sabato 8 dicembre 2018

A proposito di diversità ed eguaglianza


Un piccolo episodio. Stamani nel percorso per andare al bar vicino casa vedevo da lontano persone che aggiravano un ostacolo. Avvicinandomi ho visto meglio. Aggiravano un ramo che ingombrava il marciapiede. Poi ho visto di spalle un uomo dalla pelle nera. Si è chinato per raccogliere il ramo che ha poi depositato nel bidone lì presso. Ho pensato che probabilmente, seguendo il branco, neanche io avrei rimosso quel ramo. Ho pensato che siamo diversi. Ho pensato ai pro e ai contro di ogni cultura. Ho pensato a quel che ogni cultura può apprendere da altre culture. Nessuna grande scoperta. Solo una piccola esperienza, interessante per la sua evidenza.

La sicurezza che Salvini non ci dà


Non nascondiamoci dietro un dito. Siamo seri e sinceri. In rapporto agli italiani gli immigrati che non si vogliono integrare rapinano e stuprano di più nelle periferie. Però gli italiani rubano assai di più nelle banche e negli appalti. Uccidono assai più con le costruzioni abusive vicine ai fiumi e con ponti mal costruiti e privi di manutenzione. Uccidono assai più ospitando 2.000 ragazzi in discoteche che dovrebbero ospitarne 1.000 o lanciando gas urticanti per ridere un po'. Stuprano di più entro le mura inviolabili delle sacre famiglie. Gli italiani si uccidono anche di più per farsi un selfie sulle rotaie al passaggio dei treni.
Non serve dire balle per sconfiggere i salviniani. Basta dire la verità.

L'importanza di trovarsi un nemico


Salvini, a Piazza del Popolo, addirittura cita Martin Luther King e nessuno si indigna! E' accolto con amore da Roma ladrona. Può dire e fare di tutto. Se prima diceva "Prima il Nord" e poi "Prima gli italiani", domani potrebbe dire "Prima l'Europa" con lo stesso consenso. Il nemico necessario potrebbe essere la Cina, Putin, Trump. Perché no? Una Sinistra spregiudicata potrebbe cercare di conquistare il cuore di Salvini per realizzare ciò che i rossi non sono riusciti mai a realizzare.

giovedì 6 dicembre 2018

Il diritto di uccidere


Ieri in Tv su Raimovie ho recuperato "Il diritto di uccidere", del sudafricano Hood,  che avevo perso nelle sale. Storia esemplare di un conflitto etico: "E' giusto sacrificare la vita di una bambina per evitare la morte probabile di decine di persone"? Se i missili degli angloamericani colpiranno un caseggiato che ospita i prossimi kamikaze una bambina lì vicino quasi certamente morrà. Divisi i militari, i politici ed anche i consulenti giuridici. Solo una forzatura del colonnello operativo (la bravissima Mirren) consentirà il lancio dei missili. A costo di falsificare i dati statistici sul rischio dei cosiddetti "effetti collaterali". Grande suspense. Film eccellente, fra quelli da proiettare nelle scuole per una educazione filosofica ed etica. Ma quante scuole l'avranno fatto?

