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venerdì 15 aprile 2016

La riforma dell'articolo 41: il manifesto dei barbari

Posto un vecchio articolo tornato attuale.


Articolo 41
L’iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi incontrasto con l’utilità sociale o in modo da recar danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.
Il “progetto” di riforma costituzionale dell’art.41 della Costituzione è chiaramente un manifesto ideologico: una battaglia che si sa perduta in partenza ma che serve a vincere la guerra della conquista dei cuori,insomma del consenso e della costruzione di un nuovo senso comune. La destra berlusconiana, non si è mai riconosciuta nella nostra Costituzione, sofferta come una bardatura in conflitto con l’investitura popolare del capo.  E’ la destra di quel tale che qualche anno fa all’esterrefatto Fausto Bertinotti che aveva parlato dell’assassinio dei fratelli Cervi diceva con grande apertura: “Voglio proprio incontrare il papà di quei poveri ragazzi” mentre l’esterrefatto leader della sinistra gli suggeriva sommessamente: “Ma è morto trent’anni fa”. E’ una destra estranea alla Costituzione e alla Resistenza che ne è la radice. Già lo scorso anno esponenti del Pdl, Brunetta in particolare, avevano lanciato messaggi “rivoluzionari” denunciando l’enfasi retorica ed arcaica della Carta costituzionale, financo nel suo art.1. Avevo preso sul serio quei messaggi, discutendone due volte sul mio blog, a gennaio e giugno dello scorso anno.
L’Istituto di ricerca Demopolis (l’abbiamo sentito lo scorso martedì 8 a Ballarò) segnala che solo il 5% degli italiani sa qualcosa dell’art. 41. Brutto dato che mi conforta in quanto mi capita spesso  di affermare: la priorità da assegnare in una riforma del sistema di istruzione alla conoscenza (vera, non quale sterile filastrocca) della nostra Costituzione.  Peraltro un episodio di mercoledì 9 a Otto e mezzo conferma che anche fra i più prestigiosi parlamentari la Carta non è proprio familiare. Cicchitto parla dei tre commi dell’art. 41. La "nostra" Finocchiaro lo corregge severa: “sono due i commi”. Cicchitto prova ad insistere, ma non è molto convinto e alla fine desiste. (Bel paradosso: proprio la volta in cui “the others” hanno ragione battono in ritirata).
Nella dichiarazione/interrogazione presentata per il PD da Ceccanti ed altri (Ichino fra gli altri) si segnala nitidamente la strumentalità dell’operazione governativa. Provi a dire il governo in quali casi le liberalizzazioni che  dice di voler realizzare sarebbero state inibite dall’art. 41. E il PD incalza con 41proposte 
di liberalizzazioni. Io  magari, impegnando solo me stesso, annoterei con rammarico la – ahimè - insufficiente incidenza dell’articolo in questione nel prevenire danni “alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana” o nell’indirizzare “a fini sociali” l’attività economica.  Come ricorda la dichiarazione/interrogazione del Pd, nell’art. 41 – e in tutta la Carta - si confrontarono e trovarono sintesi  le due grandi correnti della Costituzione, quella cattolica liberale e quella socialista  (il  Dc Taviani e il socialdemocratico Ruini, nella circostanza). E, mi pare voglia sottolineare il documento Pd, di fatto la prima corrente ha prevalso nelle interpretazioni . Sull’opportunità della semplificazione e sull’inopportunità di una riforma costituzionale argomenti sono nel pezzo di Nicola Rossi su Italia Futura.  Di segno diverso è il pezzo su L’Occidentale che propongo come esempio di un diverso sentire.
Si dice di voler spostare i controlli a posteriori (dopo che i buoi sono scappati?),consentendo l’avvio di impresa con procedure di autocertificazione. Ovvio  che lacci inutili inibiscano l’attività imprenditoriale. Va sottolineato però “inutili”. Il controllo preventivo su sicurezza e ambiente mi pare che poco abbia a che fare con le duplicazioni di funzioni, i troppi sportelli, le costose vischiosità notarili.
Su quale senso comune fa leva il governo? A quale bloccosociale strizza l’occhio? Il ritorno del discorso sul piano casa è un chiaro esempio. In un paese che già possiede una metratura media per abitante sproporzionata si ripropone cemento aggiuntivo. Si fanno così felici o si rassicurano gli imprenditori dell’edilizia e dell’abusivismo e i disperati delle periferie degradate e illegali. E’ l’ideologia velenosa del “lavoro comunque” che la crisi fa penetrare anche a sinistra. Se prevalesse bruceremo  foreste per fare uova al  tegamino, come nuovi barbari faremo del Colosseo una cava per  edificare discoteche e  sale di gioco. Ci troveremo impoveriti, immemori di essere stati abitanti del  paese  della bellezza e dei viaggiatori. Non con più occupazione ma con un’occupazione fondata più sulla manovalanza clandestina  e sempre meno sul lavoro qualificato.

