mercoledì 29 novembre 2017

Significante e significato


"Liberi e uguali" pare che sarà il nome della lista Art.1, Si, Possibile e magari del futuro partito. Il simbolo potrebbe essere una rosa. Ne parlo perché credo che nome e simbolo contino qualcosa per comunicare cosa si è. Anche le facce contano. Il programma conta di più. Ma è un'altra cosa e viene prima. Ne parlo perché quasi certamente voterò questa cosa più o meno rossa. Senza entusiasmo perché vi scorgo molti no e pochi sì. E soprattutto poca nettezza. Insomma non mi entusiasma che la priorità sia tornare a prima di Renzi: no jobs act, no buona scuola, etc. Preferirei che si proponesse con nettezza: diritto effettivo (cioè incondizionato) al lavoro, educazione permanente, nazionalizzazione dei comparti strategici, promozione della cooperazione, sanità pubblica, inquinamento e cementificazione zero, tutela di ambiente e beni culturali, forte progressività fiscale, integrazione, sicurezza, Europa federale, pace.
Tornando al nome, ammesso che il programma diventi quello che auspico, "Liberi e uguali" mi piace abbastanza. "Liberi" non si sa bene cosa possa significare, anche se suona bene con "uguali". Liberi di comunicare, chi in famiglia e fra amici e chi a milioni di persone? "Uguali" ha un significato meno ambiguo. Dovrebbe escludere che qualcuno sia obeso e molti altri denutriti. Dovrebbe. Della rosa farei a meno. Preferirei due o tre mani che si stringono, una abbronzata. Aggiungo che preferirei facce giovani che non suggeriscano le vecchie stagioni del risentimento.

martedì 28 novembre 2017

I "buoni" che fanno il male, i "cattivi" che fanno il bene e il bello


Sto pensando a Francesco che, visitando la Birmania, accetta di non nominare i rohingya, la minoranza musulmana che subisce violenze inenarrabili dai "buoni" buddisti. Succede nel Paese di cui è leader Aung San Suu Kyi. L'abbiamo difesa quando era a sua volta perseguitata e imprigionata. Le abbiamo anche dato il Nobel per la pace. Il mondo è questa cosa qui. Con i perseguitati di ieri che trovano ottime ragioni per farsi persecutori. Qua e là nel mondo.
Il mondo è anche il posto in cui i talenti che ci emozionano ed educano i nostri sentimenti - scrittori o registi - sono talvolta pedofili o molestatori seriali. E siamo costretti a chiederci se il male delle loro vite sia, per vie imperscrutabili, inscindibile dalla loro arte. Non so. So solo che l'odiosa complessità mi appare incompatibile con la militanza arrabbiata, semplificante e banalizzate.

Con la corrente o contro


Penso che nessuno al mondo rischia qualcosa se asseconda la corrente. Nessuno sarà accoltellato perché affonda i barconi o erige muri o fa patti con la Libia e i suoi carcerieri. Se accoglie e fa buona integrazione invece deve mettere in conto di ricevere una coltellata sul collo. Così è. Penso però che sapere di essere nel giusto può valere una coltellata. P.S. Con stima verso Andreas Hollstein, sindaco di Altena, città della Germania insignita il maggio scorso del premio National Integration Prize.

Il treno di Renzi?


Diciamo che sono molto perplesso. L'ho appreso dalla pagina di un'amica. E purtroppo trovo conferma cercando nel web. Ieri sera nel viterbese una donna è morta investita da un treno. Ma nel web la notizia è che quel treno fosse il treno del Pd o, più nettamente e maliziosamente, che fosse il treno di Renzi. Lo era ma in quel momento non era in servizio né per Renzi né per altro. E se lo fosse stato? Voglio dire che non vorrei battere Renzi con quel tipo di antirenziani così come - mutatis mutandis - non vorrei mai un governo che coincidesse col fronte del No al referendum, fascisti compresi.

