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sabato 6 marzo 2021

Gabriele Paolini che rappresenta quasi tutti gli italiani

 L'ho pensato  ieri guardando in Tv l'ennesima "coraggiosa" irruzione del disturbatore seriale. Stavolta il cartello diceva: "VERGOGNA, FIORELLO 50.000 euro a sera".

Ho pensato: "Sicuro? Così poco? Pensavo molto di più, almeno per ripagare il corrispettivo di introiti pubblicitari per la Tv".
Troppo poco se la misura è il dare/avere del mercato.
E poi , perché mai scandalizzarsi per Fiorello o per Fazio, se nessuno si scandalizza per gli stipendi milionari e le liquidazioni degli amministratori delegati, per i dividendi di Amazon e ancor meno per i proventi dei campioni della pedata?
Il fatto è che gli italiani - come ha osservato recentemente Tito Boeri- sanno quasi niente di economia. Aggiungo che ignorano quante volte i milioncini economizzati col taglio dei parlamentari (della democrazia, dice qualcuno) stanno nei miliardi del bilancio dello Stato o nel Pil nazionale. Non percepiscono proprio l'ordine di grandezza.
Quindi, ok, fermo restando che a mio avviso il mondo potrebbe andare avanti meglio di ora con il più ricco che guadagni solo il doppio del più povero, incentivo/disincentivo più che sufficiente, comunque scandalizzarsi a sproposito giova solo a far confusione e a lasciare il mondo com'è. Mi chiedo se è questo che vogliono i miei concittadini: un insultino a Fiorello o a Fazio e poi avanti tutta con le ingiustizie più grandi e più taciute.

lunedì 28 settembre 2020

La confusione di un mondo capovolto

 

Un problema è se guadagni ingiustamente troppo, altro problema è se guadagni ingiustamente più di chi merita di più.
Ci pensavo ieri seguendo Fabio Fazio. Si parlava di Tridico per il modo e per il quanto del suo aumento stipendiale. Non mi pare si parlasse dell'essenziale, se cioè il Presidente dell'Inps meritasse 150.000 euro annui. Non ci si chiedeva neanche se il predecessore Boeri non avrebbe meritato altrettanto e forse più. Per inciso, secondo me, sì, ad abundantiam. Neanche a dirlo, Fazio non si chiedeva se egli, a sua volta, meritasse 5 o 10 volte più di Tridico. Insomma, mentre nel privato stipendi e profitti sono santificati dal sacro mercato, nel pubblico, Inps o Rai che sia, l'indice si solleva facilmente ad indicare uno scandalo. E pare che, più o meno nell'ordine, ci indignino gli stipendi dei politici, quindi dei dirigenti pubblici, quindi dei presentatori. Mentre assai meno ci indignano le sotto-retribuzioni di infermieri, insegnanti o collaboratori di avvocati e notai. Non mettiamo poi lingua nel privato né riguardo le retribuzioni dei grandi manager né riguardo tanto meno i profitti dei Berlusconi e dei Briatore. Ancor meno qualcuno mette bocca negli ingaggi milionari dei Ronaldo. Anzi masse deliranti allo spettacolo di Di Maio che sforbicia il Parlamento e che aspettano con l'acqualina alla gola il taglio dei loro stipendi, insorgerebbero, se Juve o Inter mettessero a rischio l'ingaggio di un campione per qualche miserabile milioncino. Come la penso io? Come Berlinguer: mi piace pensare. Togliere a tutti i citati qualcosa, a qualcuno di più, a quelli di cui non si parla e di cui non ci si scandalizza di più. E rimettere a posto il mondo capovolto.