martedì 30 settembre 2014

Cosa divide chi. Verso un Partito della Nazione dell'80%?


A Piazza Pulita ieri l'ultima conferma. La conferma della fondatezza del mio quesito. Che posso variamente formulare. Qual è oggi la maggioranza che sostiene il governo? Sbaglio se dico che comprende l'80% del PD e abbastanza meno (per ora) del suo gruppo parlamentare + (in ordine di peso) Forza Italia + NCD e dintorni? E l'opposizione qual è? La minoranza PD + Lega + M5S? Piazza Pulita evidenziava la forte coincidenza di voto dei parlamentari dei presunti opposti schieramenti (Boschi e Santanché, ad esempio che esprimono lo stesso voto in più dell'80% dei casi). Poi c'era la verifica empirica in studio. Sallusti ad esempio sempre più quieto e ieri più quieto che mai, sostanzialmente difensore di Renzi rispetto agli assalti dei suoi nemici interni. Oppure potrei chiedere: su cosa gli ex nemici sono oggi divisi? Non sulle riforme istituzionali su cui nacque il Patto. Ma neanche sul Jobs Act ad esempio. Brunetta anzi chiede a Renzi di tenere la linea, rifiutando mediazioni con la sua minoranza. Molto, molto accorciate le distanze sulla giustizia. E sui diritti civili dopo la svolta filogay impressa dalla compagna dell'ex cavaliere. E neanche sembra più esistere e dividere il bunga bunga che secondo Scalfari, snob e malizioso, sarebbe la differenza fra Renzi e Berlusconi. Su cosa allora sono divisi PD e Forza Italia? E in genere cosa divide chi? Per la verità, se dovessi far riferimento ai toni, l'opposizione più dura è quella della minoranza PD. Di fatto una opposizione più sullo stile del segretario-premier (e sulla forma partito) che sui contenuti programmatici. E allora, finisco col chiedermi: “Perché mai non andare verso un Partito unico (Partito della Nazione va bene?), a guida Renzi ovviamente?”. Mi sembrerebbe un'operazione di chiarezza e di accostamento della forma alla realtà. Un partito dell'80%. All'opposizione la Lega, quel che resterà di M5S e i quattro gatti dell'ex minoranza PD. Questi ultimi oppositivi “estetici” giacché poco altro che l'estetica li divide dal segretario. La Lega e M5S con un pizzico di populismo in più riguardo Europa e immigrati. N.B. Spero di non apparire sarcastico. Inquieto, sì. Il mio disagio è crescente. Con chi starei? Credo da solo, cercando di interpretare il malessere crescente dei miei concittadini che voteranno compatti per il Partito della nazione e che lo faranno credendo che non esista comunque la possibilità che la politica possa far altro che offrire “narrazioni”. Mi piace

mercoledì 30 gennaio 2013

Quando rubavamo la marmellata


Sapete che sono ricomparsi, no? Anche Brunetta è ricomparso. Velenoso, petulante e sciocco come una Santanché qualsiasi (casualmente lo paragono a una donna). Stamattina ad Omnibus, per difendere il padrone di Arcore, rivela - udite, udite - che anche Napolitano fu più che indulgente verso il fascismo. Infatti, da studente universitario, aderì all'organizzazione studentesca fascista. Ohibò, confesso. Nel '56 (rivolta di Ungheria), anch'io che sarei diventato di lì a poco comunista e antifascista come Napolitano (se Boccassini non si arrabbia per il paragonarmi al Presidente) stavo per iscrivermi alla Giovane Italia (Msi). Non lo feci solo perché quando mi recai alla sede trovai la porta chiusa. Poi mi passò la sbronza. Mi è andata bene. In tutti i sensi. Purché Ilda Boccassini non mi legga.