Penso a Di Maio verso il quale ho sentimenti contrastanti. Al di là della distanza politica, è un sentimento di insofferenza verso un leader troppo culturalmente sprovveduto (non mi riferisco solo ai congiuntivi) per ricoprire il ruolo che occupa. Dall'altra parte coltivo un sentimento di ammirazione per l'incontestabile capacità di emergere comunque, nonché di destreggiarsi alla meglio fra tanti più preparati di lui. Una sorta di miracolo pensando al suo fragile curriculum formativo e politico. Raccolse appena 59 voti nel 2010 nella sua piccola città, Pomigliano. non riuscendo ad essere eletto .Poi, dopo le parlamentarie superate come secondo, con solo 159 voti, quanto basta per essere candidato nella discutibilissima e fortunosa procedura di selezione dei 5 Stelle, è eletto alla Camera di cui diventa vicepresidente. Sarebbero bastati pochissimi voti in meno di quei 159 e Di Maio probabilmente non avremmo mai sentito parlare. Ora invece è qui sulla scena politica da protagonista e può irridere e picchiare duro Commissione europea, Banca d'Italia, Presidente Inps, Presidente Bce, etc. etc. E sopravvive malgrado ripetute gaffe e tante promesse mancate. Ecco, voglio dire, che venuti meno partiti, continuità storiche e sostanza, oggi il Caso, fratello gemello del Caos, prevale su meriti e progetti. Solo il mercato resiste, con la sua logica dei numeri, indifferente alla sorte del singolo. Mentre la politica si fa sempre più piccina, nel suo piccolo spazio il Caso ovvero il volo di una farfalla in Brasile (la fortunosa elezione di Di Maio) produce tempeste (la perdita della residua credibilità della politica).
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lunedì 29 ottobre 2018
mercoledì 7 marzo 2018
Scalfari e Di Maio, agente dello spirito della sinistra
Ho sempre letto e seguito Scalfari. Spesso ha avuto intuizioni in anticipo. Come quando, anni fa, predisse gli inevitabili dolori della globalizzazione con i suoi effetti di osmosi fra Sud e Nord, Oriente ed Occidente, emarginati e benestanti. Da qualche tempo però notavo con tristezza i segni vistosi dell'invecchiamento, nella vanità, negli argomenti e anche nella sintassi. Ieri da Floris però mi è piaciuto. Per l'infantile o senile infischiarsene della coerenza. Apparentemente. Settimane fa aveva stupito col suo preferire Berlusconi a Di Maio. Che significava preferire il rischio minore. Oggi stupisce preferendo Di Maio a Salvini.
Dice: " Facendo un'alleanza con il Pd non è che ci sono due partiti, diventa un unico partito, Di Maio è il grande partito della sinistra moderna. Allora la faccenda cambia, se lui diventa la sinistra italiana voterò per questo partito". Se, aggiunge, "questo partito (quello che nascerebbe dall'alleanza Pd-M5S, ndr) diventa un partito di maggioranza assoluta, Mattarella ha un governo che ha la maggioranza assoluta. Renzi ha detto no, ma Di Maio non parla di alleanza con Renzi ma di alleanza con il Partito Democratico".
Interpreto e consento in questo senso: La sinistra non ha un luogo (come non lo ha la destra). I valori della sinistra sono aeriformi e si spostano qua e là. Anche se alcuni provano a conservare o conservano in bottiglia (in partito) quell'aria (quello spirito). Ora, con la svolta di Di Maio, la sinistra può essere ospitata nel populismo 5Stelle e può trasformare quel populismo. Il "piccolo" Di Maio agente dello spirito della sinistra come Napoleone che Hegel vide a cavallo a Jena, agente dello Spirito del Mondo.
lunedì 6 novembre 2017
La sinistra non c'è
In sintesi nessuna vera novità dal voto in Sicilia e ad Ostia. Il dato dell'astensionismo dimostra che molti ritengono che al voto non vengano offerte alternative radicali all'ordine esistente. Per la minoranza votante centro destra in competizione con 5Stelle in entrambi i territori. Il PD giù in picchiata. Il dato peggiore è quello di CasaPound al 9% ad Ostia. Da brividi verificare che gli ultimi delle periferie cercano speranza o vendetta negli epigoni delle leggi razziali. Vedi gli insulti delle curve laziali ad Anna Frank. L'altra faccia della medaglia è la sconfitta della sinistra, sia quando è unita, come in Sicilia, sia quando è divisa, come ad Ostia. Se è vero che non si vince più al centro (luogo del galleggiamento senza valori), è purtroppo vero che non si vince neanche a sinistra. Oggi si vince a destra o nella non-direzione dei grillini. La sinistra marginale deve scegliere se sciogliersi o assimilare gli umori populisti di destra e di 5Stelle: due modi di sciogliersi. Oppure osare pensare davvero, capire perché la promessa egualitaria appare non credibile. Perché i disperati scelgono di contendere agli ultimi che vengono dal mare le briciole del banchetto intangibile dei privilegiati, piuttosto che l'arduo compito di attrezzare un nuovo menù per ogni uomo della Terra.
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mercoledì 1 novembre 2017
Metabolismo degli umori sociali nel festivo prima del voto
Oggi, giornata festiva e post Halloween, il clima emotivo è assai diverso da ieri. Fra l'apatico e il depresso. Vado in piazza a prendere sole e caffè. Le auto stranamente si fermano mentre io sono ancora lontano dalle strisce pedonali. Ah, ecco c'è una macchina della polizia vicino. Meglio non fidarsi dell'equilibrio dei poliziotti, secondo le saggia valutazione degli automobilisti. Al bar in piazza pago volentieri il caffè il doppio che altrove, pagando l'esposizione al sole e la visuale del passeggio. Domenica si vota nel Municipio X di Ostia, dopo due anni di commissariamento per le infiltrazioni delle cosche. Osservo i gazebo pre-elettorali. Quello del PD, il partito del precedente presidente arrestato per mafia, propone il candidato Athos De Luca. Geniale (diciamo) il manifesto che recita "Uno per tutti, tutti per uno", sfruttando l'omonimia del candidato con il noto moschettiere. Del resto cos'altro dire? Il gazebo di Salvini è ancor meno frequentato di quello di Athos. Qui ad Ostia la destra credibile (diciamo) è quella di CasaPound che è assente ora nel centro, ma sicuramente presente nella periferia di ponente, quella di Pasolini, quella dei clan mafiosi, la periferia delle case popolari assegnate dal clan, quella in cui il candidato neofascista si fa fotografare con il boss e poi dice: "Io sto nel territorio e parlo con tutti". Beh, come ci rivelò l'illuminante dialogo di bambini in "Ferie di agosto", la destra è quella che sta con i poveri mentre la sinistra sta con i ricchi. C'è più animazione ed ottimismo al gazebo 5Stelle. Lì i militanti, malgrado la delusione Raggi, ci credono. Pensano di farcela. Ce la faranno con i pochi che andranno a votare, come suggerisce la piazza stanca di Ognissanti.
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