bellissima italiana lievemente abbronzata.

domenica 2 dicembre 2018

I trasparenti e i misteriosi


Di fronte a me, sul trenino, un ragazzo fra due ragazze. Sono studenti di un liceo scientifico di Ostia. Lui è vivace e parla e spiega questo e quello. Le ragazze ascoltano. Lui è palesemente femmineo nella mimica e nella gestualità. Mi sembra molto contento di sé e vanta i suoi voti, cosa che di norma i maschi non fanno per non apparire “sgobboni”. Sono contento della sua contentezza. Sono certo che non deve aver subito bullismi. Meno male. Spero che la sua sicurezza possa durare anche quando la grande notte scenderà sul Paese. Poi lui racconta di aver fumato per la prima volta una canna. E lì le ragazze diventano d'improvviso assai più attente e curiose. “Cosa hai provato?”. “Niente. Gli altri si agitavano. Io niente di niente”. Guardo loro che mi appaiono trasparenti. Intanto guardo anche una giovane musulmana. Ha il velo e si alza spesso per fotografare il paesaggio. E' il paesaggio fra Ostia e l'Eur, campagne intervallate da insediamenti urbani dove vive chi non può pagarsi una casa a Roma-Roma. Cosa avrà mai da fotografare? Perché fotografa quel nulla? Si siede solo quando la vegetazione alta nasconde il paesaggio. Non sarà una spia? Una terrorista? Balle. Non può. E' troppo serena. Magari vuole trasmettere i filmati a genitori lontani per mostrare il contesto territoriale in cui vive. No, non mi sembra ragionevole o probabile. Forse una geometra o ingegnere che fa una prima ricognizione sul territorio su cui imprenditori arabi vogliono edificare qualcosa. Una moschea? Non lo saprò mai. In quasi mezz'ora mi sembra di avere appreso tutto – diciamo – del ragazzo femmineo e delle ragazze con lui e nulla, proprio, nulla, dell'araba misteriosa.

venerdì 23 novembre 2018

Alle 17.00 sul trenino di Ostia


Il trenino è un universo cangiante, a seconda di giorni e soprattutto di orari. Io lo osservo con attenzione giacché non saprei come passare quella mezzora altrimenti. Non ho le lenti giuste per leggere giornali. libri o smartphone. Non le porto perché tendo sempre a ridurre al minimo le mie protesi. Ieri a quell'ora c'erano quasi solamente due categorie di persone. Le ho osservate sfruttando il vantaggio del set proprio di treni e metro. Soggetti fermi come modelli di un pittore. C'erano lavoratori - manovali dalle vesti stropicciate e macchiate- stanchi. Quasi tutti, come me, non leggevano niente. Loro perché stanchi. Non passava loro in mente di fare solitari su cellulare, come ad esempio, alla signora accanto a me, a destra. Uno, il più stanco di tutti, di fronte a me, si è addormentato con la bocca spalancata. Mi sono chiesto se la mia sinusite non facesse sgradevolmente spalancare la bocca nel sonno pure a me. Ho chiesto poi inutilmente a mia moglie. "Non so, tu nel sonno mi dai le spalle"". Quello che dormiva si è svegliato ed ha preso ad esplorarsi il naso. Ne ricavava palline che incredibilmente appiccicava sul bracciolo. Ed il pensavo se un giorno non mi capiterà quel bracciolo. Pensieri così. Vicino a me, a sinistra, c'era una ragazza molto bella e pesantemente truccata che non mi piaceva per niente. Anche lei a fare qualcosa con lo smartphone. Praticamente con le stesse caratteristiche, un'altra quasi di fronte a me. Vanno a ballare? Sono cubiste un po' alla buona? Sceso dal trenino un giovane - neet, immagino, non impegnato né a scuola né nel lavoro, - mi ha chiesto se avessi una sigaretta da dargli. Con l'aria di chiedere sigarette per mestiere. Mi sono avviato al cinema per un film di cui forse dirò

