Nei 55 giorni fra il sequestro (e sterminio della scorta) e l'esecuzione, ho trovato il momento più atroce nel colloquio telefonico fra il giustiziere Moretti ed Eleonora, moglie di Moro. Moretti dice ad Eleonora che solo un intervento della DC può fare recedere le Br dall'eseguire la sentenza. Le voci si accavallano. Moretti teme di essere intercettato e vuole chiudere. Allora Eleonora ha parole tremende, parole semplici, parole di sconvolgente “ipocrisia” dettate da un amore senza limiti. “Le chiedo scusa” dice al carnefice. Al carnefice che dispone della vita dell'uomo amato. Non basteranno le scuse. Non basterà niente. Ma quel colloquio per me consegna definitivamente le Br alla spazzatura della Storia. L'assassinio, preceduto da torture infami a Moro e alla sua famiglia, non avvierà rivoluzione alcuna. La Storia ci dirà che il proletariato non sarà emancipato, ma sconfitto e frantumato. La Storia ci dice che la violenza cieca, perpetrata da sedicenti interpreti del proletariato, non conduce alla Rivoluzione, ma all'abisso.
Visualizzazione post con etichetta br. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta br. Mostra tutti i post
mercoledì 9 maggio 2018
lunedì 19 marzo 2018
Balzerani e l'oltraggio
Dice Barbara Balzerani: "C'è una figura, la vittima, che è diventato un mestiere, questa figura stramba per cui la vittima ha il monopolio della parola. Io non dico che non abbiano diritto a dire la loro, figuriamoci. Ma non ce l’hai solo te il diritto, non è che la storia la puoi fare solo te".
Bontà sua, anche i familiari della vittima hanno diritto a dire la loro. Penso semplicemente che Barbara Balzerani sia una criminale rincoglionita, oltre che per nulla pentita. Aggiungo che mi sfugge la ratio per cui sia in libertà.
venerdì 16 marzo 2018
Ricordando via Fani
Non ho nulla di intelligente da dire sulla tragedia di via Fani. Questa nota mi serve solo per sentirmi partecipe di un rito civile. Perché in questo sono un conservatore o un conformista. Voglio dire però del mio sbigottimento assoluto ascoltando le testimonianze dei brigatisti Fiore, Gallinari, Moretti, Morucci nel servizio di Purgatori (Atlantide). In nessuno di loro si scorge ombra di pentimento. Dissociati al più solo perché consapevoli di una sconfitta. Ma non c'è turbamento alcuno per il sangue versato. Solo puntuale descrizione delle strategie politiche e militari. Turbamento che invece c'è in Adriana Faranda, intervista da Ezio Mauro. Che infatti dice: "Davamo la morte noi che ci eravamo battuti contro la pena di morte negli Usa". Già. Diffido dal vezzo di spiegare gli orrori con i complotti. Cia e Kgb, Usa e Urss solidali nel volere la morte di Moro? Più semplice spiegare l'orrore con la malattia dell'Ego, la malattia di dar senso alla propria vita immaginandosi artefici di cambiamenti epocali. Che invece a mio avviso possono avvenire solo in due modi: O per il Caso che mette in moto processi e/o per un contagio culturale che ci fa d'improvviso tutti scandalizzare per l'ordine delle cose fino a ieri subito. Credo che Gandhi, Mandela, Mujica abbiano visto assai più lontano di Moretti ed assassini presunti "rossi".
domenica 22 settembre 2013
Br, Rodotà, Alfano: comprendere e non comprendere
martedì 22 maggio 2012
Brindisi, il romanzo di una strage
venerdì 15 aprile 2011
Vittorio Arrigoni: la vita degna di essere vissuta
Il mio primo pensiero è questo: spero intensamente che Vittorio Arrigoni abbia sentito prima di morire che la sua vita è stata degna di essere vissuta. E’ il pensiero che consola sua madre: lo dimostra con il suo quieto dolore, la sobrietà che non appartiene alle madri degli omicidi uccisi, perché anche i figli educano le madri. Questo è il mio modo di esprimere il mio amore per lui. Dico apposta amore perché in suo omaggio vorrei restituire significato alle passioni importanti, come il sentimento gratuito che lui ebbe per Gaza e per le sofferenze della sua gente: è giusto chiamare amore quel sentimento, più che i sentimenti che riguardano i nostri rapporti interessati con l'altro sesso o con i parenti. La sua morte adesso mi conduce a una rete contraddittoria di significati. Ho cercato velocemente su internet di ripassare qualche informazione sui suoi assassini. Ma francamente non mi attraggono molto i dettagli sui salafiti. Mi avvalgo dei miei utili pre-giudizi per arrivare all’essenziale. Sono attratto e atterrito, riscoprendo sinistre vocazioni umane, dalle analogie con altri assassinii e altri assassini, i gruppi minoritari che credono (o fingono di credere) ad una rivelazione - divina o laica che sia -riservata a pochi eletti. Penso agli assassini delle Brigate rosse (fra quelli che fingono di credere, per riempire una vita priva di amore e priva del dono dell'intelligenza) che finsero di credere di spiegare all’operaio Guidi Rossa, col suo sangue, cosa fosse la lotta di classe. Penso a un’altra vittima che conobbi fuggevolmente, ma intensamente: Ezio Tarantelli, incontrato a un seminario, uomo inequivocabilmente mite e generoso, dolcemente "imbranato" con i suoi lucidi e la lavagna luminosa.
E' il mio modo per dare un significato all'assassinio di Vittorio Arrigoni.
Un altro rimando mi suggerisce la ritualità di quegli assassinii: la ritualità delle esecuzioni di Stato in cui la macchina cieca della giustizia asetticamente uccide, in assenza di passioni, ormai spente, come accadde per Saddam.
E allora sento l'amore indignato di Lucrezio (De rerum natura, Liber I) nel ricordare il sacrificio di Ifigenia: "Tantum religio potuit suadere malorum"! A quanti orrori inducono religioni (o superstizioni), anche laiche, nella sconfitta della ragione!
Restiamo umani era l’invito di Vittorio. Diventiamo umani è la correzione che gli proporrei, oppure Torniamo animali, amputando da noi le perversioni dell’umano.
E' il mio modo per dare un significato all'assassinio di Vittorio Arrigoni.
Un altro rimando mi suggerisce la ritualità di quegli assassinii: la ritualità delle esecuzioni di Stato in cui la macchina cieca della giustizia asetticamente uccide, in assenza di passioni, ormai spente, come accadde per Saddam.
E allora sento l'amore indignato di Lucrezio (De rerum natura, Liber I) nel ricordare il sacrificio di Ifigenia: "Tantum religio potuit suadere malorum"! A quanti orrori inducono religioni (o superstizioni), anche laiche, nella sconfitta della ragione!
Restiamo umani era l’invito di Vittorio. Diventiamo umani è la correzione che gli proporrei, oppure Torniamo animali, amputando da noi le perversioni dell’umano.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)