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domenica 15 dicembre 2019

Il mio San Giovanni


Sono arrivato presto con la persona a me più vicina. La prima evidenza è stata la prevalenza di pensionati. Una matura signora ha commentato con evidente amarezza: "Questa è Roma. Io giovani stanno con CasaPound". Giudizio eccessivo, ma non del tutto campato in aria. Poi la piazza ha preso a riempirsi anche di giovani. Giovanissimi studenti liceali ed universitari. Non ho scorto segni di presenza delle periferie. Molte coppie con bambini sardine. Mi è sembrato che tutti fossimo impegnati a scoprirci vicendevolmente e a fotografare le sardine più fantasiose. Debbo dirvi che io e mia moglie siamo stati, con i nostri manifesti di "nonno sardina" e "nonna sardina", fra i più fotografati - anche dai giornalisti- ed intervistati da giornalisti e giovani studenti di antropologia. Non saprei dirvi in quanti eravamo, anche perché c'era un flusso continuo fra ingressi in piazza ed uscite. Comunque si poteva, con poca fatica, muoversi da qua a là. Azzardo che la piazza romana fosse più composita anagraficamente dalle prime piazze emiliane a composizione più giovane. Positivamente può dirsi che si scorgeva un'alleanza di nonni e nipoti. Insieme ci rassicuravamo noi, giovani e anziani, antifascisti che hanno frequentato la scuola e sono capaci di invenzione. Come parlare agli altri - quelli degli stadi e delle periferie - credo che non lo abbiamo ancora inventato.

venerdì 25 ottobre 2019

La ragione contro i miserabili


C'è la tentazione di opporre speculazione a speculazione riguardo l'ultimo assassinio a Roma, quello del giovane Luca Sacchi. Molti giornali annotano che sulla sua bacheca c'erano post di Salvini e invettive contro svariati stranieri autori di aggressioni. Era un ragazzo leghista, come tanti. Embé? Era con ogni probabilità un bravo ragazzo. Come spesso succede, mentre ci si guarda a destra e a sinistra, il pericolo e la morte viene da sotto o da sopra. Da due delinquenti pare romani, forse strafatti di coca. Evitiamo di competere con toni e argomenti "miserabili". La sinistra democratica resti lucida. Non nascondiamo che la percentuale di criminalità è più alta fra gli "stranieri" (tranne che fra i criminali colletti bianchi). Ragioniamo ed operiamo con mente lucida senza catastrofici calcoli di convenienza. Questo dobbiamo fare.

domenica 13 ottobre 2019

Vorrei una Roma nera


Per questo post leggero in giornate pesanti la premessa è che Roma è troppo estesa perché un siciliano malamente trapiantato la conosca dopo solo undici anni. Soprattutto se vive nella sua periferia marina, Ostia. Ieri dovevo recarmi ai Fori per un appuntamento di gruppo. La metro, interrotta, come sovente accade, non mi ci avrebbe portato. Sapevo che dopo il trenino, a Piramide avrei dovuto prendere il bus n. 30. Avevo fatto tardi e già entravo in ansia. Ansia crescente perché intravvedevo molte pensiline di fermata, non volevo/potevo esplorarle tutte e i romani cui chiedevo "dove trovo il 30?" non mi davano risposta. Possibile che nessuno sappia? Sono rientrato nella stazione ed ho chiesto ad un vigilante. Lui dovrebbe sapere. Ho capito solo di averlo infastidito. Mi ha indicato una indecifrabile direzione con un "mi pare". Poi ho avuto l'idea di chiedere ad un giovanotto nerissimo. Mi sono ricordato che tempo fa in circostanza analoga un nero mi aveva indicato il percorso per un indirizzo sconosciuto a tutti in zona Tiburtina. Chiedo al nero dunque e lui sorridente mi dice: "Non so del 30. Ma dove deve andare?" "Fermata di Piazza Venezia". "Allora vada lì, da quella pensilina passano gli autobus che vanno in direzione piazzale Clodio e quindi il suo 30". Il 30 passa subito e insperatamente arrivo in anticipo. Poi, l'indomani, oggi, ho i miei consueti rimuginamenti. E' un caso? O forse i neri si muovono di più in bus. O forse semplicemente sono più disponibili perché si sentono gratificati che un italiano – cittadino romano peraltro- si rivolga a loro per avere notizie riguardanti Roma. P.S. No, non penso che la mia testimonianza gli darebbe titoli per lo ius culturae.

