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martedì 3 agosto 2021

Nel cinema il wc racconta il razzismo


Ieri ho recuperato tramite tv "The Help". Bello e molto militante con la storia di un libro scritto da una bianca, ma di fatto da molte mani di domestiche nere che descrivono vicende di ordinario ed anche inconsapevole razzismo. Il film ricevette tre nomination agli Oscar 2012 con Octavia Spencer laureata come migliore attrice non protagonista, Ambientato nel profondo Sud dei primi anni '60, "The Help" si muove con ispirazione analoga a film egualmente impegnati. Penso in particolare a "Green Book" e "Il diritto di contare", ancora con Spencer (coprotagonista). In "The Help" la discriminazione del proletariato nero e femminile, negli altri la discriminazione riguarda l'élite nera (musicisti e scienziati). Il comun denominatore più evidente è il WC. Nei tre film la fobia bianca verso l'uso di comuni servizi igienici è curiosamente la cartina di tornasole di un razzismo duro a morire.
P.S. Ho pensato ad analoga fobia riguardante l'uso di bagni femminili da parte di transessuali. Vedi nella Storia recente per l'ingresso di un/a transessuale nel Parlamento italiano.

lunedì 10 febbraio 2020


Il razzismo terrestre secondo il maestro marziano
Cari ragazzi, oggi parleremo del razzismo. Sulla Terra hanno strane convinzioni. I terrestri si dividono fra razzisti ed antirazzisti. I primi, i razzisti, sono praticamente idioti. I loro avversari però spesso non brillano per intelligenza. I razzisti credono che la propria etnia sia superiore: più intelligente, più onesta o più meritevole del paradiso. Molti di loro credono che se gli altri popoli scomparissero, la Terra sarebbe migliore. E qualcuno ci ha provato. Un certo Hitler con gli ebrei. Molti anzi vorrebbe che Hitler risuscitasse per completare l'opera. I razzisti più moderati si limitano a desiderare che altri popoli non si mescolino con il loro. Dicono che il meticciato sia una brutta cosa. La cosa buffa è che i razzisti diano la colpa ai neri o ai gialli per difetti di cui sono colpevoli loro, i razzisti. Ad esempio gli aguzzini di Hitler che scortavano gli ebrei in carri bestiame, ammassati, senza aria, acqua e servizi igienici, insultavano le vittime dicendo che puzzavano. La stessa cosa pensavano gli schiavisti americani riguardo i loro schiavi, trattati non troppo differentemente degli ebrei. Credevano evidentemente che loro, i nazisti e gli schiavisti, se costretti in quei carri bestiame, avrebbero conservato il loro odore di pulito. I razzisti credono naturalmente che i popoli più poveri siano responsabili della loro povertà. Non riescono a capire (o forse fingono di non capire) che quei popoli – gli africani, ad esempio - sono stati derubati delle loro ricchezze e della loro libertà, prima con le armi e ora con il neocoloniasmo capitalistico. Ma – ve l'ho detto – i razzisti sono quasi tutti idioti e quelli che non lo sono invece sono furbi, i capi in genere, Però anche molti antirazzisti non brillano per intelligenza. Sono impegnati a non riconoscere alcuna differenza. Riconoscerla sarebbe da razzisti. Non ammettono che un alto Watussi quasi certamente salterà più in alto di un pigmeo e che un pigmeo più facilmente si nasconderà nella foresta. Se in un territorio si sviluppa una epidemia, mentre i razzisti sparerebbero a vista su neri o gialli contaminati, gli antirazzisti "ingenui" aprirebbero tranquillamente le frontiere senza controllo alcuno. I terrestri spesso considerano un difetto o una colpa il pre-giudizio. Molti non capiscono che un grado di pregiudizio è necessario e salutare. Se si vuole buttare un legno a mare è intelligente il pre-giudizio che ci dice che il legno galleggerà, prima di buttarlo a mare. Egualmente, se una donna torna a casa di sera è un utile pregiudizio evitare l'incontro con maschi sconosciuti. Se un maschio invece teme di incontrare le donne, temendo di essere violentato, beh, quello è un pre-giudizio stupido. Perché lo stupro – lo sapete?- sulla Terra è praticato dai maschi perché più forti e perché più abituati al rischio e alla violenza.
Quello che voglio dirvi, cari allievi, è che la filosofia dominante sulla Terra è nominalistica e dualistica. Si decide senza fondata ragione un concetto ed un nome – razzismo ad esempio – e poi il suo contrario – antirazzismo. E i terrestri non riescono a liberarsi dei loro pretestuosi nomi e concetti. Si dividono fino a difendere l'indifendibile e si fanno guerra. Ignorano la Ragione e la ragionevolezza. Sappiatelo quando libereremo la Terra.

