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martedì 16 febbraio 2021

Il Socialismo marziano

 

Su Marte abbiamo studiato i tormenti terrestri riguardo la civiltà da costruire. Vi spiavamo e non comprendevamo la vostra cultura. Man mano abbiamo compreso. Voi non credete nell’eguaglianza delle persone. Dite di crederci, ma poi dimostrate il contrario. Pensate di dire cose sagge, parlando di pari opportunità. Che non significa nulla giacché le opportunità sono pari solo se diventano pari potere, pari felicità. La potenza è potenza solo se poi diventa atto, per usare il linguaggio di un vostro filosofo (Aristotele). Oppure il diritto è diritto se diventa effettivo, per usare il linguaggio della Costituzione (art.3 e art. 4) di un vostro Paese chiamato Italia.
Siete divisi fra liberisti e statalisti. I liberisti, quasi sempre vincenti, ritengono che un uomo può diventare padrone di fabbriche, terre, media e web e comprare il lavoro di altri. Nei sistemi liberisti (o capitalisti) i proprietari non sempre assumono i più capaci. Sono legati a favori reciproci e interni alla società. Perciò spesso assumano i raccomandati. Quindi il mercato non è mai razionale: non avviene spesso che i compiti siano svolti dai più competenti. Per fare efficace il mercato del lavoro i liberisti consentono il licenziamento di impiegati inutili che poi non sanno trasferire in compiti utili. Lo spreco di risorse umane è una costante.
Avete pure gli statalisti-socialisti. Se sono all’opposizione i socialisti terrestri si limitano a fare dispetti al mercato e, non sapendo rovesciarlo, fanno pasticci. Ad esempio bloccano i licenziamenti fino a far fallire le imprese. Oppure non sapendo trovare, proporre o imporre alternative di impiego per i lavoratori, mettono una toppa qua e là, sicché nella Terra avete imprese inquinanti che più che ricchezza producono malattia e morte. Ci si accontenta e si grida alla vittoria se si riducono un po’ emissioni nocive e morti. Non si trova soluzione.
Il vostro Socialismo, quando credete di averlo realizzato, è una Società bloccata dove nessuno ha interesse ad eccellere cioè a dare di più. E spesso è dispotica. Nel senso che proibisce e punisce il dispiegarsi di desideri socialmente distruttivi che non sa prevenire o riorientare.
Nella nostra società socialista marziana tutto è pubblico. Ma lo è davvero. La felicità di ognuno è un problema di tutti. Il lavoro? Ognuno fa fra i lavori che può fare quello che più è utile agli altri. Se quel lavoro smette di essere utile passa ad altro lavoro che può fare ed è più utile. Ognuno può smettere di lavorare quando vuole. Non c’è bisogno di alcuna quota 100. Semplicemente si avrà una pensione proporzionata agli anni di lavoro. Anche su Marte sono in vigore incentivi: per la qualità e per la quantità del lavoro svolto. Chi guadagna di più guadagna il doppio di chi guadagna meno di tutti. Il doppio: non mille volte o un milione di volte di più. Tanto basta. Noi coltiviamo la felicità. E voi?