lunedì 27 novembre 2017

In dissenso col senso comune


L'ultimo soggetto politico in cui mi sono imbattuto fra quelli che dicono di guardare radicalmente a sinistra è una Assemblea per una Lista popolare. Assemblea che si terrà domani e cui non parteciperò. Mi è bastato leggere un cartello nella foto. Diceva:" Lavorare meno lavorare tutti". Vorrei dirlo con gentilezza e simpatia. Per me è l'ennesimo esempio di confusione e inconsistenza ideale e strategica. E' un esempio antico, anzi, e continuamente rilanciato. Simile alla trovata per cui la pensione sempre più ritardata sottrarrebbe opportunità ai giovani. O a quella per cui i robot sottrarrebbero lavoro. Chissà se riesco a spiegarmi. Lavorare tutti è possibile e necessario. Lavorare meno è desiderabile e possibile per alcuni, molti o anche tutti, ma non è affatto una ricetta per lavorare tutti. Si può e si deve lavorare tutti semplicemente perché i bisogni umani cui rispondere col lavoro non hanno fine. Per lo stesso motivo non serve mandare presto in pensione gli anziani che abbiano capacità e voglia di lavorare,piuttosto, eventualmente, quelli che non hanno più l'una o l'altra. E infine i robot sono una benedizione se ci consentono di eliminare lavori ingrati e faticosi. Purché i robot siano guidati dal governo dei cittadini e non da quello del capitale. In sintesi serve un progetto socialista che apra a nuove libertà. Non serve a nulla la ricorrente tentazione luddista che immagina il lavoro come una torta predefinita da spartirsi. Essa è solo il sintomo di una resa e di una strategia difensiva contro l'anarchia del mercato che rende goffa e disarma la prospettiva socialista. Questo penso in solitudine.

sabato 25 novembre 2017

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Oggi, voluta dall'Onu, giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Mi associo come posso, superando di slancio le obiezioni che mi faccio sapendole suggerite da dietrismi, benaltrismi, cattivismi e vari altri "ismi". Mi associo come marito, come padre di figlie che so discriminate nel lavoro e fuori. Mi associo perché la liberazione delle donne dalle violenze grandi e piccole è parte essenziale della lotta per la liberazione dell'umanità tutta. E' lotta contro lo spreco di talenti della metà del mondo, spreco che pagano anche gli uomini, assai pesantemente. E' lotta contro la cultura maschilista che è incapace di relazionarsi ad una donna se non nel possesso ed ha a tal fine anche prodotto un vocabolario insulso in cui "amore" significa chiudersi agli altri. Non so se farò leggere queste note a mia moglie. Mi dirà o mi direbbe che sono un maschio come gli altri maschi. E' vero. Sono un maschio che ha ereditato una cultura di cui è difficile liberarsi. Chiedo aiuto alle compagne donne.

venerdì 24 novembre 2017

Se questo è un comunista, se questo è comunismo


Su Atlantide ieri seguivo "La terza guerra mondiale" di Andrea Purgatori. Voglio dire solo di ciò che più mi ha interessato. E' stata la biografia del giovanissimo dittatore Kim Jong-Un, quello che, con Trump e magari il concorso degli altri "privilegiati" Paesi con l'atomica, potrebbe por fine alla storia dell'umanità. Un assassino carnefice di ogni oppositore, pare. Certamente un "comunista" monarca ereditario, in un'epoca in cui le monarchie ufficiali e costituzionali sono sempre meno nel mondo e sempre più sono negli Stati e nei partiti i monarchi e gli eredi di fatto, vedi in Italia Casaleggio jr o il ragazzino Genovese, primatista di preferenze in Sicilia, dallo sguardo di bambino smarrito come Kim Jong-Un. Mi hanno colpito le lacrime vere del dittatore ragazzo ai funerali del padre, la disperazione vera del popolo nordcoreano al passaggio del funerale. E anche, anzi soprattutto, le lacrime di gioia all'arrivo di Kim Jong-Un di quei militari che si lanciano nel mare per far festa al "caro leader". Sono rimasto convinto che non ci fosse simulazione alcuna purtroppo. Come -paragone ardito -non c'era simulazione nella ragazza che nel tribunale italiano perdonava con una bacio pubblico l'ex fidanzato che aveva tentato di assassinarla. Penso che il progetto di fratellanza universale che fu chiamato "comunismo" non potrà mai estinguersi. Perché è l'unica via per scongiurare il disastro, compreso quello che minaccia, in ottima compagnia, il monarca coreano. Potremo e dovremo cambiargli il nome infettato da troppi errori. Oppure dovremmo imparare a non chiamare "comunismo" la folle rinuncia all'intelligenza collettiva sostituita dalla venerazione di un capo bambinone.