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mercoledì 30 gennaio 2013

Quando rubavamo la marmellata


Sapete che sono ricomparsi, no? Anche Brunetta è ricomparso. Velenoso, petulante e sciocco come una Santanché qualsiasi (casualmente lo paragono a una donna). Stamattina ad Omnibus, per difendere il padrone di Arcore, rivela - udite, udite - che anche Napolitano fu più che indulgente verso il fascismo. Infatti, da studente universitario, aderì all'organizzazione studentesca fascista. Ohibò, confesso. Nel '56 (rivolta di Ungheria), anch'io che sarei diventato di lì a poco comunista e antifascista come Napolitano (se Boccassini non si arrabbia per il paragonarmi al Presidente) stavo per iscrivermi alla Giovane Italia (Msi). Non lo feci solo perché quando mi recai alla sede trovai la porta chiusa. Poi mi passò la sbronza. Mi è andata bene. In tutti i sensi. Purché Ilda Boccassini non mi legga.

Boccassini, Ingroia e la cultura mafiosa


Stimavo Boccassini e stimavo Ingroia. Ma cosa succede alle persone che stimiamo e che sono un esempio per il Paese che resiste? Inutilmente cattiva Boccassini. Ingroia non si era paragonato a Falcone. Non più di come potrei farlo io dicendo di essere siciliano o di fumare come lui. Ingroia, replicando, ha fatto addirittura di peggio. "Non dirò quello che pensava di lei Borsellino". Linguaggio incredibilmente mafioso. Da parte di quello che conoscevamo come duro avversario della mafia. Prima mi ero già sorpreso per meno. Per un uomo, Albertini, che mi sembrava il meno peggio della destra lombarda. Albertini che dice di Formigoni:"Lui sa cosa potrei dire di lui". Altro messaggio mafioso. La mafia sembra aver vinto, anche se si arrestassero tutti i mafiosi. La mafia è entrata nelle vene di quelli che erano i migliori. Dovremo pensarci. Capire. Porvi rimedio. Subito.