Quello che la 7 ha documentato ieri a Piazza Pulita era per me inimmaginabile fino a ieri. Una giovane cronista ripetutamente minacciata e aggredita, insieme al cameraman. Vetri dell'auto sfondati, cinepresa distrutta. Sara Giudice, la cronista, stava indagando su traffici di rifiuti in quella Magliana resa celebre dalla famigerata banda mai veramente scomparsa. Momenti di vera paura in diretta. Poi arrivano i carabinieri. Ma - dettaglio inquietante - i malviventi continuano a fotografare la giornalista: chiaro segnale mafioso, ribadito da minacce durante la trasmissione di cui Formigli informa il pubblico in diretta. Il chiaro messaggio intimidatorio davanti alle forze dell'ordine è il segnale peggiore. Ho chiesto sulla pagina di Piazza Pulita che i cittadini siano informati dello sviluppo del caso. Penso che se nessuno pagherà sarà un segnale terrificante per il Paese Italia. P.S. In margine annoto - da a-grillino (ovvero da militante della ragione cui è capitato di votare Raggi) l'inaccettabile atteggiamento diversivo della deputata M5S in studio. "Perché parlate di questo e di quello (Pizzarotti, ad esempio) invece che di...". Quello di una informazione pluralista e soprattutto obiettiva è problema enorme. Ma certamente la soluzione non è che il M5S sia esente dal giudizio della stampa.
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venerdì 30 settembre 2016
martedì 31 maggio 2016
Non chiamiamolo "amore"
L'ultimo caso di femmicidio occupa le prime pagine di giornali e tv. Più degli altri, numerosissimi, precedenti (52 fin qui nel 2016, mi pare). Forse perché più efferato. Forse per altre motivazioni e dinamiche dei media. Qualcuno torna a chiedere programmi di "educazione sentimentale". Sì, ragionevole, a parte il fatto che non si sa chi possa e sappia gestire l'educazione dei sentimenti. Il mio contributo è questo, un invito convinto: non parliamo d'amore. Non dico di non parlare d'amore in questo caso di ultimo atroce delitto. Questo lo dicono tanti. Io dico invece che dobbiamo smettere di chiamare "amore" quel mix di pulsione sessuale, ebbrezza di possesso esclusivo di anima e corpo, anche gentilezza e regali talvolta. La maggior parte degli "amori" non si concludono in tragedie visibili. Molti in drammi invisibili o in infelicità cronica. Perché il virus, potenzialmente omicida, è lì comunque e pronto a colpire. In questa parola di film e canzonette di cui quel mix si è impossessato. Cambiare nome, scegliendone uno che non appaia di per sé nobilitante o assolutorio (vedi quel delitto d'onore solo giuridicamente abrogato). Eros, magari. E riservare la parola "amore" alla dedizione per l'altro che solo qualche volta si intreccia con eros. "Amore" è quello della nonna greca che allatta il piccolo siriano. Non quello dell'assassino della Magliana e neanche quello dei torturatori normali delle case normali e delle storie normali, in cui il virus omicida si annida.
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lunedì 15 settembre 2014
Il mondo inesistente attorno a noi
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