Invecchiamo in tanti modi diversi. Spesso malissimo. Capita soprattutto ai più famosi. Quelli che mi fanno star male quando si presentano in TV, egocentrici, depressi, malamente restaurati. O anche quando continuano a scrivere, ma rivelano incertezze sintattiche. Mi è capitato di notarlo con Eugenio Scalfari che ho sempre letto e che, come il suo quasi coetaneo Camilleri, continua a scrivere a 93 anni. A parte la vanità senile del fondatore di Repubblica nell' esibire amicizia coi potenti cui darebbe preziosi consigli, riguardo la scrittura la prima volta ho pensato ad un refuso, la seconda mi sono allarmato, ora sono sconsolato. Domenica scorsa non ho capito proprio il senso del suo pezzo: un excursus storico senza motivazione e connessione all'attualità. O sto invecchiando io? In compenso ieri nella trasmissione di Fazio ho avuto un soprassalto vedendo e ascoltando Sandra Milo. Non l'ho mai seguita molto. E il mio pre-giudizio non era positivo. Invece... Parlava del suo ruolo nell'ultimo film di Muccino. Ha toccato con leggerezza acuta un tema difficile dicendo del suo iniziale rifiuto ad interpretare una donna "che non è niente". Capendo dopo che rappresentare una donna ridotta a niente richiede l'interpretazione di una donna intelligente che è tutt'altro che "niente". Ho pensato che su analogo tema, parlando in un suo film di Sordi, il geniale Moretti mi stupì negativamente confondendo a mio avviso con il personaggio l'interprete romano dell'italiano cialtrone. Non sempre gli intelligenti dicono cose intelligenti. Ma questo è altro discorso. Augurando a tutti una felice vecchiaia, spero che qualcuno di cui mi possa fidarmi mi avverta in tempo quando sarà l'ora di smettere di confessarsi sul web.
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martedì 27 febbraio 2018
domenica 12 novembre 2017
Il miracolo dell'empatia
Mi ha colpito, ma non mi ha sorpreso la confidenza della trans, fra le vittime dello stupratore bengalese, al momento della sua condanna a 16 anni di carcere. La trans ha detto di provare pena per lui. Le credo. Noi appartenenti al genere umano siamo capaci di violenze indicibili versoi i nostri simili, ma capaci anche di empatia verso il nostro stupratore, capaci di condividerne la sofferenza. Mi sono ricordato di un momento del "Borghese piccolo piccolo" di Monicelli dove la madre (la bravissima Shelley Winters) del figlio assassinato manifesta materna pietà per l'assassino torturato dal vendicativo marito (Alberto Sordi).
Poi ho pensato a Carl Sargeant, il ministro gallese suicida perché accusato di molestie sessuali. Ho provato forte empatia per lui, come se fosse vittima di una violenza spropositata. Per il bengalese no e per lui sì. E non so perché. Mi accorgo semplicemente di appartenere al genere umano.
Poi ho pensato a Carl Sargeant, il ministro gallese suicida perché accusato di molestie sessuali. Ho provato forte empatia per lui, come se fosse vittima di una violenza spropositata. Per il bengalese no e per lui sì. E non so perché. Mi accorgo semplicemente di appartenere al genere umano.
martedì 20 agosto 2013
Ecce bombo: un po' divagando
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