Prendo
il trenino di Ostia per andare al Teatro Vittoria ad ascoltare le
ragioni “degli scissionisti”. Al solito quello che vedo nel
percorso mi ispira nelle lenti che inforcherò durante l'incontro..
Alla stazione di Ostia osservo un uomo non particolarmente
sospettabile di povertà raccogliere una cicca per terra, esaminarla
e metterla in tasca. Poi salgo su una carrozza più indecente che
mai. Vecchia e fatiscente, imbrattata di annunci di Giovanni che ama
Maria e di Stefania che ama Alfredo (ma nessuno/a ama la sua città
evidentemente). Poi
osservo lo sporco di anni sui finestrini, fuliggine ed altro in un
impasto osceno. Per fortuna non vedo turisti sul trenino: una
vergogna in meno. Mi dico la solita cosa del tutto inutilmente: “Ma
in che senso manca il lavoro”?C'è un mucchio di lavoro che aspetta
i disoccupati. Ci penserò anche dopo camminando veloce verso il
Teatro Vittoria e osservando il verde pubblico e i giardini (compreso
quello dedicato ad una “resistente”) trascurato e ingombro di
immondizie varie. Non c'è lavoro? Prima di scendere ho visto una rom
che attraversa le carrozze con un neonato e chiede elemosina. Un
neonato usato e già condannato. Perché salvarlo non è nell'agenda
politica delle tassazioni e dei bonus. Arrivo quindi al Teatro
Vittoria già notevolmente irritato. Il Teatro è già pieno. Sono
entrati prima gli invitati, dicono a me e all'amico Giuseppe con cui
mi accompagno. Centinaia di persone restano fuori. Di tutte le età.
Molti giovani: colti. Due addirittura discutono del sistema
elettorale australiano. Seguiremo i lavori in piazza su uno schermo.
Lo schermo esibisce il logo di democraticisocialisti di Enrico Rossi.
Ha i colori del logo PD. Lo interpreto come un segnale che oggi non
si annuncerà la scissione. Col piccolo dubbio che si tratti invece
di una svista, una dimenticanza.
Visualizzazione post con etichetta Speranza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Speranza. Mostra tutti i post
sabato 18 febbraio 2017
lunedì 19 dicembre 2016
Al deputato Giachetti (messaggio sulla sua pagina fb)
Deputato Giachetti, la stimavo per la sua autonomia e per il suo impegno. Ho conservato la mia stima per lei, anche dopo aver lasciato il mio partito, il PD, diventato il partito di un uomo solo, più chiaramente dopo l'indecente Italicum. Ed ho continuato a stimarla. Al punto di essere perplesso se votare lei o Raggi al ballottaggio romano, dopo aver votato Fassina. Ciò detto, la mia stima si volatilizza oggi con lo scempio della politica e del decoro che oggi lei ha rappresentato all'Assemblea Nazionale del PD. Quali che siano le colpe e l'opportunismo dei suoi avversari interni, lei è riuscito a liberarmi da una persistente inquietudine conseguente al mio voto a Virginia Raggi. Ora mi è chiaro: ho fatto benissimo a non votare Roberto Giachetti.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)