Seguo la maratona Mentana. Una cosa non capisco. Perché mai Mentana torni al dibattito in studio, togliendo il collegamento con il Senato ogni qualvolta parli il rappresentante di un gruppo "minore": Bonino, De Petris, Grasso, etc. La cosa mi indispettisce perché sarei curioso di ascoltare quelli di cui nei talk show non si parla. Neanche quando potrebbero essere decisivi in una nuova maggioranza. Escluderei quasi una congiura. Penso più al marketing. Forse semplicemente c'è qualcosa che somiglia quasi ad una legge naturale: il più grande è premiato e diventa più grande; il più piccolo è punito e diventa più piccolo. Nelle leggi elettorali meno democratiche. Sui media. E nella maratona di Mentana.
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mercoledì 21 agosto 2019
giovedì 22 febbraio 2018
Corrotti e corruttibili
Due parole ispirate dalla trasmissione di Mentana di ieri sera riguardo FanPage. Come spesso, ho pensieri facilmente contestabili dagli opposti militanti. Gli oppositori del governo nazionale e campano condivideranno la mia assoluta convinzione che FanPage abbia "provocato" corrotti veri ed abituali. E che sia terrificante che i cittadini in Campania e altrove debbano essere troppo spesso amministrati da corrotti. Proprio per questo però mi appare ineludibile la riflessione sul potere dei media (o anche del caso) di illuminare la corruzione campana piuttosto che quella laziale o veneta o qualsiasi altra. Poi c'è una domanda cui temo di avere risposta. Quanti di noi, si considerano incorruttibili? Anzi, parlo in prima persona e mi chiedo: se potessi gestire favori vendibili resisterei a qualsiasi offerta corruttiva? Resisterei anche se avessi la certezza dell'impunità? Avrei resistito sempre nella mia vita all'offerta della casa dei miei sogni, del viaggio dei miei sogni o della donna dei miei sogni? Insomma penso che in parte il caso mi abbia risparmiato i riflettori di FanPage. Mi considero poco corruttibile perché non saprei cosa fare di una seconda casa e perché non mi è capitata in sorte una moglie arrivista sociale, ma voglio pensarci ancora un po' prima di dichiararmi incorruttibile. P.S. Non sto dicendo che siamo tutti uguali. Sto dicendo che un pochino ci somigliamo. Più di quanto dicono i Robespierre e i Savanarola. E comunque occorre scegliere una classe dirigente che non si venda per un piatto di lenticchie pur non essendo a stomaco vuoto.
sabato 22 ottobre 2016
Romano versus Ferraresi: selezione della classe dirigente ed altre cose
Ieri ho seguito assai poco il Sì o No di Mentana. Sicché aspetto pareri più che dare risposte. Ho seguito il confronto non tanto per verificare tesi ormai più che consolidate e ripetitive. Mi interessava e mi interessa altro. Vorrei sapere chi sceglie i protagonisti dell'incontro. La 7 o gli schieramenti contrapposti? Apparentemente il confronto era squilibrato. Da una parte il quarantanovenne Romano, condirettore dell'Unità, professore e politico di lungo corso e di storia politica fortemente evolutiva: da Bordiga a D'Alema a Renzi. Politico comunque fra i più presentabili, a mio avviso, nel PD. Dall'altra parte il ventinovenne deputato M5S, noto - ho controllato- per essere il parlamentare che meno ha chiesto di rimborsi (quasi niente). Pare che questo sia un titolo di gran merito oggi nel Paese, oltre che in M5S. In attesa che torni la politica vera e che la mitica onestà diventi ovvia e scontata. Mi sono chiesto quanto conti e debba contare l'esperienza e il professionismo della politica (Romano) e quanto la politica come servizio a termine nelle istituzioni, un po' come il vecchio servizio di leva (Ferraresi). I rischi della seconda opzione sono evidenti. Però io simpatizzo per la politica politicante a termine, insieme ad una dimensione politica costante nella vita dei cittadini. E simpatizzo per il ricambio costante della "oligarchia" dirigente. Però certamente il M5S che meglio (o forse solo) sposa tale filosofia si avvolge in contraddizioni macroscopiche. A partire dall'irrinunciabile garante e padrone del marchio, fino al blog proprietario, fino alla ereditarietà del blog, fino alla risibile selezione online dei candidati, scelti magari con 50 voti contro 49, fino all'ancor più ridicola multa per chi, eletto, non rispetti il programma. Fino al mix di idee preziose (salario di cittadinanza, sguardo ecologico) e idee regressive (riguardo euro, immigrati ed altro). Sto a guardare cercando di capire se prevarrà il meglio o il peggio. E cerco di capire perché i "miei" (fino ad un certo punto...) Civati e Fassina restano ai margini e chi e cosa decide che non debbano contare. Nient'altro. Ma è anche troppo.
sabato 15 ottobre 2016
Montanari versus Violante
Prima del confronto Crozza era stato efficacissimo nella parodia di Zagrebelsky, dall'eloquio difficile e smozzicato. Ottimo poi il confronto sulla 7, moderato da Mentana, con Luciano Violante e Tomaso Montanari, rispettivamente in difesa delle ragioni del Sì e del No. Per una volta assenza di sovrapposizioni, assenza di smorfiette per dire "che cavolo dici"? Massima chiarezza possibile. Di Violante, a suo agio nella materia che gli è propria, non ricordo bene che cosa non mi piace. Di Montanari che conoscevo per scritti ed interventi nella sua materia - storia dell'arte- mi ha sorpreso la competenza costituzionale e politica. Ho appreso anche qualcosa che non sapevo. Ad esempio che al titolo incredibile della riforma e del quesito referendario in sede parlamentare era stato proposto emendamento da M5S. Resta stranissimo comunque il silenzio fino a ieri sul tema. Nel dibattito si sono altresì ben chiarite le ottime e incontestabili ragioni per cui il quesito avrebbe dovuto essere spacchettato. Si sarebbe così consentito anche a me di votare Sì a pezzettini della riforma (quelli minori, in verità, come l'abolizione del Cnel). Poi da Montanari la critica all'enfasi sui risparmi risibili (1 caffè per cittadino) e soprattutto alla filosofia centralistica della riforma che imbavaglia i cittadini nei loro territori.P.S. Raccomando alla sinistra che verrà di non perdere di vista Tommaso Montanari.
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venerdì 29 luglio 2016
Mentana e la mia bisnonna
Credo che sia un antico detto toscano. Almeno lo pronunciava la mia bisnonna materna che era appunto toscana. "Al villano ad andare in carrozza gira la testa". Lo pronuncio anch'io perché, al di là della patina classista, suggerisce una diffusa difficoltà a ragionare dialetticamente, oltre il "o così o così". L'ho usata ieri contro Mentana. Il quale pensava di dover scegliere seccamente fra una alternativa: o i ripetuti assassini "gratuiti" sono di malati mentali o sono dell'Isis. Naturalmente Mentana sceglieva: sono dell'Isis. Ma disagio mentale e Isis sono davvero alternative? O piuttosto l'Isis recluta nello sterminato serbatoio del disagio mentale? Direi la seconda. Isis come franchising del disagio dell'epoca. Con qualcuno, disagiato come i terroristi, che però sceglie un marchio autonomo. Così ieri il giovane spagnolo finito in galera a Roma dopo aver steso a terra la tredicesima vittima. Con il pretesto di chiedere informazioni turistiche in inglese, sferrava un pugno. E via...Per riempire di qualcosa la vita. Disagio che resiste alle suggestioni terroristiche.
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sabato 19 maggio 2012
Mentana e il politicamente scorretto
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