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giovedì 30 maggio 2019

A proposito di Cuperlo e di razzismo (presunto)


A volte penso che il politicamente corretto sia un veleno per la logica e la ragione. Ammettiamo pure che Cuperlo avesse voluto dire (e pare proprio che non volesse dirlo) che certi insuccessi formativi (abbandoni, bocciature) e insomma cattiva istruzione ed ignoranza spieghino il successo della Lega in Sardegna. Ammettiamolo pure. Non avrebbe detto che tutti i Sardi sono ignoranti o stupidi per una sorta di inferiorità "razziale". Al più si sarebbe riferito al 33% di cui parlava che non completano la media superiore e che voterebbero Lega, prevalentemente. Una ipotesi comunque interessante, cioè degna di essere dibattuta . Interessante l'ipotesi che il basso livello di istruzione conduca a destra, come interessante sarebbe l'ipotesi opposta (che oggi appare poco sostenibile) per la quale l'ignoranza (o, meglio, il basso livello di istruzione formale) conduca a sinistra, magari perché correlato a povertà e domanda di eguaglianza. Francamente più sciocchina mi sembra la tesi che cultura e istruzione formale non abbiano alcuna correlazione col voto. Possibile che due fattori di tale rilevanza - istruzione e motivazione politica - siano del tutto indipendenti, senza correlazione alcuna? E inoltre, se fosse vero che si possa essere consapevoli e padroni delle proprie scelte anche facendo a meno di istruzione, perché mai la Sinistra e i democratici dovrebbero avere fra le proprie priorità assolute l'istruzione? Che c'entra il razzismo, citato a sproposito? Per capirci e per capire il senso del post, io affermo che il gioco subdolo delle destre populiste è quello di corteggiarci dicendoci eguali per lasciarci diseguali. P.S. Così credo di aver chiarito il senso del mio precedente, ellittico post.

venerdì 12 aprile 2019

Cronaca di un mattino di sole fra egiziani e romeni


Gli egiziani fanno parte del tessuto produttivo e sociale di Ostia, come pizzaioli, gelatai e con un quasi monopolio dei negozi di frutta e verdura acquisito non so come. Ho già raccontato che la persona a me più vicina sembra subire un lutto ogniqualvolta chiude un negozio ad Ostia. Ora una coppia egiziana ha chiuso la sua gelateria. La persona a me più vicina, espertissima di gelati, incontra la moglie e inevitabilmente le comunica il rammarico per quei suoi ottimi gelati perduti. La donna spiega che ha chiuso per l'affitto troppo alto e soprattutto per i romeni, chiassosi bevitori di birra, accampati nei bar lì vicini, che in qualche modo deprimono il contesto. Cercherà col marito un posto diverso, meno caro e lontano dai romeni. Poi saluta mia moglie con un romanesco "ciao, bella". Gli extracomunitari egiziani vorrebbero l'espulsione dei comunitari romeni? Razzismo? No, semplicemente conflitto fra integrati e non integrati. Integrati, come la coppia di giovani romeni che incontriamo nel bar in piazza, sotto un piacevole sole, seduti accanto a noi. Lui che mi chiede con garbo se può prendere il posacenere, lei con un velo sulla testa senza capelli evidentemente da chemioterapia in corso. Lui innamorato e protettivo, lei triste, molto triste. E mia moglie che la scruta ed io che capisco cosa ha in mente. "Vorresti consolarla? Rassicurarla"? "Sì". Forse sbaglio a dissuaderla. "Potrebbe pensare ad un eccesso di confidenza. Potrebbe pensare che il suo male è visibile e rammaricarsene". Andiamo via. Sono pressocchè sicuro che se fosse stata senza il troppo problematico marito la persona a me più vicina avrebbe preferito di essere invadente.

