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sabato 19 dicembre 2015

Buon Natale con perplessità


Gironzolare per il centro di Ostia, ovviamente ricco di luci e di persone affaccendate e festose. Con inevitabile malinconia. Forse invidia per chi sente la festa e per la forza della Chiesa che ci detta e mi detta l'agenda. Con l'inutile, perdente pensiero di sostituire il Natale o aggiungere una festa laica. Ci sono già le feste laiche. Ma sono poco sentite. Ogni tanto soppresse quando si decide che per l'economia dobbiamo lavorare di più. Poi magari si decide che per l'economia dobbiamo lavorare di meno: andare prima in pensione per far posto ai giovani o lavorare meno per lavorare tutti e altre futili invenzioni. Come si fa per il risparmio -no?- che prima dà luogo alla giornata del risparmio, poi è deprecato perché deprime i consumi, poi è taglieggiato o derubato dalle banche e cose così...Ma se inventassimo la festa della Ragione? E se inventassimo la festa dell'Eguaglianza? E se inventassimo la festa dell'Accoglienza? Divagazioni. Si può rispondere facilmente che la Ragione non è per un giorno. Che non lo è l'Eguaglianza e l'Accoglienza. Il popolo immenso di chi ha idee chiarissime, assolutamente maggioritario su fb, mi rimbrotterà. Come mi rimbrottano certe femministe quando mi unisco a festeggiare l'8 marzo. Forse inventerò una festa per me solo dedicata a chi dubita, fortissimamente dubita. Buon Natale.

domenica 19 aprile 2015

Ciò che può far grande l'Italia


Di fronte all'ennesima, forse la più grave, tragedia nel Mediterraneo, resto - come molti - senza parole e senza proposte. Le parole sono già tante e le proposte pure. Far guerra qui o là, incalzare l'Europa, etc. Non aggiungo proposte. Nulla che implichi complesse e discutibili opzioni politico-militari. Nulla che significhi: "fate"! Mi sembra serio solo dire: "ci sono!". Allora, se il governo non può convincere con le buone o le cattive africani o europei a far questo o quello, trovi in Italia le risorse per barche che trasportino i disperati da costa a costa e per approntare strutture di accoglienza per il transito o l'integrazione. Trovi le risorse, colpendo me, normale pensionato, né benestante né malestante, e quelli come me. Insomma, niente alibi. Rinuncio a pizza e patatine fritte che fanno male al fegato e all'anima. Non chiedo neanche che siano chiamati a partecipare i poveri ricchi. Me ne faccio una ragione, se non possono mettere a rischio la terza casa, la quarta barca e noiose cene con ostriche a dire cavolate. Ma il governo si muova. Di una cosa sono certo: salvare quelle vite è l'unica Grande Opera che l'Italia può fare, l'unica che mi renderebbe orgoglioso del mio Paese.

sabato 2 luglio 2011

L'Italia che amo

L’Italia che amo, seduto in un bar di Piazza Anco Marzio, il salotto di Ostia, stasera aveva il sapore di buone Krapfen (crema, cioccolato e marmellata) e buon gelato di frutta (coppa piccola per economizzare euro e zuccheri). Aveva le gambe ben tornite delle ragazze in short alla moda. Però l’Italia più bella era quella che scrutavo discretamente, ma continuamente, indifferente al cover di Morandi che cantava su un palco. Tre italiane sobriamente eleganti e una bimba di 7-8 anni, asiatica, adorabile. Gustava con gran piacere la sua coppa di gelato, accudita da madre adottante ( immagino), nonna e zia (credo). Batteva felice le mani come vedeva fare agli adulti, al finire di ogni canzone. Accanto all’Italia che perde tempo e anima in camarille e intrighi, lì l’Italia felice di donare felicità e una bimba felice, venuta da lontano. Vado a dormire rasserenato. Ogni tanto.