Stanco delle estenuanti narrazioni della politica politicante, la mia attenzione si è fermata su un episodio di cronaca francese. Quella del bambino, solo a casa, precipitato e miracolosamente appeso alla ringhiera del balcone di sotto, salvato da uno spericolato e altruista giovane del Mali che si arrampica per quattro piani. E Macron, il Presidente francese così duro verso migranti ed abusivi vari, immediatamente lo convoca e gli conferisce la cittadinanza e un lavoro di pompiere. Geniale. Mostrare la generosità sua e della Francia senza esporsi alle contumelie della nazione lepenista, vinta, ma non doma. Già, ma così il pensiero torna alla politica politicante, quella dei gestii esemplari che nulla cambia e nulla vuole cambiare. Per uscirne ho fatto una scommessa con me stesso che mai potrò verificare. Saputo che il bambino era solo a casa perché la madre era al lavoro e il padre aveva lasciato il figlio per giocare a pokemon (o qualcosa di simile), ho scommesso che al primo presunto sgarbo di un insegnante all'adorato pargolo, quel padre non la avrebbe fatta passare liscia all'estraneo. "Così è la politica, così sono gli umani", concluderebbe un marziano.
mercoledì 30 maggio 2018
sabato 26 maggio 2018
La povertà che avvolge
Abito in centro e il sabato vado a prendere il mio caffè nel centro del centro, nel Liberty di Ostia. Poi normalmente torno a casa per leggere il giornale o scambiare messaggi con gli amici in rete. Voglio dire che oggi ho sentito più del solito la povertà che cresce, non risparmia il centro, e non ci consente di non vedere. Ci abbraccia, ci strattona. Al bar, mentre gusto passeggio, sole, caffè e sigaretta, un giovane nero mi sbatte sul tavolino calzini e altro e mi chiede di comprare qualcosa. Dico no, come sempre. Ho scelto di concentrare il mio obolo verso immigrati che spazzano le vie e non stendono la mano, ma hanno un contenitore per terra e un cartello che propone di essere remunerati per un lavoro utile. Il giovane nero quando gli dico che la sua merce non mi interessa, passa alla richiesta pura di elemosina: "dammi qualcosa per mangiare". Ma interviene la proprietaria in modo sgarbato. E così a me e alla persona a me vicina passa la voglia del caffè. Infatti lei mi dice di andar via. Andiamo per il lungomare. Passiamo accanto alla mensa Caritas. Fuori al cancello c'è una folla dispersa che aspetta: bianchi, neri, anziani, giovani, bambini. Bambini che anche gli apologeti della mano nascosta liberista che fa giustizia secondo i meriti faticherebbero a giudicare colpevoli di qualcosa. Bambini che non hanno meritato una casa e un pasto in famiglia? Acceleriamo il passo. Ma ci ferma un ragazzo nero seduto per terra accanto ad un distributore di benzina. Ci chiede di indicargli la sede della guardia medica.Gli diamo le indicazioni. E lui ci chiede ripetutamente : "Non si paga,vero?"Non si paga"?'. "Non si paga". Si sta facendo tardi. I bidoni delle immondizie sono assaltati non solo dai "professionisti" rom oggi. Sui muri, vicino casa, ci sono manifesti artigianali stampati al computer. Ricordano che due quattordicenni sono stati aggrediti e rapinati presso la pineta, a due passi da casa mia. Il manifesto si conclude invitando a sgomberare i campi abusivi in pineta. Lo dice così, senza particolari toni razzisti o leghisti. Dà per scontato e forse a ragione un rapporto di causa ed effetto fra quei campi e l'aggressione subita dai due adolescenti. Sì, la povertà, l'isolamento e il degrado non ci daranno pace. Sarà sempre peggio. A casa sul giornale e su facebook ora leggerò di Conte che prende democraticamente il taxi e ci saranno quelli che dicono che questa è una presa in giro. Invece questo, invece quello. Invece quello che va a piedi. Invece quello che va in bus. Non si parlerà di politica. Non si parlerà di quel che ho visto oggi. Non si cercheranno risposte. Al più si darà la colpa all'euro.
giovedì 24 maggio 2018
La speranza contro ogni evidenza
Credo alla eterogenesi dei fini e credo che gli uomini - anche un uomo solo talvolta- possano riuscire a rovesciare il tavolo. Per una improvvisa conversione, magari. Del resto quello che i rappresentanti del popolo vorrebbero fare non somiglia affatto a quello che i cittadini vorrebbero: alcuni spaghetti, altri marmellata, ma nessuno spaghetti alla marmellata. L'unica (flebile) speranza allora è che Becket- Conte, nominato dal suo re (ovvero dai due consoli) per essere esecutore, diventi interprete (vedi distinzione di Zagrebelsky). Fino a rendere armonico uno spartito cacofonico. Il contratto è tanto pletorico, vago e contraddittorio che il premier travicello può darvi coerenza interpretativa. Può sterilizzare il salario di cittadinanza e le istanze degli ultimi. Può fare anche il contrario: sterilizzare l'orrenda flat tax, lasciando il nome e niente più e avviare una riforma vera dei servizi per l'impiego e trovare consenso per la piena occupazione e/o un reddito per tutti. Non scommetto affatto che lo farà. Credo di no. Ma può provarci. Triste la vita dell'esecutore, no?
P.S. Il riferimento, che ho usato per altri attori politici in passato, è a Becket, compagno di bagordi di re Enrico di Inghilterra, da questi nominato arcivescovo. Nel dramma di Anouhill Beckett prende suo serio il nuovo ruolo fino a sfidare chi lo ha nominato.
