Insisto sullo spreco. Che ci impoverisce. Che, in ultima analisi, è spreco di persone e di competenze, competenze invisibili, non registrate o non verificate. Penso a me stesso, solo come esempio. Forse non servono più le cose che facevo in materia di formazione ed orientamento o forse potrei fare da tutor - come tanti - ad uno studente che perde il filo nella didattica a distanza. Mi sono ricordato di avere un patentino di infermiere acquisito durante il servizio di leva militare. Una puntura saprei farla. Forse anche vaccinale. Se non io, troppo vecchio, anche se me ne dimentico, quanti potrebbero e dovrebbero essere (ri) chiamati in servizio? Perché mai poi un uomo o una donna dovrebbero essere abilitati ad un solo mestiere? Ragione vorrebbe che ognuno fosse accompagnato da una costellazione di competenze certificate, disponibili quando i bisogni sociali lo richiedono. Competenze ri-verificate periodicamente giacché assurdamente i titoli di studio e professionali, a differenza della patente di guida, valgono una volta per sempre. Altro che "quota 100" penso. Ragione vorrebbe anche che si possa smettere il lavoro, provvisoriamente o no, in età non prefissata, pagandone il prezzo eventualmente, o non smettere mai o avviare una carriera discendente, con più tempo libero, ma non senza lavoro alcuno. Ragione non vorrebbe l'abrogazione dei licenziamenti. Vorrebbe invece il passaggio da lavoro ad altro lavoro o l'alternanza di lavoro e formazione (professionale o no, ma qualunque formazione è di fatto anche professionale). Insomma sono insofferente dello status quo e della stantia cultura del lavoro ed anche dei conflitti fra liberisti e garantisti. Roba vecchia, mi pare. L'unica condizione necessaria invece per la valorizzazione piena delle competenze si chiama "appropriazione collettiva degli strumenti di produzione e del nostro destino". Urgono elementi di socialismo come condizione di nuove libertà e di nuova ricchezza.
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lunedì 4 gennaio 2021
domenica 6 dicembre 2020
Io che non riesco ad "appartenere"
Lo vorrei, ma da tempo qualunque leader (non parliamo di inesistenti partiti) al più mi convince a metà. Oggi mi è successo con Landini in una sua intervista a Repubblica. Esulto (non esagero) quando dice che vorrebbe che puntassimo sull'istruzione e formazione permanente. Esulto perché lo dice assai frequentemente, segno che ci crede. Ed anch'io ci credo moltissimo. Per capirci, non credo tanto all'obbligo scolastico che spesso la sinistra vorrebbe prolungare almeno fino ai 18 anni. E perché non fino ai 25 anni? Io credo invece che l'offerta formativa debba essere disponibile per tutto l'arco della vita e fruita al bisogno.
Bene. Però dopo Landini per giustificare la richiesta di più salario per i dipendenti pubblici usa il consueto argomento, anch'esso -ahimè- assai caro alla sinistra per cui gli aumenti debbano servire a rilanciare i consumi. Non si vuole dire - lo so - i consumi dei lavoratori che ricevono l'aumento; non si vuole dire che è giusto che essi soddisfino bisogni insoddisfatti di un paio di scarpe o di una pizza ogni tanto o di un viaggio. Sarei d'accordo ovviamente. No, si vuole dire che i consumi servono a rilanciare la benedetta "economia". Quindi il lavoratore deve avere un salario più alto non per farsi una pizza, ma per sostenere l'occupazione dei pizzaioli. E a loro volta i pizzaioli non debbono avere più salario per poter comprare un paio di scarpe, ma per sostenere l'occupazione degli operai dei calzaturifici. Così ragionando anche i frequentatori del Billionarie fanno cosa buona mangiando ostriche e dimenandosi in pista (anche in epoca covid, per inciso) sostenendo così l'occupazione dei pescatori e delle cubiste delle discoteche.
Temo di non essere condiviso, ma penso che la filosofia dei consumi di Landini (e di Bersani e un po' di tutta la cosiddetta "sinistra") sia un veleno culturale che ci fa proprio deragliare.
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