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domenica 10 febbraio 2019

La Ragione che tace


Della manifestazione, sindacale e non solo sindacale, di Roma non mi è piaciuto uno striscione della Uil:
No Tav, No Tiv, No Tap = No Lav.
Cioè non c'è lavoro senza le grandi opere. E' carino, sintetico ed efficace. Però...Sarà piaciuto agli industriali per una volta in corteo insieme ai sindacati contro questo pessimo e confusionario governo. A me per niente. Per gli imprenditori e per un sindacato disperatamente in difesa può andar bene. Io temo però che la cultura contenuta in quello striscione possa preparare il peggio. Domani si potrà dire "abbattiamo la Torre di Pisa ed anche il Colosseo; avremo 50.000 posti di lavoro". E dopodomani si dirà "facciamo guerra alla Francia; avremo milioni di posti di lavoro nelle fabbriche di armi, negli ospedali, nelle agenzie funebri". La logica distruttiva del capitalismo e del Pil in ascesa coi disastri che danno lavoro rischia di affermarsi sempre più. La logica dell'economia reale dice invece che i bisogni umani sono infiniti, che il lavoro necessario per realizzare ciò che serve davvero - buon cibo, istruzione permanente, prevenzione sociale e sanitaria - è infinito. E la disoccupazione è solo l'effetto perverso e  irrazionale del mercato. Ma la Ragione oggi tace.

giovedì 19 febbraio 2015

Inattualità della lotta di classe e del sindacato. O no?


Michele Ferrero (Nutella, Kinder, etc.), forse l'uomo più ricco d'Italia, muore. Dicono fosse un grande imprenditore e - pare - un imprenditore illuminato, paterno e generoso di servizi ai dipendenti e alle loro famiglie. Grande rimpianto della città di Alba e omaggio del premier. Pare che nella sua azienda non si fosse mai verificato uno sciopero. Il premier fa anche visita a Marchionne. I successi della Fiat - dice il premier - lo hanno gasato. Marchionne ricambia più o meno così: "Mai nessuno aveva fatto tante cose in 13 mesi". A Pomigliano giorni fa lo sciopero indetto dalla Fiat è un flop pauroso ammesso dallo stesso Landini. E come non ammetterlo? Contro gli straordinari del sabato hanno scioperato solo in 5, tutti delegati sindacali. Il 31 dicembre scorso, in occasione della visita di Renzi a Tirana, il premier Albanese, Edi Rama, uomo comunicativo, ex giocatore di pallacanestro, musicista, già sindaco, socialista (che non so bene cosa significhi oggi), insomma abbastanza somigliante al nostro premier, invita gli imprenditori italiani ad investire nel suo Paese. Lì non ci sono sindacati né scioperi, assicura il leader socialista. Ma forse fra poco non ci saranno più neanche in Italia. Perché dovrebbero esserci? Conta trovare un datore di lavoro illuminato. Ma se anche non lo si trova, il sindacato e lo sciopero sono egualmente inutili. La spada di Damocle del licenziamento individuale o collettivo e della globalizzazione spegne ogni pretesa redistributiva. Né al sindacato è permesso ormai scendere in politica, protestare per questo o proporre quest'altro. Se osa, cori di improperi sono pronti sulla stampa e nel web. In epoca berlusconiana si poteva fingere di trattare (legge Biagi e cose simili). In realtà si otteneva esattamente quanto il governo aveva già deciso. Un rituale in cui fu specialista il collateralismo della Cisl e che serviva solo come foglia di fico, pretesto per giustificare l'esistenza della casta sindacale. Meglio ora quindi con il sindacato platealmente in angolo e beffeggiato. La lotta di classe è finita. Ed è finito anche il sindacato. A meno che... A meno che all'unità del capitale che non conosce patria alcuna, non si opponga l'unità dei lavoratori. Italiani, albanesi,cinesi, etc. Inverosimile, vero? Beh, quasi. Anche se mi piacerebbe occuparmi di questo, come di ogni cosa difficile e che vale. Prepariamoci quindi alla crescente osmosi di redditi e condizioni di vita. Aspettiamo che i cinesi ci raggiungano fra qualche decina di anni. E speriamo che ai nostri figli e nipoti la sorte regali un imprenditore paterno. P.S. Scritto in un momento di lucido malumore.

martedì 4 novembre 2014

Fabrizio Barca ad Ostia

Ieri sera, presso il circolo PD di Ostia Centro, incontro con Fabrizio Barca sul tema "Il destino dei partiti in Italia. Pubblico giovane e pubblico anziano (poco presenti 40-50enni). Pubblico sostanzialmene convergente con le tesi di Barca. In sintesi. Il Partito Democratico in Italia è l'ultimo che somigli a un partito. Con alcuni però. Critico Barca verso il partito americano immaginato da Veltroni. In Usa le frequenti elezioni anche per cariche “minori”, non elettive in Italia, danno consistenza al partito e alla sua militanza. In Italia il partito leggero rischia di evaporare del tutto in un comitato elettorale a sostegno del leader. Già ora in Europa i partiti hanno consistenza diversa rispetto all'Italia della seconda Repubblica. Critica netta allo statuto del PD che associa segretario e premier. Il partito deve essere il luogo di sintesi ed elaborazione anche di ciò che promana dai movimenti e del tutto distante dalle istituzioni di governo. Barca cerca di non apparire “contro”. Mette insieme il partito “inclusivo” di Renzi, quello “accogliente” di Civati e il suo che chiama “sperimentale”. Cioè attento al monitoraggio degli esiti delle proprie azioni e pronto a revisioni entro una certa cornice di valori. Che pare dissiparsi, credo voglia dire Barca. Critica netta anche riguardo la Direzione pletorica – 150 membri – impossibilitata a decidere alcunché. Abilitata solo a “mettere il bollo” su quanto deciso dal segretario. Servirebbe invece una vera Direzione, non di monologanti ma di decidenti attorno ad un tavolo di lavoro. E' il persistente appello ad un partito come intelligenza collettiva. Che non ha bisogno di “saggi”, ma della intelligenza diffusa nei territori. Unico momento in cui Barca alza la voce, rivendicando il diritto di alzarla, è nella critica palese all'ultimo discorso del segretario-premier presso Confindustria Brescia. Non tanto nel merito dell'attacco al sindacato giacché Barca ritiene che il sindacato vada profondamente rinnovato. Quanto nel fatto stesso che un tale attacco venga formulato in casa di chi non può che consentire. Troppo facile così, sembra dire Barca. Renzi formuli le sue critiche al Sindacato in casa del Sindacato. Ed eventualmente (ma questo è un mio malizioso avverbio) a Confindustria in casa di Confindustria.