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venerdì 25 dicembre 2020

L'idiozia sovranista

 

Johnson felice perché il Regno Unito recupera la sua sovranità. Cioè noi non contiamo più a casa sua e lui non conta niente in Europa. Come se io impedissi l'ingresso a mia moglie nel mio studiolo e lei mi impedisse di accedere liberamente in cucina e nel bagno. Niente più Erasmus, non più la connessione fra diversi che allarga le menti. Chiusura invece. E rischio di perdere la Scozia magari. Ma lui, Johnson esulta. La madre dei sovranisti, quelli che immaginano di prendere senza dare, è sempre incinta.

mercoledì 5 luglio 2017

Italexit: in nome dell'umanità, non per qualche euro in più


E' il colmo. Lo so. Ma dovrei postare un “mi piace” a persone lontane da me. Come Juncker che giustamente si scandalizza per il Parlamento europeo deserto quando si parla di immigrazione. Ed è rimbrottato dall'italiano Taiani che presiede la seduta. Dovrei postare un “mi piace” anche al Presidente Inps, Boeri, che dimostra, controcorrente, quanto sia preziosa la risorsa immigrati con i tanti miliardi che sono il saldo fra contributi versati e assistenza fornita agli stranieri. Risorsa per l'Europa in declino demografico e soprattutto per l'Italia che diversamente si spopolerebbe.


Non può piacermi invece l'egoismo – che è di fatto masochismo – dell'Europa tutta. A partire dal deludente Macron, dal governo spagnolo e da quello austriaco. Di sinistra quest'ultimo. Ma in quale senso di sinistra, se minaccia di schierare i blindati al confine? I tempi sono durissimi con sfide prima impensabili. Però la sinistra è senza parole, priva di idee, proponendo pannicelli caldi in rincorsa alle vincenti parole d'ordine della destra. Da europeista convinto porrei un ultimatum all'Europa: o ritrova l'anima o l'Italia va via. L'Italexit così motivata sarebbe cosa infinitamente più seria della futile Brexit, motivata da sciocchezze e calcoli insipienti. Sarei orgoglioso del mio Paese. 

domenica 26 giugno 2016

La casa della democrazia

Oggi l'arma atomica del senso comune e della destra si chiama "democrazia". E l'ancella della democrazia si chiama "referendum". Il popolo decide a maggioranza dei votanti. Anche addirittura quando i votanti sono minoranza. A Napoli ad esempio. A maggior ragione quando sono maggioranza, come nel referendum britannico. Poi si scoprono i paradossi cui non c'è rimedio. Quali sono i confini di un popolo? Quanti popoli nel Regno Unito? Tutti hann...o diritto ad autodeterminarsi. Sicchè oggi non solo Scozia e Irlanda possono chiedere di uscire dal Regno Unito e di tornare in Europa. Il rischio è che lo chieda anche la capitale Londra, manifestatasi largamente a favore di Remain. Numerose le firme infatti sulla petizione del giornalista James O' Malley che chiede l'indipendenza della capitale. Che diventerebbe una sorta di San Marino accerchiata dall'Inghilterra. Il più sublime dei paradossi è questo: se i popoli decidono autonomamente (democraticamente?) e se ogni gruppo è libero di definirsi popolo, il risultato apparirà incomprensibilmente orrendo ai "democratici" e ai referendari pur ovunque vittoriosi, qualcosa di simile alla giungla.
Ma non finisce qui. Perché anche i giovani sono un gruppo, come gli anziani, come gli operai, come le casalinghe. E i giovani del Regno Unito hanno votato Remain perché amano gli spazi aperti e non i muri degli anziani. E se i giovani chiedessero anch'essi di separarsi? Difficile perchè non hanno un territorio che è tradizionalmente parte di uno Stato. Ma forse nel futuro ci saranno Stati senza territorio,magari con capitale in una birreria londinese. Oppure...Oppure avrà forza ed evidenza quanto oggi sostiene il professore Alessandro Rosina su Repubblica. Ha senso che il corto futuro di un ottantenne pesi quanto il lungo futuro di un giovane? Se non ha senso, bisogna allora superare la prassi per cui uno (l'ottantenne) valga uno (il ventenne).

P.S. Non sto sposando una tesi. O sto sposando una sola tesi, questa: che la democrazia è un valore, ma nessuno sa bene cosa sia, che la democrazia non può acquietarsi in nessuna sua interpretazione o consegnarsi a ideologi da strapazzo, perché la democrazia è ricerca perenne; ha una direzione, ma non una casa.

sabato 25 giugno 2016

Il professore Letta

Provo probabilmente una certa empatia verso Enrico Letta. Condivido emotivamente i segni di una ferita non rimarginata. Anche se lui non nomina mai chi gli disse: "stai sereno". E anche se lo reputo sincero quando afferma la normalità e l'auspicio di una vita in cui la politica non diventi professione. Sono molto d'accordo con lui in questo. Non in molto altro. Perché lui è uomo del migliore centrosinistra mentre io mi considero socialista, altra cosa cioè. Ieri però, ascoltato alla 7, lo avrei ringraziato perché diceva cose semplici, quasi banali ma di cui evidentemente abbiamo bisogno. E' successo ad esempio quando ha detto: "Siamo tutti contenti di conquistare più flessibilità e ce ne facciamo belli. Ma la flessibilità è l'altro nome del deficit e del debito. Quel debito che davanti alla Brexit affonda la borsa di Milano". Detto bene, da professore bravo e chiaro che servirebbe nelle nostre scuole. Un professore quietamente contro i tromboni e contro il gioco delle tre carte.