mercoledì 27 marzo 2019

Un marziano a Roma: ovvero l'economia e il piacere spiegati al romano


Caro amico terrestre, grazie per l'ospitalità che mi hai dato. Vuoi sapere cosa penso di Roma? Penso sia stata la più bella città della Terra. Per la storia, per i monumenti, per i vicoli, per i colori, per i sapori. E' stata. Oggi è ancora un piacere viverci, ma viverci è soprattutto disagio e rabbia. Dovresti spiegarmi tu perché è ridotta così. Maleodorante, abitata da ratti, con metro che si fermano nei tunnel e bus incendiati. Tu dici perché la corruzione divora le risorse che servono per conservarla. Non capisco lo stesso. Ammesso e non concesso che la corruzione non sia estirpabile, quanto costerebbe farla tornare Roma? 100 euro per cittadino? 100.000 euro l'anno per i milionari e 10 euro per chi non ha quasi nulla? Cosa fa di quei 100.000 euro il milionario che ha casa con vista sui Fori o Piazza di Spagna e vede, affacciandosi all'elegante balcone, un mare di bottiglie di birra e cartoni di pizza su cui si avventano strani volatili? Rinuncerà volentieri a quei pochi spiccioli per godersi davvero la sua ricchezza. Come rinuncerà volentieri a 10 euro l'anno chi può andare in pizzeria 5 volte l'anno. Preferirà andarci 4 volte godendosi Roma tornata Roma. Avete bisogno di insegnanti marziani per spiegare l'evidenza? Altra cosa che nemmeno i migliori maestri marziani saprebbero farvi capire ormai è che voi pagate già quelli che tendono le mani e cui non chiedete nulla, neanche di estirpare le erbacce sulle stradine che portano al Colosseo. Preferite le elemosine a tasse e lavoro. P.S. Naturalmente, sconfitta corruzione e mala amministrazione, riavrete il vostro denaro. Oppure decidete pure di non sconfiggere i parassiti e continuate a pagare, per la gioia di vivere a Roma.

sabato 8 dicembre 2018

L'importanza di trovarsi un nemico


Salvini, a Piazza del Popolo, addirittura cita Martin Luther King e nessuno si indigna! E' accolto con amore da Roma ladrona. Può dire e fare di tutto. Se prima diceva "Prima il Nord" e poi "Prima gli italiani", domani potrebbe dire "Prima l'Europa" con lo stesso consenso. Il nemico necessario potrebbe essere la Cina, Putin, Trump. Perché no? Una Sinistra spregiudicata potrebbe cercare di conquistare il cuore di Salvini per realizzare ciò che i rossi non sono riusciti mai a realizzare.

domenica 28 ottobre 2018

Qui non si fa politica


Non potendo dir nulla - ahimè- delle realizzazioni della sindaca di Roma (che pur votai al ballottaggio, come presunto meno peggio), registro almeno le sue parole. Orrende, rozze e senza senso le ultime contro i manifestanti numerosissimi - donne soprattutto - sotto il Campidoglio, senza bandiere, per chiedere una città sicura, pulita e vivibile. "Sono militanti del PD nostalgici di Mafia Capitale" ha sentenziato la sindaca per evitare di entrare nel merito delle contestazioni. A parte l'indimostrabilità dell'asserzione, chiederei alla sindaca se la militanza, quale che sia (Pd, Lega, Pap, Leu, etc.) rende le persone meno credibili. Sento il cattivo odore di tempi trascorsi:qui non si fa politica, si tace o al più si applaud

