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mercoledì 27 febbraio 2019

Quali priorità?


Permane la mia sensazione che l'opposizione scelga male le sue priorità. Ad esempio subisce il dominio assoluto del governo sulla Tv pubblica ed anche privata. Tv in cui si concede sì qualche spazio al Pd ed anche qualcosina ai Bersani. Ma in Tv non ascoltiamo la voce dei "minori": Radicali, Potere al Popolo, Pci, Pc, Rifondazione, etc. Ieri ho ascoltato in prima serata Borgonzoni (Lega), Bersani, Boschi. Solo sul fare della notte, mentre mi apprestavo ad andare a letto, ho sentito qualche parola di Viola Garofalo (Potere al Popolo) in un tavolo con tanti altri. Insomma, pluralismo di facciata ed ipocrita. Va bene così? Io penso che al contrario i minori debbano avere una presenza ben oltre il loro peso elettorale. Anche per compensare la forza dei maggiori e dell'esistente. Richiesta impossibile ad essere ascoltata? Sì, ma serve ribadirne l'esigenza al fine della costruzione di un nuovo senso comune. Come per la fine dei premi di maggioranza e degli sbarramenti liberticidi. A tempo perso cerchiamo di riavvolgere il nastro a prima di Craxi -Berlusconi e poi verso l'appropriazione collettiva dei media e della rete. Missione Impossible, ma necessaria.

martedì 13 dicembre 2016

L’Italia che forse respira

Che dire? Velocemente quel che è chiaro a tutti. Governo per non andare subito al voto. Governo fotocopia. Governo Renzi senza Renzi. E con Boschi che fa un salto di lato, ma non indietro. Una squadra pronta a ri-imbarcare il grande timoniere.
Poi lo sforzo di un pensiero positivo. Comunque lui non c’è. Per un po’, se non per sempre, l’Italia può respirare, sotterrare asce e scuri e pure tweet e spacconerie. Per un po’ l’Italia, se vuole, può confrontarsi su temi seri. Ad esempio sull’attuazione della Costituzione tradita. Può interrogarsi, ad esempio, su come attuare l’art. 4 che prometteva diritto effettivo al lavoro. Non ci sono alibi. Non si è costretti a perdere tempo per rispondere con una cretinata ad altra cretinata. Lo stile del premier non è tutto, ma è condizione necessaria, seppur non sufficiente. . Non immaginavo che un’Italia incattivata potesse prosperare. Riesco ad immaginare un’Italia seria, fecondata da conflitti seri e che ritrova una bussola. Perché non apprezzare questo piccolo passo avanti? Apprezzarlo significa riconoscere l’impegno di chi ha gridato No. Significa incoraggiare a nuove battaglie.

domenica 20 novembre 2016

Lui solo?

Una riflessione serena sull’ultima narrazione renziana, a Matera. Dice il segretario premier: “
Se viene fuori un’accozzaglia di tutti, tutti contro una sola persona…” Cerco allora il significato di “accozzaglia su Treccani: accozzàglia s. f. [der. di accozzare]. – Turba confusa di persone spregevoli, o massa discordante di cose: a. di gente varia d’età e di sesso (Manzoni); un’a. di loschi individui; a. di oggetti di ogni genere.
Bene. Se il segretario-premier-titolare del sì ha letto Treccani a riguardo, intendeva offendere molto pesantemente. Dubito un tantino solo perché a volte ho l'impressione che Renzi usi termini a sproposito solo per ignoranza. L'ho notato soprattutto nell'uso di "burocrazia" riferito al confronto parlamentare. Non conosce molte parole. Usa le poche che conosce. E questo gli giova perché poche parole (anche sbagliate) si imprimono nella mente altrui assai più delle molte parole e sfumature di Civati. Questa volta ha scelto bene e con efficacia. Anche le repliche di Civati e di molti amici sono corrette ed efficaci. Denunciando l'accozzaglia renziana (Civati) o ricordando l'accozzaglia resistenziale contro il fascismo. D'accordo con tutti. Mi fermerei un attimo però sul resto della frase. "Contro una sola persona..." Tutti contro uno. Così Renzi percepisce la battaglia. "Tutti, tutti (ripetuto) contro uno". Scommetterei che lì in quel "una sola persona" Renzi abbia commesso una gaffe. Ha detto quel che pensa ma che avrebbe preferito non dire. Immagino aspre proteste della ministra delle riforme, di Napolitano, di Orfini e dei tanti impegnati nel fronte del Sì. "Tu solo? Noi non contiamo niente"? Credo nelle proteste se lì c'è ancora una comunità di teste pensanti, dotate di sufficiente autostima.

