venerdì 17 marzo 2017

L'egiziano molto italiano


Del fatto che noi italiani - i giovani soprattutto - siamo, per ragioni che non conosco, primatisti (e ossessivi) nel consumo di cellulari, ho avuto empirica conferma, dopo quella di cui ho detto in altro post, stamattina. Vado a prendere, con mia moglie, sole e caffè nel bar storico dell'isola pedonale. Ai tavolini gente di ogni età e di ogni nazionalità. Gli stranieri concentrati col mitico cappuccino. Ci sono anche due giovanissimi fidanzati, italiani. Col cellulare sul tavolino. Ovviamente. Parlano pochissimo. Il cameriere, egiziano, ma molto, molto italiano, chiede cosa desiderino. "Due cornetti" "E da bere"? "Niente". Lui capisce. Lui, molto italiano, che ci fa strapagare, come da listino al tavolo, due caffé comprensivi del sole e della gradevole piazza, suggerisce alla coppia giovanissima di scegliere e pagare i cornetti alla cassa e portarli da soli al tavolino. Esempio di giustizia distributiva italiana, fai da te. I fidanzatini consumano velocemente i due cornetti. Poi. ognuno col suo cellulare, loro vicinissimi e lontanissimi, ognuno col suo mondo distante.
P.S. Chissà perché non ho nessuna voglia di parlare di Lotti, Minzolin e cose così.

giovedì 16 marzo 2017

Più forte di Eros

A Riomaggiore, in vacanza, mia moglie ed io ci sediamo su una panca per condividere un buon cartoccio di pesce fritto. Sulla panca di fronte due giovani seduti come usano i giovani innamorati, l'uno di fronte all'altra, con le gambe intrecciate, si baciano. Lo fanno nel modo che non era consueto ai miei tempi: indifferenti alla gente attorno o forse col gusto di esibire la loro passione. Bene. Però mi accorgo che la passione non è di entrambi. E' solo di lui. Lui con i suoi baci lunghi e profondi. Che tolgono il respiro. Infatti lei si disimpegna ripetutamente. E sapendo che non avrà pace a lungo, sbircia l'iphone poggiato alla sua sinistra. Lui ricomincia. Nuova apnea. E lei ripetutamente si libera per sbirciare un po' l'iphone e i segnali del mondo, luminosi o sonori. Per un po' mi viene da pensare: ora lui si arrabbia e le sgancia un ceffone. Ma no, gli sta bene così. Non credo inventeremo qualcosa di più sconvolgente della rete, la più grande scoperta dell'umanità, più micidiale dell'atomica. Quella che ci cambia tutti. Che pian piano spegne anche l'eros. Ed io, retroguardia, fermo al gusto del pesce fritto. 

mercoledì 15 marzo 2017

La badante amorosa


Nel pomeriggio di sole sono preso dall'osservare la vita degli altri nel cortile del palazzo di fronte. Ora si tratta di una anziana in carrozzina. Una giovane donna, munita di pinzette, la depila a lungo sul viso. Con grande dedizione. Do per scontato che sia una badante. Ma perché poi? Potrebbe essere una figlia amorevole. No, tendo ad escluderlo. Un po' perché è bionda e sembrerebbe slava. Un po' perché mi è difficile pensare a tale devozione filiale. La carrozzina ora è spinta verso casa. La mia conclusione è che la badante abbia fatto bella la signora prima di portarla a casa di una figlia. Beh, abbiamo deciso che la vita debba durare sempre di più. Chissà perché. E con la bellezza possibile.
P.S. Pensieri oziosi in attesa che il nipotino mi chieda aiuto per il latino.

I cinesi alle Cinque Terre


Dalla mia breve vacanza alle Cinque Terre ritorno con belle visioni, piacevoli e faticose passeggiate e nuovi sapori. Ma anche con con qualcosa che non riesco a mandare giù. Quel negozio cinese a Monterosso, con brutture insensate. E un senso di rabbia impotente. Come la conferma che stiamo distruggendo un Paese. Stiamo spremendo la bellezza dell'Italia come un limone. Con i contadini riconvertiti in affittacamere, i terrazzamenti abbandonati che periodicamente presentano i conti e le brutture cinesi. E la cattiva globalizzazione che cancella paesaggi, profili e identità.
Aiuto!

