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martedì 14 agosto 2018

Dopo l'ennesima tragedia


La vicinanza alle famiglie delle vittime del disastro del ponte a Genova ha senso se accompagnata dall'impegno quotidiano contro il Senso Comune Dominante che è il mandante dell'ennesima strage. Contro il mito del cemento. Contro il mito delle grandi opere. Contro il mito per cui ciò che dà lavoro visibile è cosa buona, anche se sopprime vite, insieme a lavoro invisibile. Contro il mito della "crescita" che non equivale né a ricchezza né a felicità.
P.S. Prometto di impegnarmi contro gli intelligentoni che amano rivolgere facili ironie contro la "decrescita felice". Non avendone capito il significato ovviamente.

giovedì 3 maggio 2018

Oltre le frivolezze di quella che chiamiamo " politica"


La notizia che interessa pochi è che il Pil cresce all'1,5% cioè meno che in ogni altro Paese europeo. Non interessa quelli che oggi crescono di più con la finanza o sottopagando i lavoratori. E non interessa i dimenticati che restano dimenticati col Pil all'1,5% come col Pil al 3%. A me non interesserebbe per nulla se avessimo un progetto di decrescita felice. Che però non abbiamo. Quindi la stagnazione è segno del fallimento totale delle politiche di "sviluppo" di questi anni.
La notizia che non interessa proprio nessuno è quella che nel 2065 l'Italia avrà 6,5 milioni di cittadini in meno, per il saldo negativo fra nascite e decessi e malgrado la vituperata immigrazione. Non interessa nessuno che l'Italia e soprattutto il Sud saranno territori desertificati in cui i nostri pro-pronipoti faticheranno a mantenere vispi centenari. Non ci saremo e non vedremo. E non ci saranno, non vedranno e non dovranno rendere conto i politici che blaterano di pericolo immigrazione e di revisione della Fornero nel senso di tornare a pensionati più giovani. Conclusioni possibili: 1. La politica fa bene ad infischiarsene della verità e delle generazioni future giacché ne sarebbe penalizzata e giacché noi contemporanei ce ne infischiamo. 2. Non vogliamo la verità e preferiamo fingerci "buoni". 3. Se esistesse o quando esisterà un'etica di responsabilità verso il futuro dovremo avere Costituzioni rigide e custodi che definiscano assai più di oggi principi inderogabili di rispetto per quelli che verranno.

venerdì 23 giugno 2017

Il vocabolario della sinistra che non c'è


Penso che la bussola che indica destra e sinistra sia necessaria. Ma forse non è sufficiente. Se lo è, a cosa dovrei attribuire le differenze fra me e i miei amici, visto che tutti ci diciamo di “sinistra”? Dovrei pensare che qualcuno si inganni su se stesso. Possibile. Magari io sono inconsapevolmente di destra. Sarà per questo che sono piuttosto estraneo al fronte anti-jobs act e anti buona scuola. No, non dall'altra parte, ma propriamente estraneo. Così come sono estraneo al fronte del No. Pur avendo votato No, conservo – confesso - stima per le ragioni di molti che hanno votato Sì. Se non sto a destra forse c'è bisogno di altre coordinate da aggiungere a destra e sinistra. Faccio un esempio che al momento mi sembra il più “duro”. C'è una sinistra che è contro il fiscal compact, è irritata con l'Europa che non ci consente sforamenti. In alcune frange è euroscettica. Crede che occorra stimolare i consumi (di chi?) per stimolare crescita ed occupazione. Su queste tematiche è difficilmente distinguibile dalla destra. Si direbbe quasi che, tolte di mezzo le incompatibilità personali e caratteriali, sia possibile un fronte comune da Salvini a Bersani e anche con quelli che custodiscono falce e martello, passando per Renzi.
Poi c'è una sinistra minoritaria, molto minoritaria, che pare occuparsi d'altro. Del rapporto fra uomini e Terra. Ne ho postato un esempio giorni fa. Jason Hickel evidenzia che la pur necessaria lotta contro le emissioni non è sufficiente a salvare il pianeta. Non bastano le rinnovabili, se le rinnovabili servono a produrre ciò che oggi produciamo. Non bastano se continuiamo con l'agricoltura industrializzata. Non bastano se la competizione riempie il mondo di spazzatura. Serve un nuovo sistema economico-sociale insomma. Ecco, non credo proprio che Jason Hickel perderebbe tempo ad inveire (dal suo punto di vista) contro il pareggio di bilancio. Non credo che chiederebbe bonus per stimolare i consumi . Dico per stimolare i consumi e non per alimentarsi correttamente giacché per la sinistra maggioritaria che condivide molto (o troppo) dei miti della destra le persone sembrano scomparire per diventare funzionari del consumo che darebbe “un po' più di lavoro, un po' più “ come dice un politico di sinistra che non nomino. Oggi l'emergenza idrica che tocca anche l'Italia mentre fa crescere i deserti nel mondo e crescere i fuggiaschi dovrebbe farci riflettere su come calcoliamo le diseconomie del sistema. Ma il sistema è culturalmente attrezzatissimo. Riesce infatti addirittura a parlare di “opportunità derivanti dal terremoto”. Come altre volte ha parlato di “opportunità derivanti dalla ricostruzione post bellica”. Hickel non cita la locuzione “decrescita felice”. Immagino perché consapevole della sua impopolarità. Troppo difficile spiegare che Latouche non intendeva “decrescita” come ritorno all'età della fame endemica e della peste. Alla sinistra minoritaria manca il vocabolario sequestrato tutto da destra-centro-sinistra. Mancano anche a me le parole per definire una sinistra egualitaria che crede al diritto alla felicità di tutti gli uomini del mondo, compresi quelli che verranno.

