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mercoledì 29 novembre 2017

Significante e significato


"Liberi e uguali" pare che sarà il nome della lista Art.1, Si, Possibile e magari del futuro partito. Il simbolo potrebbe essere una rosa. Ne parlo perché credo che nome e simbolo contino qualcosa per comunicare cosa si è. Anche le facce contano. Il programma conta di più. Ma è un'altra cosa e viene prima. Ne parlo perché quasi certamente voterò questa cosa più o meno rossa. Senza entusiasmo perché vi scorgo molti no e pochi sì. E soprattutto poca nettezza. Insomma non mi entusiasma che la priorità sia tornare a prima di Renzi: no jobs act, no buona scuola, etc. Preferirei che si proponesse con nettezza: diritto effettivo (cioè incondizionato) al lavoro, educazione permanente, nazionalizzazione dei comparti strategici, promozione della cooperazione, sanità pubblica, inquinamento e cementificazione zero, tutela di ambiente e beni culturali, forte progressività fiscale, integrazione, sicurezza, Europa federale, pace.
Tornando al nome, ammesso che il programma diventi quello che auspico, "Liberi e uguali" mi piace abbastanza. "Liberi" non si sa bene cosa possa significare, anche se suona bene con "uguali". Liberi di comunicare, chi in famiglia e fra amici e chi a milioni di persone? "Uguali" ha un significato meno ambiguo. Dovrebbe escludere che qualcuno sia obeso e molti altri denutriti. Dovrebbe. Della rosa farei a meno. Preferirei due o tre mani che si stringono, una abbronzata. Aggiungo che preferirei facce giovani che non suggeriscano le vecchie stagioni del risentimento.

giovedì 16 novembre 2017

Domande di uno che non sa nulla di politica


Faccio una fatica del diavolo a capire le distinzioni a sinistra. A meno che non si tratti solo di decidere il leader o i leader. Ma non voglio crederci. Ho capito che il punto di incontro è il no al Jobs act e alla Buona scuola. Cioè il no al renzismo. Può andar bene forse. Ma da solo è troppo poco. Come è fuorviante il no a quelli che votarono Sì al referendum (mozione Montanari). Se dovessi scegliere fra i frammenti della sinistra sceglierei quello che dicesse: "Al governo affinché non ci sia nessuno senza reddito, tetto e lavoro". Niente di meno. Qualcuno lo ha detto? Qualcuno fra Mdp, Si, Possibile, Brancaccio, Pci, Rifondazione? Forse lo ha detto fra le righe? E' troppo difficile dirlo in modo comprensibile a tutti?

martedì 21 marzo 2017

La sinistra che non vuole contare


Fra le molte cose che non mi tornano, quella che mi torna di meno è la divisione della sinistra. Se sinistra significa “eguaglianza”. Che molte siano le versioni della cosiddetta “sinistra” è un fatto. Comprendo ed accetto che ci sia una sinistra più attenta all'eguaglianza di quelli che sono lontani nello spazio. Ed una attenta più attenta ai bisogni di quelli che verranno. Comprendo che ci una sinistra più “nazionale”, una sinistra più disponibile alle contaminazioni, etc. Comprendo che si voglia essere parte di una comunità in cui sia massima la condivisione, anche in un partitino dello 0,1%. Ma escludo che non sia possibile un rapporto -alleanza, federazione, etc.- attorno ad obiettivi minimi condivisi. A meno che non importi nulla incidere ora e subito. A meno che non conti solo la testimonianza di ciò che sarebbe meglio e che sarebbe giusto. Credo sia così. Conta solo la testimonianza e la purezza. Che si sposa benissimo con la vanità protagonista dei leader. Meglio essere primi nel piccolo villaggio che secondi a Roma. Sicché fra i miei amici fb ho aderenti a DP, a SI, a Possibile, a PCI, a Rifondazione, ma anche a Lega dei comunisti, Comunisti democratici, Comunisti ed anarchici e via dicendo. Tutti convinti di avere ragione, tutti convinti di aver capito il mondo. Nessuno disposto a compromessi o accordi. Tutti felicemente rassegnati a non contare nulla.

domenica 15 gennaio 2017

Nulla da dire


Mi pare di non aver nulla da dire. Nulla sulla “politica”. Non ho nulla da dire sull’imminente ritorno in scena di Renzi. Non ho nulla da dire sulla delusione procuratami dai 5stelle. Non ho nulla da dire sulla cosiddetta sinistra-sinistra (sinistra interna al Pd, Possibile, Sinistra italiana, Sel, Pci, etc.) che non può darsi unità. Non ho nulla da dire sul referendum Cgil. Non ho nulla da dire sull’Europa e sugli antieuropeisti (e fiscal compact, euro e cose così). Mi interessa davvero l’utopia dell’eguaglianza. Felicità condivisa come condizione della mia felicità. Non vedo nulla muoversi in tal senso. Non vanno in tal senso le protezioni nazionali dei ceti medi. Mentre i nostri giovani sono senza lavoro e senza progetti di vita. Mentre i giovani uccidono e non sanno perché. Mentre la ricca Europa non vuole dividersi il peso di una immigrazione ridicola in percentuale della sua demografia declinante. Mentre guardiamo in Tv i bimbi africani scaldarsi al fuoco, giocare col microfono dell’intervistatore e ogni tanto morire di freddo. Non ho parole e non dico nulla. Al più dico che non accetterò più di votare il presunto meno peggio. Non voterò più 5stelle per oppormi al disastro renziano. Non voterò al referendum Cgil. Mi rintano nel grosso partito degli astensionisti. Fra i non rappresentati. Lì è l’ultima labile speranza di cambiamento vero.