martedì 15 gennaio 2019

La Storia che viviamo e vivremo


All'inizio ci furono gli insulti. Per opporsi all'élite ovvero per dare l'impressione di opporvisi ovvero per opporsi a tutti tranne che ai padroni del mondo, si urlava “vaffa...”. Si vide che il popolo apprezzava. Era entusiasta, si sentiva liberato e faceva coro. I padroni stavano a guardare sereni. Poi furono inventati nemici a iosa: l'Europa, Bruxelles e i migranti. Tutti nemici, soprattutto gli ultimi che si disputavano con i penultimi le molliche di lauti pranzi. Tutti nemici. Tranne i padroni. Dimenticati, i padroni stavano a guardare felici, bevendo champagne. Poi si ripudiò ogni linguaggio istituzionale. I condannati non dovevano subire la pena, o tanto meno essere rieducati, ma dovevano "marcire in galera”. Gli evasori invece no. Erano condonati per fare cassa. I padroni esultavano. Poi si volle somigliare ancor più al cosiddetto popolo, oltre il linguaggio verbale. Si cominciò a fare rumorose pernacchie ai residui avversari, nemici del popolo. Ad ogni popolare pernacchia il pubblico di “Non è l'Arenai” si sbellicava dalle risa. Poi nella gara a chi era più popolare si andò oltre e contro i progressisti, Fazio, Saviano, etc. si usò un fragoroso repertorio intestinale. Giletti fingeva moderato disappunto. Poi più no, smise di fingere. Ebbe ragione di temere che il popolo non comprendesse più che fingeva. L'ipocrisia, omaggio che il vizio tributa alla virtù, era stata abrogata: richiedeva risorse culturali non più disponibili. Mentre milioni di affamati alternavano l'ipnosi delle slot machine, a "Non è la Rai" e alla caccia a qualche migliaio di neri, i padroni, rinserrati nei loro alti castelli per proteggersi dal cambiamento climatico e dal rischio di inondazioni, consumavano festanti le ultime cibarie della Terra. Poi finirono anche queste. E finalmente nel pianeta morto fu l'eguaglianza, quella che la Sinistra, indecisa su Jobs act sì o no, non seppe realizzare fra i vivi.

lunedì 14 gennaio 2019

Guardare l'abisso


Ieri ho deciso di seguire per un po' "Non è la Rai". Giletti è fra tutti i personaggi televisivi quello che mi è più sgradito. Almeno da quella volta in cui, alla Rai, anni fa, lanciò via con disprezzo il libro di un ospite. Mi chiesi allora come mai non fosse stato licenziato in tronco e perseguito per danni dal datore di lavoro. Ieri intervistava l'uomo del giorno e di quest'epoca triste e stupida, Salvini. Di fatto si è comportato da spalla. Squalificante. Dettando la battuta allo showman: contro Fazio, contro Saviano, contro gli intellettuali comunisti che difendono Battisti. Applausi scroscianti ed anche ovazioni. Credo che molti del pubblico fossero invitati di Salvini. Ma mi rifiuto di credere che lo fossero tutti. Ne tengo conto per disperarmi di più, ma anche per invitare ad una lunga Resistenza. P.S. Sento come un pesante dovere scendere ogni tanto nell'abisso televisivo per controllare che tempo che fa.

domenica 25 marzo 2018

Fissare l'orrore


Fazio appariva molto preoccupato stasera presentando Saviano col suo servizio sul massacro siriano. Immagini insopportabili di bambini orrendamente feriti, asfissiati dal gas nervino, estratti dalle macerie, piangenti, disperati nei rifugi claustrofobici, senza coperte, acqua e cibo. I bambini più grandi che chiedevano agli adulti di fare qualcosa, di salvarli. Poi quelle immagini dell'atomica su Hiroshima e Nagasaki. Per dire della saggezza antica ed attuale dei politici pragmatici che mettono in conto il massacro di civili e bambini affinché la guerra sia meno costosa e finisca prima e con la loro vittoria. La vittoria che garantirà rielezioni, cibo prelibato, vacanze dorate, amanti. Grazie a Fazio e a Saviano per avere mostrato immagini speculari alla nostra (sicuramente alla mia) impotenza e alla nostra (sicuramente alla mia) viltà.

