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domenica 3 marzo 2019

Le primarie non più mie


Così accompagno al gazebo di Piazza Anco Marzio di Ostia la persona a me più vicina. Lei vota alle primarie Pd, da non iscritta, io no, da ex iscritto. Lei, più accentuatamente "sociale" di me, io più a sinistra di lei politicamente, se così si può dire, ma senza partito. Lei convintamente per il voto utile. Io evidentemente no, pur consapevole, al solito, di potere sbagliare. A suo tempo ebbi un colpo quando lei mi annunciò che avrebbe votato Renzi. Le è passata. Vota Zingaretti. Non so cosa decideranno le mie figlie. Siamo una famiglia politicamente unita solo da un vago denominatore di sinistra. Mentre lei vota, io guardo quella che fu la mia gente, come se la guardassi da Marte. Come uno che incontra la sua ex fidanzata amata. C'è più gente del previsto al gazebo. Alle dieci, quando arriviamo, calcolo ci siano in fila sessanta persone: età media cinquanta anni, ceto medio istruito, prevalentemente femminile. C'è un'aria di ottimismo. I conoscenti che incontro mi invitano a votare e a votare Zingaretti. Dal mio test estemporaneo dovrebbe farcela. Mi è difficile persuadere me stesso che è indifferente chi vinca. Non può essermi indifferente tornare alla stagione della quieta navigazione nell'esistente, con Letta o Gentiloni, o sprofondare nell'abisso salviniano. Mi dico che sto rifiutando questa alternativa in nome di una sinistra radicale e sostenibile.che non c'è. Forse però non voto semplicemente per una opzione etica, per rispetto a quello che era il mio partito. E' pressocché scontato che domani mi pentirò. Come quando per Roma votai addirittura Raggi per non votare Giachetti.
N.B.Dedicato a Ines Loddo

venerdì 1 giugno 2018

5Stelle mai più


Io penso che la sinistra vera, quella che guarda ad un orizzonte di democrazia socialista, non può essere interessata alla rissa. Mi sembra che il senso comune dominante stia spoliticizzando il mondo. Non si crede più alla possibilità di fare giustizia e di crescere insieme. La politica è ridotta a tifo e contumelie. Ma la sinistra deve conquistare menti e cuori, anche e soprattutto di quelli che l'hanno abbandonata. Con questa convinzione non mi salta in mente di dare dell'imbecille a chi non condivide il mio pensiero. Non posso essere tentato dal separarmi totalmente da lui e di contribuire a consegnarlo alla reazione. A prova di ciò testimonio che l'amico (amico fb) che mi ha cancellato dalle sue amicizie per il mio ultimo post ha contribuito ad allontanarmi definitivamente da ogni tentazione grillina. Avevo votato 5stelle al ballottaggio romano e poi a quello per la circoscrizione di Ostia. Preferendo Raggi a Giachetti e l'ignota grillina all'ignota forzista. Giorni fa mi aveva addirittura sfiorato il pensiero di votare 5Stelle alle prossime politiche per non avvantaggiare la Lega. Mi dichiaro pentito. Del resto - lo ammetto - ho chiaro l'orizzonte, ma sul percorso ho dubbi frequenti. Non ho le certezze di tanti amici. Debbo ringraziare però l'ex amico grillino che, al di là delle sue intenzioni, mi ha aiutato almeno in questa decisione: 5Stelle mai più.

martedì 7 novembre 2017

Hai, hai, ci risiamo

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Avevo votato Fassina sindaco per Roma 17 mesi fa. Poi, al ballottaggio, ero incertissimo fra Giachetti, Raggi e l'astensione. Scelsi Raggi, sapendo di potermene pentire. Ora per Ostia ci risiamo. Scegliere fra due donne, una di centrodestra e una 5Stelle, non è come scegliere fra due fidanzate possibili.
Poc'anzi davanti alla TV mia moglie mi ha posto il quesito che cercavo di allontanare dalla mia mente per evitarmi lo stress. Anzi per la verità mia moglie (che non sempre vota come me) ha risposto alla sua stessa domanda."Non votiamo" ha detto. Ma come faccio a non votare se CasaPound e la mafia di Ostia con ogni evidenza voteranno il centrodestra? Temo che sceglierò l'incompetenza accertata, le buche e l'immondizia per strada. A costo di farmi chiamare "grillino". Maledetto ballottaggio, giacché mai qualcosa che possa chiamarsi "sinistra" vi prende parte.