venerdì 1 giugno 2018

L'esultanza dei barbari


Ho seguito in parte la maratonaMentana sulla 7 sull'insediamento del governo gialloverde. Mi è sembrato di cogliere in Mentana e nello staff una eccitazione mai vista in precedenti insediamenti. Come in presenza di uno scarto della Storia. Come se si assistesse all'eccezionale evento dell'arrivo dei barbari. E' un po' vero. Anche gli attori apparivano assai diversi dai soliti attori. Soprattutto i ministri grillini. Allegri, festanti, per nulla compassati. Ho condiviso empaticamente (sono fatto così) la loro allegria. Contento per loro e insieme preoccupatissimo per il mio Paese. Ho detto e dirò ciò che non mi convince, che aborro e che temo. Ora cerco qualche motivo di consolazione. Credo che ce la metteranno tutta, più di quelli prima di loro. Vengono dal nulla e dal Grande fratello. Come se avessero insperatamente vinto alla grande lotteria del tempo presente. Un tempo che si fa beffe di storie e di curriculum accademico o professionale. Ce la metteranno tutta, ma questo non garantisce nulla se la direzione è sbagliata, come credo. Forse c'è da sperare che si impegnino un po' meno. Che per attuare il Cambiamento non taglino il naso o disegnino i baffi alla Gioconda. Forse Mentana spera che i rituali istituzionali inciviliscano i barbari conquistatori. E' successo. "Graecia capta" (Palazzo Chigi, Montecitorio, Palazzo Madama) ferum vincitorem coepit" disse Orazio, celebrando la potenza della cultura greca sui romani, i barbari di allora. Del fenomeno il "greco" Mattarella forse ci ha offerto l'avviso di replica. In bocca al lupo a noi tutti. .

lunedì 22 gennaio 2018

I bravi ragazzi e le brave ragazze


Roma è troppo grande per me. Per assistere ad uno spettacolo teatrale della durata di un'ora e mezza, sono uscito ieri alle 16.15 e sono tornato nella mia Ostia alle 22.30. Trenino, metro e bus, oltre che percorso a piedi. Però voglio dire che ieri, io che spesso indulgo al pessimismo, ho incontrato tanti bravi ragazzi. O più o meno bravi. Questo voglio raccontare. All'ingresso della stazione del trenino per la verità registro che in un gruppo di sei adolescenti qualcuno entra senza biglietto. E' normale. Comunque lo faccio notare a mia moglie. Che però mi rassicura a modo suo. Prima mi dice di non commentare a voce alta a scanso dei noti rischi di finire pestati.. Poi mi fa notare che solo uno è entrato senza biglietto. "Solo uno" è una bella cosa. Sul trenino ad Ostia Antica sale un gruppo di giovanissimi scout. Avranno visitato gli scavi. Nessuno schiamazza, nessuno consulta lo smartphone. Ragazzi di altri tempi. Parlano fra loro addirittura. A differenza della coppia di quarantenni a me di fronte: l'uno e l'altra con la propria protesi digitale in mano di cui ogni tanto mostrano qualcosa al partner, senza dire parola.
A teatro, in uno spazio sperimentale rigorosamente male illuminato e con sedie e poltrone svariate prese chissà dove, ci sono attori - fra i quali un talentuoso nipote- e pubblico "impegnati", come nei centri sociali dei miei ricordi giovanili. Prima dello spettacolo una ragazza dal look "combattente" si propone per aiutarci a leggere al buio le istruzioni per prelevare acqua e caffè da una macchinetta.

A sera, al ritorno, una ragazza araba ci aiuta ad individuare il bus da prendere, quello che prende anche lei, e poi ci aiuta a decidere dove scendere. Infine, ad Ostia - sono quasi le 23.00- affamati, troviamo un locale aperto nel centro. Mia moglie "soffre" di empatia più di me. Teme di allungare la giornata di lavoro delle ragazze addette ai tavoli. Ma quelle sono carinissime e ci tranquillizzano. Tutte le ragazze dei locali ostiensi sono carinissime. Forse ieri avevo inforcato occhiali rosa.

mercoledì 22 novembre 2017

La politica contro la Politica


Non è che ci abbia pensato ieri per la prima volta. Ma ieri per due volte mi sono chiesto se io debba sentirmi tenuto a fare il tifo contro i miei avversari (cioè contro quelli che sicuramente non voterò alle prossime politiche). Prima c'è stata la notizia di Di Battista che non si candiderà in Parlamento. Per la verità la notizia è stata che questo diventasse notizia, con interpretazioni sofisticate nell'alveo della politica politicante. Quello che dovrebbe essere normale diventa notizia. Normale e salutare sarebbe scegliere la felicità di occuparsi di un bimbo rispetto allo stress degli appuntamenti quotidiani nel lavoro istituzionale. Come per altri scrivere libri. Con la politica professionale ricondotta ad una dimensione non totalizzante. Insomma ho simpatizzato molto, e più che mai col leader 5Stelle.
Poi ho sentito Raggi da Floris e mi sono accorto di fare il tifo per lei. Come avviene da genitore o nonno di una bambina delicata che appare inadatta a grandi carriere. Non avrei dovuto? Quanto più cresce 5Stelle tanto meno cresce quella cosa rossa o rosellina che voterò in mancanza d'altro. Però tifavo per lei ed ero contento che Virginia apparisse molto più sicura che altre volte. Non so bene se contento come un nonno o come un cittadino romano. Sono convinto che i romani malati di politica -rossi o neri - preferirebbero inciampare per strada nelle buche sempiterne o accettare il l prossimo disastro dei tombini intasati piuttosto che un successo dell'avversaria 5Stelle. Forse hanno ragione loro. Forse un disastro romano può aiutare a prevenire un disastro nazionale. Ma io non sono un politico. Sono un uomo semplice, padre, nonno, marito e cittadino. E tifo per Raggi e Di Battista.

