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domenica 13 giugno 2021

La fortuna di una nipotina

 

Non riesco a smettere di pensarci. Aveva l'età - forse meno - delle mia nipotine di undici anni che ai miei occhi di nonno appaiono destinate a chissà cosa. Musica, disegno, scrittura? Una ha già deciso – è convinta- che vivrà a Parigi.
La bambina rom ci si è avvicinata mentre godevamo il sole del pomeriggio sorseggiando un caffè sul lungomare di Ostia. Con la mano protesa: "Una monetina. Una monetina". La proprietaria del bar è intervenuta, trascinandola via. Una madre, un adulto sicuramente osservava da lontano. Forse avrà rimproverato la bambina per la presunta inefficienza. Non riesco ad appassionarmi al Recovery Plan. Non riesco ad appassionarmi ad Astrazenica sì, Astrazenica no". Non riesco ad appassionarmi neanche alle sorti della Capitale contesa da opposto schieramenti, nessuno dei quali - lo so - ha qualcosa da dirmi sulla piccola rom. Nessuno sa spiegarmi come facciamo a fingere che ci sia un minimo di giustizia nel mondo. Nessuno sa spiegarmi quale eguaglianza propugna. Ma temo si sia tutti rassegnati all'Impero del Caso che decide dove farci nascere e come. La Politica mi allontana

sabato 20 febbraio 2021

Stagione che vai, ingiustizia che trovi

 


Ci fu e c'è ingiustizia e irragionevolezza nel socialismo realizzato ed anche quello immaginato, nel sogno talvolta di un salario a prescindere e senza rischio alcuno di mobilità coatta o di declassamento. Retribuzioni simili, ma prestazioni di qualità e quantità dissimili. Chi passa giorni al sole che brucia raccogliendo pomodori o notti insonni a cercare farmaci e cure e chi sonnecchia annoiato. A monte anche lì il Grande Caso che assegna padri e il Grande Arbitrio che assegna privilegi.

Nel Capitalismo però le distanze si accentuano a dismisura, mentre il trionfo del  Grande Caso e il Grande Arbitrio diventa assoluto. Perché conta la nascita – nascere donna o nascere nel Sud del mondo-  ma conta anche passare per caso dalla viuzza in cui incontri la fortuna o in cui poi un qualsiasi evento ti premia a dismisura con algoritmi esponenziali o ti punisce crudelmente, mentre  tanti sono in bilico fra successo e fallimento. Perché, malgrado quel che ti succede sia frutto di infiniti fattori, in gran parte imprevedibili, per cui non hai né colpa né merito, il Sistema ha deciso che tu sei responsabile, da condannare o premiare. Se no, il Sistema non regge.

Sto pensando a tali ovvietà pensando alla presente oscura stagione che ha introdotto la specifica lotteria pandemica entro la lotteria capitalistica. Con ognuno che dice: "a me no". Non a me che lavoro nella stazione sciistica, non a me che lavoro in albergo, non a me che lavoro nel bar, non a me che lavoro in palestra, nel museo, nel cinema  o in teatro. “Non a me che lavoro come attore e sono alla fame se non recito, mentre gli impiegati del teatro ricevono lo stipendio comunque”, diceva oggi in  una intervista un celebre attore. Intanto  la Destra, per inciso, sposa con facile furbizia tutti gli " a me no" e la Sinistra, affascinata dal senso del dovere pubblico,  appare propensa a chiudere tutto. Ma non può chiudere le multinazionali del commercio elettronico.  Così Amazon  vistosamente si giova delle disgrazie altrui, sostituendosi  ai piccoli esercizi rovinati. Profitti cresciuti di un terzo nell’anno della lotteria pandemica. Con quale merito? Magari ci consoleremo con i quasi 500mila di neo assunti, piccola parte dei milioni che hanno perso il lavoro.