domenica 28 ottobre 2018

Sovranisti e globalizzatori: il grande inganno


A me pare che troppo spesso le antinomie inventate nascondono trappole micidiali. "Bianco e nero", "Intelligente e stupido", "sovranista e globalizzatore". Quest'ultimo sopratutto. Infatti l'antitesi malata" riesce a confondere, mutatis mutandis, destra e sinistra (la gran parte, quella che parla di più di euroburocrati, finanza e Soros che di capitale, lotta di classe, socialismo). Salvini, Di Maio, Fassina, Rizzo. Provo inutilmente e disperatamente ad oppormi al grande inganno. A mio avviso per essere usata come criterio politico "la sovranità appartiene al popolo" altro non può significare che questo: "la sovranità appartiene ad ogni persona vivente". Cioè ogni vivente deve potersi riconoscere come co-determinante il destino del mondo: il piccolo mondo del condomino e poi quello della città, della nazione, del continente, del mondo intero. Mi pare quindi che sovranisti e globalizzatori si ingannino e ci ingannino coltivando l'antitesi. Alcuni platealmente anzi. Vedi Salvini che tranquillamente transita la Lega dal sovranismo padano a quello nazionale prima dileggiato e che domani - perché no? - potrebbe transitare la Lega al sovranismo continentale. E - perché no? - dopodomani al sovranismo terrestre, qualora si trovassero o inventassero nemici extraterrestri nell'universo. Anche i globalizzatori (prevalentemente liberisti) ci ingannano. A meno di ritenere auspicabile un mondo piatto in cui le differenze siano tutte cancellate: le lingue, il pomodoro, il parmigiano, etc., un po' come già sta avvenendo. Allora, impegnerei piuttosto la politica a scegliere come distribuire il quantum di potere o sovranità di ogni persona vivente fra condominio, città, nazione, continente e mondo. Al contempo (o prima) impegnerei la Sinistra ad imporre l'eguale potere, l'eguale sovranità di ogni cittadino, di ogni vivente. Eguaglianza che il sovranismo oggi è impegnato a rimuovere dalla nostra bussola, più vistosamente di quanto comunque fa, con minor chiasso, il globalismo liberista.

mercoledì 28 febbraio 2018

Psicologi o ingeneri ovvero Bonino, fra stima e dissenso




I miei amici coprono l'arco dal PD ai comunisti. Emma piace moderatamente solo ai piddini. Dagli altri riceve solo dissenso duro, se non insulti. E' una "liberista", pensa un po'. Come quasi tutti: o liberisti puri (come Emma) o liberisti-protezionisti (o meglio per un capitalismo sovranista) che vogliono imbrigliare maldestramente il cavallo pazzo della globalizzazione, ma non osano proporre di cambiare cavallo.
Lei crede invece di poter coniugare liberismo radicale e accoglienza, nell'epoca delle grandi migrazioni che confondono il pensiero della sinistra arrancante.
Leggo però che Emma interviene sul tema "Scuola" polemizzando con la cultura classica che disarmerebbe i giovani nella competizione di un mercato del lavoro che vuole ingegneri. Stamani anzi la sentivo su Omnibus opporre ingegneri a psicologi. Il mercato vuole i primi e non i secondi, diceva. Sì, non c'è dubbio. Il mercato vuole ingegneri, per costruire ponti,. ma anche seconde case e slot machine. Però la ragione e i bisogni di cura richiederebbero psicologi e operatori sociali. Li chiederebbero già assai più se ci fossero davvero e invece quelli veri, cioè credibili ed efficaci, ci sono ma non sono così' numerosi. E nel mercato vince ciò che è visibile e di efficacia evidente, bombe comprese. Il mercato insomma richiede poco “umanisti” un po' perché le persone non sanno di averne bisogno, un po' perché gli “umanisti” sono meno facilmente valutabili e spesso loro stessi rifiutano anche le valutazioni possibili; sembrano pensare che dire qualcosa in latino o stendere qualcuno su un lettino sia in sé formativo o curativo. Insomma, dal mio punto di vista, farei a meno di molti attuali latinisti, insegnanti, psicologi, sociologi, assistenti sociali ed “umanisti” vari. Però investirei molto per dimostrare che gli “umanisti” veri (efficaci) servono più che gli ingegneri, nel mio auspicio di percorso prudente e condiviso verso la “decrescita.felice”, con meno avere e più essere. Investirei di più e subito in formatori dei formatori, prima che se ne perda traccia. Ho qualche dubbio che ci siano molti eredi di Umberto Eco e di Tullio De Mauro.
P.S. Quasi escludo di essere riuscito a spiegare l'ennesimo caso in cui mi trovo solo fra opposti schieramenti culturali e politici nei quali non posso militare. .