Rieccomi a casa.Leggo dopo una settimana di astinenza un giornale italiano, introvabile a Vienna e a Budapest. . Leggo qualcosa che non fa onore al mio Paese e che più o meno suona così: "Per evitare i morti ci devono essere morti (anche donne e bambini)". Ma ho bisogno di consolazione. Trovo consolazione nella ferma presa di distanza dell'architetto Bergonzoni dalla figlia, Lucia, sottosegretaria leghista alla cultura. L'architetto si associa alla petizione promossa da Repubblica affinché la leghista chieda scusa per avere lasciato in asso l'arcivescovo Zoppi in occasione di un incontro sul tema "migranti" e per le invettive dei fan lasciate sul proprio profilo dalla Bergonzoni. E' una piccola cosa? Non è una piccola cosa che nell'Italia familista nella quale i padri picchiano gli insegnanti dei figli un genitore si "emancipi dalla prole". Del resto non trovo altro per consolarmi al momento.
giovedì 19 luglio 2018
Vacanza nell'Europa grigio-nera, austera e musona
Breve vacanza nelle antiche capitali austroungariche. Vienna dai bei palazzi imperiali, Budapest disegnata e illuminata da un grande scenografo. Vienna ordinata e pulita. Budapest quasi. Per chi vive a Roma ogni capitale appare ordinata, pulita e sicura. Se però si è reduce da un viaggio a Cuba sia Vienna che Budapest appaiono fredde e musone. Anzi Budapest appare spesso addirittura scostante. Come se i turisti infastidissero. E' capitato più volte che chiedendo qualcosa (in inglese) la risposta fosse “I don't know”. Anche quando l'interrogato aveva la risposta vicinissima a lui (un ponte, un bar, etc.). Non subisco uno stereotipo annotando che solo un parlante neolatino, un cameriere argentino, ha messo a proprio agio me e chi era con me, con disponibilità vera nell'informare su cibi e su altro. Accettabili i prezzi. Un po' più alti che a Roma a Vienna, un po' più bassi a Budapest. Discreto il cibo, con una punta di eccellenza per il gulash gustato in una normale trattoria viennese. Non memorabile invece la torta Sacher assaporata nel caffè omonimo: un prezzo pagato al marketing del turismo. Vienna più ricca e più sobria. Con una guardia minima all'ingresso della sede del governo e a quella della Presidenza della Repubblica. Dicono che nella capitale austriaca ci siano solo 2 (due) auto blu. Cosa che produrrebbe una mistica ebbrezza ad un grillino. Nella residenza imperiale a Vienna la principessa Sissi la fa da padrona. Un mito equivalente a quello del Che a Cuba: mutatis mutandis e chiedendo scusa al Che.
Vienna si apprezza nei particolari. Budapest nell'insieme scenograficamente impareggiabile. Vienna arricchita dal drenaggio imperiale. Budapest – mi sembra – soprattutto da quel Danubio, dritto dritto, che divide Buda, con la collina e il castello, da Pest. Con l'interminabile viale che costeggia il fiume e che è un paradiso dei ciclisti. A Vienna ho visitato soprattutto i palazzi dell'antico potere: la reggia, la residenza estiva, il Belvedere che fu la residenza del privato più ricco dell'impero, Eugenio di Savoia, eroe della guerra contro gli ottomani. A Budapest sono ricche ed eleganti le terme (con barocco e liberty), mentre il palazzo del Parlamento è sfarzoso eppure collocato in un ampio spazio “democratico” in cui cittadini e turisti sostano. Lì, vicino all'ingresso, c'è il memoriale della rivolta del 56 e lì presso, sul Danubio, c'è lo sconvolgente memoriale dell'eccidio compiuto nel 45 dai volenterosi collaboratori magiari dei nazisti: scarpe scolpite di ebrei, uomini, donne e bambini che furono buttati lì nel fiume. Suggestiva a Budapest la Sinagoga più grande d'Europa, con annesso cimitero e albero della vita dedicato alle vittime dell'olocausto.
