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domenica 5 luglio 2020

Fine settimana ad Ostia


Nel fine settimana gli ostiensi sembrano tutti "congiunti", come una sola famiglia, stretta stretta, che riscopre il divertimento (pizza, gelato o muretto). Non ricordo tanta gente negli anni scorsi, quando di pandemie non si parlava. Osservo. I costumi cambiano. La scena sul muretto affollato da adolescenti non l'avevo mai vista prima. La naturalezza esibita con cui il ragazzino (quindicenne?) stringe da tergo fra le mani i seni acerbi della coetanea fino a farla gridare. Cameratismo?
Poi c'è qualcosa che mi lascia al solito senza fiato: la carrozzina con un bambino disabile spinta dalla madre. Come se io non fossi cresciuto abbastanza per capire o digerire l'ingiustizia che ogni tanto non sembra venire dalla politica. Come se questo ridimensionasse radicalmente Marx ed il mio marxismo. Lui a questo non ha dato risposta. Perché dico di questi pensieri non so.

mercoledì 26 giugno 2019

Perché Carola lo fa


Ho speso, come tanti, parole di ammirazione per Carola, la capitana Antigone della Sea Watch. Con il consenso di alcuni, amici fb, silenzio di altri (che magari non condividono o semplicemente non mi leggono). Però significativo è soprattutto il commento di una amica (amica fb, naturalmente): significativo perché – ritengo – rappresentativo di un sentire maggioritario. Obietta l'amica al mio elogio:
“ chissà quanto la pagano...della serie: "neanche il can mena la coda per niente..."
Ho pensato che l'amica fb rappresenta il mio Paese assai più di me. Un Paese della serie “a me non la dai a bere”. Un Paese che esclude passione e generosità come moventi dell'agire umano. Un Paese caricaturalmente “materialista”. Di quel materialismo che il materialista Marx avrebbe collocato nel “materialismo volgare” cioè ingenuo, cioè superficiale. Marx che aveva disvelato le strutture economiche e materiali sottostanti alla pretesa autonomia di ogni soggetto.
Ecco, spiego a chi la pensa come l'amica che, da materialista, non solo non credo nell'anima. Soprattutto non credo – come lei non crede – che sia possibile superare il proprio Ego. Impossibile, insomma, agire senza personale tornaconto. Ma il tornaconto non è per forza misurabile in euro o in dollari. Non guadagna dollari il genitore che sacrifica la vita facendo scudo al proprio figlio. Guadagna l'intensa felicità di un istante. Alcuni egoismi sono straordinariamente altruistici. E così difficile comprenderlo, Francesca? Il proverbio sul cane è corretto. Va solo interpretato al di là delle suggestioni materialistiche che oggi ci conquistano perché ci esimono dall'accettare che ci siano persone migliori di noi. Bene, io che ho tanti vizi, non ho questo. Riconosco che Carola è molto migliore di me ovvero assai più utile al mondo di quanto non sia io. E le sono grato. P.S. Sono convinto che il materialista Marx mi darebbe ragione.

domenica 17 febbraio 2019

La falsa coscienza spiegata al mio nipotino

Immaginiamo che per un momento nella mente di un Salvini. o di chiunque domani sia sulla cresta dell'onda, faccia irruzione un pensiero nuovo, come una rivelazione, magari annunciato da una Madonna (cui lui crede, dicono). Che quel pensiero gli riveli che il suo successo è frutto di favole o balle. Che hanno ragione i suoi avversari, Saviano, Fazio, Strada, il giudice che lo incrimina, etc. Cosa farebbe Salvini? Accoglierebbe, forse fra atroci sofferenze, la rivelazione? Oppure ci sarebbe in lui una resistenza, un rifiuto, che lo costringerebbe a respingere con ogni mezzo la minaccia alla sua storia e alla sua identità? Succederebbe la seconda cosa. Crederebbe che il diavolo abbia preso le vesti della Madonna per ingannarlo. Succederebbe a lui come forse sarà successo prima a Minniti, ad esempio, che è riuscito miracolosamente a credere che respingere i migranti in Libia abbia salvato, oltre l'Italia, gli stessi migranti. Succederebbe a lui come ad ognuno di noi al suo posto. Insomma, per ingannare un popolo bisogna prima auto-ingannarsi. Questo rende una ideologia, come falsa coscienza, tanto più potente di una semplice consapevole bugia.