mercoledì 5 dicembre 2018

Fra ragionevole pregiudizio e razzismo


E' capitato di recente che un amico ed un'amica mi abbiano contestato pregiudizi. Il fatto è che io denunciavo da me i miei pregiudizi. Per il semplice motivo che considero sia normale, anzi salutare, avere pregiudizi. Fino ad un certo punto. Treccani così definisce il pregiudizio: “Idea, opinione concepita sulla base di convinzioni personali e prevenzioni generali, senza una conoscenza diretta dei fatti, delle persone, delle cose, tale da condizionare fortemente la valutazione, e da indurre quindi in errore (è sinon., in questo sign., di preconcetto)”. Io direi che il pregiudizio è il risultato di esperienze o informazioni precedenti che ci fanno anticipare il giudizio su un evento. Infatti non siamo costretti ad aspettare che un albero produca nuovi frutti. Se quello che vediamo è un albero eguale a quello che abbiamo già visto produrre un determinato frutto, ci aspettiamo che questo faccia lo stesso. Qualche volta poi succede che produca frutti diversi perché ha subito un innesto. Allora ammetteremo l'errore. Ciò non toglie che la scommessa sul risultato sia ragionevole. Spesso l'assenza di pregiudizi comporta rischi e disastri. Immagino di dover camminare di notte in una strada buia di periferia. Vedo venire verso di me tre donne. Nessuna preoccupazione. Vado avanti. Vedo venire verso di me tre uomini. Come minimo mi tengo all'erta. Potrebbero essere tre balordi che tenteranno di scipparmi. Vedo venire verso di me tre neri. La mia ansia cresce. E' probabile che siano disperati che hanno ricevuto l'ordine di espulsione e che siano disposti a tutto. Del resto le statistiche ci dicono che il tasso di criminalità fra gli immigrati è più alto che fra i nativi. Non nei reati da colletti bianchi (corruzione, frode fiscale, etc.) , ma negli altri sì. Allora probabilmente cambio marciapiede. E' effetto del pregiudizio? Sì. E' sintomo di razzismo? Non necessariamente. Dimostrerò razzismo se incontrando quelle persone di giorno fra la gente e parlandomi loro di politica o di filosofia, non vedrò l'ora di andare via.
Come dice un personaggio interpretato da George Clooney in un film di cui non ricordo il titolo importante non è il giudizio che do di una persona incontrandola la prima volta (è bianco, è nero), ma il secondo giudizio che do di lei conoscendola. Insomma l'uomo “normale” ha un salutare grado di pregiudizio. Il razzista ha un grado patologico. Nessuna esperienza che contraddica il pregiudizio riuscirà a fargli cambiare visione del mondo. P.S. Perché questo post? Per suggerire di parlare ai nostri concittadini, partendo dai nostri comuni pregiudizi. Per essere credibili. Se invece ci interessa per nulla la pedagogia e ci interessa molto un capro espiatorio, allora dagli al razzista. A lui come a noi serve il capro espiatorio. Non ci interessa cambiare il mondo.

