Stefano Massini, nei suoi monologhi televisivi è sempre affascinante, più o meno. Ieri a PiazzaPulita era convincente, anche se non originale, nel rivendicare l'utilità delle cose inutili (arte, cinema, teatro, cultura) che i decreti hanno cancellato perché non essenziali. Ma poi ha detto qualcosa per me irragionevole, inaccettabile. Mi sono arrabbiato perché capivo che purtroppo quello spunto sarebbe piaciuto a quasi tutti. A me no. Quindi mi sentivo solo e sconfitto. Si riferiva al lavoro che producono arte e spettacolo. Al cantante che col suo show "dà lavoro" a tanti tecnici, elettricisti, fonici, operai, etc. E se invece l'artista potesse fare da sé sarebbe peggio, sarebbe un guaio? Il senso comune "luddista" dice che sarebbe un guaio. Io resto forse il solo a pensare con una convinzione che non ho tanto frequentemente che non è così. Per me tanto più lavoro occorre per fare qualcosa tanto peggio è. Sarà bellissimo quando ci sarà poco lavoro. Significherà semplicemente che potremo soddisfare i nostri bisogni con minore investimento in fatica. E divideremo il lavoro necessario fra i competenti (tutti o quasi), lasciando oziare i non necessari o incompetenti. Chi lo vorrà potrà lavorare per gioco, dipingendo o scavando buchi nella sabbia per poi riempirli. Sono disperatamente certo di non essere preso sul serio. P.S. Se non fosse chiaro, ho opposto la libertà e la razionalità socialista alla libertà e (ir)razionalità liberista.
Visualizzazione post con etichetta luddismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta luddismo. Mostra tutti i post
sabato 11 aprile 2020
lunedì 27 novembre 2017
In dissenso col senso comune
L'ultimo soggetto politico in cui mi sono imbattuto fra quelli che dicono di guardare radicalmente a sinistra è una Assemblea per una Lista popolare. Assemblea che si terrà domani e cui non parteciperò. Mi è bastato leggere un cartello nella foto. Diceva:" Lavorare meno lavorare tutti". Vorrei dirlo con gentilezza e simpatia. Per me è l'ennesimo esempio di confusione e inconsistenza ideale e strategica. E' un esempio antico, anzi, e continuamente rilanciato. Simile alla trovata per cui la pensione sempre più ritardata sottrarrebbe opportunità ai giovani. O a quella per cui i robot sottrarrebbero lavoro. Chissà se riesco a spiegarmi. Lavorare tutti è possibile e necessario. Lavorare meno è desiderabile e possibile per alcuni, molti o anche tutti, ma non è affatto una ricetta per lavorare tutti. Si può e si deve lavorare tutti semplicemente perché i bisogni umani cui rispondere col lavoro non hanno fine. Per lo stesso motivo non serve mandare presto in pensione gli anziani che abbiano capacità e voglia di lavorare,piuttosto, eventualmente, quelli che non hanno più l'una o l'altra. E infine i robot sono una benedizione se ci consentono di eliminare lavori ingrati e faticosi. Purché i robot siano guidati dal governo dei cittadini e non da quello del capitale. In sintesi serve un progetto socialista che apra a nuove libertà. Non serve a nulla la ricorrente tentazione luddista che immagina il lavoro come una torta predefinita da spartirsi. Essa è solo il sintomo di una resa e di una strategia difensiva contro l'anarchia del mercato che rende goffa e disarma la prospettiva socialista. Questo penso in solitudine.
sabato 17 giugno 2017
Tutto bene, tranne...