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mercoledì 23 maggio 2018
Salario di cittadinanza e la bussola che non c'è
Se dovessimo seguire i canoni dell'economia reale, non dovremmo dimenticare che solo il lavoro vero - quello che produce ricchezza alla collettività, insieme a reddito a chi lo esercita - conta davvero. Per me lavoro vero è quello dei migranti che ripuliscono le strade di Ostia in cambio di una moneta facoltativa. Pessima modalità per un lavoro vero. E' lavoro vero quello dei giovani sottopagati, in attesa di un salario minimo a venire, che servono con grazia nei bar e ristoranti. Non è lavoro vero quello dei gladiatori di latta al Colosseo. No è lavoro vero quello degli abusivi che riempiono i marciapiedi di merci fasulle. Non è lavoro vero quello dei tabaccai che vendono mille varianti di gratta e vinci alle pensionate. Se questo è vero, ci sono tanti lavori finti da promuovere e tanti da rimuovere. Se questo è vero, il salario di cittadinanza non è spreco solo se accompagnato da lavoro socialmente utile o - meglio - se inserito in un quadro di apprendistato pubblico che accompagni o ri-accompagni al lavoro chi lavoro non ha. Un anno di tempo per riformare i servizi per l'impiego? Un anno può bastare solo nel caso difficilissimo che si acquisisca la bussola giusta.
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sabato 19 maggio 2018
La meglio gioventù e quella fortunata
Stamattina ho partecipato, alla biblioteca Elsa Morante di Ostia, all'incontro per la presentazione del libro di Daniele Errera e di Livio Ricciardelli "Il cinema di David Lean" (edizioni Efesto). Non conoscevo Livio, ma conosco da tempo Daniele. Da dieci anni, cioè dal mio trasferimento ad Ostia. L'ho conosciuto come segretario dei locali giovani PD. L'ho conosciuto multiforme ed attivo su tante cose: la politica, il volontariato (con periodiche iniziative di promozione della donazione del sangue, e non solo), come promotore di varie occasioni di formazione per gli adulti (ho frequentato un corso di inglese da lui promosso), come studente ed ora laureato in economia, come autore di un precedente libro, assai stimolante, sul tema del rapporto calcio e contesto politico. Non l'ho incontrato come pony express, il suo lavoro, quello con cui si mantiene. Stimolante anche il libro presentato oggi, con il brillante coautore. Una presentazione iniziata con la domanda: "Conoscete David Lean"? Quasi nessuno nella sala affollata da giovani e da pensionati lo conosceva. La seconda domanda : "Avete visto "Il dottor Zivago, "Lawrence d'Arabia", "Il ponte sul fiume Kuway"? Sì. Appunto il libro indaga anche sul fenomeno per cui talvolta conosciamo più gli autori, talvolta i film di cui invece ignoriamo i registi. Benché premiati due volte con l'Oscar, come Lean. Mi interessa però dire della meglio gioventù italiana che pensa, fa progetti, consegna pizze e produce parallelamente un lavoro vero e non pagato. Quanto resisterà la meglio gioventù prima di darsi alle birrette o scappare via?
Tornato a casa, invece che il telegiornale, in Tv ho trovato le nozze di Harry e Meghan. Ho pensato quanto conti la Fortuna nel mondo ed anche nel liberale Regno Unito. Ho sorriso, ma - giuro- senza acrimonia, quando il sacerdote officiante chiedeva agli i sposi di promettersi fedeltà nella ricchezza e nella povertà. Quale povertà? Ho sorriso quando ho appreso che Meghan si è convertita al rito anglicano. Avrebbe potuto non farlo? Ho pensato che neanche i privilegiati sono liberi ovviamente e che il privilegio non li assicura dal dolore. E non me ne compiaccio affatto. Ho pensato agli sposi che il caso ha scelto come oggetto del nostro voyeurismo. Nient'altro. Un abbraccio al mio amico Daniele.
Tornato a casa, invece che il telegiornale, in Tv ho trovato le nozze di Harry e Meghan. Ho pensato quanto conti la Fortuna nel mondo ed anche nel liberale Regno Unito. Ho sorriso, ma - giuro- senza acrimonia, quando il sacerdote officiante chiedeva agli i sposi di promettersi fedeltà nella ricchezza e nella povertà. Quale povertà? Ho sorriso quando ho appreso che Meghan si è convertita al rito anglicano. Avrebbe potuto non farlo? Ho pensato che neanche i privilegiati sono liberi ovviamente e che il privilegio non li assicura dal dolore. E non me ne compiaccio affatto. Ho pensato agli sposi che il caso ha scelto come oggetto del nostro voyeurismo. Nient'altro. Un abbraccio al mio amico Daniele.
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venerdì 18 maggio 2018
Il linguaggio onesto per un'Italia seria
Sarebbe onesto dire: "Non vogliamo migranti". Discutibile, pensando fra l'altro, che siamo un Paese a rischio di estinzione demografica. Onesto comunque dirlo. Però direi che è disonesto aggirare il tema proponendo la lotta al "business sugli immigrati". Anche perché è nelle mani della politica che non ci sia business alcuno, pur accogliendo. Anche pretendere una revisione del trattato di Dublino e che il peso dei migranti sia distribuito in Europa sarebbe cosa sacrosanta. Assai più che pretendere la cancellazione del debito per farci una pizza a spese dei creditori.
Promessa e tifo
Prometto di fare il tifo per il governo prossimo venturo. Lo farò facilmente perché non ho tessere. Lo farò perché si deve. Lo farò, ma temo che sarà un disastro. Diciamo che le critiche che farò si debbono interpretare come contributi al successo del governo. Che di critiche e suggerimenti avrà bisogno.
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