martedì 6 maggio 2014

Locke: la felicità del dovere


Locke, di Steven Knight, è un film autenticamente drammatico, se il dramma è scontro di protagonisti e di ragioni che non possono comporsi. Locke è un tecnico affermato e affidabile che opera nel settore edile. L'indomani lo aspetta l'opera più impegnativa della sua carriera: la gestione della più grande colata di cemento di sempre per un grattacielo, il più alto di sempre. E quella sera lo aspetta la sua famiglia normale: una moglie innamorata e che ama e due figli che condividono le sue passioni sportive. Ma lui all'uscita dal lavoro quella sera si avvia verso Londra. Perché lo aspetta una donna che sta per dare al mondo suo figlio, un figlio concepito in una serata di alcol. Locke sceglie quindi la cosa che può sconvolgergli la vita, quella familiare e quella lavorativa. Nella lunga corsa solitaria in auto, con le protesi che lo collegano alla sua vita e alle contraddizioni da comporre, cercherà di salvare tutto: famiglia, lavoro, dovere. Il dovere che ha due forme. La prima: non lasciare sola una donna praticamente sconosciuta ed accogliere la vita di cui è responsabile. La seconda: realizzare, per quanto a distanza, guidando questo e persuadendo quell'altro, la perfezione del suo capolavoro, la immane colata di cemento. Locke perde famiglia e lavoro. Perché la moglie non lo perdona e non lo perdona neanche la sua azienda. Conquista solo i suoi capolavori: la colata di cemento e la responsabilità verso gli altri. Non sapremo mai se così ha conquistato la felicità possibile.

domenica 13 aprile 2014

Le forme dell'amore


Mi sono educato ad usare con prudenza la parola "amore". Troppi egoismi, troppo possesso in "amori" che non sono cura dell'altro, ma solo di sé. Oggi e ieri però in sui giornali e in TV due momenti, due scene che posso chiamare di amore. Una la avrete vista in molti oggi. L'ho vista sui giornali e in TV, ma forse erano due scene diverse. In TV la scena appartiene al capitolo "La polizia che disonora la divisa e lo Stato". Il poliziotto (si può dire: esasperato, stanco, incompreso, stressato da un lavoro rischioso e difficile) che calpesta con evidente intenzione il/la manifestante caduto/a per terra. Imperdonabile comunque e meritevole di un carcere che non ci sarà. Un film stravisto nella nostra memoria almeno da Genova 2001. Nella foto un ragazzo protegge col suo corpo una ragazza, disteso su di lei a farle riparo. Un esempio di amore "maschile" di dedizione, tenerezza e forza. L'altro episodio di amore è al femminile e l'ho visto ieri su Rai uno nella trasmissione, discutibile per alcuni aspetti, ma ben confezionata, "Ti lascio una canzone" . Arriva in finale della gara di canzoni il quattordicenne Maurizio. Maurizio ha la particolarità di essere nero. E si comprende da vari indizi, dal sorriso difficile a un'ombra nello sguardo, che la sua vita non è facile. Dedica alla madre adottiva, bianca, "A te" di Jovanotti. La regia è accorta nel distribuire il tempo dell'esecuzione fra Maurizio e la madre. C'è anche il padre, che però non riesce a comunicarmi niente. Lei invece, la madre, è la madre che avremmo voluto avere e che abbiamo avuto a momenti o mai. Per la cura con cui accompagna l'esecuzione del figlio, ora recitando i versi della canzone, ora annuendo con approvazione, ora applaudendo sobriamente. Sobrie anche le lacrime. E si intuiscono cose e problemi che quella sperata vittoria dovrà contribuire a superare. Maurizio infatti vince. E per una volta vince l'Italia accogliente, l'Italia della cura, l'Italia femminile. http://www.bing.com/videos/search?q=ti+lascio+una+canzone+clerici+m...

venerdì 4 aprile 2014

Servizio pubblico: Pina Picierno e il PD assediato


Visto ieri a Servizio Pubblico la deputata Pd, Pina Picierno, praticamente assediata. Amaramente direi: senza neanche qualcuno di Forza Italia che le venisse in soccorso. Troppo inadeguata al compito la deputata PD. Da una parte la Santanché di M5S, Taverna, molte smorfie e interruzioni, con molti applausi da un pubblico che Santoro assicurava "casuale". Poi l'implacabile Travaglio. E Passera di rinforzo. Interlocutori per diversi aspetti difficilissimi. E difficilissimo difendere l'Italicum soprattutto. Come replicare a chi ti dice che mai si è visto un sistema di alleanze al primo turno piuttosto che al ballottaggio? O i partitini portatori d'acqua che non prenderanno seggi ma daranno seggi al partito "principale"? Etc. Praticamente un sistema fatto per i due "contraenti": Berlusconi e Renzi. Comunque francamente non so con chi stia Santoro attualmente. Continuo a non credere ai complotti. Però poche volte mi è sembrato così evidente l'inganno del pluralismo televisivo. Decisivo comporre il setting giusto: mettere al centro dell'arena un agnellino sacrificale e circondarlo di antagonisti di diverso orientamento e diversamente feroci: la belva Taverna, il lucidissimo e sferzante Travaglio, il placido Passera, forse il più duro di tutti nella sostanza. Solo Matteo Garibaldi (il titolo della trasmissione) avrebbe potuto spuntarla.