venerdì 17 novembre 2017

Io fra le mafie invisibili


Ho vissuto la mia vita quasi interamente in Sicilia. Fino a nove anni fa. A Siracusa dove vivevo la mafia non c'era o era invisibile. La mia in Sicilia era chiamata "a provincia babba" (cioè stupida, bonacciona, non partecipe alla cultura celodurista e/o mafiosa). La provincia "spetta" (di uomini esperti, che ci sanno fare) era a mezz'ora di strada o poco più: Catania. Lì studiavo e lì incontravo pericoli, anche se non propriamente mafiosi. Ero vigile là. Ricordo la donna che si strusciava contro la mia auto e poi gridava che le avevo strappato il vestito. Io le rispondevo che stavo per chiamare la polizia e tutto finiva lì. Il peggiore ricordo è in una stradina a senso unico. Un'auto contro senso. Avanza. Io sto fermo. Due brutti ceffi si affacciano facendomi segno di fare marcia indietro. Subisco. Poi venne un'altra Catania con la prima sindacatura di Bianco, Il centro pedonalizzato e bellissime poliziotte a cavallo, riscoprendo bellezza e sicurezza. Ho imparato che nulla è perduto per sempre. Né conquistato per sempre.
Trasferendomi a Roma per motivi familiari, scelsi Ostia perché quartiere quieto e vivibile. Credo ancora che lo sia, almeno la Ostia in cui vivo. Non serve l'auto e i servizi sono tutti a pochi metri da casa. Nel bar vicino la barista Alessandra è deliziosa quando mi chiama per nome. A Siracusa nessuna barista mi chiamava per nome. E' più piacevole essere chiamato per nome da una barista che consumare aragoste o occuparsi di una inutile seconda casa. E' piacevole passeggiare nel centro Liberty e osservare il passeggio seduto al caffè storico di Anco Marzio.
Conosco l'altra Ostia, quella di cui oggi si parla, solo passandoci in auto (il solo caso in cui prendo l'auto) o per accompagnare amici turisti nel giardino dedicato a Pasolini là dove egli trovò la morte o per recarmi ogni tanto al porto di Roma, gradevole, ma sempre più deserto per i negozi che chiudono. Ci sono stato l'altro ieri. Poi ho deciso di non tornare per il lungomare dal mare prevalentemente invisibile perché coperto dagli stabilimenti concessi ad "amici" e malavitosi. Volevo annusare il clima di ponente. Procedo quindi all'interno per una stradina. Ed ecco, sono bloccato da un'auto in doppia fila. Aspetto che scenda una donna. Non suono mai il clacson. Sono normalmente paziente. Ma il guidatore non si sposta e non sono sicuro di riuscire a superarlo senza strusciare. Avanzo un po' per essere certo che mi veda. Sto ripensando al lontano episodio di decenni fa a Catania. Quello mi guarda torvo e sta fermo. Sicché arrischio il passaggio. Con patema d'animo.
Mi va bene, tranne mia moglie che me ne dice di tutti i colori per aver cercato l'avventura. Vado a destra e scopro che sono a Piazza Gasparri. Deserta. Il mare davanti a me come un sollievo. E via verso la "mia" Ostia.