sabato 26 maggio 2018

La povertà che avvolge


Abito in centro e il sabato vado a prendere il mio caffè nel centro del centro, nel Liberty di Ostia. Poi normalmente torno a casa per leggere il giornale o scambiare messaggi con gli amici in rete. Voglio dire che oggi ho sentito più del solito la povertà che cresce, non risparmia il centro, e non ci consente di non vedere. Ci abbraccia, ci strattona. Al bar, mentre gusto passeggio, sole, caffè e sigaretta, un giovane nero mi sbatte sul tavolino calzini e altro e mi chiede di comprare qualcosa. Dico no, come sempre. Ho scelto di concentrare il mio obolo verso immigrati che spazzano le vie e non stendono la mano, ma hanno un contenitore per terra e un cartello che propone di essere remunerati per un lavoro utile. Il giovane nero quando gli dico che la sua merce non mi interessa, passa alla richiesta pura di elemosina: "dammi qualcosa per mangiare". Ma interviene la proprietaria in modo sgarbato. E così a me e alla persona a me vicina passa la voglia del caffè. Infatti lei mi dice di andar via. Andiamo per il lungomare. Passiamo accanto alla mensa Caritas. Fuori al cancello c'è una folla dispersa che aspetta: bianchi, neri, anziani, giovani, bambini. Bambini che anche gli apologeti della mano nascosta liberista che fa giustizia secondo i meriti faticherebbero a giudicare colpevoli di qualcosa. Bambini che non hanno meritato una casa e un pasto in famiglia? Acceleriamo il passo. Ma ci ferma un ragazzo nero seduto per terra accanto ad un distributore di benzina. Ci chiede di indicargli la sede della guardia medica.Gli diamo le indicazioni. E lui ci chiede ripetutamente : "Non si paga,vero?"Non si paga"?'. "Non si paga". Si sta facendo tardi. I bidoni delle immondizie sono assaltati non solo dai "professionisti" rom oggi. Sui muri, vicino casa, ci sono manifesti artigianali stampati al computer. Ricordano che due quattordicenni sono stati aggrediti e rapinati presso la pineta, a due passi da casa mia. Il manifesto si conclude invitando a sgomberare i campi abusivi in pineta. Lo dice così, senza particolari toni razzisti o leghisti. Dà per scontato e forse a ragione un rapporto di causa ed effetto fra quei campi e l'aggressione subita dai due adolescenti. Sì, la povertà, l'isolamento e il degrado non ci daranno pace. Sarà sempre peggio. A casa sul giornale e su facebook ora leggerò di Conte che prende democraticamente il taxi e ci saranno quelli che dicono che questa è una presa in giro. Invece questo, invece quello. Invece quello che va a piedi. Invece quello che va in bus. Non si parlerà di politica. Non si parlerà di quel che ho visto oggi. Non si cercheranno risposte. Al più si darà la colpa all'euro.

mercoledì 23 maggio 2018

Salario di cittadinanza e la bussola che non c'è


Se dovessimo seguire i canoni dell'economia reale, non dovremmo dimenticare che solo il lavoro vero - quello che produce ricchezza alla collettività, insieme a reddito a chi lo esercita - conta davvero. Per me lavoro vero è quello dei migranti che ripuliscono le strade di Ostia in cambio di una moneta facoltativa. Pessima modalità per un lavoro vero. E' lavoro vero quello dei giovani sottopagati, in attesa di un salario minimo a venire, che servono con grazia nei bar e ristoranti. Non è lavoro vero quello dei gladiatori di latta al Colosseo. No è lavoro vero quello degli abusivi che riempiono i marciapiedi di merci fasulle. Non è lavoro vero quello dei tabaccai che vendono mille varianti di gratta e vinci alle pensionate. Se questo è vero, ci sono tanti lavori finti da promuovere e tanti da rimuovere. Se questo è vero, il salario di cittadinanza non è spreco solo se accompagnato da lavoro socialmente utile o - meglio - se inserito in un quadro di apprendistato pubblico che accompagni o ri-accompagni al lavoro chi lavoro non ha. Un anno di tempo per riformare i servizi per l'impiego? Un anno può bastare solo nel caso difficilissimo che si acquisisca la bussola giusta.

