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martedì 21 agosto 2018

Ricordando il 21 agosto del 68


Il 21 agosto di 50 anni fa per me avrebbe dovuto essere un giorno felice. Avevamo appuntamento, io e i miei genitori, a casa dei suoceri per una presentazione (ovvero un fidanzamento) ufficiale con quella che sarebbe stata mia moglie. Ma poco prima dell'incontro seppi dei carri armati sovietici a Praga. Fu una giornata triste e non ricordo nulla del mio incontro coi suoceri. Ricordo che cercavo di capire, di spiegare, di giustificare forse. Perché anche allora cercavo un ancoraggio sicuro a sinistra. Ancoraggio sempre complicato per me. Il cuore sposava le ragioni della Primavera di Praga contro quello che mi apparve prepotenza travestita da internazionalismo. Egualmente nel 56 avevo sposato le ragioni dell'Ungheria. Addirittura allora, nel 56, ragazzino, fui prossimo a chiedere la tessera della Giovane Italia (Msi). Per fortuna trovai chiusa la sede. Se no - chissà - la mia storia sarebbe stata diversa. Per fortuna nel 68 ci fu un altro Pci, non quello del 56.

lunedì 19 marzo 2018

Se l'idea socialista non muore dove il socialismo reale fallì


Dopo Putin il secondo è Pavel Grudinin, sostenuto dal partito comunista russo, con una percentuale attorno al 12%. Risultato notevole. Milioni di russi si sentono ancora comunisti e appoggiano un programma di nazionalizzazioni. Fa discutere che Grudinin sia un capitalista, imprenditore di una grossa azienda agricola di fragole. Personalmente non avrei nulla da obiettare. Soprattutto per il dato in sé. E solo secondariamente per il fatto che Grudinin sembra gestire l'azienda con apertura inconsueta verso i dipendenti, dal punto di vista salariale e di servizi diversi. Quel che più conta è che lui sia programmaticamente più comunista ad esempio dei comunisti cinesi che proprio non ho capito perché ancora si chiamino tali. Conta, fa pensare e sperare che in Russia sia ancora vivo il valore di una società socialista. Immagino e spero, avendo acquisito le lezioni della storia dell'Urss, con luci e molte ombre.

martedì 1 settembre 2015

Ragioni per dire no, ragioni per dire sì


Assai brillante e dialettico il premier slovacco Fico. Per inciso, "socialista" (che so sempre meno cosa significhi). Brillante e dialettico quasi come il nostro premier. Prima aveva detto: "In Slovacchia solo immigrati cristiani; musulmani no, perché non abbiamo moschee". Lo ha proprio detto. Ora, più ragionevolmente, per giustificare il rifiuto delle quote: "Noi non abbiamo bombardato Iraq e Libia". Apparentemente inappuntabile giacché certamente, se fosse possibile, Bush e Blair, in primis e non soli, dovrebbero accollarsi i costi. Spero però che il nostro premier che nessuno vince in battute trovi la risposta giusta. Potrebbe essere questa: "Noi non abbiamo avuto un leader slovacco, come Husak, collaborazionista con l'Urss al tempo dell'invasione sovietica della Cecoslovacchia". Infatti la storia del mondo sarebbe cambiata profondamente se l'Urss allora fosse stata contenuta e sconfitta. Magari si sarebbe affermato nel mondo un socialismo dal volto umano, quel socialismo che oggi ci manca, compromesso anche nel nome. Più seriamente occorre che tutti gli europei, governi e cittadini, smettano di usare il passato come alibi per fare o non fare. O si scoprono davvero europei o l'Europa sarà solo una espressione geografica. Approfitto per dire al premier del mio Paese che ambisce alla maglia rosa. Direi che mi piace. Mi è sempre piaciuto il puntare in alto, senza rassegnarsi alla mediocrità. Anzi le parole che del premier ho nel tempo apprezzato sono state sempre quelle che invitavano il mio Paese al primato, un primato culturale e di valori positivi. Non ho apprezzato per niente il resto che mi è apparso del tutto incoerente con quell'ambizione. Per questo mi sento come italiano un brutto anatroccolo e mi rammarico, a differenza dei più, perché non è ben più alto il numero di immigrati che non considera l'Italia la meta del viaggio ma mera terra di transito verso regioni più accoglienti e felici. Nell'Italia che forse sarà un giorno maglia rosa e oggi è maglia nera per demografia e a rischio di scomparsa senza nuove "invasioni" , fra le poche cose che mi danno gioia e sollievo, solleticando il mio patriottismo, c'è ascoltare per strada ragazzine e ragazzini, arabi, rumeni, indiani parlare con naturalezza la lingua di Dante. Senza di loro quella lingua sarebbe sul punto di estinguersi; per gli ultimi indigeni sopravvissuti, slide, tweet, Jobs act e spending review vanno benissimo.