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lunedì 2 novembre 2020

Gli inutili vecchi, felici di essere inutili

 

Difficile esprimermi, soprattutto su facebook, riguardo il "valore" dei vecchi, tema innescato dal disinvolto Tweet di Toti. Difficile perché sono preda di idee e sentimenti complessi e poco riconducibili alle fazioni in conflitto. Che gli ultrasettantenni non partecipino sostanzialmente allo sforzo produttivo del Paese è un fatto. Non tutti: Proietti era più produttivo di un giovane frequentatore di discoteche e movide. Però, certamente, se scopo del mondo è la creazione di Pil, non solo si potrebbe dire che la clausura dei vecchi sarebbe cosa buona, si dovrebbe dire più coraggiosamente che lo sterminio dei vecchi sarebbe cosa migliore ancora ed estremamente razionale. Mi candiderei all'ora all'eutanasia come il vecchio E.G. Robinson del vecchio film di fantascienza in cui la materia organica degli anziani sacrificati diventava proteine per i giovani. Davvero capisco Toti quindi. C'è qualcosa però che non capisce Toti. La prima - che temo non capisce neanche il più dei miei amici e coetanei è che la ricchezza del Paese non è misurabile dal Pil e dallo sforzo produttivo in sé che produce non solo pane, bistecche, trattori, medicine, etc. ma anche cavolate (evito parolacce) come superalcolici, armi, partite di calcio, sale giochi ed altre futili componenti del Pil (sottointendo il famoso giudizio severo di R .Kennedy). La seconda è che - come direbbe Francesco - la produzione (quella di vera ricchezza) è per l'uomo e non viceversa. Ergo, d'accordo sacrificarmi a casa, se proprio indispensabile, ma non per consentire la produzione di birrette o di mine antiuomo. E soprattutto non perché non produttivo, ma perché comunque con bar, cinema, teatri chiusi, non saprei dove andare. P.S. Attendo intelligenti, illuminate risoluzioni frutto di vera filosofia (ovvero pensiero).
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sabato 15 dicembre 2018

Dei delitti, delle pene e della cura


Ognuno di noi ha la sua personale graduatoria degli orrori. Chi è inorridito soprattutto dagli stupri, chi dalle torture, etc. Io non avrei nulla da obiettare all'ergastolo in questi casi, se non fosse per il rischio di indurre il violento ad uccidere. Ma darei due ergastoli - per così dire - a chi fa violenza sugli inermi nel chiuso delle case e delle istituzioni addette alla cura ed alla custodia. Credo peraltro che ce ne occupiamo troppo poco. Tranne quando qualcuno non dedica la propria vita a rivendicare giustizia. Vedi Ilaria Cucchi. Ma sembra che non sappiamo né punire né tanto meno prevenire le violenze nelle caserme, nelle carceri, nelle scuole d'infanzia nelle cosiddette "case di riposo" degli anziani. Le notizie e le cronache nei pochi casi in cui i sadici vengono scoperti durano solo lo spazio di un giorno. Poi più nulla sappiamo di processi e sanzioni. Forse non vogliamo sapere, avendo nipoti o genitori affidati a sconosciuti. A modo mio con questo post minimamente riparo, ricordando l'ennesimo caso, quello nella casa di riposo nel riminese. Anziani abbandonati al freddo e alla fame. Uno sguardo politico mi suggerisce che la causa è da un lato nella ricerca del profitto massimo nei privati. Dall'altro lato nell'incompetenza degli operatori, se è vero che sistema valoriale, oltre ai saperi professionali, è parte della competenza (o incompetenza) di poliziotti, insegnanti ed operatori socio-sanitari. Ma la politica a sua volta non ha priorità valoriali congrui, né competenze né convenienze nel dare priorità al tema. Ha più convenienza a promettere meno anni di lavoro e più deficit in barba a Bruxelles, deficit che contribuirà ad elevare il debito e così giustificare l'impossibilità di rimuovere ingiustizia e sopraffazione degli indifesi.