sabato 12 maggio 2018

Cronaca di un pomeriggio di sabato con piccoli incidenti


Usciamo di pomeriggio, io e la persona a me più vicina (ma qualche volta lontana). Al pontile di Ostia c'è una sagra con immigrati e "indigeni" che propongono merce bruttina o contraffatta su banchi e per terra, mentre odore pesante di fritto si leva da postazioni che cuociono cose che non so. Però molti mangiano felici su tavolini incerti. L'unica cosa piacevole mi appare il tramonto. Andiamo nel centro pedonale Liberty come rifugio in cui prendere il sole. Lì per me è tutto piacevole. Lontanissimo dalle brutture e dalla Ostia degli Spada. All'aperto consumiamo il caffè servito da una ragazza carinissima, come tutte le ragazze di Ostia impiegate in bar e ristoranti. Dopo il caffè per me la sigaretta, guardando il passeggio. Mentre la sigaretta è prossima alla fine succede che un uomo maturo seduto a qualche metro mi dice: "Per favore, la sigaretta mi dà fastidio". Rispondo: "Ok, la spengo". A me viene da pensare che i bulli, numerosissimi a Roma e ad Ostia, avrebbero colto l'occasione per riempire di botte quell'uomo infastidito dalla sigaretta legittimamente fumata all'aria aperta. Ma l'implacabile mia compagna di vita mi sussurra: "Bello, sforzo il tuo: la sigaretta era finita". "Sì, ma la avrei spenta in ogni caso", dico io. Torniamo a casa. E appena fuori dal centro pedonale mi accorgo che ogni regola vien meno. Un gruppo di ragazzi si passa una palla correndo fra la gente. Succede che una pallonata mi colpisce e sporca il mio maglioncino blu. E succede che io, già maldisposto, rivolga una parolaccia al gruppo. Anzi due parolacce. Non doveva essere un gruppo di bulli, sennò non sarei qui a raccontare questa sciocchezzuola. Ma ancora una volta la persona a me più vicina mi contesta. Anche perché io cerco di giustificare le mie parolacce . "Se avessero spazi per giocare, non giocherebbero a palla tra la folla, non lo capisci"? Io non sono convinto. Penso piuttosto di essermi imbattuto in un piccolo episodio del conflitto fra giovani e maturi, nella voglia di contestare contro regole e ordine, senza consapevolezza ovviamente. Ad una certa età le coppie cercano ogni pretesto di litigio, mi sembra.

lunedì 7 maggio 2018

Intanto a Roma


Intanto a Roma l'ennesima vittima - una ragazza di 25 anni in motoretta- sull'Ostiense per il fondo stradale deformato.
Il boss del litorale impunemente cementificato, Papagni, schiaffeggia il giornalista di Report (ma non gli dà testarte e non lo insegue col randello) e i ragazzi del clan Casamonica, la famiglia mafiosa resa celebre per il funerale pomposo, kitsch e invasivo al patriarca, picchia a cinghiate una disabile che protesta perché loro pretendono la precedenza al bar. Non in un momento di ira o di perdita della ragione. Tornano e picchiano il barista romeno. Sanno di essere immuni da pene o sanno che non possano non dare l'esempio.
E i cittadini romani passeggiando per il centro, presso i palazzi del potere, tra cumuli di immondizia contesi da topi e gabbiani, arrossiscono di vergogna osservando i turisti perplessi e indovinando il senso delle parole che si scambiano nella capitale più sporca d'Europa.
Però Di Maio ha rinunciato ad essere premier e Salvini non molla Berlusconi.. Interessante. In attesa della riforma della Pubblica Amministrazione, in attesa della riforma della Giustizia lenta che non fa giustizia , in attesa che la città recuperi le risorse sequestrate dai corrotti e dai privilegiati. .