venerdì 28 marzo 2014

Il merito e il caso nei famosi: l'effetto valanga. E nei leader?


Suor Cristina esibisce il suo discreto talento a The voice davanti a Raffaella Carrà. E' una discreta cantante, ma è suora ed è graziosa. Poi arrivano gli endorsement (proibito dire "appoggio" o "sostegno") di questo e quello. In una settimana cresce la valanga sulla rete che moltiplica le condivisioni. Ora attestata sulla homepage di youtube. Qualcuno proponga bei testi. Chi la fermerà più? Qualcuno proponga anche testi e programmi coerenti ai leader un po' per caso. https://www.youtube.com/watch? feature=player_detailpage&v=TpaQYSd75Ak

giovedì 27 marzo 2014

Educare alla omofobia? Ovvero famiglia che hai omofobo o negazionista ti trovi


Premessa che odio fare, ma che è utile fare: 1. Non sono gay e l'omosessualità è fra le poche “tentazioni” che non ho avvertito nella mia vita. 2. Mi auguro che i miei nipoti non si rivelino omosessuali per il solo motivo che avrebbero una vita scomoda, soprattutto in Italia, come recenti avvenimenti confermano. Premessa conclusa, ricordo che il dipartimento Pari opportunità durante il governo Monti (mettete fra parentesi, per favore, il vostro gradimento complessivo per quel governo) promosse un progetto intitolato “Educare alla diversità a scuola”, con opuscoli educativi finalizzati alla comprensione e alla accettazione della diversità, nonché alla lotta al bullismo. I materiali tentavano di spiegare la normalità dei diversi orientamenti sessuali, anche peraltro storicizzando la questione con riferimenti all'accettazione piena dell'omosesualità in altre epoche storiche (esempi: Giulio Cesare ed altri) e osando osservare l'ovvio: cioè che nella cultura cattolica permane una resistenza alla accoglienza piena dei diritti omosessuali oppure sulla persistenza dell'idea che scopo della sessualità sia solo la procreazione. Il 18 dicembre del 2013 il Ministero dell'Istruzione aveva poi emanato una circolare per lo svolgimento di una “Settimana nazionale contro ogni violenza e discriminazione”. La deputata PD Michela Marzano però aveva colto tempestivamente con una allarmata interpellanza , il clima di sabotaggio evidenziato da prese di posizione dell'on. Toccafondi (NCD), sottosegretario all'Istruzione, contro “l'indottrinamento dei giovani”. Poi le dichiarazioni del cardinale Bagnasco, presidente CEI. In sintesi si contesta che la scuola possa invadere campi educativi propri della famiglia. Fra questi: l'educazione alla sessualità. Ora una nuova circolare ministeriale “sospende” la settimana didattica prevista. Bene, sorvolo per brevità sulla possibile polemica sull'invadenza della gerarchia cattolica. Anche perché infine ritengo che la Chiesa abbia il diritto pieno di manifestare i propri valori. Come altre chiese e associazioni laiche, aggiungo. Tutto bene. Mi aspetterei però una corrispondente autonomia del governo e dello Stato laico. Ancora impossibile in Italia? Mi limito a discutere l'autorevolissima dichiarazione del cardinale Bagnasco. Soprattuto nei suoi presupposti riguardo le agenzie educative. Credo proprio che il cardinale non abbia nozione sullo stato dell'influenza educativa delle famiglie. Per Bagnasco evidentemente genitori omofobi hanno il diritto di educare alla omofobia i propri figli. Come all'antisemitismo, immagino. Perché no? Ma, al di là del diritto, sul piano dei fatti, davvero crediamo che oggi la famiglia sia la massima agenzia educativa? Io non lo credo da tempo. Nella famiglia le bambine e i bambini meno fortunati (molti, moltissimi, troppi) apprendono la normalità del papà che picchia la mamma o che preferisce farsi due birrette stravaccato sul divano mentre la mamma cucina. E la normalità della mamma indulgente verso il figlio bulletto e la figlia che fa denaro col proprio giovane corpo. Oppure apprendono la normalità dei genitori assenti e dei genitori impotenti. La famiglia poi, ammesso che tenti di svolgere un ruolo educativo, si confronta con messaggi educativi divesi e divergenti, provenienti solo in parte minima (purtroppo) dalla scuola (criticabile sempre, ma comunque ultimo vero, pur se sempre più labile presidio, educativo). Perché i vincenti sul piano educativo oggi sono i pari (i coetenai e i compagni di scuola) insieme alla rete. Ma pare che per Bagnasco e il sottosegretario Toccafondi intollerabile sia l'educazione alla ragione e all'accoglienza delle diversità che la scuola voleva praticare. Via libera quindi alle follie e violenze di padri, madri ed ignoti “educatori” della rete.