Tutto bene per noi che apparteniamo alla società dei 2/3, di quelli che stanno fra ricchezza e non povertà, di quelli che almeno possono farsi una pizza a settimana. Tutto bene tranne:
1. tranne i “maschi” neofascisti che in Parlamento si vantano di fare a botte come ai bei tempi andati
2. tranne l'incapacità di promuovere una classe dirigente mobile, senza doversi aggrappare ad una faccia inventata dal caos e dal caso e che occupa lo spazio vuoto del contenitore politico
3. tranne la subalternità assoluta alla cultura di destra che non è per forza “neoliberismo” ma è: niente tasse. niente austerità (neanche quella equa), debito pubblico a gogò e i criminali italiani prima delle brave persone immigrate
4. tranne la subalternità ai canoni del luddismo difensivo: lavorare meno lavorare tutti, i robot che ci rubano il lavoro e via favoleggiando avendo smarrito la bussola del socialismo (sostituito dal bertinottismo e frivolezze simili)
5. tranne l'impossibilità di garantire a figli e nipoti che, nella folla di garantiti e raccomandati, sarà loro garantito un posto di netturbino se saranno bravi a ramazzare o un posto di ricercatore se saranno bravi almeno quanto Einstein
6. tranne il lassismo che preferisce fingere di non vedere le bottiglie di birra nel raduno torinese e il decisionismo cieco che non sa dare un posto al mondo ai dimenticati e sgombera l'inferno dei campi rom, dimenticandosi però di sostituire i campi con le case e con le scuole
7. tranne l'ultima banda di carabinieri che si vantava di fare come la mafia, torturando, stuprando, minacciando, i neri (un solo arrestato e gli altri trasferiti per torturare altrove)
8. tranne i concorsi truccati per la selezione dei prossimi servitori dello Stato
9. tranne il cattivismo - facebook e non solo – del “tutti infami, tranne me e pochi intimi”
2. tranne l'incapacità di promuovere una classe dirigente mobile, senza doversi aggrappare ad una faccia inventata dal caos e dal caso e che occupa lo spazio vuoto del contenitore politico
3. tranne la subalternità assoluta alla cultura di destra che non è per forza “neoliberismo” ma è: niente tasse. niente austerità (neanche quella equa), debito pubblico a gogò e i criminali italiani prima delle brave persone immigrate
4. tranne la subalternità ai canoni del luddismo difensivo: lavorare meno lavorare tutti, i robot che ci rubano il lavoro e via favoleggiando avendo smarrito la bussola del socialismo (sostituito dal bertinottismo e frivolezze simili)
5. tranne l'impossibilità di garantire a figli e nipoti che, nella folla di garantiti e raccomandati, sarà loro garantito un posto di netturbino se saranno bravi a ramazzare o un posto di ricercatore se saranno bravi almeno quanto Einstein
6. tranne il lassismo che preferisce fingere di non vedere le bottiglie di birra nel raduno torinese e il decisionismo cieco che non sa dare un posto al mondo ai dimenticati e sgombera l'inferno dei campi rom, dimenticandosi però di sostituire i campi con le case e con le scuole
7. tranne l'ultima banda di carabinieri che si vantava di fare come la mafia, torturando, stuprando, minacciando, i neri (un solo arrestato e gli altri trasferiti per torturare altrove)
8. tranne i concorsi truccati per la selezione dei prossimi servitori dello Stato
9. tranne il cattivismo - facebook e non solo – del “tutti infami, tranne me e pochi intimi”
Tutto il resto va veramente bene.
Etichette:
familismo,
luddismo,
socialismo
venerdì 21 aprile 2017
Se l'Isis vota Le Pen io voto Melenchon.
Non sono portato a credere ad un grande vecchio dell'Isis capace di raffinate strategie in cui inquadrare gli improvvisati ed invasati cani sciolti. Però certamente l'Isis dovrebbe preferire Le Pen. Così come l'Inter una partita col Milan piuttosto che col Varese. Gli estremi si odiano ed amano o almeno hanno bisogno l'uno dell'altro. Se potessi votare, io invece voterei Melenchon. Il meno peggio: ecologismo coerente e progressività delle imposte. Anche se non mancano nel suo programma le sciocchezzuole luddiste del resto oggi vincenti a sinistra e a destra. Vedi pensione a 60 anni e riduzione dell'orario di lavoro. La solita favola del lavorare meno per lavorare tutti. Io vi oppongo la libertà di scegliere se lavorare meno e quando smettere di lavorare. Una opzione esistenziale e non già una trovata pseudo-economica. Comunque Melenchon. E comunque abituarsi a morire di terrorismo come di cancro o di incidente stradale. Fare spallucce agli idioti che credono che vergini stupende aspettino i loro corpi smembrati. E bombardare i loro Paesi di provenienza e le loro comunità in Europa con profilattici e buona letteratura. Il diavolo e il buon Dio di J. P. Sartre non sarebbe male.