sabato 16 settembre 2017

Nessuna paura della verità


Io mi sento antirazzista, malgrado...Ripudiando come cosa sciocca il razzismo (oltre che spesso criminale), non avverto alcun bisogno di nascondere agli altri e a me stesso la verità. Non mi salta in mente di partecipare ai giochi gladiatori fra chi vuole linciare livoriani e neri violenti e stupratori e chi obietta che i due celebri carabinieri non sono migliori. Non mi salta in mente di rilanciare le statistiche che spiegano che la violenza è più italiana che straniera. Perché in percentuale è più straniera che italiana. Sono razzista se penso che essere stranieri deprivati di diritti e servizi espone maggiormente al rischio di diventare criminali e stupratori? Sono razzista se sono propenso a credere che con maggiore probabilità fossero stranieri gli sconosciuti inseguiti entro il cortile del mio condominio stanotte e che fosse straniero senza casa e diritti lo sconosciuto che giorni fa ha lasciato sgradevoli tracce biologiche nei pressi della mia cantina? Lo escludo. Sarei razzista se pensassi ad un dna specifico dei migranti. Sarei razzista se pensassi che i neri non sono integrabili. Invece credo alla educabilità di ogni essere umano. Sarei stupido però se negassi l'evidenza. Non è negando l'evidenza che la sinistra e la visione di un mondo di eguali possono essere vincenti. Negando l'evidenza semplicemente si diviene non credibili. Questo penso nel mio esercizio di igiene mentale.

giovedì 7 luglio 2016

Un momento di malumore

Può essere un momento di malumore? Non so proprio cosa commentare. Forse perché non ho soluzioni. Il cambiamento climatico. Il cibo guasto e i guasti ambientali. Le ingiustizie crescenti, con obesi e denutriti. Il terrorismo fanatico che uccide. Le guerre. L'Europa dei nazionalismi, dei fili spinati e degli egoismi. L'epidemia della furbizia idiota che distrugge le carriere di chi non si accontenta di 10 milioni, ma ne vuole 20. La disoccupazione e una generazione privata di lavoro e diritti. L'imbecillità criminale di chi è disturbato dal colore nero. Quelli che contestano che si spenda troppo per recuperare cadaveri in fondo al mare, soldi che servirebbero a sbronzarsi o a pagare proficue tangenti. Il familismo amorale, la raccomandazione e il merito sconosciuto. E i politici che parlano del nulla, cinguettano e fanno smorfiette fra gli applausi dei tifosi. Debbono esserci state epoche peggiori. Per mio limite non mi vengono in mente.