lunedì 19 dicembre 2016

Al deputato Giachetti (messaggio sulla sua pagina fb)

Deputato Giachetti, la stimavo per la sua autonomia e per il suo impegno. Ho conservato la mia stima per lei, anche dopo aver lasciato il mio partito, il PD, diventato il partito di un uomo solo, più chiaramente dopo l'indecente Italicum. Ed ho continuato a stimarla. Al punto di essere perplesso se votare lei o Raggi al ballottaggio romano, dopo aver votato Fassina. Ciò detto, la mia stima si volatilizza oggi con lo scempio della politica e del decoro che oggi lei ha rappresentato all'Assemblea Nazionale del PD. Quali che siano le colpe e l'opportunismo dei suoi avversari interni, lei è riuscito a liberarmi da una persistente inquietudine conseguente al mio voto a Virginia Raggi. Ora mi è chiaro: ho fatto benissimo a non votare Roberto Giachetti.

lunedì 13 giugno 2016

La politica sul trenino

    Sul trenino che mi riporta ad Ostia. Ragazze e ragazzi che vanno al mare. Ho accanto una elegante e matura signora e di fronte una signora un po' più giovane. Una ragazza urla qualcosa allo smartphone. E' proprio un urlo e tre amichette sghignazzano rumorosamente con lei. La signora elegante accanto a me mi sussurra il suo disappunto cercando il mio ovvio consenso. Tre ragazzi alla mia destra si alzano, si siedono, consultano smartphone, si agitano,... ridono. Ridono soprattutto delle madri che, servizievoli, preparano panini La signora di fronte a me ha gli occhiali. Ma mi guarda a lungo e con un sorriso fisso alle labbra. Evidentemente ho una faccia perplessa e lei mi vuole dire che mi capisce. Ma capisce cosa? Io sono alle prese con pensieri diversi, passando da uno all'altro. Sto pensando come votare al ballottaggio. Giachetti? E' il più preparato e serio ed ha una storia personale apprezzabile. Ma porta fieno alla cascina dell'antipatico.
    Raggi? E' una donna. E' entusiasta. E' quasi gradevole. Non mi è chiaro cosa voglia fare davvero. Però la sua vittoria darebbe uno scossone e farebbe male a un governo che non mi piace per niente. Accipicchia, sto ragionando come quelli che ho sempre criticato, quelli che danno un calcio al televisore guasto sperando si rimetta in moto. Ma Raggi ha l'appoggio di un movimento dai connotati incerti e discutibili: euro critico a sproposito, quasi leghista riguardo gli immigrati, ossessionato dal mito della "onestà" quasi soluzione di ogni male. Di molti sì, ma di tutti no, voglio dire.
    Non votare o votare bianco? Sembra la cosa più facile. Un segnale per dire che non trovo nessuno che mi rappresenti almeno un tantino. Ma sembra vanesio e non è giusto che io sfugga alla scelta del male minore. O no?
    Non sto pensando solo a questo. La mente fa vai e vieni col pensiero di quei ragazzi e quelle ragazze chiassosi e che saranno mantenuti chissà per quanti anni. Che sembrano i padroni del trenino e del mondo. Padroni di un mondo ed esclusi dall'altro. E noi rottamandi impotenti di fronte alle loro chiassate. Impauriti o con sensi di colpa. Due mondi che non si parlano.
    Beh, forse un nesso c'è nello svolazzare anarchico dei miei pensieri. Forse sto cercando dove sia la politica che risponda a questa funesta esclusione. Non c'è. Non c'è. C'è la politica facile dello 0,1%, del bonus, dell'attacco all'Europa matrigna e simili frivolezze. Dell'ultima di Boschi e della penultima di Grillo. La politica non c'è.

sabato 14 maggio 2016

Un manifesto degli astensionisti?