martedì 18 dicembre 2018

La tentazione di cancellare il mondo


Il mio vicino di casa mi vuole bene. Ne sono convinto, anche se ci frequentiamo poco. L'altro giorno ne ho avuto certezza. Senza motivo alcuno, incontrandomi sul pianerottolo mi ha detto “Turi (mi chiama così, come pensa si debba chiamare un Salvatore siciliano), ti devi fare i c...tuoi”. E gesticolava per dare forza all'invito, per farmi capire che parlava per affetto e con ragione. Lui non immagina che il contenuto del suo invito è per me una tentazione perenne: in conflitto con altre passioni di stampo “altruistico” (cioè egoistiche in modi più raffinati), quali pre-occuparsi del prossimo più lontano o addirittura di quelli che ancora non ci sono. Sto pensando a quelle parole e sto pensando che una ragione ci sarà se oggi il mio pendolo emotivo guarda verso l'egoismo, quale normalmente inteso. Credo che la causa sia la complessità del mondo che ho davanti. Più complesso che mai. Al punto di non sapere più l'effetto delle mie azioni e delle mie buone intenzioni. Sicché mi pare di fingere se, ad esempio, scrivo, come ho appena fatto, una lettera al Ministero dell'Interno in cui chiedo conto della sorte dei profughi sbarcati a forza in Libia e chiedo conto della sorte di Silvia Romano. Non servirà a niente. Solo a me stesso. Si riaffaccia la vecchia tentazione epicurea: il lathe biosas, il vivi appartato, lontano dalla politica, ritagliandoti un angolo simile al giardino epicureo in cui coltivare amicizie e piaceri semplici. Ammesso che la politica che decidessi di ignorare non si occupi di me, magari distruggendo il giardino. Così oscillo fra egoismo in senso stretto ed egoismo altruistico o impegnato. Il mio primo progetto di tesi universitaria si intitolava “L'ateismo di Epicuro”. Volevo riflettere su quegli dei epicurei felici e disinteressati agli umani perché paghi in se stessi. Un ateismo sostanziale, pensavo. Poi, per ragioni complicate, lasciai perdere e infine la mia tesi fu in pedagogia e impregnata di politica. Vabbè, oggi ho nella mia mente prevalgono le parole del vicino di casa e quelle di Epicuro. Domani forse quelle opposte di papa Francesco (o di Karl Marx).

giovedì 20 agosto 2015

Francesco, marxista, comunista, leninista o francescano


Intollerabile la disoccupazione. E intollerabile anche che si sia costretti a lavorare fino a cancellare ogni altra dimensione. Mi sembra una chiara polemica contro i turni di lavoro a ferragosto dell'Elettrolux come contro la cosiddetta "deportazione" dei docenti. Non sono d'accordo con tutte le parole del papa. Non con l'accentuazione del valore della famiglia, ad esempio. Ma, tirate le somme, penso sempre più che Francesco possa essere il leader della nuova sinistra. Qualcuno lo ha chiamato "marxista". Altri "comunista". Altri addirittura "leninista". Marxista e leninista sicuramente no. Non sarebbe coerente con la sua religione né con la religione tout court. Comunista, magari un po', sì. E poiché oggi conta affascinare ed essere credibili e creduti, proporrei davvero Francesco leader della sinistra. Che non chiameremmo comunista, per carità. La chiameremmo francescana. Poi gli chiederei di darci una mano a fare ameno di leader. Fare a meno di ogni religione sarebbe auspicabile, ma non credo di poterglielo chiedere. http://www.repubblica.it/vaticano/2015/08/19/news/papa_francesco_il_lavoro_e_sacro_non_sia_ostaggio_della_logica_del_profitto_-121221751/