 P.S. Coltivo la speranza che i milioni di “a me no” scoprano che collettivamente siamo artefici del nostro destino e insieme dobbiamo condividere premi e disastri. Che possiamo espropriare i padroni della Grande Lotteria, scoprendo una nuova evidenza.  

giovedì 7 marzo 2019

L'Ordine e il Caso


Penso che la politica appartenga al ceto medio. Quelli che stanno sotto o stanno sopra non se ne occupano davvero, per rassegnazione i primi, per intelligenza i secondi. Penso anche che il ceto medio, istruito e garantito, non esprima bisogni, se non quando le sue garanzie sono minacciate o scalfite. Come avvenne contro Renzi che scelse di corteggiare il Capitale, devastando vecchie sicurezze. Il ceto medio garantito ha però bisogni prevalentemente emotivi. Soprattutto quello di sinistra e democratico che detesta, molto o abbastanza, il cattivismo e il razzismo. Ma non ha nulla da dire su un possibile ordine nuovo. Diciamo che Salvini riempie, come bersaglio, la vita emotiva del ceto medio democratico, come i migranti riempiono la vita di Salvini e dei salviniani. Parte del ceto medio finge di coltivare sogni palingenetici nel segno delle bandiere rosse. Ma non ci crede davvero. Infatti non fa nulla perché il sogno si realizzi. I rossi, quei rossi, si appagano nell'avere ragione, innocui. Il Capitale non batte ciglio perché quei rossi sono inoffensivi e puro folklore. E perché, guardando distrattamente alla politica in scena, il Capitale non può essere certo che Zingaretti sia preferibile a Salvini o viceversa. Lascia correre. Godendosi ville, barche, ostriche ed escort. Se qualcuno minaccia davvero quell'ordine il sistema lo punisce automaticamente con crisi e licenziamenti. Finché tutto non torni a posto. Solo raramente il Capitale interviene intenzionalmente, come il Demiurgo di Platone, per correggere il mondo che va fuori dal percorso assegnato. Intanto contempla divertito i movimenti del Dio Caso che produce valanghe avviate da un fiocco di neve: una designazione avvenuta per pochi voti, perché quel giorno i parenti del contendente di Di Maio, al voto preferirono una gita. Piccoli movimenti, piccole valanghe del Caso. Mentre le montagne restano intatte e l'Ordine regna incontrastato.
N.B. Dedicato ad Arnaldo Colombo

lunedì 29 ottobre 2018

Il Dio Caso e la politica piccina


Penso a Di Maio verso il quale ho sentimenti contrastanti. Al di là della distanza politica, è un sentimento di insofferenza verso un leader troppo culturalmente sprovveduto (non mi riferisco solo ai congiuntivi) per ricoprire il ruolo che occupa. Dall'altra parte coltivo un sentimento di ammirazione per l'incontestabile capacità di emergere comunque, nonché di destreggiarsi alla meglio fra tanti più preparati di lui. Una sorta di miracolo pensando al suo fragile curriculum formativo e politico. Raccolse appena 59 voti nel 2010 nella sua piccola città, Pomigliano. non riuscendo ad essere eletto .Poi, dopo le parlamentarie superate come secondo, con solo 159 voti, quanto basta per essere candidato nella discutibilissima e fortunosa procedura di selezione dei 5 Stelle, è eletto alla Camera di cui diventa vicepresidente. Sarebbero bastati pochissimi voti in meno di quei 159 e Di Maio probabilmente non avremmo mai sentito parlare. Ora invece è qui sulla scena politica da protagonista e può irridere e picchiare duro Commissione europea, Banca d'Italia, Presidente Inps, Presidente Bce, etc. etc. E sopravvive malgrado ripetute gaffe e tante promesse mancate. Ecco, voglio dire, che venuti meno partiti, continuità storiche e sostanza, oggi il Caso, fratello gemello del Caos, prevale su meriti e progetti. Solo il mercato resiste, con la sua logica dei numeri, indifferente alla sorte del singolo. Mentre la politica si fa sempre più piccina, nel suo piccolo spazio il Caso ovvero il volo di una farfalla in Brasile (la fortunosa elezione di Di Maio) produce tempeste (la perdita della residua credibilità della politica).