venerdì 6 novembre 2015

Boeri: un po' di equìtà è già troppo


Non posso che condividere l'articolata proposta del presidente dell'Inps. Posso dire che è timida. Ma va nella direzione giusta. Garantire un reddito mensile agli ultracinquantacinquenni espulsi dal lavoro e lontani della pensione è giusto. Col difetto che 500 euro sono davvero pochi. E col difetto di dimenticare i giovani che possono essere disperati come gli anziani. Far pagare i costi conseguenti ai vitalizi e anche alle pensioni cosiddette d'oro (oltre i 5000 euro), almeno con taglio di parte del consolidato retributivo, è giusto e non traumatico. Consentire l'uscita anticipata verso la pensione a 63 anni con equilibrata penalizzazione è sacrosanto e comunque provvedimento timido. Giacché ragionevole sarebbe poter uscire sempre con penalità proporzionate. Comunque un piano, quello di Boeri che, in un quadro di politiche governative chiaramente di destra, fa una sterzatina a sinistra. Ma a Renzi non piace. L'argomento principe per dire no è che non si possono mettere le mani nelle tasche dei pensionati (anche se si tratta dei più benestanti e di quelli che hanno goduto di regole di cui i giovani non godranno). In realtà, dice saggiamente qualcuno cui mi associo, Renzi non vuole perdere i voti di quei percettori di pensioni e vitalizi variamente privilegiati (chi un pochino, chi esageratamente). Non rischia comunque di perdere voti da quelli che non saranno "beneficiati" o perché li ha già persi o perché gli esclusi non seguono più la politica e non vanno neanche a votare. Quindi ottime ragioni continuano ad orientare a destra Renzi e il suo governo. La sinistra rappresenti ragioni altre.

mercoledì 4 novembre 2015

A proposito di Padoa Schioppa, di Renzi e dell'abc delle tasse


Il 7 ottobre DEL 2007, intervistato da Lucia Annunziata, il ministro dell'economia, Padoa Schioppa, si divertì a scandalizzare gli italiani. Lo fece dicendo semplicemente la verità, una verità detestata dai superficiali: “Le tasse sono una cosa bellissima, un modo civilissimo di contribuire tutti insieme a beni indispensabili”. Ovvio, no? O pensiamo di ricevere migliore e più economica protezione assoldando poliziotti privati? Di imparare meglio e più economicamente con precettori privati? Di curarci meglio e più economicamente con la sanità privata? Penso che Padoa Schioppa non mi avrebbe contraddetto se avessi osservato che però è normale (diciamo “intelligente”, o “furbo” se si preferisce) che ognuno cerchi di far pagare gli altri. Sia, legalmente, appoggiando soluzioni politiche convenienti (tassare più i ricchi o i poveri, ad esempio), sia, illegalmente, evadendo, dopo aver ben calcolato le probabilità di farla franca. Insomma è intelligente dire che le proprie tasse sono bruttissime. E che al contempo è intelligente e “bellissimo” volere che le tasse ci siano. Mi sostituisco presuntuosamente a Padoa Schioppa sviluppando la sua laica (non moralistica) lezione, giacché incredibilmente qualcuno ne ha bisogno. Stupidi quindi non sono gli evasori né i più ricchi che vogliono tasse regressive e l'abolizione delle tasse sulla casa (la prima e, se possibile, la seconda, la terza e la quarta) e che ragionevolmente voteranno “destra” né i meno ricchi che vogliono tasse progressive e che ragionevolmente dovrebbero votare “sinistra”. Stupidi sono i poveracci seguaci di Salvini o di Berlusconi che sposano il programma della tassa unica per tutti al 15%. Ma ora il premier, segretario del più grosso partito della “sinistra”, smentisce bruscamente me e Padoa Schioppa. Afferma impavidamente, come suo costume, che “le tasse non sono di sinistra” e che lui è lì per abbassarle. Insomma – e credo di interpretare bene- per lui le tasse sono “bruttissime” e la “sinistra” non può gioire tassando. Sarebbe stato bellissimo se il premier avesse detto che le tasse vanno spese bene. Non per pagare o strapagare inutili grandi opere e neanche per garantire uno stipendio agli impiegati imbroglioni o nullafacenti del Comune di S. Remo. Che l'essenziale è questo e non che salgano o scendano. Come essenziale è chi pagherà di più e chi di meno. E infine che sinistra” è far pagare di più a chi più ha e meno a chi meno ha. Ma il segretario-premier è assai diverso dal compianto Padoa Schioppa. L'economista, ministro del tesoro, era uomo intelligente, statista, interessato al bene pubblico. Il segretario-premier, in questa Italia istupidita in cui i più poveri scelgono Salvini, è uomo di grande talento e furbizia cioè capace di percepire velocemente il suo interesse. Operazione genialmente furba la sua. Custodire i voti del popolo di sinistra, quello che si affeziona alla Ditta e dimentica la sostanza. E conquistare le larghe praterie della destra con la concreta azione di governo. Mai governo è stato tanto amato da Confindustria. A ben ragione.

martedì 3 novembre 2015

Adesso ci divertiamo


Questa l'ultima sparata bullistica del premier, rivolta alle Regioni che osano criticare la legge di stabilità. Naturalmente è intervenuto il Presidente Mattarella a chiedergli conto del linguaggio anti-istituzionale. O no? O tutto è permesso al premier ragazzino? Solo perché piace a 3 italiani su 10, magari. Con ben diverso linguaggio, Chiamparino, confermando le dimissioni dalla presidenza della Conferenza delle Regioni, ha chiesto al premier di essere coerente e prendersi la sanità. Proposta seria affinché cessi lo scaricabarile, con le minori tasse governative che diventano più tasse degli Enti locali, oltre che maggiore deficit, almeno finché il premier non si dimostri capace di moltiplicare pane e pesci. Intanto i gufi della Corte dei conti e della Banca d'Italia fanno pervenire critiche puntuali alla legge di stabilità. Con quale irresistibile battutina il premier liquiderà anche loro?