giovedì 12 maggio 2016
A proposito di sinistra radicale e sostenibile: le pensioni
Seguo La Gabbia stasera perché è annunciato Landini. Sono curioso di avere notizie sulla sua "Coalizione sociale", ma non ne avrò. Il tema è: "le pensioni". Due affermazioni di Landini sono del tutto condivisibili. La prima è che il sistema pensionistico garantisce i più fortunati a spese dei meno agiati. Il fondo dei dirigenti, ad esempio, vede il suo passivo appianato dai versamenti dei lavoratori dipendenti e dei... precari. E' così, in una sorta di solidarietà al rovescio, ma nessuno fa barricate su questo.
La seconda cosa condivisibile è la proposta di Landini di affidare all'Inps piuttosto che alle poco affidabili e lucrose assicurazioni private eventuali contributi integrativi per chi voglia maturare pensioni più alte.
Assolutamente non condivisibile è invece la reiterata teoria per la quale sarebbe opportuno tornare indietro (prima della riforma Fornero) ovvero tornare a pensionamenti in età meno avanzata. E' giusto, voglio dire, tener conto della tipologia di lavoro più o meno usurante. Ed è giusto consentire una flessibilità assai maggiore di quella oggi ipotizzata. Importante è trovare il giusto equilibrio di incentivi/disincentivi che non stimolino fuoriuscite precoci e nemmeno troppo tardive. Quel che trovo inaccettabile e culturalmente insidiosissimo è ritenere che si debba lasciare il lavoro prima per far posto ai giovani, come dice anche stasera Landini e dicono in troppi. Se si andasse tutti in pensione a 50 anni avremmo azzerato la disoccupazione giovanile? Persiste in Landini e in troppi l'idea che il lavoro sia una torta data da dividere al meglio. Per cui il lavoro di x è una minaccia per l'occupazione di y. Chiamo questo: neoluddismo. La follia di pensare che l'innovazione, l'informatica, i robot e soprattutto il numero e la qualità di chi lavora siano minacce alla mia vita e al mio lavoro. Quando chiedo una sinistra sostenibile ho in mente anche questa sinistra insostenibile. Il diritto EFFETTIVO al lavoro per ogni uomo è invece assolutamente sostenibile, assolutamente giusto e prioritario. Ma non con le ricette neoluddiste. Con la più ampia appropriazione collettiva degli strumenti di produzione sì.
La seconda cosa condivisibile è la proposta di Landini di affidare all'Inps piuttosto che alle poco affidabili e lucrose assicurazioni private eventuali contributi integrativi per chi voglia maturare pensioni più alte.
Assolutamente non condivisibile è invece la reiterata teoria per la quale sarebbe opportuno tornare indietro (prima della riforma Fornero) ovvero tornare a pensionamenti in età meno avanzata. E' giusto, voglio dire, tener conto della tipologia di lavoro più o meno usurante. Ed è giusto consentire una flessibilità assai maggiore di quella oggi ipotizzata. Importante è trovare il giusto equilibrio di incentivi/disincentivi che non stimolino fuoriuscite precoci e nemmeno troppo tardive. Quel che trovo inaccettabile e culturalmente insidiosissimo è ritenere che si debba lasciare il lavoro prima per far posto ai giovani, come dice anche stasera Landini e dicono in troppi. Se si andasse tutti in pensione a 50 anni avremmo azzerato la disoccupazione giovanile? Persiste in Landini e in troppi l'idea che il lavoro sia una torta data da dividere al meglio. Per cui il lavoro di x è una minaccia per l'occupazione di y. Chiamo questo: neoluddismo. La follia di pensare che l'innovazione, l'informatica, i robot e soprattutto il numero e la qualità di chi lavora siano minacce alla mia vita e al mio lavoro. Quando chiedo una sinistra sostenibile ho in mente anche questa sinistra insostenibile. Il diritto EFFETTIVO al lavoro per ogni uomo è invece assolutamente sostenibile, assolutamente giusto e prioritario. Ma non con le ricette neoluddiste. Con la più ampia appropriazione collettiva degli strumenti di produzione sì.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)