mercoledì 5 dicembre 2018

Fra ragionevole pregiudizio e razzismo


E' capitato di recente che un amico ed un'amica mi abbiano contestato pregiudizi. Il fatto è che io denunciavo da me i miei pregiudizi. Per il semplice motivo che considero sia normale, anzi salutare, avere pregiudizi. Fino ad un certo punto. Treccani così definisce il pregiudizio: “Idea, opinione concepita sulla base di convinzioni personali e prevenzioni generali, senza una conoscenza diretta dei fatti, delle persone, delle cose, tale da condizionare fortemente la valutazione, e da indurre quindi in errore (è sinon., in questo sign., di preconcetto)”. Io direi che il pregiudizio è il risultato di esperienze o informazioni precedenti che ci fanno anticipare il giudizio su un evento. Infatti non siamo costretti ad aspettare che un albero produca nuovi frutti. Se quello che vediamo è un albero eguale a quello che abbiamo già visto produrre un determinato frutto, ci aspettiamo che questo faccia lo stesso. Qualche volta poi succede che produca frutti diversi perché ha subito un innesto. Allora ammetteremo l'errore. Ciò non toglie che la scommessa sul risultato sia ragionevole. Spesso l'assenza di pregiudizi comporta rischi e disastri. Immagino di dover camminare di notte in una strada buia di periferia. Vedo venire verso di me tre donne. Nessuna preoccupazione. Vado avanti. Vedo venire verso di me tre uomini. Come minimo mi tengo all'erta. Potrebbero essere tre balordi che tenteranno di scipparmi. Vedo venire verso di me tre neri. La mia ansia cresce. E' probabile che siano disperati che hanno ricevuto l'ordine di espulsione e che siano disposti a tutto. Del resto le statistiche ci dicono che il tasso di criminalità fra gli immigrati è più alto che fra i nativi. Non nei reati da colletti bianchi (corruzione, frode fiscale, etc.) , ma negli altri sì. Allora probabilmente cambio marciapiede. E' effetto del pregiudizio? Sì. E' sintomo di razzismo? Non necessariamente. Dimostrerò razzismo se incontrando quelle persone di giorno fra la gente e parlandomi loro di politica o di filosofia, non vedrò l'ora di andare via.
Come dice un personaggio interpretato da George Clooney in un film di cui non ricordo il titolo importante non è il giudizio che do di una persona incontrandola la prima volta (è bianco, è nero), ma il secondo giudizio che do di lei conoscendola. Insomma l'uomo “normale” ha un salutare grado di pregiudizio. Il razzista ha un grado patologico. Nessuna esperienza che contraddica il pregiudizio riuscirà a fargli cambiare visione del mondo. P.S. Perché questo post? Per suggerire di parlare ai nostri concittadini, partendo dai nostri comuni pregiudizi. Per essere credibili. Se invece ci interessa per nulla la pedagogia e ci interessa molto un capro espiatorio, allora dagli al razzista. A lui come a noi serve il capro espiatorio. Non ci interessa cambiare il mondo.

domenica 2 dicembre 2018

L'ospitalità del bel Paese


Altro incendio ed altro morto, un ragazzo diciottenne del Gambia, come due anni fa, ancora lì, a San Ferdinando in Calabria, quando a perdere la vita fu una ragazza nigeriana, nella tendopoli di immigrati, braccianti sottopagati in condizione di quasi schiavitù. Evidentemente condizione preferita al morire di guerra o di fame nei Paesi di provenienza oppure di torture nei lager libici voluti, subiti o promossi da Minniti - poco cambia-ed ereditati da Salvini. Lì morì mesi fa - ricordate?- un altro ragazzo immigrato, ucciso da un bianco perché raccoglieva lamiere abbandonate per farsi qualcosa di simile ad una capanna.
Se Dio ci fosse non perdonerebbe gli ipocriti che non vedono e non parlano. Non perdonerebbe neanche i "rivoluzionari" che si dividono fra chi vuole un partito comunista con la "i" e chi lo vuole senza "i". Il riferimento al Pci ed al Pc è del tutto intenzionale.

I trasparenti e i misteriosi


Di fronte a me, sul trenino, un ragazzo fra due ragazze. Sono studenti di un liceo scientifico di Ostia. Lui è vivace e parla e spiega questo e quello. Le ragazze ascoltano. Lui è palesemente femmineo nella mimica e nella gestualità. Mi sembra molto contento di sé e vanta i suoi voti, cosa che di norma i maschi non fanno per non apparire “sgobboni”. Sono contento della sua contentezza. Sono certo che non deve aver subito bullismi. Meno male. Spero che la sua sicurezza possa durare anche quando la grande notte scenderà sul Paese. Poi lui racconta di aver fumato per la prima volta una canna. E lì le ragazze diventano d'improvviso assai più attente e curiose. “Cosa hai provato?”. “Niente. Gli altri si agitavano. Io niente di niente”. Guardo loro che mi appaiono trasparenti. Intanto guardo anche una giovane musulmana. Ha il velo e si alza spesso per fotografare il paesaggio. E' il paesaggio fra Ostia e l'Eur, campagne intervallate da insediamenti urbani dove vive chi non può pagarsi una casa a Roma-Roma. Cosa avrà mai da fotografare? Perché fotografa quel nulla? Si siede solo quando la vegetazione alta nasconde il paesaggio. Non sarà una spia? Una terrorista? Balle. Non può. E' troppo serena. Magari vuole trasmettere i filmati a genitori lontani per mostrare il contesto territoriale in cui vive. No, non mi sembra ragionevole o probabile. Forse una geometra o ingegnere che fa una prima ricognizione sul territorio su cui imprenditori arabi vogliono edificare qualcosa. Una moschea? Non lo saprò mai. In quasi mezz'ora mi sembra di avere appreso tutto – diciamo – del ragazzo femmineo e delle ragazze con lui e nulla, proprio, nulla, dell'araba misteriosa.