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venerdì 31 agosto 2018

Quale fronte?


Si susseguono gli appelli - da Cacciari a Boldrini - per un fronte unico antisovranista. Se si forse dovrò comunque votarlo. Ma qualcosa non torna. Contro Di Maio, d'accordo. Contro Salvini ancora più d'accordo. Ma per fare cosa? Solo per tornare indietro? Per tornare a Prodi, a Veltroni, a D'Alema, a Bersani? Per tornare alla sinistra che volle privatizzazioni e liberalizzazioni? Ammesso che quel fronte vincesse (e non lo credo) porrebbe le premesse per una nuova fase di rigetto e nazionalistica. Chiederei invece poche parole chiare. Almeno tre proposizioni. La PRIMA: nessuno sarà sprecato, nessuno abbandonato, nessuno privato del diritto effettivo a reddito e lavoro. Nessuno. Perché una sola eccezione rende poco credibile il messaggio. La SECONDA:: percorriamo di buona lena il percorso inverso. Restituiamo alla collettività ciò che fu ceduto o regalato ai privati. Autostrade, telefonia, sanità, etc. Ma stranamente su questo la sinistra in campo tace. Quando non consuma pop corn. E si fa superare a sinistra da Fico, Di Maio e addirittura Meloni invece che incunearsi nell'incoerente grumo gialloverde. La TERZA : le facce non sono tutto, ma sono qualcosa. Non è credibile un programma di vera sinistra, un progetto di DEMOCRAZIA SOCIALISTA con le brave persone che scelsero privatizzazioni e bombe per accreditarsi coi padroni della "modernità".

venerdì 19 maggio 2017

A proposito di Prodi e di altro


Sentire ieri Prodi a Otto e mezzo ha dato conferma ad alcune mie convinzioni. Ad esempio che non dovevo considerare "nemici" tutti quelli - politici e no - che, come Prodi, Napolitano, Letta, Benigni, Scalfari, etc., si erano espressi per il Sì. Il corollario era che non giova erigere frontiere, ma piuttosto aspettare, pazienti col dialogo, il ritorno del figliol prodigo. Prodi, come prima Napolitano, ha contestato duramente la personalizzazione di quel referendum, additandone la responsabilità a Renzi. Peraltro anch'io, come molti, ho votato convintamente No più per arginare il mito catastrofico dell'uomo solo al comando che per la convinzione che tutto fosse sbagliato in quella disorganica ed eterogenea proposta di riforma. Ho annotato poi una risposta convinta ed argomentata di Prodi a Gruber. La conduttrice chiedeva se la "cattiveria" che Renzi si era autoattribuita potesse essere una qualità in politica. "Assolutamente no" ha risposto Prodi.La "cattiveria" è nemica della capacità di comprendere e di includere. E' la caratteristica degli "escludenti". Penso che Prodi volesse dire che la cattiveria escludente è incompatibile con una vocazione maggioritaria. Che io interpreto come intenzione di rispondere ai bisogni di tutti, pur a partire dai bisogni degli ultimi. Non già come imbroglio legislativo che consenta ad una minoranza di prendere tutto. P.S. Chiarisco che stimo Prodi, Veltroni, Letta e molti altri che non saranno mai i miei leader. Il punto è che mi sento socialista o forse comunista, ma non riesco a trovare leader stimabili che si autodefiniscono socialisti o comunisti. Scelgo quindi senza entusiasmo quelli che comunque penso non farebbero affondare la zattera comune. In attesa di un timoniere (collettivo) che ci faccia cambiare direzione