LeU e PaP che - diciamo così- si contendono il mio voto hanno in comune qualcosa. Entrambi propongono di lottare la disoccupazione riducendo a 32 ore l'orario di lavoro. In base al senso comune per cui la torta divisa in più fette nutre più commensali. Dimenticando - mi pare - che meno si lavora meno la torta cresce. Aggiungere poi che la riduzione oraria deve avvenire a parità di salario mi pare quanto meno grottesco. Sarebbe compatibile solo con l'esproprio forzato degli imprenditori. E comunque incompatibile per lungo tempo anche nel passaggio ad una economia collettivizzata. Almeno fino a quando l'economia socialista non dimostrasse di poter attuare recuperi di produttività macroscopici e tali da salvare capre e cavoli. Però di nazionalizzazioni non parla LeU. Ne parla in parte PaP che coraggiosamente progetta di ri-nazionalizzare settori strategici privatizzati. Perché questa proposta nei programmi di LeU e di PaP? Debbo pensare necessariamente ad una proposta seducente e inattuabile, cioè elettorale. Ieri alla 7 non casualmente e saggiamente Bersani sfumava la proposta di Grasso. Accetto e chiedo chiarimenti e correzioni. Comunque dividerò il mio voto fra LeU e PaP. Diciamo che apprezzo nell'esecuzione in parte gli interpreti, in parte il motivo con l'arrangiamento, pur non comprendendo le parole o considerandole banali. Come accade per lo più con le canzoni che ogni tanto canticchio.
mercoledì 28 febbraio 2018
Psicologi o ingeneri ovvero Bonino, fra stima e dissenso
I
miei amici coprono l'arco dal PD ai comunisti. Emma piace
moderatamente solo ai piddini. Dagli altri riceve solo dissenso duro,
se non insulti. E' una "liberista", pensa un po'. Come
quasi tutti: o liberisti puri (come Emma) o liberisti-protezionisti
(o meglio per un capitalismo sovranista) che vogliono imbrigliare
maldestramente il cavallo pazzo della globalizzazione, ma non osano
proporre di cambiare cavallo.
Lei
crede invece di poter coniugare liberismo radicale e accoglienza,
nell'epoca delle grandi migrazioni che confondono il pensiero della
sinistra arrancante.
Leggo
però che Emma interviene sul tema "Scuola" polemizzando
con la cultura classica che disarmerebbe i giovani nella competizione
di un mercato del lavoro che vuole ingegneri. Stamani anzi la sentivo
su Omnibus opporre ingegneri a psicologi. Il mercato vuole i primi e
non i secondi, diceva. Sì, non c'è dubbio. Il mercato vuole
ingegneri, per costruire ponti,. ma anche seconde case e slot
machine. Però la ragione e i bisogni di cura richiederebbero
psicologi e operatori sociali. Li chiederebbero già assai più se ci
fossero davvero e invece quelli veri, cioè credibili ed efficaci, ci
sono ma non sono così' numerosi. E nel mercato vince ciò che è
visibile e di efficacia evidente, bombe comprese. Il mercato insomma
richiede poco “umanisti” un po' perché le persone non sanno di
averne bisogno, un po' perché gli “umanisti” sono meno
facilmente valutabili e spesso loro stessi rifiutano anche le
valutazioni possibili; sembrano pensare che dire qualcosa in latino o
stendere qualcuno su un lettino sia in sé formativo o curativo.
Insomma, dal mio punto di vista, farei a meno di molti attuali
latinisti, insegnanti, psicologi, sociologi, assistenti sociali ed
“umanisti” vari. Però investirei molto per dimostrare che gli
“umanisti” veri (efficaci) servono più che gli ingegneri, nel
mio auspicio di percorso prudente e condiviso verso la
“decrescita.felice”, con meno avere e più essere. Investirei di
più e subito in formatori dei formatori, prima che se ne perda
traccia. Ho qualche dubbio che ci siano molti eredi di Umberto Eco e
di Tullio De Mauro.
P.S.