mercoledì 25 aprile 2018

Un pomeriggio di ordinarie perplessità


Prendo il trenino di Ostia, poi in metro e infine a piedi sotto il sole delle 14 dal Colosseo al teatro Argentina. Sul trenino prima due rom, uno più o meno 14 anni, uno 7o 8, che suonano. Due stranieri, forse afghani, danno qualche moneta. Solo loro. Io rimugino sullo Stato assente. Poi c'è una donna rom con una bambina al più di 3 anni che chiede elemosina. Continuo a rimuginare sullo Stato assente e sul destino dei bimbi rom. La persona a me più vicina mi fa notare che la donna ha orecchini di oro bianco e perle. Gli afghani non rimuginano, ma esprimono la loro solidarietà con altre monete.
Al teatro Argentina andiamo a vedere l'Aida in una versione didattica per le scuole. nell'ambito di una iniziativa intitolata “Scuole in canto”, per avvicinare gli alunni all'Opera lirica. Ci sono bambine e bambine, dalla scuola dell'infanzia alla media, in platea e sul palco sobriamente vestiti da egiziani, che fanno i figuranti. Sono contenti e non molto disciplinati. Da anziano che osserva molto e fa poco, scruto e intuisco i loro dialoghi. Sui vestiti e sulle movenze: “il tuo è troppo lungo”, “spostati in là”. Genitori trepidanti e partecipi. Siamo andati perché il narratore in scena è nipote della persona a me più vicina. Infatti spesso inseguiamo i suoi percorsi di giovane attore diplomato all'Accademia del dramma antico di Siracusa (tre anni), dopo una laurea quinquennale in Scienze della comunicazione. E una volta lo abbiamo visto al cinema in un film di nicchia. Ci fermiamo con lui, finito lo spettacolo, a bere qualcosa al ghetto ebraico così suggestivo. Interrogo al solito, nella mia stagione di rimuginante e interrogante. Una vita difficile e complicata, la sua di ventinovenne, seguendo una vocazione che è un dono e una condanna. Inseguendo contratti. Integrando il lavoro di attore con contrattini da cameriere. Così sono i nostri giovani d'oggi in una precarietà che noi non conoscemmo. Mah!. Intanto Fico va a piedi e questo occupa le prime pagine dei giornali. Intanto le forze politiche tutto fanno tranne che liberare i giovani rom e tranne che liberare i nostri giovani dall'incubo della precarietà assoluta. Mah!

domenica 1 aprile 2018

Rapporto sul pianeta Italia


Oggi, prima del mio ritorno alla civiltà, concittadini marziani, era festa in Italia. Ho passeggiato nel centro pedonale di Ostia, parte della capitale d'Italia, e tutti erano felici. C'erano coppie di uomini e donne che si tenevano per mano. C'erano bambini festanti con palloncini e gelati . Tutti salutavano tutti. Erano felici anche le donne e i bambini. Eppure i bambini lì sono proprietà dei genitori che possono decidere se curarli o no. E le donne sono proprietà dei compagni. Insomma se le donne scelgono un compagno non possono più lasciarlo se lui non vuole. Se lo fanno possono essere uccise. Dicono che prima o altrove era ed è anche peggio. Ma non so in qual senso. Dovrò approfondire nella prossima missione nel pianeta Terra.
Non so spiegarvi ancora il rapporto che c'è in Italia fra la vita quotidiana che ha tanti momenti di amicizia e festa collettiva con la politica. In Italia non governa il popolo e neanche chi ha le armi. Governano i rappresentanti della maggioranza dei cittadini che in politica appaiono molto divisi. Governa dunque la maggioranza che però cambia ad ogni elezione. Sicché non c'è alcun progetto condiviso da portare avanti per secoli o decenni. Non si va avanti ma a zig zag, avanti e indietro, a destra e a sinistra. Dicono che sia giusto così. Se il popolo dà ai partiti x, y, z , rispettivamente 40, 30 e 20, voti, i politici e gli italiani entrano in confusione e si insultano in Parlamento, in città e soprattutto nella rete. Non sembrano gli stessi che ho visto pacifici ed amici in piazza oggi nel giorno che chiamano di Pasqua. C'è chi dice che il partito che ha più voti deve governare. Anche se ha meno voti degli altri messi insieme. Perché qualcuno degli altri deve collaborare per forza. E c'è chi dice di no. C'è anche chi dice che nessuno può avere la maggioranza pensando che tanti cittadini non hanno votato. Non è sempre chiaro da cosa siano divisi i partiti. Non sembrano molto divisi fra chi difende i ricchi e chi difende i poveri. Lì ci sono i ricchi e i poveri, chi ha il diritto di possedere una terra o una fabbrica e chi aspetta di avere un lavoro dai proprietari. I poveri non sembrano difesi da nessuno. C'è solo qualcuno che dice che un giorno i poveri non ci saranno più e aspetta quel giorno sventolando una bandiera rossa. Ecco, i partiti sono divisi soprattutto perché uno dice che bisogna indebitare molto i nipoti e chi dice che si deve farlo con moderazione; uno dice che bisogna sparare ai barconi che portano in Italia migranti di terre devastate da guerra e miseria e c'è chi dice che non sta bene che gli italiani sparino e bisogna fare sparare dagli alleati libici in cambio di denaro. Mi sembra però che soprattutto gli italiani in politica siano divisi dalle simpatie per i leader. C'è chi ama il leader giovane, chi il maturo; c'è chi ama quello più spiritoso e chi ama quello più aggressivo. Non so dire ancora cosa c'entrino queste cose con la politica e con la ricerca della felicità generale. Approfondirò nel prossimo viaggio.

