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giovedì 28 novembre 2019

Il miracolo dell'auto-inganno


Troppo complicato per le mie modeste conoscenze di economia e di banca capire bene la questione Mes. Peraltro dubito che la massima parte dei parlamentari abbia davvero certezza dei pro o dei contro del trattato. Penso che finga di capire. Però, guardando in Tv l'assalto leghista alla Presidenza della Camera, con contusi e feriti, davanti ad esterrefatte
scolaresche in visita, qualcosa capisco. Anzi mi si conferma ciò che già per me era chiaro. In politica non solo si finge di capire, si finge di essere convinti che l'avversario abbia torto comunque. Anche se dicesse che piove. Ma come si fa ad infuriarsi per qualcosa di cui non si sa niente? Si può fingere in pubblico anche la furia? No, non si .può. Solo i grandi attori ci riescono. E comunque chi fingesse non professionalmente, non da attore, ma da politico, si sentirebbe - credo - in imbarazzo con se stesso. Voglio dire che in realtà nella mente umana opera un fine meccanismo. Esso ci fa credere davvero quello che ci conviene credere. Ingannare se stessi è la migliore condizione per ingannare il prossimo.

sabato 24 marzo 2018

Due parole all'orecchio di Fico


La Presidente del Senato è una bella donna e il Presidente della Camera è un bel ragazzo. Cosa'altro dire? Al più notare che Fico pone fra le priorità assolute dell'azione parlamentare la riduzione dei costi della politica. Che non significa abolire le Regioni, ad esempio. Quello sarebbe un risparmio di molti miliardi e a parere di qualcuno (me compreso) soprattutto una semplificazione del groviglio decisionale dell'apparato pubblico. Riduzione dei costi della politica significa SOLO abolizione dei vitalizi antichi e riduzione degli emolumenti dei parlamentari. Pochi soldi, ma comunque operazione utile per una sobrietà della politica. Non una rivoluzione. Non sarebbe stata una rivoluzione nemmeno la riforma costituzionale che gli italiani hanno recentemente bocciato. Lì qualcosina di sensato e qualcosina di confuso (la semi-abrogazione del Senato), oltre alla narrazione mitologica dell'eroe che vuole essere solitario. Anche in quel caso la malia dei costi della politica. Con quella domanda indecente contenuta nel quesito referendario: "Vuoi ridurre i costi della politica?" Fu la forma indecente (populista al quadrato, anzi al cubo, cioè "cattura allocchi") forse determinante al mio voto per il No. Dico No anche a Fico. Va bene la riformina del costo dei parlamentari, ma le priorità sono altre e alcune contenute nel programma 5Stelle: moralità pubblica, sostegno a chiunque non abbia nulla.

lunedì 14 novembre 2016

Disperazione ed astensione

Alle prossime politiche sempre più probabile un mio sterile voto di testimonianza ad una sinistra che non deve vincere o non riesce a vincere restando sinistra. Oppure l'astensione.
Intervistato da Gruber ed altri sul direttorio "abrogato" da Grillo, Fico, fra gli ex del direttorio, risponde: "Non c'è mai stato. E' una invenzione. Il direttorio di M5S è M5S". Risposta suggestiva. Però che il direttorio non ci sia mai stato lo scopro stasera. Pazienza. Ma poi Gruber incalza chiedendo in cosa M5S o Fico si senta vicino a Trump. E lì salto dalla sedia. Perché Fico risponde come temevo. Dà proprio la risposta che io gli imploravo di non dare. "Trump ha rinunciato alla indennità presidenziale di 400.000 dollari annui". 400.000 dollari, quanto potrebbe servirgli per aggiornare la rubinetteria d'oro di uno dei suoi bagni. Mia autentica disperazione.

martedì 1 settembre 2015

Ragioni per dire no, ragioni per dire sì


Assai brillante e dialettico il premier slovacco Fico. Per inciso, "socialista" (che so sempre meno cosa significhi). Brillante e dialettico quasi come il nostro premier. Prima aveva detto: "In Slovacchia solo immigrati cristiani; musulmani no, perché non abbiamo moschee". Lo ha proprio detto. Ora, più ragionevolmente, per giustificare il rifiuto delle quote: "Noi non abbiamo bombardato Iraq e Libia". Apparentemente inappuntabile giacché certamente, se fosse possibile, Bush e Blair, in primis e non soli, dovrebbero accollarsi i costi. Spero però che il nostro premier che nessuno vince in battute trovi la risposta giusta. Potrebbe essere questa: "Noi non abbiamo avuto un leader slovacco, come Husak, collaborazionista con l'Urss al tempo dell'invasione sovietica della Cecoslovacchia". Infatti la storia del mondo sarebbe cambiata profondamente se l'Urss allora fosse stata contenuta e sconfitta. Magari si sarebbe affermato nel mondo un socialismo dal volto umano, quel socialismo che oggi ci manca, compromesso anche nel nome. Più seriamente occorre che tutti gli europei, governi e cittadini, smettano di usare il passato come alibi per fare o non fare. O si scoprono davvero europei o l'Europa sarà solo una espressione geografica. Approfitto per dire al premier del mio Paese che ambisce alla maglia rosa. Direi che mi piace. Mi è sempre piaciuto il puntare in alto, senza rassegnarsi alla mediocrità. Anzi le parole che del premier ho nel tempo apprezzato sono state sempre quelle che invitavano il mio Paese al primato, un primato culturale e di valori positivi. Non ho apprezzato per niente il resto che mi è apparso del tutto incoerente con quell'ambizione. Per questo mi sento come italiano un brutto anatroccolo e mi rammarico, a differenza dei più, perché non è ben più alto il numero di immigrati che non considera l'Italia la meta del viaggio ma mera terra di transito verso regioni più accoglienti e felici. Nell'Italia che forse sarà un giorno maglia rosa e oggi è maglia nera per demografia e a rischio di scomparsa senza nuove "invasioni" , fra le poche cose che mi danno gioia e sollievo, solleticando il mio patriottismo, c'è ascoltare per strada ragazzine e ragazzini, arabi, rumeni, indiani parlare con naturalezza la lingua di Dante. Senza di loro quella lingua sarebbe sul punto di estinguersi; per gli ultimi indigeni sopravvissuti, slide, tweet, Jobs act e spending review vanno benissimo.