Per la prima volta nella mia vita forse non voterò. Oggi, anzi, mi sembra certo che non voterò alle amministrative di Roma. Pensavo di votare Fassina. Di lui mi piace qualcosa come persona e qualcosa come programma. Al ballottaggio eventuale fra Giachetti e Raggi probabilmente non avrei votato. Giachetti no, per quanto lo stimi abbastanza per l'impegno e l'autonomia di giudizio. Ma oggi votarlo indirettamente è votare Renzi. Neanche Raggi mi dispiace troppo. Ma votarla è votare l'opacità della pseudodemocrazia M5S, cioè votare Grillo e addirittura Casaleggio jr. Non posso. Venuto meno (tranne miracolo) Fassina, temo che altri mi seguiranno nell'astensione. Questo mi preoccupa. Oggi anche chi crede nella politica troppo spesso si sente non rappresentato. Il decisionismo, peraltro inconcludente, sta producendo un deserto. Forse gioverebbe un manifesto degli astensionisti.

venerdì 15 aprile 2016

Le altrui ragioni dell'astensione

A cosa si riferisse, il Presidente della Corte Costituzionale ricordando il dovere civico del voto è chiaro. Vedi  secondo comma dell'art.48 della Costituzione della Repubblica Italiana. Mi è chiaro anche perché il Presidente del Consiglio inviti a non votare. La mancanza del quorum è l'unico strumento possibile per battere il movimento contro le trivelle giacché la prevalenza dei Sì è scontata. Mi è chiaro anche, per lo stesso motivo, che l'intenzione espressa da Bersani votando No è contro Renzi e non a favore. In tal senso apprezzo molto il super-renziano Giachetti che si dimostra autonomo andando a votare. Appaiono invece contraddire la Costituzione quelli che invitano a non votare. Che lo faccia una Istituzione chiamata Presidenza del Consiglio mi dà qualche brivido. Per un privato cittadino è un po' diverso. Mi sto chiedendo infatti se non votando al possibile ballottaggio romano fra Giachetti e Raggi non osserverei il mio dovere. Forse me la cavo votando scheda bianca? Ho dubbi. Ed attendo pareri. Certamente più di Renzi mi sorprende e mi delude Napolitano. Renzi ha motivazioni e interesse a propagandare l'astensione, come attore in campo. Come chi escogiti metodi elusivi per non pagare legalmente le tasse. Ma Napolitano? Lui, fuori dalla mischia, lui che è stato il sommo custode della legalità repubblicana, lui che è troppo anziano per attendersi premi, perché diavolo lo fa? Davvero paventa che un disastro si accompagni alla vittoria dei Sì? Le cose più terrificanti che ho letto, terrificanti e ridicole, riguardano la perdita di posti di lavoro. Su questo denuncio una debolezza culturale di chi usa l'argomento nella circostanza, ma anche di chi lo usa ad altro proposito, sinistra e sindacati compresi. L'Italia ha subito scempi enormi con pratiche distruttive sostenuti dall'argomento occupazione. Come se non si capisse che ci sono lavori che distruggono altri lavori, attuali o potenziali (agricoltura, pesca, cultura, turismo, etc.). Insomma, in caso di una improbabile pace universale o almeno di una riduzione dei conflitti, Renzi, Napolitano e seguito imprecherebbero contro la maledetta pace che produce disoccupazione fra gli impiegati nelle fabbriche di armi? In conclusione, capisco - ahimè! - Renzi, ma confesso una estrema difficoltà ad entrare in empatia con l'ex Presidente.