giovedì 17 agosto 2017

I volenterosi aiutanti carnefici di Roma


Sono passate da poco le 21 ed accompagno alla stazione centrale di Ostia la mia nipotina con sua madre. Da tempo non
frequentavo quella zona di sera. Ci sono persone giovani e anziane sedute sul marciapiede a non far niente Solo bere birra. Un giovane cammina urlando al cellulare parole minacciose. Non mi sento per nulla tranquillo. Il trenino è passato da poco. Il prossimo fra mezz'ora. Normalmente mi sarei congedato dalla persona accompagnata. Invece resto lì. Quindi per mezz'ora osservo nell'atrio chi passa, chi compra il biglietto, chi passa per i tornelli. Bene. I turisti fanno tutti il biglietto per entrare. Poi vedo un italiano che timbra un biglietto, ma fa passare altri due dietro di sé. Poi vedo un altro che forse è un arabo o forse un italiano abbronzato che salta agilmente per entrare. Non c'è segno di vigili, forze dell'ordine, militari o personale di sorveglianza. Quello che è saltato dentro apre agevolmente le porte esterne di ingresso. E fa entrare gli amici. O almeno persone che credo saranno amiche. Intanto un altro salta e fa lo stesso. Questo è certamente italiano. Tutto normale e razionale. Se non c'è vigilanza, obbedisce alla ragione (seppur non all'etica) non fare il biglietto. Ed è intelligente (per sprecare una parola impegnativa) far viaggiare gratis amici che poi ti compenseranno con una birra. Però poi mi accorgo che è assai peggio. Quei due non hanno più amici da aiutare. Infatti dissuadono dall'inserire il biglietto gli sconosciuti che lo hanno acquistato. "Vi apro io. E' facile". Sono raggianti. Felici come vediamo talvolta una levatrice o chi salva una vita. Allora il mio pessimismo tocca l'apice. Se è così difficile capire che a un ladro non conviene che i ladri si moltiplichino. Se un ladro non capisce che qualcuno deve pagare perché lui possa viaggiare gratis. Se nessuno sa spiegare a quei ladri che stanno contribuendo a distruggere Roma più con la loro allegra idiozia che rubando, allora mi arrendo.

martedì 13 giugno 2017

La distanza facebook e i nuovi insulti


Sono sotto il sole del pomeriggio aspettando l'apertura dell'ufficio rinnovo patenti. Faccio un giro del palazzo per ingannare l'attesa. Adesso vicino all'ufficio ci sono due ragazzi. Discutono animatamente con una signora che è nella sua auto lì vicino. La discussione si fa sempre più animata. Non so cosa sia accaduto. Capisco che i due ragazzi debbono avere riso della signora. E non so perché. Capisco che la signora è molto coraggiosa. I ragazzi sono anche robusti. “Noi siamo liberi di ridere quanto vogliamo” E lei scende dall'auto. Diventa più aggressiva. Non c'è nessuno tranne me. Su chi può contare la signora? Su nessuno. I “mortacci tua” si sprecano. Coraggiosa la signora e, tutto sommato, “moderati” i ragazzi. Mi limito a dire: “Basta, salutatevi!”. Non mi ascoltano ovviamente. Noto che comunque tengono una distanza di sicurezza. I bulli sono moderatamente bulli per fortuna. Non più bulli della signora. Poi la situazione sembra precipitare. Succede quando i ragazzi appellano “napoletana” la signora, forse per un accento nella voce. . E quella: “Napoletana sarà tua madre, tua sorella e li mortacci tua”. Diventa paonazza. Temo il peggio. Ma l'ufficio apre e i due ragazzi corrono a prendere il posto superandomi nella fila informale fatta da loro e da me. Anche oggi ho imparato qualcosa, spiando la vita degli altri. 1. I ragazzi si limitavano a un litigio a distanza, stile facebook, semplicemente perché temevano di compromettere qualcosa: forse l'esame di patente. 2. In questa Roma in cui sono immigrato “napoletano” è il peggiore degli insulti.

mercoledì 28 dicembre 2016

La Capitale triste

"Non è colpa di Virginia Raggi". Pare si debba premettere prima di dire qualcosa su Roma. Visito il centro ieri fra pomeriggio e sera. In una giornata quasi festiva. Non vedo tracce di romani per strada o in metro. Solo turisti e neanche tanti. All'ingresso della metro di Piazza di Spagna, per qualcuno il posto più bello al mondo, collinette di cicche di chi spegne lì la sigaretta dopo l'ultima boccata e contenitori unti di cibi slow food. Sulla scalinata di Trinità dei Monti scorgo un vigile. Non vedrò altri vigili altrove. Tranne che davanti ai Palazzi della politica. Affollata veramente solo via dei Condotti. Con i negozi delle firme famose, una volta italiane, presidiati da vigilanti elegantissimi, muscolosi e nerissimi. E con nugoli di venditori africani che in strada ti sventolano in faccia la stessa sciarpa finto Burberry .Oggi il grande vecchio romano deve aver deciso così. Altri africani presidiano i siti del cartello delle carissime caldarroste. Poi a Piazza Navona pochi banchetti con cineserie orride. Con i camerieri buttadentro che ti abbordano per chiedere di consumare almeno un caffè al tavolino, se non puoi permetterti una pizza. Tutto alquanto triste. La sensazione di una capitale e di una nazione che perde anima e identità. Una capitale che non sa più difendere decoro e bellezza. Eppure so che si potrebbe. Sapere che si può e non si fa mi opprime. Ok, abituiamoci al peggio e torniamo ai riti degli insulti per web. Se non sappiamo far altro...

