Non sempre ho voglia e coraggio di contraddire i santuari di quella che si chiama "sinistra". Non può farmi piacere essere attaccato da destra e da sinistra. Più piacevole ricevere like e condivisioni. Però a volte si affaccia il gusto di rischiare. A cosa servirei unendomi al coro degli apologeti del jobs act e della buona scuola o ai suoi numerosissimi antagonisti a sinistra? Rischio allora con l'affermazione più impopolare possibile. Chi più impopolare di Monti? A sinistra come a destra. Ieri Monti ha sostenuto che non serve più flessibilità, ma meno flessibilità e più regole. Aspetto improperi per lui dal vastissimo universo del populismo di destra e di quello sedicente di sinistra. E anche da quello governativo, naturalmente. Perché tutti, attuali o potenziali governanti di domani, in assenza di Politiche (con la maiuscola), hanno bisogno di mani libere nel deficit ("flessibilità" però suona meglio) per regalie a destra e a manca, senza nulla togliere apparentemente a nessuno. Nascondendo la polvere sotto il tappeto. Tanto i posteri (purtroppo) non votano, come diceva Ainis sull'ultimo numero dell'Espresso. Egualmente nessuno oserebbe parlare di aumentare le tasse. Io, benché lontanissimo dal suo classismo, faccio invece l'elogio del "tecnico" Monti e della sua critica alla flessibilità. Come elogiai Padoa Schioppa per il suo provocatorio "le tasse sono belle". Insomma mi piacerebbe un quadro futuro con una sinistra radicale e sostenibile contrapposta ad una destra "repubblicana" e non populista. Ci divideremmo sulle cose serie. Ad esempio sulla progressività delle imposte. Ad esempio sulle politiche per rendere del tutto effettivo il diritto al lavoro e quello all'istruzione. Ad esempio sul valore della difesa del territorio e dell'ambiente. Nessuno più a cianciare di "flessibilità" o a trovare facili capri espiatori in Europa. Nessuno più a nascondere la povertà sotto il tappeto.
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martedì 6 settembre 2016
sabato 25 giugno 2016
Il professore Letta
Provo probabilmente una certa empatia verso Enrico Letta. Condivido emotivamente i segni di una ferita non rimarginata. Anche se lui non nomina mai chi gli disse: "stai sereno". E anche se lo reputo sincero quando afferma la normalità e l'auspicio di una vita in cui la politica non diventi professione. Sono molto d'accordo con lui in questo. Non in molto altro. Perché lui è uomo del migliore centrosinistra mentre io mi considero socialista, altra cosa cioè. Ieri però, ascoltato alla 7, lo avrei ringraziato perché diceva cose semplici, quasi banali ma di cui evidentemente abbiamo bisogno. E' successo ad esempio quando ha detto: "Siamo tutti contenti di conquistare più flessibilità e ce ne facciamo belli. Ma la flessibilità è l'altro nome del deficit e del debito. Quel debito che davanti alla Brexit affonda la borsa di Milano". Detto bene, da professore bravo e chiaro che servirebbe nelle nostre scuole. Un professore quietamente contro i tromboni e contro il gioco delle tre carte.
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