mercoledì 26 marzo 2014

Dal lungo capitolo "La follia italica": cementificare l'ermo colle


Dal lungo capitolo "La follia italica": cementificare l'ermo colle. Da brividi. Presentato nel 2012 al Comune di Recanati un progetto per una struttura agrituristica sull'ermo colle dell'Infinito, con restauro e “allargamento” di vecchia casa colonica, porcilaia, fienile e deposito, nonché con parcheggio lungo la valle del passero solitario. Immediato ricorso da parte del Fai, Italia nostra e familiari di Leopardi. Il Consiglio di Stato però respinge il ricorso. Boh! Fortunatamente - davvero ! - il ministro dei Beni e attività culturali, Dario Franceschini, dispone che gli uffici competenti diano parere negativo sui progetti che incidono sull'area. Un sospiro di sollievo. Ma persiste la paura. Paura perché sento alla radio una intervista a un erede di Leopardi che mi appare possibilista: se il parcheggio è sotterraneo, bla, bla, e cose così. Paura perché, al di là di questo minacciato scempio, avverto la fragilità estrema della opinione pubblica e della cultura degli italiani. Immagino e temo discorsi del tipo: “Sì, però, non possiamo imbalsamare un paesaggio” oppure (e peggio) “Sì, ma i nostri figli sono senza lavoro; l'agriturismo porterebbe posti di lavoro”. Mi rifiuto di obiettare che conservare il colle dà a Recanati più ricchezza e lavoro che non devastarlo. Mi rifiuto di obiettare con discorsi da bottegaio a discorsi da bottegaio. Lo so, tutto ciò che non è economicamente misurabile è diventato irrilevante. Se la bellezza, la memoria e la gioia non si traducono in euro, non valgono niente. Io, inutilmente, inutilmente, dico: “Siete pazzi. Non ci sto”.

sabato 22 marzo 2014

Fabrizio Barca, riserva del PD


Avevo una strana paura che Fabrizio Barca, intervistato ieri ad Otto e mezzo, potesse deludermi. Perché non trovo oggi altri punti di riferimento credibili nel PD e nella sinistra. Per fortuna no, non mi ha deluso. I più annotano il suo consenso, del tutto impopolare, alle tesi del "boiardo" Moretti in difesa della propria super-retribuzione. Ma Barca ha semplicemente tentato di porre argine agli umori "populistici" che credono di salvare l'Italia "punendo" solo chi è variamente retribuito dal pubblico. La stessa diffusa opinione che nulla obietta contro gli stipendi non inferiori dei divi della TV e quelli 5 volte superiori dei campioni della pedata. Io credo che l'obiettivo di Olivetti (e quello "maoista") sposato a suo tempo da Renzi "nessuno più di 10 volte il meno pagato" sia sempre corretto. A dispetto del mercato. E credo che una Italia coraggiosa dovrebbe perseguirlo. Anche potendo dimostrare ai bulimici di denaro che vivere nella nuova Italia varrà più che accumulare seconde e terze case e ricchezze non spendibili. Questo dovrà valere per le retribuzioni pubbliche e private. Diversamente si introducono veleni culturali che mortificano la dimensione pubblica, assunta come parassitaria. Barca insomma ha invitato solo ad essere coerenti. Ha descritto poi una classe dirigente divisa fra una minoranza che "teme che Renzi non ce la faccia" e una maggioranza che "teme che ce la faccia". Lui, Barca, è fra quelli che teme che Renzi non ce la faccia ad attuare l'indispensabile "riformismo borghese" (semplificazioni, competitività, etc.). Perché Renzi forse non ha il coraggio o la possibilità di attuare gli strumenti giusti. Fra questi la patrimoniale da 400 miliardi di cui Barca diceva nella conversazione con il finto Vendola e che Barca non ha sconfessato. Infine il suo lavoro sui "Luoghi idea(li)" per tentare di promuovere un partito non leaderista ma fondato sulla intelligenza collettiva. "Perché non ha sfidato Renzi alle primarie"? "Perché sarei apparso il campione della conservazione". E Barca non lo è.