venerdì 16 dicembre 2016

Le periferie romane di Servizio Pubblico

I commenti alla pagina facebook di Servizio Pubblico sono prevalentemente insultanti verso Santoro. Avranno le loro ottime ragioni. Nella monografia “Italia”, trasmessa ieri e dedicata all’orrore romano, quello delle periferie, Saviano né ha dato ragione. Il livore investe ormai qualunque persona di successo. Si chiami Santoro o Saviano o con qualunque altro nome. Tutti colpevoli per il successo conquistato –si ritiene – con oscuri scambi di favore. Infatti la fanno franca i ricchi senza merito, quelli che hanno ereditato proprietà e denaro, senza impegno e senza colpa. Io non ho la pazienza e l’interesse ad esplorare le presunte sordide ragioni di Santoro. Mi limito a valutare il prodotto televisivo che ieri era ottimo. Le periferie romane erano esplorate da coraggiose croniste che entravano in appartamenti squallidi, con bagni senz’ acqua ridotti a depositi di vettovaglie, che camminavano per sentieri colmi di erbacce, siringhe e rifiuti vari, che erano minacciate dai boss di quartiere, che intervistavano tossicodipendenti e spacciatori. La sconvolgente normalità del degrado e dell’illegalità. Ho selezionato nella mia mente soprattutto le madri nel servizio. Le custodi delle famiglie criminali, le donne della cura e dell’inconsapevolezza. Tutte. Due soprattutto. Quella che trascorre la maggior parte della giornata su una sediolina di fronte alla lapide del figlio ucciso, lì sul marciapiedi, con una congiunta che ramazza la strada. E quella che si dice fiera dell’educazione impartita al figlio. Figlio in galera, spacciatore come lei. La evidenza di un mondo che è un altro mondo. La evidenza di periferie che appaiono perdute per sempre

sabato 9 luglio 2016

Ostia e l'Italia low cost

Dopo cena mi sono immerso fra i piaceri prevalentemente low cost di Ostia. Il decimo municipio di Roma commissariato per mafia e quindi ben rappresentativo della Capitale oggi. Commissariato e punito. Nessuno spettacolo organizzato, a differenza di altre estati. Ben ci sta. Però il centro e il litorale sono affollati più che mai. Non c'è posto in bar, trattorie, friggitorie etc. Moltissimi ostiensi e romani sono impegnati a godersi all'aperto fettuc...ine e fritti di gamberi e calamari. Quelli che economizzano (come me) fanno la fila per il gelato. Altri nemmeno quello. Ma godono la serata tiepida sul pontile e sul lungomare. E poco male se il municipio non organizza un bel nulla. Sul pontile si ascolta la musica del bravo chitarrinista veterano con davanti il piattino dalle rare monete. E si ammirano le due ragazze che improvvisano un sirtaki al suono della chitarra. Più in là, sotto i portici, di fronte alla Caritas dove forse ha consumato la sua cena, un senzatetto abbastanza giovane digerisce sdraiato su una coperta e soddisfatto anche lui, come sembra dal sorriso con cui esplora cose e mondi nel suo iphone. Nessuno parla di politica e nessuno si lascia deprimere dalle ingiustizie del mondo nella Ostia vacanziera e godereccia low cost.