sabato 7 luglio 2018

Cosa cambia invecchiando oggi


Capita qualcosa che prima non succedeva. Prima succedeva che, invecchiando il corpo, si avesse bisogno di figli o badanti per sorreggerti. Oggi il corpo invecchia dopo, ma la mente prima. Non nel senso che si diventa stupidi, ma precocemente ignoranti sì. Ignoranti dei saperi che regolano il mondo e delle nozioni per accedervi. Il lessico inglese minimo per viaggiare, la destrezza nel navigare per cogliere le occasioni migliori, fotografare e trasmettere foto in tempo reale, linkare, etc. Capita anche, ma forse è un altro discorso e magari capita solo a me, che si diventi indifferente ai dettagli. Indifferente all'ultima cattiveria di Salvini o di Renzi, indifferente all'ultima sciocchezza di Di Maio. Non ci importa (o non mi importa) che il "decreto dignità" preveda due o tre o quattro repliche di un contratto a tempo determinato. Si è troppo concentrati sul'esigenza di capire il senso della vita che viviamo e abbiamo vissuto, per perdersi nei dettagli. Si cerca una conclusione, una sintesi. Io ne ho trovato un paio. La prima è che internet, quella dei monopolisti della rete, di chi decide cosa dobbiamo sapere e chi deve sapere cosa è una catastrofe umana senza paragoni. Catastrofe con tante cose buone, ma con un nocciolo micidiale autoritario e alienante. La seconda è che l'istruzione lungo tutto l'arco della vita, avrebbe dovuto essere il modello educativo da sempre, ma che oggi è ineludibile. Anche per non dover contare troppo sui figli - talvolta lontani - per prenotare un volo low cost o leggere la propria pensione nel sito Inps che ogni volta ti cambia qualcosa. Invece perdiamo tempo in conflitti sulla buona scuola o la scuola di prima che a me paiono accomunate dalla inconsapevolezza dei bisogni veri.
P.S. Debbo lo stimolo a questo post alla lettura dell'articolo di Andrea Marcolongo, autrice di "La lingua geniale" letto oggi su "Donna", inserto di "Repubblica". Il titolo dice molto: "Quando è il figlio a tenere per mano papà".

giovedì 3 maggio 2018

Oltre le frivolezze di quella che chiamiamo " politica"


La notizia che interessa pochi è che il Pil cresce all'1,5% cioè meno che in ogni altro Paese europeo. Non interessa quelli che oggi crescono di più con la finanza o sottopagando i lavoratori. E non interessa i dimenticati che restano dimenticati col Pil all'1,5% come col Pil al 3%. A me non interesserebbe per nulla se avessimo un progetto di decrescita felice. Che però non abbiamo. Quindi la stagnazione è segno del fallimento totale delle politiche di "sviluppo" di questi anni.
La notizia che non interessa proprio nessuno è quella che nel 2065 l'Italia avrà 6,5 milioni di cittadini in meno, per il saldo negativo fra nascite e decessi e malgrado la vituperata immigrazione. Non interessa nessuno che l'Italia e soprattutto il Sud saranno territori desertificati in cui i nostri pro-pronipoti faticheranno a mantenere vispi centenari. Non ci saremo e non vedremo. E non ci saranno, non vedranno e non dovranno rendere conto i politici che blaterano di pericolo immigrazione e di revisione della Fornero nel senso di tornare a pensionati più giovani. Conclusioni possibili: 1. La politica fa bene ad infischiarsene della verità e delle generazioni future giacché ne sarebbe penalizzata e giacché noi contemporanei ce ne infischiamo. 2. Non vogliamo la verità e preferiamo fingerci "buoni". 3. Se esistesse o quando esisterà un'etica di responsabilità verso il futuro dovremo avere Costituzioni rigide e custodi che definiscano assai più di oggi principi inderogabili di rispetto per quelli che verranno.

lunedì 3 agosto 2015

Domenica così così


Iniziata malissimo. Al mattino sulla strada in direzione Fiumicino un motociclista mi sorpassa a gran velocità in prossimità della curva e si rimette velocemente a destra, tagliandomi la strada; scivola, cade, sbatte contro il guardarail. Si rialza intero e pimpante. Avrei potuto ammazzarlo. Ci penso fino a sera. Poi, dopo cena, in piazza Anco Marzio al caffè storico all'aperto con pianobar così così nella Ostia dai pochi eventi apprezzabili, forse punita per la sua mafia endemica. C'è molta gente, un pubblico multietnico. Cerco di vedere e capire. Moltissimi, anche in piedi nella piazza affollata, sono entusiasti per l'imitatore di Renato Zero. Lo accompagnano e fanno un sacco di foto con l'iphone. Il mio iphone, come sempre, riposa a casa. Vorrei essere come tutti. In cerca di normalità, oso cantare anch'io "i migliori anni della nostra vita". Diciamo che mi vedo e mi sento cantare. Al tavolino accanto sento la tristezza dell'anziana signora elegante, con figlia e genero: la tristezza di una vedova. Dall'altra parte una coppia si prende cura del figlio down. Due vigilesse intanto riportano una bimba smarrita a una madre cinese che piange ringraziando. L'Italia della cura. In piedi a far foto, felice, c'è una graziosa, giovane nera, dal look molto occidentale vicino all'amato partner bianco. Mi accorgo che lei è incinta e un po' contribuisce a rimediare allo scarso entusiasmo degli italiani a procreare. Poi ad un tavolo liberatosi siede una coppia che mi lascia perplesso, anzi infastidito. Lui ultrasessantenne, forse mio coetaneo, lei, un'adolescente araba, carina e imbarazzata. Chissà perché. Formulo pensieri sgradevoli. L'Italia della cura, quella che vuole essere felice di qualcosa, ma anche un'altra che approfitta.