venerdì 30 marzo 2018

Due universi giovani in un Paese in declino


Ieri un filmetto così così - Una festa esagerata - di cui l'aspetto più interessante ed inquietante era l'egoismo dei nuovi giovani e la protezione perniciosa di genitori catastrofici. Poi al centro di Ostia con la comitiva di siciliani, nonni emigrati per sostenere figli e nipoti. Nella serata ventosa consumato un buon tagliere di salumi e formaggi e focaccioni multiregional, accompagnati dal popolare Romanella, un po' dolce e frizzante. A prezzo molto ragionevole in un ambiente gradevole. Lì abbiamo incontrato l'altro universo giovanile. Come spesso, l'inquieta curiosità mi sollecitava domande. C'erano scritte su lavagne ad esempio: di buon gusto comunicativo. "Siete in franchising - chiedevo ad uno dei giovanissimi gestori"? Perché il corretto italiano e il buon gusto da tempo sono merce rara. Poi ho chiesto quale fosse il curriculum di quei giovani. No, non venivano da alcun Istituto alberghiero. Erano informatici, con vocazione al cibo, e non avevano appreso a scuola le loro competenze. Ho pensato che il rapporto fra Scuola, lavoro e vocazioni è tutto da ripensare. Abbiamo suggerito ai giovani imprenditori versioni del Sud est della Sicilia (quella di Montalbano) per i focaccioni. Ed io ho promesso di pubblicizzare il locale. Ecco, lo faccio. Se venite ad Ostia, non quella dei fratelli Spada: Il Focaccione, via della Stazione vecchia, 19, adiacente a piazza Anco Marzio.
Buona Pasqua ai giovani di buona volontà che restano in un Paese difficile imbruttito dalla cattiva globalizzazione sempre più di cineserie e cose nord-africane.fuori contesto e misura.

domenica 4 marzo 2018

La quiete dopo il voto


Ho votato alle 11.00. Molta gente al seggio. Ma quasi tutte donne. Rapporto 1/10 uomini/donne. Che significa? Gli uomini dormono, sono stanchi per il sabato sera calcistico o cosa? Penso a cose inutili. Perché il dado è tratto ormai. Però non vedo segni di conflitti fra i votanti, vedo gente serena, nulla di simile a quel che vedo nei social dove amici vari son presi da voluttà di bannare a destra e manca e lo dichiarano come se avessero fatto cosa meritevole di passare alla storia. Al seggio non capisco affatto chi voterà x e chi y. Tranne qualche labile indizio perché uno ha in tasca Il fatto quotidiano e l'altro Repubblica. Poi al bar in piazza con la persona a me più vicina. Che però non è così vicina da votare come voto io, tranne in parte: una scheda su tre. Se non mi dice bugie.
Discreto cannolo simil-siciliano (della Sicilia occidentale), caffè e sigaretta, al tavolino all'aperto. Un premio per avere votato. Direi: "Che Dio ce la mandi buona"! Ma sono rigorosamente ateo. Buona domenica. E buona Italia.