sabato 10 ottobre 2015

A proposito di Marino, ma non solo: fra principi e vaghezza


Credo che per chi sta a sinistra o almeno per me ci siano cose indiscutibili ovvero nettissime sulle scelte politiche nazionali e locali. Prevalgono però principi e valori da graduare e contemperare nella loro concreta attuazione. Comincio da questi ultimi: 1. Progressività delle imposte sì. Ma quanto progressive? Posso dire solo: molto. 2. Sì ai limiti all'iniziativa privata che deve essere inscritta entro la cornice del pubblico interesse. Ma limiti quanto forti? Posso dire solo: molto forti. 3. Sì alle riduzione delle diseguaglianze. Ma quanto ridotte? 1/10 o 1/5 o 1/2? Posso dire solo: al massimo. La vaghezza è ineliminabile. Non c'è vaghezza in altri casi. Esempi: 1. No all'abolizione della tassazione sulla prima casa. 2. No ad ogni forma di razzismo ed omofobia. 3. Sì alla piena occupazione. Non può esserci vaghezza in tali casi ed altri perché la vaghezza sarebbe una parete scivolosa che potrebbe farci scivolare verso destra e verso il peggio. In questa categoria della nettezza inscrivo anche il no alle ruberie politiche ovvero all'idea che si possa essere indulgenti verso chi raccomanda amici e parenti (Alemanno, ad esempio) ma anche a chi non si sottrae al gusto di lucrare una cena per sé e moglie a spese delle casse comunali (Marino?). La seconda fattispecie è assai meno pesante rispetto alla prima per le casse comunali. Ma il no non può essere graduato. Perché un ni aprirebbe le porte a scivolare sempre più giù, anche oltre Alemanno. Per questo faticosamente decido per tolleranza zero anche verso Marino. Pur del tutto consapevole del rischio enorme del peggio. Ma solo un NO secco può aprire le porte ad nuova politica intesa come servizio.

mercoledì 7 ottobre 2015

Marino, dimmi che non è vero


La mia opinione su Marino era semplice e prudente. Lo consideravo persona onesta in un mondo di ladri e di furbi (con qualche eccezione...). Lo consideravo, a differenza di molti amici a sinistra, politico mediocre ovvero poco efficace, anche perché poco o per nulla sostenuto dal suo partito. Magari anche distratto riguardo la qualità dei suoi collaboratori. Non all'altezza comunque del compito immane di governare la Capitale. Facevo il tifo perché tornasse al suo lavoro di chirurgo. Per lui, per simpatia verso lui, giacché dubitavo e dubito che dopo di lui Roma possa avere un grande Sindaco. Ma adesso -accidenti! - questa storia degli scontrini e delle cene con familiari pagate con la carta di credito del Comune mi lascia di sasso. Incredulo. Ma che diavolo succede? Perché un professionista di valore debitamente retribuito scende (scende, scende) in politica? Anche per questo? Per il gusto malsano di lucrare 120 euro di cena in una trattoria romana? Ricevo conferma alla mia diagnosi di qualche anno fa, quando parlai di epidemia della furbizia idiota. Quella che induce uomini potenti e ricchi a compromettere tutto per il gusto malsano di approfittare del proprio potere. Marino avrebbe -per così dire - l'aggravante dei pochissimi spiccioli. Ah, come vorrei che potesse rivelarsi tutto un equivoco!