martedì 14 marzo 2017

Quelli che si amano oggi

Sul trenino di Ostia, quello che chiamano il più disastrato servizio ferroviario d'Italia, finora, in 9 anni, sono stato fortunato. Non mi è mai capitato che il trenino si fermasse per guasto meccanico, come è capitato quasi a tutti. Giorni fa però, mentre viaggio verso Termini per la mia vacanza, il treno si ferma a San Paolo. Ma non è per un guasto. Sento rumori provenienti da una carrozza più avanti. Fermi senza saperne il motivo. Poi vedo due militari correre, coi fucili in mano, verso la testa del convoglio. Passano i minuti. Vado avanti allarmato perché se il trenino si ferma perdo la coincidenza. E già mia moglie mi sta contestando per non avere anticipato la partenza. Finalmente un ragazzo lì avanti mi spiega. Due fidanzati avevano preso a “menarsi” mi dice. Il macchinista non riparte se quelli non scendono. Ha chiamato i militari. Ma quelli non possono costringere con la forza gli innamorati (?) a scendere. E la polizia non arriva. Mentre mi chiedo a cosa servano i militari, il nervosismo cresce. Molti passeggeri scendono in cerca di altre soluzioni. Penso che eventuali sabotatori dell'economia nazionale (P2, P3 o P4) potrebbero utilizzare bande di fidanzati che si menano piuttosto che bombe, spread o governi di emergenza. Poi finalmente la buona novella. I due innamorati (diciamo così...) sono scesi. Si riparte.
Al ritorno dalla mia vacanza alle Cinque Terre, sul trenino di nuovo due fidanzati (o qualcosa di simile). Bianchi cadaverici, vestiti di nero, zeppi di piercing. Lei molto bella, mi pare di capire. Poi mia moglie mi fa segno di alzarmi e cambiare posto. Che c'è? La ragazza sta piangendo. Piange in silenzio. Credo di aver capito che sono due ragazzi “emo”. Quelli che amano atteggiarsi così. Quelli per cui non c'è motivo di sorridere, ma molti motivi per piangere ed essere tristi. Lo spiego a mia moglie per quel poco che ne so. Per tranquillizzarla. Per farle capire che non rischiamo che si “menino” e che il trenino si fermi.

Tempo di repliche


Torno da una vacanza di 4 giorni con intenzionale astinenza dalla rete, dalla TV e praticamente da ogni notizia, tranne titoli dei giornali. Accipicchia, ora ho l'impressione che non sia successo niente. O meglio che si sia riavvolto il nastro all'indietro. C'è lui che al Lingotto deride gli scissionisti che “credono di essere a sinistra perché cantano bandiera rossa”. Ma non l'aveva già detto – fra applausi scroscianti alla Direzione del PD? Forse gli anno chiesto la replica. C'è sempre lui che afferma che la sinistra è Marchionne. Ma non l'aveva detto mesi fa? Tempo di repliche. Anche Montalbano ieri sera propone una replica. Infatti vado a letto.

mercoledì 8 marzo 2017

Un 8 marzo di lotta delle donne, anche per gli uomini



Qualunque cosa io decida di dire su questo 8 marzo di lotta so di correre il rischio di essere contestato o addirittura bannato da amiche militanti. Corro il rischio. Perché non avrebbe senso non dire nulla su questa giornata mentre dico qualcosa su temi ed eventi assai meno importanti. Premetto che ho una moglie, tre figlie e due nipotine che inevitabilmente sono il mio ponte con l'altra metà del cielo. E so bene di appartenere al genere che fin qui la storia ha favorito. So dello scambio ineguale fra le coppie: fra i miei genitori, i miei nonni, me e mia moglie. Mia madre negli ultimi suoi anni mi ricordava spesso qualcosa di cui prima non aveva mai parlato. Al conseguimento della terza media suo padre le aveva detto: “Può bastare”. E la aveva chiamata con se in negozio. Mentre mio zio continuava naturalmente i suoi studi fino alla laurea. A mia madre non veniva in mente di poter contestare. Leggeva avidamente il i libri liceali di suo fratello. Per tutta la vita ha sofferto come di una amputazione mai dichiarata, forse neanche a se stessa, fino alla vecchiaia. So delle donne della mia famiglia (moglie, figlie) impegnate nel lavoro e consapevoli di dover pagare un prezzo supplementare di impegno per raggiungere traguardi pari a quelli dell'altro genere. So di avere goduto dei privilegi del mio sesso. So che non è facile rinunciare a tali vantaggi, se non con la ribellione delle donne. So anche che l'eguaglianza sarebbe ed già è penosa per me e per tutti gli uomini. Ma so anche di pagare insieme agli altri uomini il costo immane dello spreco della metà del mondo. So che avrei incontrato medici, ingegneri, politici migliori, se la selezione fosse avvenuta senza la corsa ad handicap assegnata alle donne. So che oggi starei meglio. Perciò non moralisticamente, ma lucidamente ed egoisticamente auguro il successo di un 8 marzo di lotta a tutte le donne.