lunedì 22 gennaio 2018

I bravi ragazzi e le brave ragazze


Roma è troppo grande per me. Per assistere ad uno spettacolo teatrale della durata di un'ora e mezza, sono uscito ieri alle 16.15 e sono tornato nella mia Ostia alle 22.30. Trenino, metro e bus, oltre che percorso a piedi. Però voglio dire che ieri, io che spesso indulgo al pessimismo, ho incontrato tanti bravi ragazzi. O più o meno bravi. Questo voglio raccontare. All'ingresso della stazione del trenino per la verità registro che in un gruppo di sei adolescenti qualcuno entra senza biglietto. E' normale. Comunque lo faccio notare a mia moglie. Che però mi rassicura a modo suo. Prima mi dice di non commentare a voce alta a scanso dei noti rischi di finire pestati.. Poi mi fa notare che solo uno è entrato senza biglietto. "Solo uno" è una bella cosa. Sul trenino ad Ostia Antica sale un gruppo di giovanissimi scout. Avranno visitato gli scavi. Nessuno schiamazza, nessuno consulta lo smartphone. Ragazzi di altri tempi. Parlano fra loro addirittura. A differenza della coppia di quarantenni a me di fronte: l'uno e l'altra con la propria protesi digitale in mano di cui ogni tanto mostrano qualcosa al partner, senza dire parola.
A teatro, in uno spazio sperimentale rigorosamente male illuminato e con sedie e poltrone svariate prese chissà dove, ci sono attori - fra i quali un talentuoso nipote- e pubblico "impegnati", come nei centri sociali dei miei ricordi giovanili. Prima dello spettacolo una ragazza dal look "combattente" si propone per aiutarci a leggere al buio le istruzioni per prelevare acqua e caffè da una macchinetta.

A sera, al ritorno, una ragazza araba ci aiuta ad individuare il bus da prendere, quello che prende anche lei, e poi ci aiuta a decidere dove scendere. Infine, ad Ostia - sono quasi le 23.00- affamati, troviamo un locale aperto nel centro. Mia moglie "soffre" di empatia più di me. Teme di allungare la giornata di lavoro delle ragazze addette ai tavoli. Ma quelle sono carinissime e ci tranquillizzano. Tutte le ragazze dei locali ostiensi sono carinissime. Forse ieri avevo inforcato occhiali rosa.

domenica 14 gennaio 2018

Ostia di ordinaria tristezza

Ad Ostia, sulla strada per il centro c'è un uomo in mutande che sfida il freddo e fa una sorta di doccia con una bottiglia d'acqua riempita ad una fontanella, prelevando asciugamani e indumenti dall'auto-casa parcheggiata lì accanto. In piazza, oltre agli immancabili 5Stelle, c'è la base logistica di una corsa podistica. Un anziano siede soddisfatto in panchina con un carrello che ha riempito di bottiglie, frutta e viveri vari destinati ai corridori. Bene. A casa sento il tg che parla di tutt'altro. Parla di politica (diciamo...) e degli appassionanti conflitti fra ex compagni. Poi il tg volta pagina e riferisce le ultime gesta dei nostri adolescenti criminalmente rincoglioniti. Ma è un'altra pagina, appunto. Non riguarda la politica, pare. Buona domenica ad amiche ed amici.