mercoledì 4 maggio 2016

Piccolo manifesto della decrescita felice

Una conclusione misteriosamente felice della mattina. Da Ostia a Casal Bernocchi per una visita oculistica. Sul trenino sono in piedi con mia moglie giacché è ora di trasferta a scuola e al lavoro. E' scontato che i giovani impegnatissimi con smartphone e tablet non ci vedano o, meglio, fingano di non vederci. Faccio spallucce: la corsa è breve ed ho un aspetto giovanile, ritengo, in jeans e cardigan rosso smagliante. Invece d'improvviso una giovane donna seduta lì vicino fa segno di voler cedere il posto. La donna forse quarentenne vicino a me fa segno di no. Ma la giovane donna seduta fa segno verso di me. Neanche verso mia moglie.Proprio verso di me. Dico di no: sto per arrivare. E' una replica di quanto mi era successo all'aeroporto di Catania con due giapponesi e che avevo raccontato. La cosa mi mette un po' di malumore. Evidentemente non sono come io mi vedo.
La mattinata prosegue peggio con la lunga attesa in sala di aspetto. Entriamo con un'ora di ritardo nello studio oculistico, per visite fuori programma (emergenze?) e informatore scientifico. Con la voglia di contestare di mia moglie e la mia consueta rassegnazione. Poi tutto cambia. Per le scuse e la professionalità della dottoressa. E per la strana sensazione di conoscere quella donna. Me lo dice mia moglie dopo. L'oculista gentile è incredibilmente somigliante a Paola, un'amica da poco prematuramente scomparsa. Solo un po' di anni di meno. Ecco perché mi sentivo come ipnotizzato...Stesso fisico armonioso, stessa inflessione della voce, stessa autorevolezza gentile. Come quando Paola mi comandava: "mangia ancora di questo". Fuori, nella veranda di un bar accanto alla Usl, il piacere quieto ed intenso di una bombetta alla crema, un caffè e una sigaretta. In una giornata che si è fatta splendida, col cielo terso e il sole che scalda. La sensazione di essere privilegiato, col piacere che non è sciupato dai miei inevitabili sensi di colpa per quelli che corrono, che scappano, che muiono. E infine la convinzione rafforzata sulla inutilità di possedere qualcosa di più o molto di più. Perchè mai Marchionne, banchieri, divi del calcio ed imbroglioni si danno tanto da fare? Basta una bombetta alla crema, un caffè, una sigaretta nella veranda del bar sotto un cielo limpido e un sole che riscalda.