domenica 1 novembre 2015

Pasolini: quel che ricordo


Decido di dire qualcosa senza pretese su Pier Paolo Pasolini che 40 anni fa, nella notte fra il 1 e il 2 novembre, moriva a due passi da dove io vivo oggi, ad Ostia. Lo ricordo spesso per questa ragione. Perché quando mi capita di andare nel ponente di Ostia, generalmente di malavoglia per quello che è quel ponente, passo da quel luogo che continua ad essere degradato malgrado il giardinetto e la lapide dedicata al poeta là dove egli trovò la morte. Accompagno lì talvolta gli amici che vengono ad Ostia. Anche se non mi è chiaro il perché. Non credo che Pasolini sappia delle mie visite, voglio dire. Però accetto il costume che vuole che si onorino i morti. Per noi vivi. In spirito foscoliano. E Foscolo è un poeta che amo. Dico poi semplicemente che Una vita violenta (1958) è un libro che mi ha segnato. Mi è più chiaro adesso che allora, quando lo lessi quindicenne. Infatti ne ricordo ancora a memoria la conclusione, ciò che mi capita solo per Foscolo, Shakespeare e qualcosa di qualcuno meno noto. Ricordo a memoria così il finale con Tommasino, il proletario, piccolo delinquente, forse redento ma non perdonato dalla Tbc, che, sentendo arrivare la morte, chiama dal suo letto la madre affaccendata in cucina ed evidentemente disturbata: - A ma'...- - Che voi Tommasì?- - A ma, che ho da volè - E lascia questo mondo. Dovrei controllare se 57 anni dopo ricordo davvero bene.

La Repubblica dei battutisti


Un plauso convinto al battutista De Luca che davvero supera il suo imitatore Crozza. Dopo le battute pesanti, definitive e per alcuni (forse radical chic) volgarissime e addirittura camorristiche, ecco la battuta in stile Frassica/Crozza (giochi spregiudicati di linguaggio): Chi è Gotor? Pensavo fosse un ballerino di Flamenco, un tanguero. Geniale. Questa è politica. Questo è rispondere ai bisogni di una Regione sotto scacco. Nell'Italia dei battutisti prevedo una carriera tutta in ascesa per De Luca.

Solo un maledetto incidente


Un pensiero alle vittime russe dell'aereo schiantatosi nel Sinai. Particolarmente ai 17 bambini. Forse perché sono nonno e forse perché condivido lo sguardo di questa ambigua civiltà che più facilmente si commuove per i piccoli, innocenti per definizione. Poi la paura per il terrorismo e il tentativo di rassicurarci, dicendo:Si tratta solo di un maledetto incidente. Solo. Due ipotesi, entrambe inquietanti invece per la nostra civiltà. Nel caso dell'incidente si pensa a carburante scadente o a manutenzione insufficiente: ad economie necessarie e rischiose per sopravvivere o prosperare nella competizione globale. Non sarà l'ultima volta che se ne pagherà il prezzo. Nel caso dell'episodio terroristico, la stessa o maggiore sensazione di impotenza. L'ascesa vertiginosa delle tecnologie (gas velenosi, missili, nucleare, sistemi di puntamento, etc.) potenzialmente a disposizione di tutti, mentre crescono le malattie dell'anima, varie e imprevedibili. Che prediligono colpire a casaccio. Così nei college americani come nei mercati affollati e nel cielo del Sinai. Nessuno si senta sicuro. Infine la mia pazzesca convinzione che qualcosa possa essere fatto e che non si farà: la scommessa su un Occidente sobrio, accogliente e dalla pedagogia disarmante e vincente. Impossibile convincere le grandi Corporation, i governi che ne sono l'espressione e il pensiero comune che si fa beffe dei soli realisti che oggi sono i visionari e irride a cose necessarie come "la decrescita felice".

L'incomprensibile


Solita mattinata domenicale. Particolarmente assolata. Passeggiata verso il la zona pedonale di Ostia. Le solite ragazze rom che non sembrano infelici, cercando, ben attrezzate, qualcosa che valga dentro i bidoni dell'immondizia. E il mio solito stupore: Perché mai sembrano addirittura felici? Poi, in Piazza Anco Marzio, nel clima rilassato e conviviale dei bar all'aperto, l'altra solita domanda: Ma la mafia ostiense dov'é? Scruto ogni volto chiedendomi: questo potrebbe essere un mafioso? Mi rispondo sempre no. Eppure Ostia è più mafiosa della città siciliana in cui ho vissuto tanto tempo. Così pare. Forse i mafiosi evitano il centro. Al mio solito caffè , seduto con moglie al tavolino, scopro con piacere che è tornata la "mia" giovane cameriera.Praticamente ha tutto. E' molto carina. E' molto efficiente. E' molto attenta ai clienti. Addirittura per due volte verifica al banco se ci sia un cornetto gradito a mia moglie. Alla fine la mia curiosità congenita verso le vite degli altri, mi spinge a chiederle come mai era scomparsa. Mi spiega, con un largo sorriso, che è stata molto occupata con gli studi di grafica pubblicitaria. Una fra le molte ragazze italiane che si spendono fiduciose nel lavoro e nello studio.E che dopo, se avranno figli, tenteranno di spendersi fra lavoro e famiglia. E che probabilmente non avranno pensione. Il mio ultimo pensiero è sull'Italia che spreca i suoi giovani. Buona domenica, incomprensibile Italia.