domenica 3 dicembre 2017

Far finta che non ci siano


In una domenica che man mano si fa più soleggiata, passeggiata nell'isola pedonale di Ostia. Grazia Liberty ed esplorazione di nuovi eleganti locali. Dov'è la mafia? Possibile che si fermi a ponente? O magari anche la graziosa barista che ci serve i mignon con crema o ricotta è messa lì da loro? Forse pagando i mignon pago la mia quota di pizzo agli Spada o ai loro concorrenti che hanno ripreso a sparare? Sì, temo che quelli siano dentro quei locali, dentro la piacevolezza, dentro le nostre passeggiate.
In piazza si fronteggiano quietamente i gazebo dei 5stelle e di Noi con Salvini. Con Salvini anche una sexi attivista tutta vestita di rosso sgargiante. Ma nessuno si avvicina ai gazebo contrapposti. Gente tranquilla che gode il sole E gli attivisti contrapposti hanno facce perplesse. Sembrano chiedersi: "Ma che stiamo a fare"? Già, che ci sta a fare la politica che si occupa di frivolezze e di stressanti conflitti sul nulla in una bella giornata di sole?

domenica 19 novembre 2017

Il pessimo meno peggio: ad Ostia come in Italia


Quanto ho dormito stanotte! Mai successo da anni. Forse per rimandare il più possibile la scelta del presunto meno peggio. Vado a votare ora. Buona domenica agli amici e auguri all'Italia.

venerdì 17 novembre 2017

Io fra le mafie invisibili


Ho vissuto la mia vita quasi interamente in Sicilia. Fino a nove anni fa. A Siracusa dove vivevo la mafia non c'era o era invisibile. La mia in Sicilia era chiamata "a provincia babba" (cioè stupida, bonacciona, non partecipe alla cultura celodurista e/o mafiosa). La provincia "spetta" (di uomini esperti, che ci sanno fare) era a mezz'ora di strada o poco più: Catania. Lì studiavo e lì incontravo pericoli, anche se non propriamente mafiosi. Ero vigile là. Ricordo la donna che si strusciava contro la mia auto e poi gridava che le avevo strappato il vestito. Io le rispondevo che stavo per chiamare la polizia e tutto finiva lì. Il peggiore ricordo è in una stradina a senso unico. Un'auto contro senso. Avanza. Io sto fermo. Due brutti ceffi si affacciano facendomi segno di fare marcia indietro. Subisco. Poi venne un'altra Catania con la prima sindacatura di Bianco, Il centro pedonalizzato e bellissime poliziotte a cavallo, riscoprendo bellezza e sicurezza. Ho imparato che nulla è perduto per sempre. Né conquistato per sempre.
Trasferendomi a Roma per motivi familiari, scelsi Ostia perché quartiere quieto e vivibile. Credo ancora che lo sia, almeno la Ostia in cui vivo. Non serve l'auto e i servizi sono tutti a pochi metri da casa. Nel bar vicino la barista Alessandra è deliziosa quando mi chiama per nome. A Siracusa nessuna barista mi chiamava per nome. E' più piacevole essere chiamato per nome da una barista che consumare aragoste o occuparsi di una inutile seconda casa. E' piacevole passeggiare nel centro Liberty e osservare il passeggio seduto al caffè storico di Anco Marzio.
Conosco l'altra Ostia, quella di cui oggi si parla, solo passandoci in auto (il solo caso in cui prendo l'auto) o per accompagnare amici turisti nel giardino dedicato a Pasolini là dove egli trovò la morte o per recarmi ogni tanto al porto di Roma, gradevole, ma sempre più deserto per i negozi che chiudono. Ci sono stato l'altro ieri. Poi ho deciso di non tornare per il lungomare dal mare prevalentemente invisibile perché coperto dagli stabilimenti concessi ad "amici" e malavitosi. Volevo annusare il clima di ponente. Procedo quindi all'interno per una stradina. Ed ecco, sono bloccato da un'auto in doppia fila. Aspetto che scenda una donna. Non suono mai il clacson. Sono normalmente paziente. Ma il guidatore non si sposta e non sono sicuro di riuscire a superarlo senza strusciare. Avanzo un po' per essere certo che mi veda. Sto ripensando al lontano episodio di decenni fa a Catania. Quello mi guarda torvo e sta fermo. Sicché arrischio il passaggio. Con patema d'animo.
Mi va bene, tranne mia moglie che me ne dice di tutti i colori per aver cercato l'avventura. Vado a destra e scopro che sono a Piazza Gasparri. Deserta. Il mare davanti a me come un sollievo. E via verso la "mia" Ostia.