domenica 11 febbraio 2018

Appunti di "non tifoso" a proposito di 5Stelle


Di Battista da Fazio. Chiarisce bene - non sempre avviene - che a chi percepirà il salario di cittadinanza si chiederà un impegno lavorativo per la comunità locale, oltre ad un impegno in formazione e il possibile rifiuto di sole due offerte di lavoro.
Bene: avrebbe potuto dire con maggiore nettezza che il lavoro in comunità libera il salario di cittadinanza dall'accusa di "assistenzialismo".
Assai meno persuasiva la spiegazione del disimpegno di 5Stelle dal movimento antifascista mosso dai fatti di Macerata. Che diavolo significherà mai che "la politica non deve strumentalizzarlo"? L'antifascismo è un pretesto o un impegno civile? La politica DEVE "strumentalizzare". Nel senso che ogni parte deve cogliere in un fatto il segno delle sue ragioni. Se può farlo. Se non ci riesce, fa una cattiva strumentalizzazione di cui deve pagare il prezzo.
Riguardo la polemica di Di Battista sui giornali in conflitto di interesse - vedi Caltagirone costruttore ed editore del Messaggero, giornale polemico con la rinuncia di Raggi alle Olimpiadi e alle conseguenti grandi opere - direi che l'esponente 5Stelle ha ragione. Però non strumentalizza abbastanza. Cioè strumentalizza solo pro domo sua. Quale giornale, al di là della mitica "libertà di stampa", non ha interessi da difendere? Beh, io penso che solo una informazione esplicitamente lottizzata fra i partiti sarebbe trasparente, anche se non obiettiva. Giacché obiettività e imparzialità sono in sé impossibili. Problema che non si coglie o ci si rifiuta di vedere perché fra i tanti di soluzione troppo ardua o - meglio - di soluzione "drammatica" nel senso che risolve un problema a costo di perdere il consenso del senso pigro e comune.

lunedì 13 febbraio 2017

Conti e il dilemma della beneficenza: dirlo o non dirlo?

Per l'ennesima volta il senso comune populista si è scagliato contro un esponente della casta dei conduttori televisivi. Al fortunato conduttore di Sanremo non si è perdonata la lauta retribuzione. Come altre volte a Fazio, a Crozza ed altri divi televisivi. Prima Conti ha replicato, alludendo – come si usa fare in tali casi – che è giusto fare beneficenza, senza proclamarlo. Direi che il dire senza dire è una soluzione sgradevole. Gates e molti miliardari distribuiscono la maggior parte dei loro redditi in donazioni varie. E lo dicono. Anzi Gates ci ha già informato di aver diseredato i suoi figli. Mi sembra un segno di intelligenza oltre che di etica. Anzi, soprattutto di intelligenza. Perché non c'è differenza alcuna per la qualità della propria vita nel possedere 10 miliardi invece che 1. Alcuni ricchi sono intelligenti e purtroppo alcuni poveri, sbagliando bersaglio, si dimostrano stupidi. Non ho nulla contro i ricchi. Infatti trovai ridicolo e sciocco il famoso manifesto di Rifondazione "Anche i ricchi piangano". Nessuno deve piangere. Infatti non ce l'ho coi ricchi ma col capitalismo.
Comunque Conti alla fine ha dovuto/voluto mostrare il suo generoso assegno, ma dando così un segnale di resa al senso comune populista. Mi dispiace. Quella cosa che chiamiamo "populismo" è feroce verso i conduttori televisivi e gli show men (Crozza) .come contro la casta dei politici. Riguardo questo Crozza è stato bravissimo nel dire"col c...che lo faccio gratis" e poi ancora: "piuttosto che fare beneficenza, si dia il dovuto e si paghino le tasse".
Qualcuno fece notare che gli infuriati non battono mai ciglio, per strane ragioni, riguardo le super-retribuzioni dei campioni della pedata. Aggiungo che non ho sentito nessuno, tranne me stesso, indignarsi per i 60 milioni annui di Marchionne. Tanto meno per le eredità miliardarie degli eredi dei nostri grandi imprenditori. Ecco, faccio il punto così: "populismo" è risparmiare i super-privilegiati; "populismo" è il disinteresse e l'impotenza a fare giustizia vera. Io non penso che sia possibile fare giustizia con la generosa beneficenza. Insomma mi sento socialista e assolutamente contrario ai populismi.

