All'inizio ci furono gli insulti. Per opporsi all'élite ovvero per dare l'impressione di opporvisi ovvero per opporsi a tutti tranne che ai padroni del mondo, si urlava “vaffa...”. Si vide che il popolo apprezzava. Era entusiasta, si sentiva liberato e faceva coro. I padroni stavano a guardare sereni. Poi furono inventati nemici a iosa: l'Europa, Bruxelles e i migranti. Tutti nemici, soprattutto gli ultimi che si disputavano con i penultimi le molliche di lauti pranzi. Tutti nemici. Tranne i padroni. Dimenticati, i padroni stavano a guardare felici, bevendo champagne. Poi si ripudiò ogni linguaggio istituzionale. I condannati non dovevano subire la pena, o tanto meno essere rieducati, ma dovevano "marcire in galera”. Gli evasori invece no. Erano condonati per fare cassa. I padroni esultavano. Poi si volle somigliare ancor più al cosiddetto popolo, oltre il linguaggio verbale. Si cominciò a fare rumorose pernacchie ai residui avversari, nemici del popolo. Ad ogni popolare pernacchia il pubblico di “Non è l'Arenai” si sbellicava dalle risa. Poi nella gara a chi era più popolare si andò oltre e contro i progressisti, Fazio, Saviano, etc. si usò un fragoroso repertorio intestinale. Giletti fingeva moderato disappunto. Poi più no, smise di fingere. Ebbe ragione di temere che il popolo non comprendesse più che fingeva. L'ipocrisia, omaggio che il vizio tributa alla virtù, era stata abrogata: richiedeva risorse culturali non più disponibili. Mentre milioni di affamati alternavano l'ipnosi delle slot machine, a "Non è la Rai" e alla caccia a qualche migliaio di neri, i padroni, rinserrati nei loro alti castelli per proteggersi dal cambiamento climatico e dal rischio di inondazioni, consumavano festanti le ultime cibarie della Terra. Poi finirono anche queste. E finalmente nel pianeta morto fu l'eguaglianza, quella che la Sinistra, indecisa su Jobs act sì o no, non seppe realizzare fra i vivi.
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martedì 15 gennaio 2019
lunedì 14 gennaio 2019
Guardare l'abisso
Ieri ho deciso di seguire per un po' "Non è la Rai". Giletti è fra tutti i personaggi televisivi quello che mi è più sgradito. Almeno da quella volta in cui, alla Rai, anni fa, lanciò via con disprezzo il libro di un ospite. Mi chiesi allora come mai non fosse stato licenziato in tronco e perseguito per danni dal datore di lavoro. Ieri intervistava l'uomo del giorno e di quest'epoca triste e stupida, Salvini. Di fatto si è comportato da spalla. Squalificante. Dettando la battuta allo showman: contro Fazio, contro Saviano, contro gli intellettuali comunisti che difendono Battisti. Applausi scroscianti ed anche ovazioni. Credo che molti del pubblico fossero invitati di Salvini. Ma mi rifiuto di credere che lo fossero tutti. Ne tengo conto per disperarmi di più, ma anche per invitare ad una lunga Resistenza. P.S. Sento come un pesante dovere scendere ogni tanto nell'abisso televisivo per controllare che tempo che fa.
lunedì 9 febbraio 2015
L'ospitalità di Giletti
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