lunedì 17 agosto 2015

Il mio ghetto


Scegliendo di abitare ad Ostia, scelsi il mare e la relativa quiete, sapendo comunque di vivere nella X circoscrizione di Roma capitale. Tutto bene tranne il rapporto fra Ostia e il resto della metropoli. Oggi, dopo mesi, mi reco al centro di Roma. Con il solito trenino. La prima sorpresa è di vedere i finestrini oscurati. Il resto è normale, normalmente sporco. Ma quei finestrini appannati su cui tanti hanno disegnato qualcosa vogliono nascondere l'esterno o l'interno? Per fortuna ho una moglie: "Non sono appannati o oscurati intenzionalmente - mi spiega - sono semplicemente sporchi". Ah! In compenso ho posto a sedere e poi non importa tanto che non si possano leggere i nomi delle fermate di transito. Tanto vado al capolinea. Mi sovviene piuttosto la solita irrequietezza da patriottismo, forse a sproposito. Perché davanti a me ho quattro eleganti turiste giapponesi (o comunque asiatiche). E mi scoccia davvero che possano pensare che gli italiani siano sbronzi di primo mattino.Di di fronte a loro una signora di mezz'età, malamente sorretta dal probabile marito, continua a bere, con occhi arrossati, da una bottiglia che mi sembra di birra. Mi sento liberato quando la coppia scende mentre le ragazze giapponesi si consultano facendo il conto delle fermate che l'oscuramento dei finestrini non consente di vedere. Poi però scorgo un arabo dirigersi verso qualcuno che non vedo e dire qualcosa con una sorta di apprensione. Mi sporgo e vedo una ragazza accovacciata per terra col viso reclinato in avanti. Capisco che è una ragazza solo dal tanga che i jeans lasciano scoperti. Yoga? Pare di no. Le giapponesi sono competenti - mi pare - in materia. E loro sono allarmate. Si guardano attorno e guardano i passeggeri come per chiedere: "Cosa succede? Perché non fate qualcosa?" Apprendo che nessuno fa niente perché la ragazza buttata lì a terra nella strana posizione ha già rifiutato con stizza l'aiuto e il posto a sedere offerto dall'arabo. Scende anche lei. Poi scendiamo tutti. Faccio il tifo affinché alle turiste venga risparmiato lo scempio di qualche toilette pubblica. Le perdo di vista. Ma verifico che uno dei due bagni di Piramide, quello maschile, è chiuso. Una lunga fila promiscua davanti all'unico bagno. Poi, fuori, in un bar, verifico che deve esistere una sorta di "cartello" dei bar romani. Un accordo che prescrive: se hai l'acqua non devi avere il sapone; puoi avere il contenitore di sapone, ma rigorosamente vuoto; se poi hai il sapone non devi avere carta o altro con cui asciugarsi. Ok. Arrivederci, Roma capitale del Paese più bello del mondo. Torno al mio ghetto ostiense. Lì gli eredi della banda della Magliana governano (o governavano fino a ieri) con imprenditori locali e politici e funzionari corrotti. Però questo è invisibile. E lì almeno ho il bagno di casa ed ho l'agendina dei bar conosciuti e frequentabili. In qualcuno c'è addirittura acqua, sapone, carta e phone per asciugare le mani. Fan della decrescita felice (e pulita) mi accontento di poco.

giovedì 19 febbraio 2015

DOBBIAMO SCEGLIERE: O L'ISIS O I TEPPISTI DEL FEYENOORD


Non ho altra spiegazione. Cosa giustifica il rischio e il compiuto scempio della fontana del Bernini, se non questo ricatto sottinteso? Non possiamo privare i tifosi italiani o quelli della "civile" Olanda di devastare capolavori sotto l'effetto di superalcolici e soprattutto di congenita idiozia barbarica. Perché il rincoglionimento del ventunesimo secolo potrebbe altrimenti scegliere l'Isis. Così, giusto per menare le mani. Sono incavolato più di Marino. Se fossimo seri non si dovrebbe più parlare di calcio a Roma.

giovedì 10 ottobre 2013

Il patriottismo nell'Italia malata


Assisto a Ballarò al doloroso confronto fra i servizi pubblici di trasporto di due capitali: Helsinki e Roma. Inutile dettagliare troppo. A parte la guerra romana di tutti contro tutti per un posto sul tram, si noti almeno che a Helsinki i servizi pubblici sono ampi e puliti come - immagino - i servizi delle case private. Di contro - si sa - la nostra pedagogia nazionale ci suggerisce che "pubblico" significa "di nessuno" e quindi... Oggi il mio amico Fabio, da Londra, con controllata amarezza, confronta Londra e il suo spirito innovativo con la stagnazione malata che colpisce l'Italia e le sue città. Dulcis in fundo, leggo ora i risultati dell'indagine Ocse-Piacc (Isfol per l'Italia) sulle competenze alfabetiche e matematiche. Sempre peggio. Prima eravamo fra gli ultimi. Oggi, fra i Paesi dell'Ocse, siamo ultimi nelle competenze alfabetiche e penultimi in quelle matematiche. Ho qualche difficoltà a unirmi al coro disfattista. Confesso di cercare (patriotticamente?) giustificazioni e attenuanti. Forse la tale indagine non tiene conto che in Italia abbiamo una intelligenza diversa che i test internazionali non riescono ad apprezzare. Forse in Italia abbiamo vesciche più continenti per cui giustamente non dissipiamo risorse in troppo costose toilette pubbliche addirittura pulite. Forse, forse... No, non so cosa dire. Escludo solo le spiegazioni etniche. Poi mi chiedo cosa diavolo sia questa specie di amore per il mio Paese. Compassione? Un grido disperato: "dai, dai, facciamo vedere che possiamo avere i trasporti e le toilette di Helsinki, insieme alla dolcezza italiana". Non mi direte che i nostri disastri sono il rovescio della medaglia della nostra dolcezza? Non ci credo. Mi piace · · Promuovi · Condividi