Visualizzazione post con etichetta PadoaSchioppa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta PadoaSchioppa. Mostra tutti i post

martedì 6 settembre 2016

La sinistra sostenibile e la sinistra pigra

Non sempre ho voglia e coraggio di contraddire i santuari di quella che si chiama "sinistra". Non può farmi piacere essere attaccato da destra e da sinistra. Più piacevole ricevere like e condivisioni. Però a volte si affaccia il gusto di rischiare. A cosa servirei unendomi al coro degli apologeti del jobs act e della buona scuola o ai suoi numerosissimi antagonisti a sinistra? Rischio allora con l'affermazione più impopolare possibile. Chi più impopolare di Monti? A sinistra come a destra. Ieri Monti ha sostenuto che non serve più flessibilità, ma meno flessibilità e più regole. Aspetto improperi per lui dal vastissimo universo del populismo di destra e di quello sedicente di sinistra. E anche da quello governativo, naturalmente. Perché tutti, attuali o potenziali governanti di domani, in assenza di Politiche (con la maiuscola), hanno bisogno di mani libere nel deficit ("flessibilità" però suona meglio) per regalie a destra e a manca, senza nulla togliere apparentemente a nessuno. Nascondendo la polvere sotto il tappeto. Tanto i posteri (purtroppo) non votano, come diceva Ainis sull'ultimo numero dell'Espresso. Egualmente nessuno oserebbe parlare di aumentare le tasse. Io, benché lontanissimo dal suo classismo, faccio invece l'elogio del "tecnico" Monti e della sua critica alla flessibilità. Come elogiai Padoa Schioppa per il suo provocatorio "le tasse sono belle". Insomma mi piacerebbe un quadro futuro con una sinistra radicale e sostenibile contrapposta ad una destra "repubblicana" e non populista. Ci divideremmo sulle cose serie. Ad esempio sulla progressività delle imposte. Ad esempio sulle politiche per rendere del tutto effettivo il diritto al lavoro e quello all'istruzione. Ad esempio sul valore della difesa del territorio e dell'ambiente. Nessuno più a cianciare di "flessibilità" o a trovare facili capri espiatori in Europa. Nessuno più a nascondere la povertà sotto il tappeto.

mercoledì 4 novembre 2015

A proposito di Padoa Schioppa, di Renzi e dell'abc delle tasse


Il 7 ottobre DEL 2007, intervistato da Lucia Annunziata, il ministro dell'economia, Padoa Schioppa, si divertì a scandalizzare gli italiani. Lo fece dicendo semplicemente la verità, una verità detestata dai superficiali: “Le tasse sono una cosa bellissima, un modo civilissimo di contribuire tutti insieme a beni indispensabili”. Ovvio, no? O pensiamo di ricevere migliore e più economica protezione assoldando poliziotti privati? Di imparare meglio e più economicamente con precettori privati? Di curarci meglio e più economicamente con la sanità privata? Penso che Padoa Schioppa non mi avrebbe contraddetto se avessi osservato che però è normale (diciamo “intelligente”, o “furbo” se si preferisce) che ognuno cerchi di far pagare gli altri. Sia, legalmente, appoggiando soluzioni politiche convenienti (tassare più i ricchi o i poveri, ad esempio), sia, illegalmente, evadendo, dopo aver ben calcolato le probabilità di farla franca. Insomma è intelligente dire che le proprie tasse sono bruttissime. E che al contempo è intelligente e “bellissimo” volere che le tasse ci siano. Mi sostituisco presuntuosamente a Padoa Schioppa sviluppando la sua laica (non moralistica) lezione, giacché incredibilmente qualcuno ne ha bisogno. Stupidi quindi non sono gli evasori né i più ricchi che vogliono tasse regressive e l'abolizione delle tasse sulla casa (la prima e, se possibile, la seconda, la terza e la quarta) e che ragionevolmente voteranno “destra” né i meno ricchi che vogliono tasse progressive e che ragionevolmente dovrebbero votare “sinistra”. Stupidi sono i poveracci seguaci di Salvini o di Berlusconi che sposano il programma della tassa unica per tutti al 15%. Ma ora il premier, segretario del più grosso partito della “sinistra”, smentisce bruscamente me e Padoa Schioppa. Afferma impavidamente, come suo costume, che “le tasse non sono di sinistra” e che lui è lì per abbassarle. Insomma – e credo di interpretare bene- per lui le tasse sono “bruttissime” e la “sinistra” non può gioire tassando. Sarebbe stato bellissimo se il premier avesse detto che le tasse vanno spese bene. Non per pagare o strapagare inutili grandi opere e neanche per garantire uno stipendio agli impiegati imbroglioni o nullafacenti del Comune di S. Remo. Che l'essenziale è questo e non che salgano o scendano. Come essenziale è chi pagherà di più e chi di meno. E infine che sinistra” è far pagare di più a chi più ha e meno a chi meno ha. Ma il segretario-premier è assai diverso dal compianto Padoa Schioppa. L'economista, ministro del tesoro, era uomo intelligente, statista, interessato al bene pubblico. Il segretario-premier, in questa Italia istupidita in cui i più poveri scelgono Salvini, è uomo di grande talento e furbizia cioè capace di percepire velocemente il suo interesse. Operazione genialmente furba la sua. Custodire i voti del popolo di sinistra, quello che si affeziona alla Ditta e dimentica la sostanza. E conquistare le larghe praterie della destra con la concreta azione di governo. Mai governo è stato tanto amato da Confindustria. A ben ragione.