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martedì 18 dicembre 2018

La tentazione di cancellare il mondo


Il mio vicino di casa mi vuole bene. Ne sono convinto, anche se ci frequentiamo poco. L'altro giorno ne ho avuto certezza. Senza motivo alcuno, incontrandomi sul pianerottolo mi ha detto “Turi (mi chiama così, come pensa si debba chiamare un Salvatore siciliano), ti devi fare i c...tuoi”. E gesticolava per dare forza all'invito, per farmi capire che parlava per affetto e con ragione. Lui non immagina che il contenuto del suo invito è per me una tentazione perenne: in conflitto con altre passioni di stampo “altruistico” (cioè egoistiche in modi più raffinati), quali pre-occuparsi del prossimo più lontano o addirittura di quelli che ancora non ci sono. Sto pensando a quelle parole e sto pensando che una ragione ci sarà se oggi il mio pendolo emotivo guarda verso l'egoismo, quale normalmente inteso. Credo che la causa sia la complessità del mondo che ho davanti. Più complesso che mai. Al punto di non sapere più l'effetto delle mie azioni e delle mie buone intenzioni. Sicché mi pare di fingere se, ad esempio, scrivo, come ho appena fatto, una lettera al Ministero dell'Interno in cui chiedo conto della sorte dei profughi sbarcati a forza in Libia e chiedo conto della sorte di Silvia Romano. Non servirà a niente. Solo a me stesso. Si riaffaccia la vecchia tentazione epicurea: il lathe biosas, il vivi appartato, lontano dalla politica, ritagliandoti un angolo simile al giardino epicureo in cui coltivare amicizie e piaceri semplici. Ammesso che la politica che decidessi di ignorare non si occupi di me, magari distruggendo il giardino. Così oscillo fra egoismo in senso stretto ed egoismo altruistico o impegnato. Il mio primo progetto di tesi universitaria si intitolava “L'ateismo di Epicuro”. Volevo riflettere su quegli dei epicurei felici e disinteressati agli umani perché paghi in se stessi. Un ateismo sostanziale, pensavo. Poi, per ragioni complicate, lasciai perdere e infine la mia tesi fu in pedagogia e impregnata di politica. Vabbè, oggi ho nella mia mente prevalgono le parole del vicino di casa e quelle di Epicuro. Domani forse quelle opposte di papa Francesco (o di Karl Marx).

venerdì 30 dicembre 2016

Per un felice 2017


Il mio augurio assai impegnativo è che il 2017 sia l’anno dell’avvento della Ragione. Che qualcosa (un evento eccezionale) o qualcuno (Francesco?) riveli al mondo l’impossibilità di essere felici circondati da infelici. Con alcuni corollari. Che è risibile il conflitto permanente fra naufraghi nella stessa zattera. Che non c’è premio all’ingordigia e all’obesità e che non ci sono vergini ( che, se mai ci fossero, sarebbero “accasate”) ad attendere i folli assassini-suicidi: c’è solo il nulla, come insegnava Sant’Epicuro.
Viva la Giustizia e viva la Ragione (che sono sorelle).

martedì 15 dicembre 2015

Il dio ridicolo


L'opera di Jaco Van Dormael, autore di “Dio esiste e vive a Bruxelles” (Le Tout Nouveau Testament) è preziosa e militante. Contro l'Isis e tutte le superstizioni ovvero tutte le invenzioni religiose. Il suo dio vive a Bruxelles in un locale claustrofobico e governa il mondo con un personal computer, seguendo il filo del suo capriccio. Se ne sta in ciabatte e fuma e beve ininterrottamente. Ha una moglie sognatrice e succube come molte mogli. Ha un figlio - Gesù - avventuroso e masochisticamente generoso. Ha anche una figlia, Ea, la ragazzina che si svela ribelle. Ea manomette la protesi informatica del dio ridicolo e svela ad ogni uomo per sms la data della sua morte. Un'operazione per restituire la libertà, rimuovendo il mistero della morte che rende gli uomini ricattabili dai precetti di dio. Così Ea può reclutare per un Nuovo “Nuovo Testamento” sei nuovi apostoli fra cui un assassino ed un erotomane: insomma proporre una nuova etica della libertà. Ad una possibile lettura il film di Van Dormael suggerisce il bisogno di riscoprire un dio possibile liberato dall'antropomorfismo con cui gli uomini si sono sbizzarriti a ridicolizzarlo in diverse modalità nel tempo e nello spazio. In controluce la divinità non contraddittoria a me pare quella epicurea, quella del dio ininfluente. Gli dei non possono ragionevolmente occuparsi degli uomini. Se lo facessero si dimostrerebbero incompiuti. Se ne stanno felici nel mondo iperuranio senza perdere tempo a darci precetti. Il nostro rapporto con loro può essere solo in una direzione, quella che ci può indurre ad imitarne la felicità. Le preoccupazioni epicuree per non rompere formalmente con la religione del suo tempo, celavano appena il sostanziale ateismo, oggi la critica atea del film di Van Dormael umanizzando grottescamente dio propone di fatto la liberazione da qualunque dio inevitabilmente capriccioso che ora ti chiede castità, poi di uccidere, poi di farsi esplodere, via via inventando strampalati dettami. Ottimo manifesto il film del regista belga per la prevenzione dell'idiozia terroristica. Anche di questa.