sabato 9 gennaio 2016

A proposito di Colonia ed altro: dare senso alle parole


Un post per litigare un po' su facebook può dire dei fatti di Colonia. E proseguire con la tiritera sui barbari, islamici e immigrati. Metterli al muro o contenere l'immigrazione e variazioni sul tema. Oppure un post, di opposto orientamento, può dire della vigilessa romana che ieri ha rischiato lo stupro. E poi, a sorpresa rilevare che l'aspirante stupratore non era libico o siriano, ma di Torre del Greco. Si può proseguire col ricordare gli stupri occulti nelle famiglie italiane e variazioni sul tema. Allora? Dico la mia. Presa Diretta l'altro giorno ha ricordato gli stupri al Cairo nella piazza affollata che festeggiava la caduta di Mubarak. A spese di donne evolute che credevano alla rivoluzione avvenuta. Ad opera di uomini repressi cui non pareva vero di approfittare della confusione e della libertà femminile. Giudizi razzisti? Mettiamo a posto cose e concetti. Razzismo è credere che nel dna etnico sia implicito un destino e una vocazione, alla violenza o alla pace o a qualunque altra cosa. Razzismo non è credere che nell'anno del signore 2016 un arabo, un musulmano o un nero immigrato possano più facilmente essere indotti a rubare o stuprare per mille ragioni culturali e sociali. I più non lo faranno. Ma i meno che lo faranno oggi saranno percentualmente più numerosi dei bianchi, cittadini variamente integrati. Se cammino a tarda sera per le strade di Ostia e scorgo venirmi incontro un gruppo di "stranieri" il mio sano pregiudizio mi fa essere più accorto di quanto non avvenga se incontro un gruppo di ragazzi nostrani. Che poi magari mi sferreranno un cazzotto in faccia come è di moda da un po' nella movida romana. Non è razzismo comunque credere all'evidenza dei numeri, delle percentuali e della storia. E' razzismo credere che sarà sempre così. E' razzismo escludere che domani gli incivili saranno i nostri figli dopo decenni di buona scuola (?), di paghette elargite per pagarsi birrette e slot machine, di inoccupazione e di modelli lassisti. Quindi razzista è Salvini che vuole l'albergo pagato all'italiano potenziale stupratore della vigilessa e non all'immigrato che rischia la vita per sventare una rapina o per salvare un italiano che rischia di annegare. Non io che trasalisco se di notte incontro figure nere. Non io che trasalisco ancor più se faccio l'incontro ad Ostia Ponente dove fu ammazzato Pasolini. Perché io sono preparato ad imparare fra qualche anno a trasalire scorgendo di notte venirmi incontro dei brutti ceffi bianchi, frutti di un'epoca che perse il dono dell'intelletto.

domenica 15 dicembre 2013

Lontano dal paradiso: mezzo secolo fa ci sembrava giusto così


Ho recuperato ieri sulla 7 Lontano dal paradiso, un film del 2002 di Todd Haynes. Utile per prendere coscienza del nostro essere immemori. E per indurci a sospettare delle nostre certezze odierne. Nella cittadina del Cunnecticut, sul finire degli anni 50, c'è una famiglia apparentemente felice e perfetta. Lui manager di successo, lei moglie e madre esemplare, dedita a beneficienza, volontariato e buone cause, compresa la causa dei neri; ottima causa per i valori dell'epoca; purché non si passi il segno; la schiavitù è finita da un secolo e non sta bene maltrattare i neri; buone maniere e umanità (per così dire...), da non confondere con l'eguaglianza; nessuna promiscuità e che non succeda - così in una delle scene più efficaci del film - che un bimbo nero "sporchi" col suo corpicino la piscina dei bianchi. Lì e allora l'omosessualità è vizio e malattia. Ce lo ricordiamo? Ancora nel mondo e qualcuno fra noi lo crede ancora. L'omosessuale è lui, il manager, che vive con orrore la propria condizione, le pulsioni che tenta di allontanare. Scoperto dalla brava moglie, si affida alle cure di un ottimo e illuminato psichiatra che, appunto, crede di poterlo "curare". Ma la cura non funziona e lui continua a rifiutare la moglie così comprensiva, finendo financo a picchiarla. Lei incontra intanto il giardiniere nero. Sicché entrambi alla fine hanno qualcosa di imperdonabile da farsi perdonare: lui l'omosessualità e il rifiuto del corpo femminile, lei il quasi tradimento (quello emotivo, non quello fisico) e (soprattutto?) il sentimento per il nero. Bene. Così il pregiudizio e l'ignoranza distruggeranno due vite. Sarebbe bastato poco: la quieta scoperta di essere diversi o di essere cambiati, un divorzio consensuale, una famiglia allargata. Negli anni 50 non era possibile. Fra 50 anni, nel 2063, un nuovo Todd Haynes narrerà con lo stesso stupore che nel 2013 gli imprenditori si impiccavano per il fallimento dell'azienda giacché era considerato normale, anzi utile a una cosa chiamata "economia", passare dalle stelle alle stalle; egualmente, nel 2013, sembrava normale aspettare lo sviluppo e la crescita affinché milioni di uomini e donne avessero lavoro o reddito. P.S. Davvero non possiamo evitare di finire così maltrattati nel 2063?