lunedì 7 novembre 2016

Onida versus Boschi: il primo impedito, la seconda straripante

Boschi televisiva, brillante e sicura, come sono anche quelli che non sanno di non sapere. Onida più televisivo di Scalfari e Zagrebelsky. Gruber mai vista tanto parziale: largo spazio alla ministra e interruzioni intempestive ad Onida. Sicché non riesco a sentire e capire le spiegazioni del costituzionalista riguardo l'accusa di incoerenza rivoltagli dalla ministra rispetto sue precedenti posizioni. Ministra che protesta, con grande sorriso, ma protesta alla minima interruzione. E però interrompe spessissimo. Oltre - purtroppo - ad esibire scuotimento di capo ("ma che dice"?) ad ogni affondo di Onida. Un po' - ahimè- stile Santanché. Solo un po' però. Onida riesce a dire che è futile e improprio per un quesito referendario costituzionale parlare di riduzione dei costi della politica. Un argomento populista e che implicitamente delegittima la funzione parlamentare. Osa dire anche, come a suo tempo Padoa Schioppa, che la politica oggi non osa essere impopolare perché deve essere simpatica. Infatti non osa decidere oneri fiscali per rispondere all'emergenza terremoto e sicurezza. Onida avrebbe detto forse, se Boschi e Gruber glielo avessero consentito, che il governo preferisce sfondare sul deficit e far crescere il debito a spese di quelli che verranno. Col vantaggio aggiuntivo di poter litigare con Junker, mostrare sovranismo e bullismo che spiazza leghisti e grillini e raccogliere ingenui consensi nazionali.

venerdì 7 ottobre 2016

Benigni, Mannoia

Mi dissocio nettamente dagli attacchi a Roberto Benigni. Almeno rivolgendomi agli amici del NO che sono attenti a non desertificare il terreno civile del confronto. Assai più importante dell'esito del referendum. Mi dissocio dalle pessime narrazioni su presunti tornaconti di Benigni. Altrimenti davvero non ne usciamo più. Quale sarebbe il tornaconto di Fiorella Mannoia o di Sabrina Ferilli? Quale sarebbe il tornaconto dei giudici emeriti della Corte Costituzionale? Stiamo tranquillamente nel merito. A parte ciò, pur fautore del NO, confermo la mia simpatia a Benigni. Cui faccio osservare quietamente che evidentemente quella che lui chiamava "la Costituzione più bella del mondo" così bella non gli pareva. Al contrario io che l'ho giudicato buona e avanzata, ma non la più bella del mondo e certamente emendabile, non vorrei affatto cambiare la Costituzione nella direzione voluta da Renzi e da Boschi. Cambiare per cambiare è come dare calci al televisore malfunzionante. Lo si guasta del tutto. Io vorrei ripararlo. Mandando affettuosamente al diavolo i faziosi e aprendo un tavolo di discussione ai convitati della ragione e del bene per il nostro Paese. Perciò voto NO.

mercoledì 9 settembre 2015

Un pessimo argomento contro la tassa sulla casa


Sentita ieri a Otto e mezzo la ministra Elena Boschi. Molto sicura di sé. Vincente. Molto tutto. Solo un brivido di disperato disappunto per me. Quando ha difeso l'abolizione di Imu e Tasi con il solito malato argomento: l'abolizione stimolerà l'occupazione nell'edilizia oggi molto penalizzata. Argomento simile a quello usato per i 10 miliardi annui spesi per il bonus a chi lavora. Che avrebbe stimolato i consumi. Ma perché non organizzare pioggia di euro dagli elicotteri per stimolare i consumi? E perché non promuovere altre guerre qua e là per stimolare nuove fabbriche di armi e connessa occupazione?

giovedì 19 giugno 2014

C'è posto nel carro?