Quasi escludo di essere riuscito a spiegare l'ennesimo caso in cui
mi trovo solo fra opposti schieramenti culturali e politici nei quali
non posso militare. .
martedì 27 febbraio 2018
Quando non ci accorgiamo di essere vecchi
Invecchiamo in tanti modi diversi. Spesso malissimo. Capita soprattutto ai più famosi. Quelli che mi fanno star male quando si presentano in TV, egocentrici, depressi, malamente restaurati. O anche quando continuano a scrivere, ma rivelano incertezze sintattiche. Mi è capitato di notarlo con Eugenio Scalfari che ho sempre letto e che, come il suo quasi coetaneo Camilleri, continua a scrivere a 93 anni. A parte la vanità senile del fondatore di Repubblica nell' esibire amicizia coi potenti cui darebbe preziosi consigli, riguardo la scrittura la prima volta ho pensato ad un refuso, la seconda mi sono allarmato, ora sono sconsolato. Domenica scorsa non ho capito proprio il senso del suo pezzo: un excursus storico senza motivazione e connessione all'attualità. O sto invecchiando io? In compenso ieri nella trasmissione di Fazio ho avuto un soprassalto vedendo e ascoltando Sandra Milo. Non l'ho mai seguita molto. E il mio pre-giudizio non era positivo. Invece... Parlava del suo ruolo nell'ultimo film di Muccino. Ha toccato con leggerezza acuta un tema difficile dicendo del suo iniziale rifiuto ad interpretare una donna "che non è niente". Capendo dopo che rappresentare una donna ridotta a niente richiede l'interpretazione di una donna intelligente che è tutt'altro che "niente". Ho pensato che su analogo tema, parlando in un suo film di Sordi, il geniale Moretti mi stupì negativamente confondendo a mio avviso con il personaggio l'interprete romano dell'italiano cialtrone. Non sempre gli intelligenti dicono cose intelligenti. Ma questo è altro discorso. Augurando a tutti una felice vecchiaia, spero che qualcuno di cui mi possa fidarmi mi avverta in tempo quando sarà l'ora di smettere di confessarsi sul web.
domenica 25 febbraio 2018
Se sociale e politico non si incontrano
Nella mia famiglia vige il pluralismo politico. Le persone a me vicine si collocano in uno spazio fra PD e Potere al Popolo, passando per Liberi ed Uguali. La persona a me più vicina rappresenta, pur con debole convinzione politica, la destra relativa in quest'arco. Però lei è la più capace di empatia verso i deboli, i deboli in senso lato. Succede che lei non faccia mancare un sostegno ai volontari immigrati che ramazzano il mio quartiere. Lo fa con denaro e attrezzi di pulizia. Succede che soffra visibilmente se un negozio chiude. Che farà il proprietario, che faranno i dipendenti? Succede che cambia l'edicola ove compra il giornale se viene a sapere che quella più lontana è in difficoltà. Io spesso faccio spallucce o ne rido divertito. Adesso ha raccolto tappeti conservati in cantina per regalarli al giovane gestore che - lei dice- lavora troppo per poco e la cui edicola ha scoperto sporcata da pedate infangate dei clienti. Faccio spallucce, ma ogni tanto mi dico che io sono inutile col mio radicalismo ormai meramente contemplativo e lei è assai più utile di me nell'occuparsi degli altri, benché non trovi ancoraggio in una sinistra che non la persuade.
P.S. Post riparativo dedicato ad una persona che stimo.
sabato 24 febbraio 2018
Quelli che si piacciono molto
Fra costoro c'è Minniti. Ieri, intervistato da Formigli, sentenziava su fascismo e su immigrati. E, dopo ogni sentenza, annuiva e diceva sì a se stesso. Non voglio parlarne male. E' molto efficiente e realista. Non ha negato i lager libici. Ha rivendicato che, grazie alla sua azione, l'Onu è presente in molti campi per vigilare. In molti, non in tutti campi. Ed ha detto che se gli sbarchi fossero continuati al ritmo di un anno fa l'Italia (la democrazia italiana) sarebbe stata a rischio. Vero, ma solo perché non abbiamo un governo e una maggioranza capaci di distribuire nel territorio una buona accoglienza. E perché abbiamo barattato con l'Europa l'autorizzazione ad indebitarci con la revisione di Dublino.