P.S. Per chiarezza: un rapporto 1 a 10 fra il cittadino col reddito minore e quello col reddito maggiore (conduttori, show men, calciatori, politici, amministratori delegati, imprenditori) sarebbe giusto e sufficiente per premiare competenza e dedizione al lav
oro.




lunedì 21 novembre 2016

Salvini da Fazio:segnali dal futuro prossimo

Per me Salvini è uno che dice immediatamente quel che pensa. Non sembra studiare e non cerca mossette scontate. Dice le solite cose che non possono dispiacere a nessuno. Contro la legge Fornero ad esempio. Per tutti è ok andare in pensione presto: a chi può andarci e a chi pensa di prendere il posto di chi va in pensione. Così dice il pensiero comune; quello stesso che dice di chiedere più flessibilità all'Europa. Chi ci perde? Apparentemente nessuno. Poi c'è la flax tax al 15%.Chi ci perde? Non chi paga il 45% ma neanche chi paga il 16%. In compenso botte da orbi all'anonima finanza che se ne infischia proprio perché anonima. Elogi sperticati a Putin, Trump, Le Pen e addirittura al giovane dittatore nordcoreano. Cosa hanno in comune? Sono alfieri della sovranità nazionale. Messaggio chiarissimo. Infine a domanda di Fazio sul centrodestra, la risposta più innovativa e coraggiosa: "Sono cose vecchie la destra e la sinistra. Oggi la differenza è fra chi difende gli interessi nazionali e di chi lavora e chi difende le banche". L'ho preso sul serio. Da tempo sono evidenti le convergenze fra destra e cerca larga sinistra che dice di comprendere il voto a Trump ma vuol dire forse che lo condivide. Salvini ha esposto un progetto rosso-nero con efficacia. P.S. Io non sarò con quel progetto rosso-nero.

domenica 17 gennaio 2016

La libertà di Aylan


Ho saputo della vignetta di Charlie Hebdo da Gramellini, ospite di Fazio. Critici l'uno e l'altro verso la provocazione, fermo l'omaggio rituale alla libertà di pensiero, di espressione, di satira, etc. Critici quasi tutti , mi accorgo ora navigando in rete. Inaccettabile o indecente che si immagini il piccolo Aylan, consegnato cadavere dal mare sulla spiaggia turca, diventato grande e partecipare ad happening di molestie e violenze sul modello Colonia. Solo qualcuno assolve Charlie Hebdo, con spericolate argomentazioni. Charlie intendeva irridere all'ipocrisia di chi prima piange le vittime innocenti della fuga da un mondo ostile e poi esercita il suo razzismo col pretesto dei fatti di Colonia. La bellissima, indignatissima e impegnatissima regina di Giordania invece replica che il piccolo Aylan forse sarebbe stato un medico o non so cos'altro. Beh, no. Poco probabilmente Aylan si sarebbe liberato dal suo destino. Non so quali fossero le intenzioni del vignettista. So quello che la vignetta suggerisce a me. Mi suggerisce la durezza di un destino (o di una storia) che non lascia scampo. La durezza delle parti assegnate per cui si è bambini innocenti e poi molto probabilmente maschi molestatori o femmine kamikaze. Rischio che non corrono i figli della regina di Giordania. Cui suggerirei non di essere buona ma di lavorare per un mondo buono.Un mondo in cui ai piccoli come Aylan e ai figli della regina fosse data la libertà vera di essere medici o insegnanti piuttosto che molestatori sessuali,