A Vienna ho visitato la straordinaria realizzazione dell'83 di case popolari che sono diventare punto di riferimento della città innovativa. Condomini con appartamenti minuti e personalizzati nei colori sgargianti e nei particolari. E con ampi spazi comuni. A Budapest, pur efficiente nei trasporti e pulita, l'impatto è stato da incubo. Arrivando in treno da Vienna si è accolti da una stazione in cui si intravvedono i segni dell'antico splendore imperiale, ma che oggi appare fatiscente, sporca e abbandonata al degrado. Per inciso, con le toilette impraticabili gestite da una signora che incassava il prezzo del servizio in una piega della benda che le fasciava il braccio ferito. Così è. Di un viaggio si ricorda l'eccezionale, il bello e il brutto eccezionale.
lunedì 9 luglio 2018
Sub, Thailandia
Provo un mix di stupore, ammirazione e invidia verso i sub soccorritori dei ragazzi thailandesi. Stupore per la scelta di rischiare la vita per gli altri in un mondo in cui più spesso si mette a rischio la vita altrui per migliorare la propria vita anche solo di un tantino. Provo anche rabbia verso coloro che in altri noti contesti si rifiutano di credere alla generosità e cianciano di business al solo scopo di occultare la loro miseria.
sabato 7 luglio 2018
Cosa cambia invecchiando oggi
Capita qualcosa che prima non succedeva. Prima succedeva che, invecchiando il corpo, si avesse bisogno di figli o badanti per sorreggerti. Oggi il corpo invecchia dopo, ma la mente prima. Non nel senso che si diventa stupidi, ma precocemente ignoranti sì. Ignoranti dei saperi che regolano il mondo e delle nozioni per accedervi. Il lessico inglese minimo per viaggiare, la destrezza nel navigare per cogliere le occasioni migliori, fotografare e trasmettere foto in tempo reale, linkare, etc. Capita anche, ma forse è un altro discorso e magari capita solo a me, che si diventi indifferente ai dettagli. Indifferente all'ultima cattiveria di Salvini o di Renzi, indifferente all'ultima sciocchezza di Di Maio. Non ci importa (o non mi importa) che il "decreto dignità" preveda due o tre o quattro repliche di un contratto a tempo determinato. Si è troppo concentrati sul'esigenza di capire il senso della vita che viviamo e abbiamo vissuto, per perdersi nei dettagli. Si cerca una conclusione, una sintesi. Io ne ho trovato un paio. La prima è che internet, quella dei monopolisti della rete, di chi decide cosa dobbiamo sapere e chi deve sapere cosa è una catastrofe umana senza paragoni. Catastrofe con tante cose buone, ma con un nocciolo micidiale autoritario e alienante. La seconda è che l'istruzione lungo tutto l'arco della vita, avrebbe dovuto essere il modello educativo da sempre, ma che oggi è ineludibile. Anche per non dover contare troppo sui figli - talvolta lontani - per prenotare un volo low cost o leggere la propria pensione nel sito Inps che ogni volta ti cambia qualcosa. Invece perdiamo tempo in conflitti sulla buona scuola o la scuola di prima che a me paiono accomunate dalla inconsapevolezza dei bisogni veri.
P.S. Debbo lo stimolo a questo post alla lettura dell'articolo di Andrea Marcolongo, autrice di "La lingua geniale" letto oggi su "Donna", inserto di "Repubblica". Il titolo dice molto: "Quando è il figlio a tenere per mano papà".
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mercoledì 4 luglio 2018
La sinistra disarmata
Ribadisco che siamo in trappola, siamo muti, perché disarmati. Invischiati nel senso comune malato che non sapemmo contrastare. Oggi lo leggo in quel qualcosa che somiglia al nulla chiamato "decreto dignità" e nel dibattito che vi sta attorno. "Compagni" che ritengono che qualunque vincolo al "liberismo" sia cosa buona. Anche i vincoli che, senza assicurare giustizia o nuova occupazione, paralizzano l'iniziativa. Mentre nessun potere pubblico la indirizza o la assume in proprio.
E poi applaudo anch'io (poco poco) al blocco della pubblicità per un comparto velenoso - quello del gioco d'azzardo - che fattura 100 miliardi l'anno (per capire si confronti con i 40 milioni di presunti risparmi dai vitalizi). 100 miliardi di spreco e dolore per tante famiglie cui non si può rinunciare perché forniscono 10 miliardi annui alle casse dello Stato. O addirittura perché ridurre la malattia significherebbe - udite, udite - creare disoccupazione. Di chi? Di operatori di slot machine e anche di addetti al calcio (trainato anche dal gioco d'azzardo). La sinistra muta non riesce a dire l'ovvio. Che i 10 miliardi possono essere sostituiti da un equivalente in patrimoniale o in tassazione di consumi di lusso o altro. Non riesce neanche a dire che non c'è bisogno di slot, come non c'è bisogno di fabbriche d'armi, per dare lavoro vero. Purtroppo - sì, purtroppo- i bisogni umani sono infiniti ed è infinito - purtroppo - il lavoro necessario per soddisfarli. La sinistra non riesce a proporre che tutti gli addetti ai lavori nocivi o inutili siano riconvertiti, insieme agli inoccupati. Ad esempio (fra i mille esempi) nel mettere in sicurezza i sottopassaggi autostradali in cui fatalmente (anche l'altro giorno) qualcuno orrendamente annega al primo temporale.