mercoledì 25 aprile 2012

La strage per rilanciare l'economia


Ieri, a Ballarò, Paolo Mieli, come se aprisse una innocente parentesi: "La recessione e la stagnazione verificatesi nella prima metà del secolo scorso furono superate grazie - è brutto dirlo - al secondo conflitto mondiale. La ricostruzione promosse nuove energie e sviluppo". Queste più o meno le sue parole. Ma perché "è brutto dirlo"? Il punto è se sia vero o falso. E perché nessuno dei partecipanti replica alcunché all'affermazione "provocatoria" di Mieli? Io direi che la diagnosi era corretta. "Quello" sviluppo fu possibile grazie alla carneficina e alle distruzioni immani della guerra. Egualmente molti parassiti si ingrassano e si moltiplicano grazie ai cadaveri: più cadaveri più vita. E allora quale ipocrita reticenza ci impedisce di auspicare un nuovo conflitto? Ah, le fabbriche aperte giorno e notte a produrre armi! Ah, la domanda di forza lavoro! Ah, i disoccupati, gli inoccupati "scoraggiati" finalmente al lavoro! Niente più suicidi di lavoratori e imprenditori! Solo qualche milione di assassinati, solo tonnellate di macerie e città distrutte che dovranno essere ricostruite. Una pacchia, oltre che per i fabbricanti d'armi, per medici, infermieri, industriali e artigiani di cofani funebri, becchini, ma anche i genere imprenditori e lavoratori. No, non si può dire, non si può auspicare. Si può dire solo dopo, a devastazione avvenuta: "Beh, tutto sommato quell'Hitler, sarà pure stato un criminale, però, senza volere, quanto bene ha fatto!". Non credo proprio di caricaturizzare l'affermazione di Mieli assolutamente condivisa da tanti storici ed economisti. Sola differenza: questi ultimi non ne parlano nei talk show; ne scrivono per pochi dotti lettori o ne parlano in dotti convegni, naturalmente senza nominare parole come "strage" o come "sangue". Si dice di "ricostruzione" conseguente a un evento; in tale "narrazione" la carne e la sofferenza non devono essere nominati. Certo si potrebbe citare il concetto vichiano di "eterogenesi dei fini". I risultati sono difformi e talvolta opposti rispetto all'intenzione degli uomini. Allora la tesi di Mieli può apparire innocente, come se dicesse: "è capitato che una intenzione malvagia, la distruzione e il sangue, senza che nessuno lo attendesse, producessero bene e sviluppo". Una mera costatazione da storico? Non credo, visto come di fatto è condivisa da tanti studiosi dell'economia oltre che storici, studiosi interessati a conoscere il dato per replicarlo, qualora sembrasse utile. Il significato inespribile per pudore è che quel massacro e il conseguente rilancio potremmo replicarlo, se volessimo. Nei secoli scorsi erano il bisogno, l'ambizione, la contesa, la follia a scatenare la guerra e, coerentemente con l'eterogenesi dei fini, benefici non programmati potevano verificarsi. "Graecia capta ferum vincitorem caepit" (I romani vollero conquistare la Grecia che li conquistò). I colonialisti invadevano territori africani e facevano strage di resistenti, a scopo di dominio e ricchezza. Il beneficio non programmato era lo sviluppo e la "civilizzazione" indotti in quelle terre che creavano le premesse per il mondo globalizzato. Ormai sappiamo e non possiamo fingere di non sapere. Domani potrebbero essere tutto programmato ed essere gli economisti a decidere una bella guerra, a tavolino. Non so se ai popoli sarà concesso saperlo. "Sapete? Abbiamo bisogno di rilanciare l'economia. Domani dichiariamo guerra alla Germania. La Merkel è d'accordo". Forse per un po' di tempo sarà necessario inventare una scusa, una provocazione, un conflitto ideale. Poi sarà tutto più limpido. Pensiamoci un po'. Come nella buona fantascienza, l'incubo futuro è già presente nella sua sostanza concettuale. La distruzione già oggi è intesa motore dell'economia. Il tabu è la guerra (quella fra occidentali almeno), non la devastazione ambientale che è comunque guerra all'uomo passando per la natura. In un paese in cui esistono milioni di case inutilizzate, il precedente capo del governo pensava di rilanciare l'economia consentendo l'apertura di un vano, un terrazzino, facendo incontrare i piccoli bisogni del cittadino, in conflitto naturale con i bisogni collettivi, con le ragioni dell'economia che pretende lo scempio perché sviluppo e occupazione siano. Per ragioni che non so pare invece che sia infantile, non scientifico, etc. pensare che gli uomini semplicemente decidano insieme se costruire o abbattere case (non con la guerra, ma con le ruspe, non per il bene dell'economia ma per quello degli uomini). Marx diceva che era questa la differenza fra l'uomo e l'ape: la volontà/capacità dell'uomo di progettare la sua opera. Ma Marx è superato. Sarà riscoperto fra qualche secolo. Insomma mi sarebbe piaciuto che qualcuno replicasse a Mieli. Mi piacerebbe che qualcuno mi convincesse che non c'è altra strada che la distruzione, per salvare l'economia, l'occupazione, la felicità degli uomini. Qualora riuscisse a convincermi, chiederei di scendere, sceglierei un altro pianeta dove vigano altre leggi economiche. .