Ho postato recentemente qualcosa sulla ministra Boschi. Poi sulla ministra Madia. Qualcosa di elogiativo. Ho interpretato la mia motivazione come un desiderio (ed una esibizione) di carenza di pregiudizi. Infatti ero stato assai perplesso a suo tempo per quelle nomine. Ieri a Otto e mezzo ho seguito l'intervista al sottosegretario Del Rio. Mi è piaciuto il sottosegretario: sobrio, misurato, informato, per nulla sprezzante verso chi dissente. Mi è venuta voglia di dirlo. Però mi assale un dubbio su me stesso. Sto continuando i miei esercizi di apertura mentale contro i pregiudizi? Oppure sto tentando di salire, come tanti, sul carro del vincitore? Non mi rassicura il pensiero che non ho nulla di tangibile da condividere nel carro: incarichi, benevolenza, etc. Forse semplicemente sono stanco di dissentire. Forse semplicemente voglio condividere la nuova passione nazionale. Come per la nazionale di calcio. Per stare al calduccio del conformismo nazionale. Vediamo. Come cartina di tornasole aspetto di verificare se mi entusiasmerà fra poco anche l'iper-renziano neo sindaco di Firenze, Nardella. Se gli perdonerò la pochezza e la scarsa fantasia del "Mineo chi?". Intanto è bene che io cominci a fare esercizi in senso inverso. Comincio. Nel discorso appassionato del dissidente senatore Tocci all'Assemblea Nazionale PD non mi è piaciuto l'inizio. O almeno mi ha lasciato qualche dubbio. Prima di iniziare la critica puntuale alle riforme renziane, nel metodo e nel merito, ha sentito il bisogno di un elogio sperticato al premier-segretario per la vittoria, per il 40.8% ed altro. A che pro questo? Immagino per non apparire pregiudizialmente ostile. Però mi sono chiesto: "Perché è così indispensabile apparire non ostile"? Io non ricordo di aver premesso a mia figlia il maledetto giorno in cui 60 o più anni fa la sculacciai: "Sei molto brava, buona e simpatica, però.." E nulla di simile feci con il dirigente che nel corridoio del mio centro mandai clamorosamente a quel paese, con urlate irriferibili, più o meno 40 anni fa. Non gli dissi prima: "Lei è un padre esemplare e un esperto di calcio, ma...". Non so se sono cambiato io o cosa è cambiato. Prima di dire: "Non mi piace per niente l'Italicum e neanche le altre cosiddette riforme" debbo elogiare Boschi, Madia e Del Rio. E possibilmente Renzi. Credo che mi serva una consulenza.

venerdì 30 maggio 2014

Elena Boschi: la politica è di tutti


Sentita ieri sera ad Otto e mezzo la titolare dell'impegnativo Ministero delle riforme, Elena Boschi. Beh, ammetto, con un sospiro di sollievo. Meglio del previsto, meglio del temuto. Qualcuno impara in fretta. Sicurezza, agenda politica assimilata, zero arroganza. Niente "professoroni". Ok. In spirito di "obiettività" mi azzardo a dire che nel disastro dell'epoca berlusconiana almeno questo dobbiamo all'ex cavaliere: la scoperta che il primo che passa (o la prima, soprattutto la prima per Berlusconi) può fare politica (può...) e magari fare il ministro. Con qualche incidente di percorso, d'accordo. Vedi Minetti. Uno spiraglio verso la fine della politica per professione, verso la politica come dimensione di ogni uomo e donna e servizio a tempo. Berlusconi leninista: "La cuoca governerà lo Stato". Così, perché mi piace ricordare che perle possono nascondersi anche nell'immondizia.