E poi applaudo anch'io (poco poco) al blocco della pubblicità per un comparto velenoso - quello del gioco d'azzardo - che fattura 100 miliardi l'anno (per capire si confronti con i 40 milioni di presunti risparmi dai vitalizi). 100 miliardi di spreco e dolore per tante famiglie cui non si può rinunciare perché forniscono 10 miliardi annui alle casse dello Stato. O addirittura perché ridurre la malattia significherebbe - udite, udite - creare disoccupazione. Di chi? Di operatori di slot machine e anche di addetti al calcio (trainato anche dal gioco d'azzardo). La sinistra muta non riesce a dire l'ovvio. Che i 10 miliardi possono essere sostituiti da un equivalente in patrimoniale o in tassazione di consumi di lusso o altro. Non riesce neanche a dire che non c'è bisogno di slot, come non c'è bisogno di fabbriche d'armi, per dare lavoro vero. Purtroppo - sì, purtroppo- i bisogni umani sono infiniti ed è infinito - purtroppo - il lavoro necessario per soddisfarli. La sinistra non riesce a proporre che tutti gli addetti ai lavori nocivi o inutili siano riconvertiti, insieme agli inoccupati. Ad esempio (fra i mille esempi) nel mettere in sicurezza i sottopassaggi autostradali in cui fatalmente (anche l'altro giorno) qualcuno orrendamente annega al primo temporale.
lunedì 2 luglio 2018
Quelli che non ci stanno e si riprendono quel che abbiamo risparmiato con le polo low cost
Poi ci sono quelli che non ci stanno a lavorare a 2 euro l'ora. Scelgono la professione di imbroglioni. Oggi ci sono cascato di nuovo. Ero a Fiumicino ove avevo chiesto e ottenuto una liberatoria per una ingiunzione di 170 euro riguardante una multa pagata 5 anni fa. Sento un rumore strano, come se una pietra avesse colpito la mia auto. Poi un' auto mi affianca. Mi fa segno di fermarmi. La persona a me più vicina me ne dice di tutti i colori. "Lo avrai strisciato". Il Tizio alla guida mi fa fermare in uno spiazzo non asfaltato. Effettivamente ha una piccola ammaccatura all'auto e sulla mia carrozzeria c'è il segno di una strisciata blu, blu come il colore di quell'auto. Mi chiede 100 euro per conciliare il tutto. Ne offro 50. Ne contropropone 70. Dico che allora scelgo di denunciare il sinistro. Non so perché mi ripete più volte che ha a bordo un figlio autistico ed una moglie e che stava recandosi in ospedale. Alla fine accetta 50 euro e sgomma via di corsa, investendomi con una tempesta di polvere. Subito comincio a dubitare. Anni fa mi è successo la stessa cosa. Anche allora con una donna a bordo e un bambino. "Serve a simulare una famiglia normale" mi spiega il carrozziere cui mi rivolgo per cancellare la macchia. Il carrozziere mi spiega che il colore sulla mia auto il Tizio lo avrà messo mentre la mia auto nera parcheggiata e che poi mi ha seguito. Pare che molti vivano così a Roma e dintorni. Così pagano il mutuo e nutrono moglie e figli.
La polo da 2 euro e 50
Compro quasi sempre capi di vestiario non firmati e quindi di poco costo. Anche per un'antica esperienza nel settore. Ricordo bene che già 40 anni fa gli stessi jeans, con l'etichetta di successo raddoppiavano almeno il prezzo di vendita. Oggi peraltro il prezzo - lo vedete - della merce non griffata e di quella contraffatta è più basso che mai. Ieri però ero sbalordito per una polo proposta a 2 euro e 50. Era davvero di puro cotone e di buona fattura. Non l'ho comprata perché non c'era la mia taglia. Ma ho pensato che solo un costo del lavoro irrisorio può spiegare quel prezzo. La maglietta apparentemente veniva da Dusseldorf. Ma forse lì era solo etichettata. In Bangladesh forse il luogo di produzione reale, con lavoro minorile, probabilmente. E poi costi di distribuzione ridotti all'osso, con l'uso di lavoro giovanile, quello dei nostri bravi ragazzi con lauree inutili. Avevo appena saputo di un lontano parente giovane contento di aver trovato lavoro in un negozio a 700 euro mensili per 12 ore al giorno per 7 giorni. Direi che i costi maggiori per un negozio oggi sono rappresentati dal costo dei locali e dall'inevitabile pizzo. Una economia malsana che premia i distributori delle griffe e le mafie, mentre mortifica il lavoro vero. E però consente ad un modesto pensionato di comprare polo a 2 euro e 50. Un mondo che non mi piace, difficile da raddrizzare.
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