Sul fascismo, per giustificare la "prudenza" nel contrasto ai fascisti del terzo millennio, ha ricordato il "boia chi molla di Reggio" osservando che la repressione della piazza procurò per reazione lo straordinario successo elettorale del Msi che ha Reggio ebbe il 40%. E quindi? Quindi aspettiamo che la magistratura valuti. Ma senza fretta, par di capire. Grande prova di realismo anche qui. Del resto non c'è altro da fare se consideriamo utopistico un piano di riscossa nazionale che offra sponde ideali alternative e credibili alla giovane manovalanza del fascismo. Se non concentriamo risorse sulla lotta alla povertà -economica e culturale - del nostro Paese. Vedi ieri, al di là del problema "fascismo" la dichiarazione netta di Perotti, critico sulle mirabolanti promesse elettorali.
Sul fascismo, per giustificare la "prudenza" nel contrasto ai fascisti del terzo millennio, ha ricordato il "boia chi molla di Reggio" osservando che la repressione della piazza procurò per reazione lo straordinario successo elettorale del Msi che ha Reggio ebbe il 40%. E quindi? Quindi aspettiamo che la magistratura valuti. Ma senza fretta, par di capire. Grande prova di realismo anche qui. Del resto non c'è altro da fare se consideriamo utopistico un piano di riscossa nazionale che offra sponde ideali alternative e credibili alla giovane manovalanza del fascismo. Se non concentriamo risorse sulla lotta alla povertà -economica e culturale - del nostro Paese. Vedi ieri, al di là del problema "fascismo" la dichiarazione netta di Perotti, critico sulle mirabolanti promesse elettorali.
La demagogia che li fa uguali
Succede che uno (io) titubi sul voto. Poi arrivano quattro parole giuste (cioè sbagliate) e non si tituba più. Roberta Lombardi, candidata governatore del Lazio, pensa di "accogliere più turismo, che rilancia l'economia locale, e meno migranti che invece pesano sull'economia locale". "Non è questione di destra o di sinistra - aggiunge - ma di buon senso". Sì, quel buon senso che avrebbe dovuto indurmi al sì nell'incredibile quesito del referendum costituzionale che ci chiedeva se volessimo diminuire (o aumentare) i costi della politica. Allora quelle parole furono decisive per risolverei residui dubbi e votare No. Come ora dico No a Roberta Lombardi.
giovedì 22 febbraio 2018
Corrotti e corruttibili
Due parole ispirate dalla trasmissione di Mentana di ieri sera riguardo FanPage. Come spesso, ho pensieri facilmente contestabili dagli opposti militanti. Gli oppositori del governo nazionale e campano condivideranno la mia assoluta convinzione che FanPage abbia "provocato" corrotti veri ed abituali. E che sia terrificante che i cittadini in Campania e altrove debbano essere troppo spesso amministrati da corrotti. Proprio per questo però mi appare ineludibile la riflessione sul potere dei media (o anche del caso) di illuminare la corruzione campana piuttosto che quella laziale o veneta o qualsiasi altra. Poi c'è una domanda cui temo di avere risposta. Quanti di noi, si considerano incorruttibili? Anzi, parlo in prima persona e mi chiedo: se potessi gestire favori vendibili resisterei a qualsiasi offerta corruttiva? Resisterei anche se avessi la certezza dell'impunità? Avrei resistito sempre nella mia vita all'offerta della casa dei miei sogni, del viaggio dei miei sogni o della donna dei miei sogni? Insomma penso che in parte il caso mi abbia risparmiato i riflettori di FanPage. Mi considero poco corruttibile perché non saprei cosa fare di una seconda casa e perché non mi è capitata in sorte una moglie arrivista sociale, ma voglio pensarci ancora un po' prima di dichiararmi incorruttibile. P.S. Non sto dicendo che siamo tutti uguali. Sto dicendo che un pochino ci somigliamo. Più di quanto dicono i Robespierre e i Savanarola. E comunque occorre scegliere una classe dirigente che non si venda per un piatto di lenticchie pur non essendo a stomaco vuoto.
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